Recensioni
Wacom Intuos Pro 2017: out of the box!

FOTO DI FAMIGLIA: IO E LA MIA NUOVA INTUOS PRO

05/04/2017
Simone Poletti

Wacom Intuos Pro 2017: out of the box!

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Qualche settimana fa (ne abbiamo parlato anche su Facebook) il postino ha suonato alla porta del nostro studio e ha consegnato un pacco diverso dagli altri.
Dentro c’era una bellissima Wacom Intuos Pro M Paper Edition

 

Sono un utilizzatore seriale di tavolette grafiche da più di 10 anni e devo dire che mi hanno cambiato la vita, professionalmente parlando.

Dalla mia prima Intuos 3 Wide, passando per Cintiq e almeno altre tre generazioni di Intuos, sono rimasto anche un utilizzatore di tavolette Wacom, più per necessità che per fedeltà alla marca. Mi spiego: sugli strumenti di lavoro sono un tipo estremamente pragmatico e…

 

Scelgo quelli che mi permettono i migliori risultati.

A parità di risultati, scelgo i più veloci.

A parità di risultati e velocità, scelgo i più belli.

A parità di risultati, velocità e design, scelgo i più economici 😉

 

Per questo non ho avuto problemi dopo tanti anni ad inserire Capture One nel mio flusso di lavoro. E ho realizzato anche diversi video-corsi su un software che, scusate l’immodestia, prima che FotografiaProfessionale ne parlasse in modo diffuso, di rado usciva da un piccolo numero di studi di professionisti di alto livello.

Continuo ad usare Wacom perché le tavolette giapponesi funzionano meglio, durano di più, mi permettono di essere più veloce e il design è sempre molto curato. Il prezzo, come dicevo, è il quarto fattore.

Capirai, quindi, perché sono stato molto felice quando abbiamo potuto annunciare la collaborazione con Wacom per quest’anno. Questo mi permetterà di provare e recensire molti strumenti interessanti e ha già consentito agli allievi dell’Accademia di Post di lavorare su delle nuovissime Intuos Pro nel primo workshop live della nuova edizione.

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Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

12 COSE DA EVITARE: LA SECONDA PARTE!

04/11/2016
Simone Poletti
1 commento ]

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

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Ci sono altre 6 cose da evitare nella post di una fotografia. Altre 6 tremende “trappole”!

 

Qualche giorno fa ho iniziato ad elencarti quelle che, secondo me, sono le 12 cose da evitare per ottenere una post di qualità, quelle che devi fuggire come la peste se vuoi che le tue immagini siano belle, salve e naturali 😉

Le prime 6 “Cose da Evitare” le trovi qui, nella prima parte di questo articolo, ma ricapitoliamole brevemente:

  1. Non sfruttare al meglio le potenzialità del RAW
  2. Applicare regolazioni contrastanti
  3. Non considerare i Profili Colore
  4. Schiarite locali con effetto “Luce Divina”
  5. Desaturazione selettiva
  6. Colori iper-saturi e innaturali

Sono tutte cose che anche io ho fatto, almeno una volta, per poi capire che erano dannose, quindi se anche tu hai una foto che fa parte della lista… non te ne vergognare!

Da anni mi occupo di editing delle immagini e di formazione nel campo della post, e so che esistono le mode e alcune cose sono irresistibili…

Tutti abbiamo maltrattato un HDR, almeno una volta nella vita.

È un passaggio importante nella vita di ogni fotografo/ritoccatore.

Un trauma dal quale si deve guarire, uscendone migliori 😉

Ma capita che qualcuno rimanga catturato nella rete degli aloni e della iper-saturazione, quindi può essere utile che io finisca la mia lista e ti elenchi le

Altre 6 cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Seconda parte da 7 a 12)

PS: Come nel precedente articolo, userò degli esempi pratici, torturando appositamente alcune fotografie di Simone Conti.

Se sei una persona sensibile e dallo spiccato senso estetico… non proseguire nella lettura, potresti soffrire molto.

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Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

DESATURAZIONE SELETTIVA? NON LO FARE!

