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Tecnica Post-Produzione
Una nitidezza da paura per le tue fotografie!

PAURA EH?: LA NITIDEZZA SPAVENTA CHI NON CE L’HA

03/09/2018
Simone Poletti

Una nitidezza da paura per le tue fotografie!

Ogni tipo di fotografia ha la sua caratteristica irrinunciabile, ma tutti i fotografi hanno un Santo Graal che cercheranno dal primo all’ultimo giorno della loro carriera: la nitidezza perfetta!

Giulio Andreotti amava dire “il potere logora chi non ce l’ha” e la stessa cosa accade con la nitidezza!

La nitidezza è così importante, per un’immagine digitale, che spaventa, soprattutto quando non c’è 😉

Così investiamo tantissimo denaro in ottiche non solo luminose, ma soprattutto incise. Ad un certo punto cambiamo anche il corpo macchina, perché non riesce più a “risolvere” il dettaglio al livello delle nuove ottiche che abbiamo comprato.

Passiamo ore e ore (io per primo) su tecniche di post per ottenere una nitidezza davvero da paura e una delle domande che mi fanno più spesso è “Qual è la miglior tecnica per la nitidezza per la fotografia di …?”

Per questo studio nuove tecniche ogni giorno e ho dedicato un intero corso a questo argomento.

Non esiste una tecnica universale per migliorare la nitidezza. Questo non è dovuto tanto al genere di foto, quanto le caratteristiche tecniche dello scatto e al tuo gusto personale.

Come fai quindi ad ottenere la nitidezza perfetta per i tuoi scatti?

Devi valutare una serie di fattori che ti porteranno a compiere le scelte migliori.

Prima di tutto però, è necessario fare una brevissima introduzione sul funzionamento della nitidezza.

Come al solito cercherò di utilizzare il linguaggio più chiaro possibile, quindi perdonami se non sarò troppo tecnico ed ortodosso 😉

COME FUNZIONA LA NITIDEZZA?

Ogni filtro o tecnica per la nitidezza funziona in base a tre parametri principali:

L’incidenza della nitidezza (cioè quanto è forte)

Il raggio della nitidezza (cioè quanti pixel vengono influenzati dalla nitidezza)

La soglia (cioè su quali aree viene appicata la nitidezza)

 

La Nitidezza, nei software di sviluppo e di ritocco per la fotografia digitale, funziona in questo modo:

il software riconosce delle aree di particolare contrasto tonale in un numero ridotto di pixel. In pratica capisce dove ci sono delle aree dove pixel scuri e chiari si “toccano”.

In base alla soglia impostata, il filtro andrà ad influenzare solo le aree dove questo forte contrasto si sviluppa in pochi pixel (Bordo occhi, bordo del viso, peli della barba, capelli, ecc…o anche aree dove il passaggio avviene in modo più graduale (pelle, aree in ombra, ecc…).

In base al raggio impostato, il filtro andrà ad agire per 1, 2 o “n” pixel, partendo dal “centro” dell’area di contrasto individuata.

In base alla intensità impostata, il filtro andrà ad aumentare in modo proporzionale la differenza fra chiari e scuri nell’area selezionata, creando una maggiore nitidezza percepita.

 

Anche i plug-in che non ti lasciano regolare questi fattori, funzionano (bene o male) nello stesso modo.

La nostra percezione della nitidezza è quindi influenzata dalla differenza tonale fra pixel vicini: quando c’è molta differenza percepiamo molto dettaglio, quando è poca percepiamo sfumature morbide.

Se esageri con l’intensità avrai degli aloni piuttosto evidenti intorno ai contorni dell’immagine.

Alcuni software (come Capture One) hanno già introdotto regolazioni specifiche proprio per supportare una grande intensità della nitidezza, eliminando gli aloni.

Se aumenti troppo il raggio avrai una percezione della nitidezza in stile “fake HDR”, molto forte e fastidiosa.

Sempre meglio mantenere il raggio della nitidezza ad 1,0 pixel (o meno), per avere un’immagine pulita, incisa ma non esasperata.

Se non regoli con attenzione la soglia, rischi che la nitidezza lavori anche su aree dove non dovrebbe agire (pelle, fondi, tessuti, ecc…) creando un effetto di granulosità sull’immagine.

