Fotografia
5 errori comuni da evitare quando pubblichi le tue foto online

5 ERRORI DA NON FARE SE VUOI VIVERE FELICE CON LE TUE FOTO ONLINE

07/07/2016
Gloria Soverini
6 commenti ]

5 errori comuni da evitare quando pubblichi le tue foto online

Leggi questa piccola guida se vuoi evitare i 5 ERRORI più comuni quando si condividono le foto online!

 

1. ESSERE IPERPROTETTIVI

L’iperprotettivo NON dovrebbe postare le proprie foto online: è così terrorizzato dall’idea che qualcuno gliele possa rubare che si assicura che a nessuno venga voglia di farlo. Come?
In due modi:
* aggiungendo un WATERMARK GIGANTE (che tendenzialmente ti impedisce di vedere la foto stessa)
* postando file minuscoli (che è la versione passivo-aggressiva della precedente)
>> Se vuoi godere dei benefici dell’esposizione che ti dà internet, accetta i rischi e trova la strada giusta per tutelarti in modo che le tue foto non ne risentano, altrimenti lascia perdere 🙂

→ Se non sai come aggiungere velocemente la tua fine e ben proporzionata (:D) filigrana con Lightroom, guarda come si fa in questo articolo

 

2. USARE IL PROFILO COLORE SBAGLIATO

Quando sei pronto a postare una foto online, esportala da Lightroom o Photoshop con un profilo sRGB.
AdobeRGB potrebbe sembrarti migliorie ma, a seconda del browser e dispositivo che si utilizza per visualizzare la foto, i colori potrebbero risultare totalmente fuori controllo.
>> Esporta in AdobeRGB per la stampa, sRGB per il web.

Vuoi saperne di più sui profili colore? Visita la nostra sezione “Video” per trovare contenuti utilissimi! https://www.facebook.com/FotografiaProfessionale/videos

 

3. ESSERE UN TUTTOFARE (MA NON ESSERE DAVVERO FORTE IN NESSUN CAMPO)

Non c’è niente di sbagliato nello sperimentare le proprie doti in diversi generi fotografici, ma poi è necessario che inizi a focalizzarti su un campo (o pochi) e che trovi il tuo stile all’interno di ciò che ami di più – o dove ottieni i risultati migliori (ATTENZIONE: le due cose non vanno necessariamente di pari passo! Se vuoi sapere cosa intendo, leggi questo articolo).
Infatti, per ottenere visibilità e farti riconoscere, devi concentrarti su uno o pochi generi, coltivarli e far crescere le tue abilità in quei campi.
>> Non cercare di essere bravo in tutto quando si tratta di fotografia, o rischi di non diventare forte in nessun campo.

 

4. CONDIVIDERE TUTTO, MA PROPRIO TUTTO

Hai fotografato un bellissimo tramonto ieri? O magari hai trovato il punto perfetto per scattare la Via Lattea? Bene… NON pubblicare OGNI foto che hai scattato!!!
100 foto dello stesso tramonto non fanno parte della “logica di internet”: è come obbligare i tuoi amici a stare a sedere e guardare un noiosissimo slideshow delle vacanze con la tua famiglia 😀
>> Condividi una foto al giorno, e mai più di 5 alla volta a meno che tu non stia trasferendo il tuo portfolio su una piattaforma dedicata (o non si tratti di un evento con più fasi, quindi un lavoro di storytelling).
Abbiamo tutti una CAPACITÀ DI ATTENZIONE LIMITATA, non esagerare!

 

5. NON CONDIVIDERE NULLA

Il pulsante “Pubblica” ti mette in difficoltà? Ricordati che creare un network di qualità necessità di attenzione e costanza, quindi iscriviti a pochi social/piattaforme se sai di non riuscire a curarli tutti come si deve. E poi? Poi devi SFORZARTI di superare la “paura della condivisione” aiutandoti con un calendario specifico di uscite 🙂
>> Cerca di postare una foto al giorno, minimo una o due a settimana: se non lo farai, non riuscirai ad avere dei fedeli seguaci se non darai loro un valido motivo per seguirti
Conosci qualcuno che rispecchi uno o più di questi punti? Magari il “cugino di un tuo amico”… 😉

Gloria

(articolo liberamente tradotto da http://fotp.ro/29f9T5S)

News ed Eventi
Photolux 2015, solo due giorni alla chiusura. Approfittane!

