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Brindo alle balene… e ai piani ben riusciti!

IL BRINDISI POST DIPLOMA

09/03/2017
Simone Poletti

Brindo alle balene… e ai piani ben riusciti!

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Sono già passati alcuni giorni ma, come sempre, l’eco emotiva di un finale d’Accademia si trascina per settimane.

 

Il finale d’Accademia di cui parlo sono i 4 giorni di workshop che concludono ogni edizione della nostra Accademia di PostProduzione. Questi, a loro volta, si concludono con l’esame che diploma i migliori allievi del corso.

Sai cos’è l’Accademia di Post vero?

Ne ho già parlato davvero tante volte, ma se non ne hai mai sentito parlare, qui trovi tutte le info che ti servono: Accademia di Post 2017.

L’Accademia è un percorso di circa 4 mesi, ed ora che abbiamo terminato la IV edizione credo di averne capite alcune chimiche tipiche. Molte altre però sono peculiari di ogni singolo gruppo di allievi.

Percorrendo insieme una strada lunga 16/18 settimane, lavorando insieme e provando insieme le stesse difficoltà, gli stessi successi e raggiungendo traguardi comuni, si crea uno spirito di “corpo”, una coesione all’interno del gruppo davvero importante. Devo dire che l’atmosfera che si respira in Accademia rimane davvero unica e difficile da spiegare chi non l’abbia provata 😉

 

Al lavoro nelle giornate conclusive

Pensa solo al fatto che, gli allievi dell’Accademia, hanno un modo di chiamarsi fra loro “Balene” che spesso non viene del tutto compreso all’esterno. C’è una ragione molto seria e concreta per quel “soprannome”, ma se vuoi scoprirla… Dovrai venire in Accademia!

Fa parte, come dicevo, di un’atmosfera unica e davvero intensa.

Si respirano le aspettative e la determinazione di ognuno, la voglia di superare i propri limiti e di raggiungere gli obiettivi che mano a mano, settimana dopo settimana, si vanno chiarendo sempre più.

L’Accademia è una mezzofondo corsa a velocità sostenuta: un percorso relativamente breve (per scelta), ma denso di contenuti e sfide appassionanti.

Breve, dicevo, perché chi ha degli obiettivi da raggiungere e ha preso delle decisioni che riguardano il proprio futuro, non può aspettare anni per avere dei risultati tangibili.

Per questo l’Accademia dura 4 mesi: per permetterti di avere subito quello che ti serve per accettare le sfide del mercato in un mondo, quello della fotografia e della post, che non aspetta.

Per questo abbiamo creato un percorso didattico che è, in realtà, un grande acceleratore di risultati e un grande stimolatore di voglia di fare e di ottenere progressi reali.

 

L’ho scritto anche in una recente email: “Se hai solo voglia di passare il tempo facendo qualche foto e imparando due tecniche di post per far bella figura con gli amici, allora no, l’Accademia non fa per te. Ci sono tantissimi workshop, modelsharing e giornate dedicate a questo in giro“.

Ma se per te la fotografia e la post non sono un semplice passatempo, se vuoi risultati, se vuoi raggiungere degli obiettivi concreti e ottenere soddisfazioni, anche economiche, allora l’Accademia è il posto giusto per te.

 

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Quattro mesi passano in un lampo per una persona motivata e che abbia veramente voglia di mettersi in gioco e di dare una svolta decisa alla propria carriera professionale come fotografo, ritoccatore, assistente digitale, grafico, ecc…

Diventano quello che è l’Accademia per i suoi allievi: un’esperienza appassionante, divertente, intensa ed appagante.

Per questo i 4 giorni finali sono una “botta emotiva” così intensa e dura così a lungo…

Lo so, ho la faccia di quello burbero e un po’ orso, ma in realtà sono un gran sentimentale e mi affeziono tantissimo a chi compie questo percorso. E mi sento davvero molto responsabilizzato nei confronti delle persone che investono l’Accademia di un ruolo spesso davvero importante: quello di aiutarli a cambiare le cose.

