Fotografia
Dottore, mi prescriva un po’ di Fotografia

“HIDDEN PSICHIATRIC HOSPITALS” © GEORGE GEORGIOU

03/09/2014
Gloria Soverini

Dottore, mi prescriva un po’ di Fotografia

“Ogni volta che facciamo una foto, anche con il cellulare, fermiamo un attimo e riveliamo il nostro mondo interiore almeno quanto quello esteriore; questo perché percepiamo l’80% degli stimoli sensoriali attraverso gli occhi e quindi la componente visiva è molto importante nelle esperienze emotive.”

Queste sono le parole di Judy Weiser, psicologa ed arte-terapista, che nel 1975 scrive il primo articolo nel quale utilizza il termine “Fototerapia” per definire una tecnica di counseling in cui il terapista interagisce con il paziente attraverso le fotografie (di famiglia, autoscatti, foto scattate dal paziente o addirittura da altri) affinché possano riemergere ricordi sepolti e pensieri inconsci in maniera non-verbale.

Insomma, cosa significa?
Che una fotografia può evocare emozioni in maniera così forte e tangibile che, in alcuni casi, è possibile scoprire molto più di sé che non attraverso le parole 🙂
Forse anche tu avevi già avuto questo pensiero, proprio come me; ecco perché ho voluto approfondire l’argomento, andando a scovare qualche riferimento “scientifico” e storico che comprovasse una convinzione nata da un grande amore verso il mezzo fotografico.
Se hai mai pensato alla fotografia come “terapia”, da quale esperienza è scaturita questa opinione? LEGGI TUTTO >>