Meglio tenere la soglia su valori che ne limitino l’azione alle sole aree di contrasto già presenti nell’immagine.

In Lightroom, ad esempio, puoi utilizzare la funzione “Mascheratura” che trovi nel pannello “Dettagli”, scorrendo il cursore con il tasto “Alt (option)” premuto, per regolare visivamente le aree di incidenza della nitidezza.

In base a cosa decido l’intensità e il raggio della nitidezza da applicare?

In base a cinque fattori:

1) Dimensione in pixel dell’immagine

Più è grande (in pixel) la tua fotografia e più supporterà (e sopporterà) nitidezza, sia in intensità che in raggio.

Un’immagine di grandi dimensioni (pensa al nuovo sistema medio formato Phase One da 150Mpx!) ti permnette di aumentare la nitidezza senza degrado, un’immagine piccola (sotto i 2000px di lato lungo) soffrirà già con un raggio di 1px.

2) Dimensione del soggetto nell’immagine

Un soggetto molto grande (ad esempio un primo piano) può richiedere anche un raggio maggiore di 1px e accettare un’intensità molto alta, un soggetto piccolo (un paesino all’interno di una vallata) richiede invece raggio minore di 1px.

3) Tipologia di immagine

Il paesaggio è il classico genere di fotografia nella quale applicare una nitidezza molto forte, ma con raggio molto ridotto (e attenzione agli aloni). Un ritratto maschile può dare il meglio con raggio più alto (mai comunque oltre i 2px) e un aspetto piuttosto “crudo”.

Ma una foto di bambini, o un bel ritratto femminile, rendono meglio con metodi per l’aumento della nitidezza più delicati.

4) Sensore

Ogni modello di macchina ha un sensore differente che si comporta in modo diverso rispetto alla stessa tecnica o allo stesso filtro. Io trovo che il dettaglio di Capture One (mixando Nitidezza, Struttura e Chiarezza) sia MERAVIGLIOSO, ma su alcuni RAW l’effetto è granuloso e davvero deludente.

5) Gusto personale

Ognuno ha una percezione differente e ciò che per me può essere esagerato, magari a te piace tantissimo 😉

Tieni conto di questi fattori quando applichi la nitidezza alle tue immagini e segui questo consiglio:

Quando ti sembra che la nitidezza vada bene… abbassala del 20% 😉

Ci sono tantissime tecniche per l’aumento della nitidezza, con caratteristiche ed effetti molto diversi.

Alcune, come quella che io chiamo “Double Focus” e che sfrutta il canale della luminanza in LAB, ti permettono un dettaglio fortissimo e una grande effetto di tridimensionalità. Altre, come “Accentua Passaggio”, hanno un tocco più morbido e delicato.

Alcuni software hanno un plug-in per la nitidezza fantastico, altri decisamente meno…

Insomma, sta a te scegliere la tecnica o il filtro perfetti per la tua fotografia, tenendo conto di un altro fattore molto importante:

Ogni fotografia ti chiederà un tipo di nitidezza differente. Puoi avere la tua tecnica preferita, ma non andrà mai bene SEMPRE 😉

 

Infine, ecco un ultimo consiglio:

Utilizza un filtro per la nitidezza con raggio basso, intensità altissima* e soglia ridotta solo alle aree di massimo contrasto per ottenere un dettaglio fine, super inciso e ottimo per avidenziare i paesaggi, le rocce, i piccoli oggetti nell’immagine.

 

Utilizza un filtro nitidezza con un raggio molto grande (anche 20-30px) e un’intensità molto bassa per ottenere un effetto di maggiore rilievo e tridimensionalità nelle immagini di ritratto o quando è necessario evidenziare volumi e ombre.

 

*Non farlo in RGB, ti troveresti con degli aloni fastidiosi

Non mi resta che darti appuntamento al prossimo articolo o al prossimo corso, buon lavoro e buon divertimento con la nitidezza!

 

Simone P

Post-produzione
Back in Action! Le vacanze son finite, si ritorna in… azione!!!

IN AZIONE!