Per questo mi ritrovo a guardare tutti negli occhi durante quegli ultimi 4 giorni e a ricordare loro perché sono lì e quanta strada hanno fatto. “Ragazzi, vi ricordate come eravate 4 mesi fa? Vi ricordate cosa sapevate fare allora e vi rendete conto di cosa siete in grado di fare oggi?”

Per questo poi, quando si arriva alla fine, diventa difficile non commuoversi quando alle parole “Complimenti, esame superato” segue un abbraccio liberatorio 🙂

 

In questi 4 mesi ho visto persone “normali” fare cose eccezionali, ho visto tanti tenere duro davanti a mille difficoltà e ottenere poi il premio che meritavano. Ho visto Mattia ed Emanuele partire quasi da zero e diventare davvero bravi: è un inizio, certo, ma che inizio!

Ho visto Davide e Andrea affrontare momenti che solo in pochi conoscevamo e venirne fuori con grande grinta. E con mio grande orgoglio.

Ho visto Debora andare un po’ in crisi per poi, lei piccola donna emiliana, tirare fuori una “cazzimma” incredibile e finire con un gran sorriso e mille “Ok, ok!” 🙂

 

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Ne ho citati solo alcuni, ma sono orgoglioso del percorso di ogni singolo allievo dell’Accademia IV, come di quelli delle edizioni precedenti. E sono orgoglioso soprattutto dei risultati che stanno ottenendo DOPO l’Accademia di Post, tracciando la propria strada e determinando i propri successi.

 

E le cose sono andate così bene, sono stati così tanti gli allievi che hanno cambiato davvero le cose nella loro vita professionale che abbiamo pensato: come possiamo far sì che l’Accademia migliori ulteriormente e permetta di ottenere risultati ancora maggiori?

Sai come si dice, no? “Squadra vincente non si cambia”.

Ecco, noi abbiamo cambiato tutto, rivoluzionando il programma e trasformandolo per renderlo ancora più efficace, professionalizzante e produttivo.

Se vuoi puoi scoprire tutto quel che c’è da sapere sulla Nuova Accademia di Post da questa pagina. Scoprirai che abbiamo creato due percorsi successivi e che puoi scegliere tu a che livello arrivare e a che punto fermarti. Scoprirai che abbiamo aumentato le giornate dal vivo e inserito più sessioni fotografiche per farti provare esperienze vere e formative sul campo, insieme ai migliori professionisti del settore. Scoprirai che l’Accademia di Post oggi è davvero l’unico percorso in Italia che ti permetta un processo di crescita così importante in così poco tempo.

 

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Non ci sono trucchi o metodi miracolosi. Niente formule americane del successo o nomi esotici. Nessun “guru” del successo senza sforzi.

L’Accademia è lavoro intenso, impegno, esercizio sul campo, prove pratiche, lezioni in live streaming, workshop dal vivo, tecnica, studio, compiti a casa, entusiasmo, voglia di fare e risultati. Risultati concreti, reali e misurabili settimana dopo settimana.

 

Per aiutarci in questo lavoro così impegnativo, da quest’anno siamo affiancati dal nostro Partner Ufficiale FujiFilm Italia che fornirà macchine fotografiche per gli shooting e altre cose interessanti, e dai nostri Partner Tecnici Wacom e Mafer che ti permetteranno di affrontare le giornate dal vivo con i migliori strumenti possibili.

Insomma, finisce con grandi emozioni un percorso fantastico e siamo già pronti ad iniziarne subito uno nuovo e appassionante.

E sarà spettacolare perché, come diceva un famoso personaggio dei telefilm (ricordi chi?): “Adoro i piani ben riusciti!

Se hai voglia di scoprire quanto bravo puoi diventare, ti aspetto in Accademia 😉

A presto e buon divertimento.