13/10/2016
Simone Poletti

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

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Ci sono 12 cose da evitare, cose che possono rovinare la post di una fotografia anche solo a nominarle.

 

Proviamo: “Desaturazione Selettiva“. Ecco, vedi?

Ogni tanto incontro un amico di vecchia data o mi presentano qualcuno e mi viene chiesto “Cosa fai nella vita?

Ho riformulato la risposta tante volte, in base all’evoluzione del mio ruolo professionale e in base all’umore del periodo. Ultimamente rispondo:

“Fra le altre cose, insegno ai fotografi ad usare Photoshop senza farsi male”.

La definizione è riduttiva e non spiega nel dettaglio cosa faccio io o cosa fa FotografiaProfessionale, ma ha tre grandi pregi:

1) chiarisce il “succo”

2) è sintetica e soprattutto…

3) la capiscono tutti 😉

Nel mio ruolo di “Istruttore di Anti-Infortunistica per Photoshop“, mi capita spesso di parlare con fotografi e ritoccatori. Durante i workshop, durante le giornate di Accademia, in occasione dei seminari e degli eventi a cui partecipo in giro per l’Italia, ma anche rispondendo a post su Facebook, email e messaggi privati.

E capita sempre più di frequente di discutere di questa o quella tecnica, di certi effetti e certe mode tipiche del ritocco.

Soprattutto durante le lezioni dell’Accademia di Post cerco di indirizzare i miei allievi il più lontano possibile dagli “scogli” che possono essere davvero dannosi per le loro fotografie e per la qualità della loro post.

Ho cercato di riassumere i consigli che do di solito in Accademia in alcuni punti, alcune cose che secondo me un fotografo non dovrebbe fare mai, o dovrebbe smettere di fare subito! Eccole qui insieme a qualche esempio di immagine devastata dal ritocco.

12 Cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Prima parte: da 1 a 6)

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Post-produzione
Il tuo Post in Accademia…

GLI ALLIEVI DELLA PRIMA ACCADEMIA BRINDANO ALL’ESAME SUPERATO

06/09/2016
Simone Poletti
3 commenti ]

Il tuo Post in Accademia…

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Ok, non ho resistito, scusa per il gioco di parole ma… il tuo Post in Accademia di Post: era troppo stupido per non scriverlo 🙂

Sabato 8 Ottobre inizia il 4° corso di Accademia di Post e questo mese di attesa evidentemente influisce sul mio umorismo.

Prima di tutto, sai cos’è l’Accademia di Post, vero?

Riassumendo brevemente: l’Accademia di PostProduzione di FotografiaProfessionale è un percorso didattico di circa 4 mesi, pensato e strutturato per chi non ha tantissimo tempo: fra lezioni in diretta via web, “compiti a casa” con correzione in video, giornate di workshop dal vivo, video-corsi, ecc… ecc…

 

Quella che noi chiamiamo Accademia, o “Acca”, è uno strumento progettato per i ritoccatori, per chi vuole trasformare la Post in una professione, ma anche per il fotografo che desidera migliorare le sue conoscenze e rendere più veloce e professionale il suo flusso di lavoro.

 

Ad oggi l’Accademia di Post è stata frequentata da circa 50 allievi (i corsi sono a numero chiuso) e fra di essi abbiamo avuto: fotografi professionisti, ritoccatori e grafici pubblicitari, assistenti digitali, fotografi matrimonialisti, appassionati di fotografia, studenti… L’unica caratteristica comune è sempre quella: tanta voglia di crescere e di prendere in mano le cose.

Fare. Credo che sia la parola più usata in Accademia.

Gruppi di lavoro in Accademia
Gruppi di lavoro in Accademia

 

La didattica è importante, le tecniche sono importanti, lo studio è fondamentale, ma imparare a “fare”, a mettere in pratica e a trasformare le conoscenze in progetti concreti e remunerativi è la cosa sulla quale in Accademia insistiamo di più.

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Fotografia
Devi proprio fare della passione per la fotografia un lavoro?