PHOTOLUX 2015, ULTIMI GIORNI!

11/12/2015
Gloria Soverini

Photolux 2015, solo due giorni alla chiusura. Approfittane!

Sta per concludersi l’edizione 2015 del Photolux, biennale internazionale di fotografia di Lucca, dal tema “Sacro e Profano”.
28 mostre tutte da vedere dislocate fra varie location della città, dallo splendido Palazzo Guinigi (dove ho apprezzato particolarmente le esposizioni di James Estrin e di Jordi Pizarro per l’intensità dei lavori), all’affascinante Villa Bottini (tutta per Witkin, con una parte dedicata alla mostra “Crimini Contro l’Umanità”), passando per la Chiesa dei Servi, spazio decisamente particolare che ospita l’esposizione dedicata al World Press Photo 2015 e la mostra di Charles Fréger, e Palazzo Ducale – che varrebbe la pena di essere visitato a prescindere, ma che segnalo soprattutto per la presenza delle foto di Aurelio Amendola, Kenro Izu e Rony Zakaria, in un percorso fatto di bianchi e neri classici, puliti, ma anche di atmosfere sospese e della grana migliore che ci si possa aspettare 🙂

Se non ci sei ancora stato, ti consiglio di recuperare e di organizzarti per gli ultimi due giorni di Festival: non capita di poter camminare in una città bella come Lucca e di imbattersi in così tanti lavori di altissima qualità che parlano al cuore in linguaggi diversi, pur seguendo lo stesso filo conduttore.

 

Chiesa dei Servi
Chiesa dei Servi

Chiesa dei Servi
Chiesa dei Servi

Chiesa dei Servi
Chiesa dei Servi

Villa Bottini
Villa Bottini

Villa Bottini
Villa Bottini

Villa Bottini
Villa Bottini

 

Non dimenticare che, oltre alle mostre, sono previste diverse attività nell’arco della giornata!
Ecco gli appuntamenti dell’ultimo weekend prima della chiusura:

1. Sabato 12 Dicembre

/ WORKSHOP – Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca- San Micheletto

Ore 9:00 – 17:00 – Towel Publishing e Marco Casino.
Ore 9:00 – 17:00 – Visual storytelling con Massimo Mastrorillo, in collaborazione con Leica Akademie Italia.

/ LEICA TALK

Ore 11:30 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Fotografia mobile con Giancarlo Beltrame.
Ore 15:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Immagine e rappresentazione della donna nei media. Nuovi modelli di riferimento con Lorella Zanardo, Paolo Iabichino e Isabella de Maddalena.
Ore 17:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Vincitori italiani World Press Photo 2015: Arianna Arcara (Cesura, per Andy Rocchelli), Fulvio Bugani, Turi Calafato, Paolo Marchetti, Michele Palazzi, Massimo Sestini, Gianfranco Tripodo e Paolo Verzone con Alessia Glaviano.

2. Domenica 13 Dicembre

/WORKSHOP – Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca- San Micheletto

Ore 9:00 – 17:00 – Towel Publishing con Marco Casino.
Ore 9:00 – 17:00 – Visual storytelling con Massimo Mastrorillo, in collaborazione con Leica Akademie Italia.

/ LEICA TALK

Ore 10:30 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Presentazione del libro “DÚO 04 Sobre la Frontera Sur” con l’autore Gianfranco Tripodo, fotografo vincitore World Press Photo 2015.

Ore 11:30 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
La fotografia non esiste con Efrem Raimondi, fotografo.

Ore 15:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
L’etica nella fotografia di viaggio: cosa sono e a cosa servono i workshop fotografici. Presentazione a cura di FotoImage, con Fulvio Bugani, fotografo vincitore World Press Photo 2015.

Ore 16:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Paolo Verzone, fotografo vincitore World Press Photo 2015.