Simone Poletti

 

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Recensioni
JpegMini… qualità Maxi?

JPEGMINI – QUALITÀ MAXI?

21/12/2016
Volta Electronics
2 commenti ]

JpegMini… qualità Maxi?

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JpegMini è un software che ottimizza sia la dimensione dei file sia i tempi di chi lavora con le immagini, senza rinunciare alla qualità.
L’ho provato e sono pronto a rispondere ad una domanda:

è proprio così?

 

Erano settimane, forse mesi, che sulla mia bacheca Facebook venivo bombardato da annunci pubblicitari relativi a un software per l’ottimizzazione della compressione Jpeg.

Ad Ottobre ho partecipato al Photo Plus di New York (ne ho parlato nella recensione del Profoto D2 500 AirTTL e in quella di NiSi & IRIX 15mm f/2.4) e, dopo tanti annunci, proprio lì mi sono trovato a una persona in carne ossa che mi ha chiesto: «Hai mai sentito parlare di JpegMini?»

Apriti cielo! Gli ho risposto che erano SETTIMANE INTERE che non facevo altro che vedere i loro video e i loro annunci pubblicitari su Facebook… non ne potevo più! 😀

La risposta che ho ricevuto è stata semplice, disarmante e molto efficace: «Sì, ok! Grazie per avere validato l’efficacia del nostro targeting su Facebook, ma alla fine l’hai provato?»

Dani, il ragazzo con cui parlavo, ha continuato:

«Se consegni grosse quantità di foto via web, hai un archivio online con file Jpeg pronti da scaricare per i clienti oppure devi mandare in stampa delle foto è uno strumento utilissimo perché ti fa risparmiare spazio senza minimamente rinunciare alla qualità percepita! Anzi, guarda… abbiamo qui un album di foto dove fianco a fianco puoi vedere il file originale e quello elaborato da JpegMini stampate… ti sfido a trovare le differenze!»

Il mio cervello durante il processo di traduzione dall’Inglese all’Italiano e poi al “Simonese” (il mio personale linguaggio di elaborazione interna) si era arrestato su due punti nevralgici (segue ‘stream of consciousness in Simonese’):

 

  • “Cavoli, mi sto comportando come le persone che giudicano un software, un prodotto, un video-corso ( 😀 ) senza averlo mai provato… Devo cambiare istantaneamente questo mio comportamento da beota! Prima di dire che non mi serve o non mi soddisfa… devo provarlo!
  • “Ma perché mi mostra delle foto stampate (anche dei bei 30×40, eh) quando, ovviamente, la stampa fotografica Type-C (cioè la classica stampa fotografica alla quale siamo abituati) “ammazza” ogni tipo di dettaglio e rende totalmente inutile il confronto? Anche due Jpeg stampati partendo da file con livelli di compressione molto differenti sono generalmente indistinguibili… mi starà ‘perculando’?”

 

L’immediata conseguenza di queste due riflessioni è stata decidere che avrei sicuramente provato JpegMini, cercando di capire cosa fa e come lo fa.

La prima domanda che ho fatto a Dani invece è stata proprio sulle modalità di lavoro del software. Volevo sapere se si trattasse solo di una semplice ottimizzazione della tabella di Huffman o di qualcosa di più articolato.

Per tutta risposta ho ottenuto uno sguardo perplesso, ma curioso… seguito dalla verbalizzazione di quel dubbio ancora inespresso:

«Ma tu fai il fotografo?»

Mi succede spesso… quasi sempre! È il risvolto di avere un background non solo come fotografo… mi piacciono le domande difficili e sono curioso di trovare le risposte!

 

Dani mi spiega che JpegMini è molto più di un semplice ottimizzatore, è una specie di “intelligenza artificiale” che fa più velocemente e meglio il lavoro che potrebbe fare chiunque attraverso vari tentativi. Praticamente il software fa tutte le ottimizzazioni del caso sull’algoritmo di compressione Jpeg e prova “automagicamente” tutte le combinazioni possibili per ridurre lo spazio occupato su disco.