SEGUIRE O NO LE PROPRIE PASSIONI? (FOTO: JOHNDIORIO)

28/06/2016
Gloria Soverini
9 commenti ]

Devi proprio fare della passione per la fotografia un lavoro?

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Dovresti seguire la tua passione, ovunque ti porterà? Dovresti fare solo quello che ami… o imparare ad amare quello che fai?

Segui le tue passioni” è uno dei consigli più comuni in assoluto: quante volte ti è capitato di dirlo a tua volta, o di sentirtelo dire? 😉
Un altro dei motti più diffusi è che “solo facendo il lavoro che ami, non lavorerai un solo giorno della tua vita”.
Inutile dire che entrambi possono essere riferiti all’ambito fotografico, anzi: dal momento che in tantissimi, me compresa, cercano di far diventare la passione per la fotografia un lavoro, è lecito fare un passo indietro e porsi qualche domanda.

La domanda è: sul serio dovresti far diventare la passione per la fotografia un lavoro?

È giusto e sacrosanto avere sogni ed obiettivi, ma non c’è niente di sbagliato nel fare un lavoro che sostenga te e la tua famiglia e che ti permetta di coltivare i tuoi hobby nel tempo libero.
La verità è che tutti i lavori a volte fanno schifo. Avrai la giornata no anche nel migliore dei mondi possibili, anche se starai facendo “ciò che ami”: non c’è nessun lavoro di cui non sarai mai stanco, che non ti stresserà, del quale non ti lamenterai. Non esiste. La passione non ti salverà da questo, però puoi prepararti per avere delle alternative ed affrontare i problemi in modo diverso, a prescindere da quella che è la tua professione.

Ho lavorato come commessa in un negozio di abbigliamento; ho fatto la centralinista per anni; ho consegnato la posta; ho lavorato nello studio di un fotografo sviluppando album di matrimonio tutto il giorno, per ore. Da qualche anno sono in FotografiaProfessionale e sono una fotografa di reportage di matrimoni ed eventi. Qual è il filo conduttore? Ho sempre fatto quello che mi permetteva di sostentarmi, magari nelle attività di famiglia per dare una mano in casa; un giorno mi sono guardata indietro e ho visto che di tutto quello che avevo intrapreso, fra hobby e passioni varie, la fotografia era sempre rimasta lì, così ho tradotto questa compagnia nel desiderio di farne un lavoro. Era necessario? Non lo so, ma non ho semplicemente potuto fare altro: invece che sceglierla, la fotografia mi è quasi capitata e ci siamo trovate a metà strada. Come ho già scritto, la fotografia è la scelta più bella che mi potesse capitare. Ma da quando ne ho fatto un lavoro sono cambiate certe cose anche nel modo in cui mi pongo nei confronti delle situazioni che fotografo, nel mio atteggiamento mentale, nella valutazione dei tempi e tanto altro.

Voglio condividere con te un video di 5 minuti in cui il presentatore televisivo americano Mike Rowe sostiene che sia giusto NON seguire necessariamente le proprie passioni.

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Fotografia
Perché i fotografi non consegnano i RAW: una guida per i tuoi clienti

PERCHé I FOTOGRAFI NON CONSEGNANO I FILE RAW AI CLIENTI?

11/02/2016
Gloria Soverini

Perché i fotografi non consegnano i RAW: una guida per i tuoi clienti

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È un’idea che mi frulla in testa da un po’ di tempo: sempre più spesso, durante i nostri workshop di fotografia e post-produzione o nelle “chiacchierate” con le Balene dell’Accademia, uno dei temi su cui ci confrontiamo maggiormente non riguarda tanto questa o quella tecnica, la scelta di un obiettivo piuttosto che un altro, ma la GESTIONE DEI RAPPORTI CON IL CLIENTE.

Si tratta di un tasto dolente tanto per il professionista che ha appena avviato la propria attività, quanto del fotografo con esperienza decennale.
Perché?
Perché i tempi cambiano ed evolve anche la clientela: se una volta una persona poteva portare un rullino a sviluppare e ritirare le stampe senza colpo ferire, dal momento che ogni processo veniva demandato al fotografo, adesso ci si trova davanti ad un cliente più consapevole che chiede consigli su corpi macchina più performanti, che si diletta con una post-produzione base, che… chiede i file RAW del servizio che hai realizzato per il suo matrimonio.