08/01/2013
Simone Poletti
3 commenti ]

Back in Action! Le vacanze son finite, si ritorna in… azione!!!

Dalle mie parti, come in quasi tutta Italia, il Natale è una questione di… stomaco.

Quindi, dopo un paio di settimane di zamponi, cotechini, fagioli, lenticchie, cappelletti, panettoni e dolci vari… ricomincare è un po’ più dura 😉

Serve davvero un aiuto, un sostegno pratico e utile per ripartire di slancio e ricominciare da dove avevamo lasciato, fra foto da scattare e da correggere!

Per questo, inizio il 2013 “lavorativo” parlando di… AZIONI!

Come saprai se hai visto qualcuno dei miei video-corsi,  io ho una certa idiosincrasia nei confronti dei filtri automatici e delle elaborazioni standard.

Credo che una buona post-produzione sia fatta, principalmente, di applicazione e personalizzazione delle tecniche di lavoro. Però, c’è un però.

Infatti la post-produzione è, a volte, ripetitiva e noiosa. Lo so, sembra strano detto da me, ma è così. Prova solo a pensare a quante volte hai applicato il contrasto del dettaglio, sempre nello stesso modo e sempre con gli stessi valori. Pensa a quanti Jpeg a bassa risoluzione hai salvato… pensa a quante conversioni in Bianco e Nero hai fatto, iniziando sempre nello stesso modo!

Se ci pensi, il tuo modo di correggere un’immagine prevede una serie di passaggi sempre uguali, o molto simili.

È così anche per me: ho analizzato il modo di lavorare, e tante, tantissime tecniche si ripetono abbastanza spesso. Abbastanza spesso da farmi pensare, già qualche anno fa, che sarebbe stato stupido non sfruttare una grande possibilità che Photoshop mi metteva a disposizione.

Così ho iniziato, piano a piano, a trasformare tutte le tecniche che ripeto più spesso in Azioni per Photoshop. E ho scoperto che questo mi permette di essere molto più veloce nel mio lavoro e anche più preciso; infatti non corro più il rischio di compiere errori nella realizzazione delle tecniche, una volta registrate correttamente una volta le azioni sono… per sempre!!! LEGGI TUTTO >>

Tecnica Post-Produzione
Colori anni ’70 e Texture: un modo veloce per dare carattere alle immagini.

TEXTURE E COLORE PER IMMAGINI VINTAGE!

26/12/2012
Simone Poletti

Colori anni ’70 e Texture: un modo veloce per dare carattere alle immagini.

Torna la nostra rubrica Tips & Tricks di Photoshop, i piccoli “trucchi del mestiere” per modifcare le tue immagini in 5 minuti!

Come probabilmente saprai, in questa serie di articoli non ti presento tecniche avanzate e complesse, ma accorgimenti veloci per dare un aspetto più particolare alle tue immagini.

Negli ultimi tempi sono diventati molto di moda alcune tipologie di fotografia “vintage”.

La “febbre” da Instagram, Lomography e di tutte le App per iPhone che permettono di dare un sapore “Old-Style” alle immagini hanno creato una vera propria corrente stilistica.

Molto spesso si esagera, ma alcuni effetti possono essere carini e divertenti da applicare sulle tue immagini, e vorrei mostrarti due semplicissime tecniche per modificare il colore e aggiungere “carattere” alle tue fotografie.

L’immagine originale

Per mostrarti questi piccoli “trucchetti” di Photoshop ho scelto un’immagine in sé piuttosto insignificante, scattata in un vecchio frantoio di argille e terre per costruzione.

La fotografia in se non ha molti aspetti interessanti, ma si presta per una tipologia di effetti che ne accentui l’aspetto “acido” e industriale.

Per prima cosa, lavoriamo sul colore: dare all’immagine un aspetto un po’ “vintage” è semplicissimo… ti basterà aggiungere un livello di regolazione curve! LEGGI TUTTO >>

Tecnica Post-Produzione
Photoshop Skills: Rimuovere micromosso e sfocature

CONTRASTA MIGLIORE – SCATTO MICROMOSSO “PRIMA” E “DOPO”

09/02/2012
Simone Poletti

Photoshop Skills: Rimuovere micromosso e sfocature

Ciao a tutti, inizio con questo post una serie di appuntamenti dedicati a piccoli (ma utilissimi) trucchi per l’uso di Photoshop, una serie di “utilities” di uso quotidiano che vi saranno di grande aiuto nella correzione delle vostre immagini.