Grazie a un algoritmo di analisi dell’immagine è in grado di capire se c’è differenza percepibile tra un’immagine da lui elaborata e l’originale… a parità di qualità sceglie quella che occupa meno spazio!

 

Terminata la spiegazione e creata un poco più di confidenza termina con: «Lo so che mostrare le stampe tecnicamente non ha alcun senso, occorrerebbe guardare i pixel e come il file viene codificato, ma mostrare le stampe è l’unico modo che abbiamo trovato per attirare l’attenzione dei fotografi: generalmente sono più “visivi” che tecnici!»

Devo ringraziare Dani Megrelishvili e tutto il team di JpegMini per avermi inondato di messaggi pubblicitari e per avermi regalato una licenza di JpegMini Pro da testare… perché se non fosse stato per loro non mi sarei forse fermato al loro stand, mi sarei perso una piacevole chiacchierata e avrei perso l’opportunità di provare senza alcuna spesa un prodotto riguardo al quale ero decisamente scettico.

 

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Come ho eseguito i test?

 

1.

Ho stabilito un campione di 10 immagini di varie dimensioni salvate in Jpeg e tutte alla stessa risoluzione, tanto la risoluzione per questa prova non conta (maggiori info su questo dettaglio le trovi in un eBook di Simone Poletti… “Dallo Scatto alla Stampa”).

2.

Visto che JpegMini, oltre ad ottimizzare la dimensione dei file ha come scopo quello di ottimizzare i tempi di chi lavora con le immagini, ho cercato di capire quanto sia migliore del mio normale modello di lavoro: lavori batch in Photoshop. Ho creato un paio di azioni da poter eseguire in batch utilizzando sia la normale funzionalità “Salva…” che “Salva per Web…” avendo l’accortezza di includere e rispettare il profilo colore di partenza in ambedue i casi (JpegMini lo fa di default).

3.

Ho cronometrato i tempi che occorrono per passare da una cartella di immagini “non trattate” a una cartella di immagini ottimizzate.

Ecco i risultati:

 

File OriginaliPhotoshop
“Salva…”
Photoshop
“Salva per Web…”
JpegMini
Tempo richiesto per iniziare il processoN/A≈19s≈19s0s
Tempo totale dell’operazione per le 10 immaginiN/A44.22s58.11s31.41s
Spazio totale su disco della cartella immagini248.0MB74.7MB109.7MB90MB
Spazio risparmiato0.00%69.88%55.77%63.71%

 

JpegMini si presenta come l’alternativa più rapida per ottenere lo scopo, ma non la migliore per quanto riguarda l’occupazione su disco.

Mi aspetto però, grazie alla sua modalità di funzionamento, il miglior risultato per quanto riguarda l’assenza di artefatti e qualità in generale delle immagini.

Con Photoshop mi sono affidato a settaggi standard per il salvataggio (Qualità 10 con Baseline ottimizzata per “Salva…” e qualità a 85 con sfoca 0,1 per “Salva per Web…”) di tutte le immagini quindi nessuna ottimizzazione è stata fatta rispetto a contenuto, risoluzione e grana dell’immagine. Diamo quindi uno sguardo ai risultati facendo quello che gli Americani chiamano “Pixel Peeping” che anche in Italiano assume un suo senso… il “Pixel Pipping”… “farsi le pippe” con i pixel 😀

 

JpegMini Vs Photoshop “Salva” Vs Photoshop “Salva per Web”
JpegMini Vs Photoshop “Salva” Vs Photoshop “Salva per Web”

 

Se guardi con attenzione il composit di ritagli che ho messo qui sopra (se vuoi puoi scaricare il file TIFF da qui per essere sicuro di vedere “i pixel giusti”!) noterai come il metodo 1 porti ad una leggere accentuazione del contrasto del dettaglio sugli artefatti Jpeg, il metodo 2 “impasti” un po’ il dettaglio e il metodo 3 rispetti in modo abbastanza accurato l’originale.