Ore 17:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Presentazione del libro “Manicomi” (Contrasto) con l’autore Gianni Berengo Gardin, fotografo e la prof.ssa Isabella Tobino.

Per ulteriori informazioni, visita il sito del Photolux per consultare programmi ed orari delle mostre. Non fartelo scappare, sei ancora in tempo!

… Se, invece, sei fra quelli che hanno già visitato le mostre, cosa ti è piaciuto di più? Un po’ le mie preferenze si sono capite 😉
Ti aspetto per un confronto o per suggerire agli altri lettori su cosa concentrarsi maggiormente!

Gloria

Palazzo Guinigi
Palazzo Guinigi

Palazzo Guinigi
Palazzo Guinigi

Palazzo Guinigi
Palazzo Guinigi

Palazzo Ducale
Palazzo Ducale

Palazzo Ducale
Palazzo Ducale

Palazzo Ducale
Palazzo Ducale
News ed Eventi
Wolfgang Tillmans è il vincitore dell’Hasselblad Award 2015

TILLMANS è IL VINCITORE DELL’HASSELBLAD AWARD 2015

12/03/2015
Gloria Soverini

Wolfgang Tillmans è il vincitore dell’Hasselblad Award 2015

È stato annunciato il vincitore della Hasselblad Foundation International Award in Photography 2015: si tratta del fotografo tedesco Wolfgang Tillmans, classe 1968, artista noto soprattutto per le sue testimonianze fotografiche della sub-cultura giovanile londinese degli Anni 90.

La motivazione con cui gli è stato assegnato il premio è la seguente:

Wolfgang Tillmans si è affermato fra gli artisti più originali ed innovativi della sua generazione, spingendo costantemente il mezzo fotografico verso nuove direzioni. Con la sua attività ha trattato temi di preminente importanza politica e sociale sin dagli Anni 90, riflettendo sia direttamente che indirettamente sul potere dell’immagine fotografica di confrontarsi in modo critico con il mondo che ci circonda. Inoltre, Tillmans ha trasformato la comprensione ed il modo di intendere le mostre fotografiche attraverso le sue installazioni audaci ed originali, giocando con scala, formati, inquadrature e presentazione al fine di produrre esperienze percettivamente coinvolgenti che hanno ispirato le generazioni di artisti successivi.

La cerimonia di premiazione si svolgerà a Göteborg il 30 novembre, e a partire dal 1° dicembre inaugurerà una mostra di Tillmans all’Hasselblad Center (Svezia); lo stesso giorno la Fondazione terrà un simposio con il vincitore, durante il quale verrà presentato il suo nuovo libro.

Se per te l’inglese non è un problema, ti consiglio la visione di questo video (sottotitolato in inglese) in cui Tillmans espone la sua personale visione del mezzo fotografico e delle mostre, dando anche qualche consiglio su come approcciare un’opera d’arte: la riflessione finale è che spesso è la prima impressione (la più “superficiale”) che abbiamo osservando un’opera quella che davvero percepiamo fino in fondo, se non a volte l’unica, ed è perciò importante imparare come leggere ed interpretare la superficie.

Sei d’accordo con questa posizione di Tillmans?
Aspetto i tuoi commenti!

Gloria

News ed Eventi
Immagina una chiesa bianca di Lucca

WORLD PRESS PHOTO 2014

10/12/2014
Gloria Soverini

Immagina una chiesa bianca di Lucca

Immagina una chiesa, bianca, non tanto grande, nascosta fra le vie di una Lucca invasa dai turisti e dagli abitanti in cerca di un regalo di natale, oppure di un semplice raggio di sole, finalmente, dopo tanta pioggia.

Immagina di entrare in questa chiesa e di percorrere in pochi passi un anno di avvenimenti, pochi passi per centinaia di km, lì, tutti insieme, davanti ai tuoi occhi, su pannelli che mostrano fotografie in grado di lasciarti a bocca aperta, di farti piangere, di farti conoscere storie di cui magari non sapevi niente, in un silenzio che non sai bene se sia un riflesso incondizionato per il “rispetto del luogo” o, piuttosto, per il rispetto delle immagini che ti circondano.