COSA?!
Respiri e conti mentalmente: 1, 2, 3, 4, 5… 10.000…
Mentre cominci a sentire nella tua testa “O Fortuna” di Carl Orff e conti fino ad un numero improponibile, il cliente sta ancora aspettando che tu gli dica “sì”.

Solitamente, la risposta è “no”.
Ma ecco che appena il cliente si rassegna, sentendosi anche un po’ maltrattato per il rifiuto, ne arriva un altro che chiede la stessa cosa.
Ti è capitato?
A me puoi dirlo, non lo saprà nessuno (più o meno :D): ti sei sentito un po’ maltrattato anche tu, vero? Magari incompreso, perché sappiamo tutti perfettamente che il file RAW è grezzo, che è incompleto, che la foto finita ha bisogno di cure, di riduzione del disturbo e di tutti quei procedimenti che rendono una foto la TUA foto: trattamento colore, contrasto del dettaglio, effetti particolari.

Tutti lo sanno, dicevo… ma tutti chi?

Sei sicuro che il tuo cliente, abituato a sentir parlare solo di megapixel, di zoom ottici, di “filtri integrati”, nelle pubblicità o nei centri commerciali, sappia DAVVERO cos’è un RAW? 🙂
La frustrazione de “il tizio X mi ha chiesto anche la consegna dei RAW, ma secondo te…”, è come un cane che si morde la coda: tu ti senti un po’ offeso, il cliente non capisce perché rifiuti la richiesta, e ognuno resta a rimuginare.

Come fare?
Semplice: credo che il modo migliore per evitare domande come questa sia FARE INFORMAZIONE.

Scegliere e Sviluppare le Fotografie di Matrimonio videocorso gratuito

In FotografiaProfessionale facciamo formazione a fotografi e ritoccatori, ma sempre di più mi sono resa conto che in generale si dovrebbe pensare anche al cliente che a loro si rivolge, perché se è vero che il digitale ha reso la fotografia più famigliare, allo stesso tempo è necessario che ci sia la giusta confidenza e che certi argomenti vengano trattati in modo più approfondito. Insomma: a ognuno il suo!

Di seguito troverai 10 punti sul “Perché i fotografi non consegnano i RAW”, utili sia per te (perché possono darti uno spunto per una risposta articolata), ma soprattutto utili per i tuoi clienti, perché capiscano che rifiuti non perché vuoi tenere le foto per te, ma perché vuoi consegnare il miglior lavoro possibile.
Si tratta delle motivazioni che la fotografa Jessica Kobeissi ha condiviso in un video di qualche minuto, che ho pensato di tradurre per chi non mastica di inglese tanto quanto di fotografia 😉

******************

1. I file RAW non sono il prodotto finale
Come dice Simone Conti, è come andare in un ristorante e pretendere che il cuoco ti dia gli ingredienti e non il piatto finito 😉

2. I potenziali clienti vedono le foto finite nel tuo portfolio, non i RAW
Il tuo stile è il connubio perfetto fra come scatti le foto e come le post-produci

3. I RAW hanno bisogno di sviluppo e procedimenti specifici
Non lo sai ancora, ma tu NON vuoi fare sviluppo e post. Potresti iniziare a piangere

4. Potrebbero esserci editing e post senza il tuo consenso
È come dare a qualcuno la bozza di un tuo manoscritto e poi vedere il libro pubblicato con correzioni ed aggiunte fatte da terzi

5. A volte, la post è davvero necessaria
Correzione dei difetti e rimozione degli elementi indesiderati sono fra gli elementi che rendono le foto il risultato del lavoro di un professionista, e non il frutto del caso. La cura è sia durante lo scatto, che dopo 🙂

6. Molti clienti non sono contenti delle foto non postprodotte
“Se la post è fatta bene, sembra così naturale che non pensi che ci sia… ma c’è, fidati” 😉

7. Qualità più che quantità
Preferisci avere 150 foto bellissime, sviluppate e postprodotte con attenzione al dettaglio, o preferisci avere 2.000 foto non ritoccate, grezze, come se le avesse scattate tuo cugino?