Avrai anche notato che, se non hai scaricato il file TIFF dal link qui sopra e non hai osservato l’immagine almeno al 200% dell’ingrandimento, le differenze sono NULLE.

Questo significa che “ambetre” (lo so che non si dice!) i metodi, a mio modo di vedere, sono perfettamente validi sia per l’uso su web che per la stampa in qualità fotografica: in una stampa fotografica (se non si ricampiona e si usa una risoluzione di almeno 200dpi) si può tranquillamente utilizzare un qualsiasi metodo di compressione.

 

Dai uno sguardo al confronto qui sotto! Si tratta di una delle immagini di partenza salvata per il web da Photoshop comparata side-by-side con il risultato ottenuto da JpegMini (RICOMPRIMENDO la stessa immagine con cui viene confrontato!)… Cosa te ne pare?

Salva per Web... (521 KBytes) Vs. JpegMini (264 KBytes)

 

A questo punto, ho due domande per te:

  • perché non usare il metodo più veloce o quello che comprime maggiormente (a seconda delle priorità), soprattutto se si devono gestire molte migliaia di immagini come nel caso dei fotografi sportivi, di moda per le sfilate o dei matrimonialisti?
  • quale dei tre metodi sceglieresti per comprimere e ottimizzare ancora meglio i tuoi file Jpeg per la consegna finale?

 

Eh, sì… lo so… vorresti sapere quale dei tre è JpegMini, vero? Mi spiace, ma non te lo dirò (non subito almeno). Per fare in modo che anche la tua percezione sia totalmente scevra da ogni preconcetto vorrei che tu ragionassi e decidessi semplicemente osservando i risultati… visto che sono quelli che contano realmente! Non credi?

Scrivi qui sotto nei commenti (QUI SOTTO nei commenti dell’articolo sul blog, non su Facebook) cosa ne pensi e quali sono le corrispondenze tra metodo 1, metodo 2 e metodo 3 con i relativi approcci usati per l’ottimizzazione.

Tu quale dei tre sceglieresti se avessi bisogno di comprimere e ottimizzare ulteriormente i tuoi file Jpeg?

Sono ansioso di leggere cosa ne pensi!

Simone Conti

 

P.S.: Se vuoi approfondire un po’ il tema dell’ottimizzazione dei file in Jpeg e anche il mondo dell’automazione di Photoshop ti consiglio di dare uno sguardo a questi 2 corsi realizzati da Simone Poletti:

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Tecnica Post-Produzione
Lightroom: un piccolo profilo segreto per iniziare al meglio lo sviluppo

PROFILO DI CALIBRAZIONE, CHI ERA COSTUI?

21/01/2016
Simone Poletti
1 commento ]

Lightroom: un piccolo profilo segreto per iniziare al meglio lo sviluppo

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Ciao, oggi voglio darti un consiglio semplice, veloce ma davvero molto utile per migliorare la qualità del tuo sviluppo fin da subito.

Da quando esiste la fotografia digitale abbiamo tutti un rapporto con la tecnologia molto più stretto e simbiotico: forse perché un po’ tutto il mondo è cambiato e la tecnologia è entrata in ogni singolo ambito. La tendenza di molti, io per primo, è quella di dare per scontato che il prodotto che ci viene fornito sia già impostato nel modo migliore possibile.

Non discutiamo i settaggi della macchina fotografica perché, almeno all’inizio, diamo per scontato che sia già impostata nel modo giusto; come non resettiamo i canali del digitale terrestre “fino a quando si vedono” 😉

Insomma, un po’ per pigrizia e un po’ per paura di sbagliare, lasciamo tutto com’è, salvo poi lamentarci del risultato…

Riportato alla PostProduzione, questo è il motivo per il quale, di solito, nessuno controlla le Opzioni degli strumenti di Photoshop prima di usarli, con risultati spesso deludenti e con conseguente spreco di tempo per capire “cosa è successo???”

