Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

DESATURAZIONE SELETTIVA? NON LO FARE!

13/10/2016
Simone Poletti

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

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Ci sono 12 cose da evitare, cose che possono rovinare la post di una fotografia anche solo a nominarle.

 

Proviamo: “Desaturazione Selettiva“. Ecco, vedi?

Ogni tanto incontro un amico di vecchia data o mi presentano qualcuno e mi viene chiesto “Cosa fai nella vita?

Ho riformulato la risposta tante volte, in base all’evoluzione del mio ruolo professionale e in base all’umore del periodo. Ultimamente rispondo:

“Fra le altre cose, insegno ai fotografi ad usare Photoshop senza farsi male”.

La definizione è riduttiva e non spiega nel dettaglio cosa faccio io o cosa fa FotografiaProfessionale, ma ha tre grandi pregi:

1) chiarisce il “succo”

2) è sintetica e soprattutto…

3) la capiscono tutti 😉

Nel mio ruolo di “Istruttore di Anti-Infortunistica per Photoshop“, mi capita spesso di parlare con fotografi e ritoccatori. Durante i workshop, durante le giornate di Accademia, in occasione dei seminari e degli eventi a cui partecipo in giro per l’Italia, ma anche rispondendo a post su Facebook, email e messaggi privati.

E capita sempre più di frequente di discutere di questa o quella tecnica, di certi effetti e certe mode tipiche del ritocco.

Soprattutto durante le lezioni dell’Accademia di Post cerco di indirizzare i miei allievi il più lontano possibile dagli “scogli” che possono essere davvero dannosi per le loro fotografie e per la qualità della loro post.

Ho cercato di riassumere i consigli che do di solito in Accademia in alcuni punti, alcune cose che secondo me un fotografo non dovrebbe fare mai, o dovrebbe smettere di fare subito! Eccole qui insieme a qualche esempio di immagine devastata dal ritocco.

12 Cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Prima parte: da 1 a 6)

 

Un RAW non sviluppato: spento, senza contrasto, colori deludenti
Un RAW non sviluppato: spento, senza contrasto, colori deludenti

1. Non sfruttare al meglio le potenzialità del RAW

I file RAW sono più pesanti, più scomodi da utilizzare e più difficili da ritoccare di un semplice, comodo e piccolo Jpeg. Però hanno delle enormi potenzialità che si esprimono al meglio SOLO quando realizzi uno sviluppo di qualità.

Il RAW ha una grande profondità tonale e un numero di informazioni su esposizione e colore imbattibili. Ma, per sua stessa natura, è un file “flat“, cioè manca di quelle regolazioni in macchina che invece vengono applicate al Jpeg.

Quindi è meno contrastato (qui si intende contrasto tonale), spesso un po’ desaturo e in generale “moscio“, per usare un termine tecnico. 😉

Ho sentito dire cose del tipo “Io non sviluppo i RAW, li apro così come sono perché è la foto come l’ha scattata la macchina“. Non solo è tecnicamente falso, ma è un’autogol devastante. Non sviluppando il RAW ne perdi completamente il significato e butti via un’occasione. A quel punto meglio davvero scattare in jpeg.

 

L'effetto "elastico" nelle regolazioni fa solo danni!
L’effetto “elastico” nelle regolazioni fa solo danni!

2. Applicare regolazioni contrastanti

È una cosa che ripeto spessissimo agli allievi dei miei corsi e dell’Accademia: meno cursori muovi in sviluppo e meglio è, meno tecniche di Post applichi e meglio è. Ma soprattutto: scegli una direzione precisa e non applicare regolazioni contrastanti.

Ti faccio un esempio tipico che ho evidenziato anche nello screenshot qui sopra: nello sviluppo del RAW è piuttosto frequente vedere l’effetto “Elastico“.

Alzo l’Esposizione ed aumento il Contrasto tonale per poi recuperare sia le Ombre che le Luci (ri-abbassando così il contrasto tonale), i Bianchi giù e un bel po’ di Chiarezza su! Poi una bella botta alla Vividezza e abbasso la Saturazione per evitare eccessi.

Il risultato è che faccio avanti-indietro nelle regolazioni più volte e ogni singola regolazione provoca un (seppur minimo) degrado ai pixel dell’immagine.

Molto meglio applicare poche regolazioni, solo quelle che servono, per assicurarsi un risultato di qualità!

3. Non considerare i profili colore

I profili colore sono FONDAMENTALI per la resa cromatica delle nostre immagini e, se mal utilizzati (o non utilizzati proprio) possono rendere inutili le ore e ore di correzione colore che abbiamo realizzato sulle nostre fotografie.

Ogni volta che ho a che fare con un gruppo di fotografi ne trovo sempre almeno uno che non ha idea di cosa sia un profilo colore. E almeno altri 3 o 4 che, pur sapendolo, li usano in modo improprio o superficiale.