8. Non ce l’ho con te. Parliamone
Non sto dicendo che non ti darò i file RAW perché non voglio che tu sia felice

9. Non voglio che venga giudicato il mio lavoro non finito
“Voglio assicurarmi che qualunque cosa vedano le persone, rappresenti il mio lavoro completo”

10. Perdita di potenziali clienti
La fotografia è un flusso che va dallo scatto alla post, e solo la foto “finita” lo rappresenta pienamente

******************

Posto che ci sono punti che non ritengo necessari condividere (ad esempio l’ultimo, non è un problema del tuo attuale cliente se rischi di perderne altri, è un TUO problema), sicuramente informare la persona che hai davanti, piuttosto che pretendere che immagini o capisca da sola argomenti che conosci perché fanno parte del tuo lavoro, è un buon modo per ritrovarsi a metà strada:
tu sarai tranquillo perché non dovrai “giustificarti”, il tuo cliente capirà che non può avere i file RAW perché si tratta di materiale incompleto e che ci tieni a dare il massimo consegnando fotografie scattate bene e postprodotte in modo professionale.

Ti è mai capitato di sentirti chiedere i RAW? Com’è andata a finire?
Ci sono altri motivi che, magari, hai utilizzato tu stesso e che non hai trovato nell’elenco?

Scrivilo in un commento, la tua esperienza potrebbe essere d’aiuto anche ad altri (o potrebbe essere d’aiuto a te per sentirti meno solo in questo mondo di persone che fanno domande che non vorresti sentire… 😉 )

Gloria

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Tecnica Post-Produzione
In viaggio per crescere: pensavo d’essere un trainer e invece sono un calzolaio!

IN VIAGGIO PER CRESCERE

09/02/2016
Simone Poletti

In viaggio per crescere: pensavo d’essere un trainer e invece sono un calzolaio!

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In questi giorni ho letto e sentito molte cose che mi hanno ispirato, che hanno contribuito a rafforzare alcune mie convinzioni e anche a chiarirmi le idee su alcuni aspetti di progetti in corso e idee pronte per nascere.

Una di queste è una frase di Sebastião Salgado che molti hanno condiviso in occasione del suo compleanno:

“Per un fotografo

è più importante avere buone scarpe

che una buona macchina fotografica”.

 

Beh, come non essere d’accordo?

Per un fotografo è fondamentale il viaggio, la capacità di muoversi e raggiungere luoghi e storie differenti, essere esploratore e “cercatore” di fotografie.

Questa però è solo la prima chiave di lettura di una frase che invece nasconde molti significati e molte esortazioni all’azione.

 

Sì, perché le scarpe buone servono anche al nostro cervello: scarpe che ci permettano di esplorare nuove conoscenze e iniziare un viaggio che non ha mai fine, in costante evoluzione e in costante crescita. Sono fermamente convinto che si continui a crescere fino al giorno della propria morte e che si diventi davvero “vecchi” il giorno in cui si smette di imparare.

Quando smettiamo di “camminare” e il nostro viaggio di apprendimento ed esperienza termina, abbiamo smesso di diventare grandi e abbiamo iniziato ad invecchiare.

Per questo, credo che un paio di buone scarpe per il cervello e una nuova meta ogni giorno possano davvero essere il miglior regalo che un fotografo possa fare a se stesso e alla sua fotografia.

 

C’è un’altra frase che mi ha molto colpito per la sua semplicità, ma che ritengo molto vera.

“Una delle differenze

fra chi ha successo e chi non ne ha

è che le persone di successo cercano apprendimento,

le persone che non hanno successo cercano intrettenimento”.