Ecco, il piccolo (grande) segreto che voglio svelarti oggi riguarda proprio la Post, in particolare lo sviluppo e una singola, piccola regolazione che può cambiare DRASTICAMENTE il risultato del tuo lavoro e la qualità della tua immagine.

Partiamo da un piccolo assunto, fondamentale per capire ciò che succede e perché succede.

Come al solito cercherò di privilegiare la chiarezza al linguaggio tecnico, qualche ingegnere si scandalizzerà, ma l’importante è che tutti capiamo al meglio la sostanza 😉

Il RAW è un file “grezzo” che contiene tutti i dati raccolti dal tuo sensore e che viene elaborato dallo sviluppatore RAW durante l’acquisizione per restituirti la migliore qualità possibile dell’immagine. I dati che il software “riceve”, vengono interpretati da un Algoritmo di Demosaicizzazione ed influenzati da un Profilo di Calibrazione Fotocamera che dovrebbe darne la miglior traduzione possibile, tenendo conto delle caratteristiche della tua macchina fotografica.

Trovi questo profilo in Lightroom, nel modulo sviluppo, nella sezione Calibrazione Fotocamera.

Lightroom è, in questo momento, il software più utilizzato per lo sviluppo e per la post in generale, negli ultimi anni ha superato anche Photoshop con il quale, a mio parere, costituisce una accoppiata molto ben assortita.

Video-corso Completo di Lightroom CC
Video-corso Completo di Lightroom CC

Di default in Lr questo profilo è impostato su Adobe Standard, cioè il profilo che Adobe ritiene il più adatto per ottenere la miglior qualità possibile nella traduzione del tuo RAW. Il fatto che questo profilo sia modificabile dovrebbe però farti venire qualche sospetto 😉 LEGGI TUTTO >>

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Tecnica Post-Produzione
Photoshop o Lightroom? 10 modi per scoprire quello giusto per te!

PHOTOSHOP VS LIGHTROOM

24/08/2015
Simone Poletti

Photoshop o Lightroom? 10 modi per scoprire quello giusto per te!

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È una delle domande che mi sento fare più spesso, soprattutto da chi muove i primi passi nella post, ma anche da insospettabili piuttosto esperti: Quale software è meglio per la mia post? Photoshop o Lightroom?

Le prime volte la cosa mi irritava un po’, lo ammetto, e fra poco ti spiegherò il perché. Poi ho capito che, se questo dubbio esiste e permane, è soprattutto per colpa nostra, cioè di chi dovrebbe fare cultura della post e quindi anche spiegare meglio le differenze fra i software. Quindi ho deciso di scrivere questo articolo proprio per aiutarti a capire quali sono le differenze fra Photoshop e Lightroom e per aiutarti a scegliere il compagno (di lavoro) giusto per te 😉

Perché la cosa mi irritava tanto? Beh, perché la prima cosa che voglio chiarire è proprio questa: Lightroom e Photoshop sono due software che si occupano di postproduzione, ma agiscono in due campi diversi e non sono sovrapponibili, se non per piccole parti del lavoro. Sono software COMPLEMENTARI E NON ALTERNATIVI. Quindi io credevo che la domanda non avesse senso e che lo avesse solo per gli equivoci creati in primis da Adobe e poi dalla mancanza di informazione alla quale cercherò di porre rimedio oggi 😉

Perché dico che non sono alternativi ma complementari?

Te lo spiego cercando di stabilire cosa sono in effetti Lightroom e Photoshop e stabilendo alcuni punti fermi sui quali poi baseremo tutto il discorso. LEGGI TUTTO >>

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