Per questo ho realizzato una serie di video per spiegarti cosa sono e come funzionano. Il primo lo trovi qui sopra, ma ti invito a guardare anche gli altri e a seguirli con attenzione 😉

 

Schiarite locali effetto "Luce Divina"

Schiarite locali effetto “Luce Divina”

4. Schiarite locali con effetto “luce divina”

Questa è una “malattia” tipica dei matrimonialisti e frutto dell’uso sconsiderato di uno strumento di Lightroom: il Pennello di Regolazione.

In sé, il Pennello di Regolazione non ha colpe, è solo uno strumento e come tale non è dannoso per natura. Ma è molto difficile da usare o, comunque, si presta ad utilizzi impropri, soprattutto per i più inesperti o per chi è un po’ frettoloso. Non conosco nessuno che abbia più fretta dei matrimonialisti quando correggono le loro fotografie. Di solito lo fanno di notte, con gli occhi gonfi e arrossati, una tazzona di caffè al Ginseng di fianco e (i più viziosi), la sigaretta che si consuma nel posacenere.

Il risultato sono spose che sembrano colpite dalla luce divina, schiarite locali devastanti ed immediatamente visibili. Come quella che ho personalmente applicato ad una povera foto di un allievo del nostro workshop Wedding Day.

In questo caso, se la schiarita serve assolutamente, meglio utilizzare lo strumento di Regolazione Radiale. In tal modo la schiarita sarà più morbida e meno visibile, oppure un bel livello di regolazione in Photoshop con relativa maschera 😉

 

Desaturazione Selettiva? Non lo fare!
Desaturazione Selettiva? Non lo fare!

5. Desaturazione selettiva

La desaturazione selettiva (o parziale) è quella brutta moda di convertire fotografie in bianco e nero, lasciando un dettaglio a colori.

È una cosa che abbiamo fatto tutti, almeno una volta nella vita. L’importante è smettere. 😉

Perché?

Il motivo è semplice: in scatto non siamo riusciti a dare abbastanza contrasto al soggetto. Quindi proviamo a correggere il tiro desaturando tutto a parte la rosa, o la sposa, o l’auto….

È terribile. Molto brutto da vedere, a parte rarissimi casi, e molto “anni ’80”.

Penso di aver visto solo pochissimi casi in cui questo effetto funziona e tutti (TUTTI) ricordavano grafiche del costruttivismo russo. Cioè quel periodo in cui, nelle fotografie in bianco e nero (perché la pellicola a colori non esisteva) venivano aggiunti pittoricamente (o con la tecnica del collage) dettagli colorati, di solito rossi.

A parte quei (pochissimi) casi, la desaturazione selettiva è una vaccata. Scusa, di nuovo, il termine tecnico. 😉

Ultimamente ho visto anche l’orrore dell’orrore. Soggetto desaturo in ambientazione a colori. Non solo è una vaccata, ma non svolge neanche la funzione di evidenziare meglio il soggetto!

PS: se proprio, proprio, proprio devi farlo… fai almeno che lo scontorno sia preciso. L’unica cosa peggiore di una desaturazione selettiva è una desaturazione selettiva fatta in modo approssimativo.

Ma che bel tramonto! Forse un po' troppo saturo?
Ma che bel tramonto! Forse un po’ troppo saturo?

6. Colori iper-saturi e innaturali

All’opposto della desaturazione selettiva, ecco chi decide di trasformare i suoi tramonti in esplosioni termonucleari.

Qualche giorno fa ho visto la pubblicità di un corso di Photoshop su Facebook. Non vi dirò di chi è il corso, non mio, poco ma sicuro.

In questa pubblicità di un corso che dovrebbe insegnarti ad usare la post per migliorare le tue immagini, compare la fotografia di un tramonto letteralmente devastata dall’eccesso di saturazione e di recupero delle luci. Tutto arancione e rosso come se il cielo stesse esplodendo.

Ho provato a fare altrettando maltrattando una fotografia di Simone Conti, ma ti assicuro che ho visto di peggio.

Ora, nella post vige una regola e io la ripeto tutte le volte che posso:

 

LESS IS MORE! Correggi il meno possibile, modifica il meno possibile!

 

Bene, questa prima puntata finisce qui, credo che ci siano già abbastanza spunti per aprire un dibattito o comunque per stimolare qualche riflessione.

Tu che ne pensi? Quali sono le brutte abitudini della post che elimineresti?

 

Alla settimana prossima con altre 6 cose da evitare nel ritocco e nella post!

 

Buon divertimento e buon lavoro

Simone Poletti

 

Accademia di PostProduzione di FotografiaProfessionale.it

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  • Fabrizio Bottaro

    Aggiungerei l’eccesso di maschera di contrasto (oversharpening). 🙂

    • Simone Poletti

      Arriva arriva, arriva anche lui 😉

  • Cristiano

    Simone, probabilmente dovrei frequentare l’Accademia anche io, ma ricordo in uno dei tuoi videocorsi (forse quello bellissimo su Photoshop) dove parlavi di aprire i bianchi chiudendo le luci – idem per ombre e neri.
    Sicuramente è il “troppo che stroppia”, ma questo non cozza un po’ con le fantomatiche regolazioni contrastanti di cui parli (problema in cui purtroppo mi imbatto ogni volta)?
    Ps. Non vorrei, a suo tempo, aver capito male o ricordarmi peggio!