Cioè, di solito (di solito) le persone che hanno successo hanno una caratteristica in comune: sono persone alla costante ricerca di nuove competenze e nuove conoscenze, persone che vogliono crescere; chi, invece, fatica a raggiungere i propri obiettivi, spesso è più che altro alla ricerca di un “passatempo” e un intrattenimento fine a se stesso…

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Fotografia
Blocco della fotografia? Ti presento il Progetto OCOLOY

BLOCCO CREATIVO CON LA FOTOGRAFIA? NIENTE PAURA, C’è L’OCOLOY PROJECT

10/12/2015
Gloria Soverini
6 commenti ]

Blocco della fotografia? Ti presento il Progetto OCOLOY

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Disclaimer: questo articolo contiene calci nel sedere, concetti “zen”, pensieri e qualche fotografia 🙂

Veniamo a noi.
Lo chiamiamo “blocco dello scrittore”.
Vale anche per i fotografi, con lo stesso nome? Non lo so, ma credo che ne siamo stati affetti tutti almeno UNA volta nella vita – se non ti è mai capitato, complimenti!

Può succedere anche che nel turbinio degli impegni quotidiani ci si dimentichi della macchina fotografica e della fotografia. Magari passi ore in ufficio, poi la spesa, poi di corsa a casa a preparare la cena o a prenderti cura dei tuoi figli; oppure ti rimetti a lavorare a computer, con la tv accesa a far da sottofondo.
Insomma, il tempo è quello che è.

Proprio ieri, Stefano ci ha scritto un messaggio privato su Facebook:
Grazie per il lavoro che fate!! Mi avete fatto rientrare nel mondo della fotografia!

Io, che sono donna e naturalmente curiosa, gli ho chiesto il motivo del suo allontanamento:
Una serie di impegni, lavoro, club MC, famiglia…. Adesso sto riuscendo a mettere tutto in fila e ritagliare del tempo anche per le foto e la post che sto imparando grazie a voi

Come dargli torto? La vita quotidiana è, onestamente, un casino 🙂
Questo è un bene perché significa che le tue giornate sono piene di impegni e ti dai un sacco da fare, ma… la fotografia?
Ce l’hai quella vocina che ti sussurra all’orecchio, di tanto in tanto. O no? Ecco, ti ricorda che c’è qualcosa dentro di te che si esprime soprattutto quando hai la macchina fotografica in mano e no, NON PUOI IGNORARLA. Anche questo è un bene. Sei una persona creativa, e hai il tuo linguaggio per essere nel mondo oltre ai tuoi impegni.

 

2015 © Gloria Soverini

 

Bello, ok, si vede che hai studiato Filosofia e non hai figli, mi dici.
Vero, ma esco tardi dall’ufficio anche io, a casa mi aspettano le pulizie, due gatti e… un orso. L’orso è abbastanza impegnativo, diciamo.
Il lavoro mi tiene occupata durante la settimana ma anche nel weekend, tra workshop, Accademia di Post, matrimoni e reportage di eventi; tralasciando che ho comunque e sempre la macchina fotografica in mano perché, beh, è il mio lavoro 😀 … al di fuori di questi impegni e del brief che devo seguire per il cliente, dove posso canalizzare la mia creatività? Come e quando posso fotografare quando non lavoro, visto che il tempo che ho a disposizione è poco? LEGGI TUTTO >>

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News ed Eventi
Basta RAW! Reuters dixit

LA REUTERS VIETA L’USO DEL RAW

19/11/2015
Gloria Soverini

Basta RAW! Reuters dixit

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Veto per i fotografi freelance della Reuters: non saranno più accettate foto originariamente scattate in formato RAW, ma solo JPEG con “piccoli aggiustamenti”.

L’annuncio è stato fatto ai fotografi freelance attraverso questa brevissima email inviata dall’editor della Reuters:

I’d like to pass on a note of request to our freelance contributors due to a worldwide policy change.. In future, please don’t send photos to Reuters that were processed from RAW or CR2 files. If you want to shoot raw images that’s fine, just take JPEGs at the same time. Only send us the photos that were originally JPEGs, with minimal processing (cropping, correcting levels, etc).