Bene.
Adesso puoi smettere di immaginarlo e decidere di andare in questa chiesa, che è San Cristoforo in via Fillungo, e visitare la mostra dei vincitori del World Press Photo 2014, organizzata dal Photolux Festival.

All'esterno
All’esterno

All'interno, visitatori e pannelli
All’interno, visitatori e pannelli
Immagina una chiesa bianca di Lucca...
Immagina una chiesa bianca di Lucca…

Il pubblico è vario
Il pubblico è vario

L'affluenza è tanta!
L’affluenza è tanta!

Lo scrivo subito: non sarà facile uscirne senza ferite, ma non puoi nemmeno far finta di niente.
È il WPP, è la realizzazione fisica di una citazione che avrai sentito fin troppe volte:

Se la foto non è buona, significa che non eri abbastanza vicino

diceva Capa.

Indubbiamente aveva ragione, e la ragione è tutta qui, in questa chiesa. LEGGI TUTTO >>

News ed Eventi
Ho visitato la mostra su Cartier Bresson a Roma, e…

L’INGRESSO ALL’ARA PACIS

04/12/2014
Gloria Soverini
2 commenti ]

Ho visitato la mostra su Cartier Bresson a Roma, e…

Non posso che cominciare il racconto della mia visita con una parola: emozione.

È stato un anno di lavoro intenso e di grandi soddisfazioni; sono stata impegnata anche nei weekend tra workshop e matrimoni, per cui ho avuto poco tempo da dedicare al resto. Quando ho deciso di tenermi libera per un weekend a fine novembre per recarmi a Roma, una città che amo, è stato naturale andarmi a cercare tutte le mostre in corso in modo da avere un planning ed ottimizzare la permanenza 😉

Con Simone Poletti a seguito, il sabato mattina è stato subito dedicato alla retrospettiva su Henri Cartier-Bresson proveniente dal Centre Pompidou di Parigi, inaugurata il 26 settembre al Museo dell’Ara Pacis.

Dopo una breve passeggiata, eccoci arrivati; mi sento già euforica!

Optiamo per il biglietto d’ingresso integrato per visitare sia il Museo che la mostra; l’Ara Pacis si può fotografare senza flash, ahimè divieto assoluto per Cartier-Bresson – e ne sarebbe valsa la pena viste le sale e l’allestimento. Mi devo rassegnare subito 🙂

Accedendo direttamente dal Museo, dobbiamo attraversare qualche corridoio per raggiungere l’inizio effettivo del percorso espositivo, e intanto mi sforzo di tenere lo sguardo rivolto verso i miei piedi per non sbirciare in anticipo le foto che vedrò fra poco… che fatica!

L’allestimento è stato organizzato cronologicamente tenendo conto delle fasi della vita e del lavoro di Cartier-Bresson, in modo da mostrarne l’evoluzione sottolineando le influenze che di volta in volta hanno contraddistinto un cambio di stile o di scelta dei soggetti.

Dopo l’introduzione, si parte con le prime fotografie – ce n’è anche una di Henri a 12 anni, nel 1920, con la sua macchina fotografica – e i primi schizzi e dipinti, perché la pittura è stata l’attività cui ha dedicato più tempo fino alla fine degli Anni 20; scriveva, infatti, “Ho sempre avuto la passione per la pittura. Da bambino, la facevo il giovedì e la domenica, ma la sognavo tutti gli altri giorni”.

Se la pittura mostra l’influenza di Cézanne prima e delle geometrie poi con la realizzazione di dipinti che seguono i principi della sezione aurea, la fotografia è un chiaro rimando al surrealismo e ad Eugène Atget.

La sezione successiva è dedicata ai viaggi fotografici, a partire da quello in Africa fra il 1930 e il 31; l’immagine che ne esce è quella di un insieme di fattori, come quelli ormai sedimentati del surrealismo e di Atget, con nuovi input dati dai rapporti con gli americani Levy, Caresse, Crosby, Gretchen e Powel, e dalla Nuova Visione Europea.