    • Simone Poletti

      Ciao Cristiano e grazie per il commento. Ci sono situazioni in cui si “chiudono” i mezzitoni chiari e si “aprono” le alte luci per creare un micro-contrasto tonale nelle aree chiare dell’immagine. Ci sono poi tecniche per l’esposizione in Lightroom che prevedono il recupero di tutto (luci e ombre) per poi giocare con il “ritaglio” del bianco e del nero… ma sono eccezioni, e comunque distruttive… In questo caso consapevolmente 😉

      Ma anche dalle regolazioni contrastanti si guarisce 😉

  • Paolo Zacchi

    12 cose effettivamente molto utili, mai banali seppur semplici. Potrei non essere completamente d’accordo sull’oggettività della desaturazione selettiva, ma forse son gusti. Una cosa è certa: è abusata in questo periodo e i risultati soddisfacenti sono pochi, però qualcuno c’è secondo me, specialmente quando si tratta di cercare di legare qualche specifico concetto a uno scatto. Però qui non si parla più di fotografia ma di intellettualismi forse!

    • Simone Poletti

      Ciao Paolo e grazie per il commento.
      La desaturazione selettiva è una tentazione che in fotografia viene naturale, forse perché unisce il bello del bianco e nero con la “pacca” del colore… È vero che ci sono alcune cose ben fatte, ma per me dipende molto da quando e come viene fatta. Un fotografo che conosco (Giovanni Modesti) ha fatto una serie di immagini di manifestazioni sindacali che, desaturate ad esclusione del rosso, sono davvero belle. Ma forse perchè son belle le foto 😉
      Diciamo che io personalmente ne faccio a meno, ma prontissimo ad ammettere che una foto desaturata selettivamente mi piace, se la foto è bella e la tecnica ha un senso nella trasmissione del messaggio.

      • Paolo Zacchi

        Concordo, infatti quello che volevo dire è appunto che spesso viene usata a sproposito e senza senso e allora ti dò ragione. Grazie della risposta

    • luigi

      purtroppo le forte saturazione piacciono!!Ogni tanto faccio delle prove su Fb.. foto normale di un tramonto.. su 1200 contatti 3/4 mi piace .. foto bella satura arrivo a 200 mi piace….Quindi chi fà il Matrimonialista( sa di avvocato 🙂 ) deve fare anche queste considerazioni che chi guarda le foto non sono tutti amanti delle foto. Sono amatoriale da quando avevo 17 anni ora ne ho 64 😛

  • Creuza De Ma

    Spero ci sia anche l’HDR estremo nelle prossime 6 :z

  • umbe

    Leggo nel primo punto che abbiamo comunque un degrado dei pixel anche in raw. Parliamo comunque di un degrado insito nel ritocco? Ad esempio se porto dei punti ad essere totalmente bianchi o totalmente neri o se ad esempio passo da uno spazio colore all’altro giusto? Ma si tratta comunque di un degrado non insito nel pixel stesso ma nella tecnica utilizzata. Posso portare comunque tutto allo stato originale con un banale UNDO? L’informazione registrata su quel pixel alla fine rimane intatta. È corretto o mi perdo qualcosa io? Grazie mille comunque articolo molto interessante.

    • Simone Poletti

      Ciao Umbe. Il tuo ragionamento è corretto. Ogni regolazione, filtro o azione di per sè porta ad una modifica del pixel e quindi ad un “errore”. Mi spiego, ogni cambiamento porta un potenziale degrado, è come lavorare una tavola di legno, è vero che piallandola diventa più liscia, ma si assottiglia anche. Quindi ogni azione porta con sé delle conseguenze. Conseguenze che (nel caso di Photoshop) possono essere eliminate semplicemente tornado indietro fino al passo precedente della storia, come dici tu.
      Nel caso del RAW invece tutto ciò che faccio rimarrà sempre editabile, perché il RAW non è un file modificabile. Le modifiche (e quindi il degrado) si verificheranno sul file prodotto dal software di sviluppo nel quale verranno efettivamente “applicate ai pixel” le regolazione che ho effettuato.

      Spero di non aver ulteriormente confuso le acque 😉

      A presto

      Simone

      • umbe

        No esatto è proprio come pensavo: il RAW rimane RAW…. immutabile nel tempo a meno di una corruzione fisica del file (fail del disco fisso o supporto che sia)… è quello che genero che porta con se il degrado dei ritocchi effettuati sul pixel. Nel secondo punto forse non era del tutto chiaro che un conto è editare il RAW e un conto è quello che viene generato dal RAW dopo la post produzione e la relativa generazione del TIFF, JPEG, PNG finale che sia… o almeno forse non era del tutto chiaro a me 🙂 Comunque l’intervento era relativo al secondo punto…. scusate 🙂

  • Ayoto

    Molto interessante, complimenti per il bell’articolo!

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