Insomma, utilizza pure il RAW, ma scatta contemporaneamente anche in JPEG ed inviaci la foto in questo formato.

Un portavoce della Reuters ha poi confermato l’introduzione di questa policy a PetaPixel, aggiungendo che la decisione è stata presa sia per questioni di etica che di velocità.

“Dal momento che giornalisti ricoprono il ruolo responsabile di testimoni oculari degli eventi, la Reuters Pictures deve riflettere la realtà. Se è vero che miriamo alla fotografia della più alta qualità estetica possibile, il nostro obiettivo non è comunque quello di interpretare artisticamente le notizie.”

Ripeto, se non fosse chiaro:
“Se è vero che miriamo alla fotografia della più alta qualità estetica possibile, il nostro obiettivo non è comunque quello di interpretare artisticamente le notizie”.

File JPEG creato da un RAW no, file JPEG nativo sì. Cosa ne pensi?

Jpeg nativo sì, ma non da RAW
Jpeg nativo sì, ma non da RAW

La Reuters prosegue dicendo che restringere al solo formato JPEG riduce anche il tempo che intercorre fra lo scatto e la consegna della foto al cliente.

“Anche la velocità è molto importante per noi. Abbiamo dunque chiesto ai nostri fotografi di saltare la parte di sviluppo in modo da consegnare le foto ai nostri clienti più velocemente.”

Dal momento che le foto in formato RAW permettono uno sviluppo decisamente più flessibile e di qualità rispetto al JPEG, in base alla nuova politica sembra che la Reuters evidenzi che sia più facile per i fotografi cadere in tentazione e sviluppare e post-produrre maggiormente, arrivando quindi ad una distorsione della realtà.

A questo punto mi chiedo: colpa del medium o del messaggero? Tu cosa ne dici?
Dimmi la tua! 😉

Gloria

PS: ringrazio Piermichele, ex allievo dell’Accademia di Postproduzione, per averci segnalato la notizia!

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News ed Eventi
Ci vediamo al Photoshow?

FOTOGRAFIAPROFESSIONALE AL PHOTOSHOW 2015

15/10/2015
Simone Poletti

Ci vediamo al Photoshow?

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Ci sono tre cose di cui non posso assolutamente fare a meno nel mio lavoro e “nell’esercizio della mia passione” 🙂

Sono le stesse da più di 10 anni, anche se nel frattempo si sono evolute in diverse versioni e generazioni. Quel che mi serve è:

– Un Mac con tanta RAM e un disco SSD

– Adobe Photoshop

– Una Wacom Cintiq o almeno una Intuos Pro

 

Per questo quando Andrea di Wacom Italia mi ha chiesto di partecipare al Photoshow di Milano con un breve intervento proprio presso lo stand Wacom, non solo non ho potuto rifiutare, ma devo ammettere che la cosa mi ha fatto sentire piuttosto orgoglioso 🙂

Quindi mi sono messo a pensare: quali tecniche stratosferiche potrei presentare al pubblico del Photoshow? Quali incredibili elaborazioni posso realizzare?

Ci ho ragionato sopra e ho concluso che, alla fin fine, la cosa più intelligente da fare è quella di mantenere la mission di FotografiaProfessionale per ciò che riguarda la formazione nel ritocco, che è anche la linea che ha guidato la mia ricerca nella post in questi ultimi anni: rendere la vita più facile ai fotografi e ai ritoccatori con tecniche semplici e veloci che garantiscano risultati professionali anche a chi non è un “maestro” di Photoshop.

Sì, perché rimango convinto del fatto che la vera missione degli “esperti” di post debba essere quella di insegnare ad ottenere risultati VERI in tempi rapidi, liberando i fotografi e i ritoccatori da ore e ore passate inutilmente davanti ad un computer. E rimango anche convinto che la post sia divertente e appassionante, ma che sia ancora più divertente fare la post in fretta e poi dedicarsi agli aperitivi, alla morosa, agli amici, a quello che più ci piace fare. Magari anche alla post, ma quella divertente! LEGGI TUTTO >>

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