Partiamo da uno dei problemi più classici, soprattutto quando si scatta un soggetto in movimento (umano o non) oppure in condizioni di luce particolari: il micromosso!

Quante fotografie avete scartato per un po’ di micormosso o una leggera sfocatura? Siete tutti degli accellenti fotografi, ma se scattate a f1.2 con la macchina in mano, muovendosi di continuo, a 1/30 per sfruttare la luce ambiente di un interno… ecco che, in mezzo a tante foto perfette, qualcuna con un piccolo problema può capitare 🙂

Quindi, che fare? Una soluzione abbastanza rapida ci viene fornita do Photoshop, con l’utilizzo del plug-in “Contrasta Migliore” (Smart Sharpen nella versione inglese). Lo trovate nel menù “Filtri”, nella sezione “Contrasta”.

LEGGI TUTTO >>

Tecnica Post-Produzione

NO AI COMPROMESSI… PIù SPAZIO ALL’ILLUMINAZIONE!

10/05/2011
Simona Giglioli

No ai compromessi… più spazio all’illuminazione!

Ciao a tutti,
spesso sentiamo parlare di HDR… ma cos’è?…
L’HDR è una tecnica utilizzata per poter avere range di illuminazione più ampi (Hig Dynamic Range).
Vi è mai capitato di trovarvi in condizioni di luce tale da costringervi ad effettuare una scelta determinante su dove impostare l’esposizione, scegliendo se penalizzare le ombre o le alte luci?
Scelta che porterà a valorizzare solo parte dell’immagine lasciando il resto non leggibile o con colori inadeguati?
Bene… Qualsiasi scelta noi faremo… sarà sempre un compromesso… e sacrificherà particolari importanti del paesaggio o del soggetto che vogliamo fotografare.
A meno che…
… e qui viene in aiuto la tecnica dell’HDR, che unisce più immagini con valori di esposizione diversi. Si ha quindi il totale controllo sull’immagine in ogni suo punto e senza limiti di illuminazione.
Le immagini in HDR infatti memorizzano i valori fisici della luminosità e della radianza che possono essere osservate nel mondo reale, non solo quelli che possono essere riprodotti sullo schermo. Rappresentando una gamma di illuminazione più elevata, richiedono un maggior numero di bit (16-32). Si consiglia quindi di scattare in RAW, così da avere a disposizione file di partenza con il maggior numero di informazioni possibile.
Ma come si deve fare per realizzare un HDR?
L’HDR va pensato e ragionato a partire dallo scatto… e non improvvisato.
Lo scatto deve essere sempre lo stesso… cioè fatto dallo stesso punto di vista (si consiglia il cavalletto)… a variare sarà l’esposizione (alcune macchine fotografiche danno la possibilità di effettuare il Braketing/BKT che crea una serie automatica di immagini con diverse esposizioni).
Per completare l’opera bisogna disporre di un programma adeguato di elaborazione, come Photomatix, Photoshop…
Il resto è molto semplice, e i programmi in questione ci danno molte possibilità di regolazione dell’immagine per ottenere risultati ottimi.
Ok tutto questo è molto bello… ma voi vi chiederete… se i monitor o le stampanti hanno range più bassi come lo visualizzo l’HDR? Avete ragione… ebbene si… bisogna modificare e comprimere il range HDR, e i programmi elencati sopra, tramite la mappatura dei toni (tone mapping), riescono a rendere compatibile l’immagine a gamme più ridotte riuscendo comunque a mantenere l’aspetto iniziale dell’immagine HDR!!! 😀
La tecnica dell’HDR offre la possibilità di ottenere risultati spettacolari, che valorizzano tutta la gamma tonale dell’immagine con nitidezza dei particolari in ogni sua area. Una strada che permette ai fotografi di avere un controllo totale sui dettagli e sulle luci dell’immagine … senza dover effettuare scelte obbligate… e senza compromessi… 🙂

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