Riprese dall’alto, composizioni geometriche, ripetizione del motivo… la mano che tutti conosciamo inizia da qui. Nell’estate del 31 Cartier-Bresson raccoglie le sue fotografie in un quaderno a spirale, il “First album”, e decide di diventare un fotografo a tutti gli effetti.

Le fotografie del suo viaggiare fra Spagna, Italia, Germania, Polonia e Messico portano i segni, ancora, del surrealismo sviluppandone alcuni concetti: “bellezza convulsa” ed “esplosivo fisso” (André Breton), “erotico-velato” che sfrutta i poteri associativi e interpretativi degli oggetti avvolti, “magico-circostanziale”, quel concorso di circostanze che è una deflagrazione di senso, di rivelazione di nuovi significati, che è emblema della grande fiducia che Cartier-Bresson riponeva nella casualità (sempre di stampo surrealista).

La macchina fotografica è uno strumento meraviglioso per cogliere quel caso oggettivo”, scriveva.

Hyeres, 1932 © Henri Cartier Bresson
Hyeres © Henri Cartier Bresson

Seville, 1933 © Henri Cartier Bresson
Seville © Henri Cartier Bresson

André de Mandiargues, 1933 © Henri Cartier Bresson
André de Mandiargues © Henri Cartier Bresson

Portrait à Base de Rouge a Lèvres, 1931 © Henri Cartier Bresson
Portrait à Base de Rouge a Lèvres, © H.Cartier Bresson

Il surrealismo non lo influenza solo dal punto di vista artistico, ma anche politico: infatti, Cartier-Bresson condivide le posizioni comuniste ed antifasciste, e con queste premesse si avvicina, radicalizzando il suo pensiero politico, alla stampa comunista ed entra a far parte dell’AEAR (Associazione di scrittori ed artisti rivoluzionari).

Per il Ce Soir realizza un servizio fotografico sull’incoronazione di Giorgio VI, nel 1937, e più che concentrarsi sul re Henri fotografa soprattutto il pubblico presente: la folla è immensa e per vedere in molti fanno un largo utilizzo di strumenti, soprattutto di periscopi artigianali con specchi montati in cima che, per consentire la visione della scena, costringe chi ne fa uso a dare le spalle al re stesso. È proprio questo “voltafaccia” dei presenti ad interessare il fotografo, il quale vede tale azione come un atto rivoluzionario verso il potere.

Il cinema mi ha insegnato a vedere”, scrisse Bresson, ed è al cinema che è dedicata la sezione successiva; dopo aver fatto da assistente in 3 film per Jean Renoir, realizza un documentario sulla Guerra Civile Spagnola e durante la Seconda Guerra Mondiale entra nell’Unità Film e Fotografia della III Armata e nel Comitato di Liberazione dei Fotogiornalisti.

Il cinema è visto come il mezzo migliore per il suo impegno militante perché si rivolge ad un pubblico più ampio della fotografia e riesce a far passare meglio il messaggio.

Gira “Le retour”, un film sul ritorno dei prigionieri, ed è incredibile la serie di fotogrammi esposti che mostrano una collaborazionista che viene riconosciuta dalla donna che aveva denunciato.

Arriviamo quindi alla svolta da reporter: nel febbraio del 1947 Cartier-Bresson inaugura la sua prima retrospettiva al MoMA di New York e sceglie di diventare un fotoreporter a pieno titolo.

Mesi dopo fonda l’agenzia Magnum assieme a Capa, Seymour, Rodger e Vandivert, che lo impegnerà fino al 1970; in tutti questi anni compie moltissimi viaggi in tutto il mondo e collabora con i maggiori giornali internazionali realizzando un gran numero di servizi.

In mostra se ne possono ammirare diverse testimonianze, tra le quali alcune immagini del 48 che ritraggono la fine del Kuomintang in Cina per la rivista “Life”, quelle realizzate durante i funerali di Gandhi in India il 31 gennaio del 48 e le immagini scattate in Russia nel 54 dopo la morte di Stalin, volutamente “banali” per mostrare che i russi erano uguali agli altri uomini.

Mentre porta avanti l’attività da reporter, Henri prosegue con i suoi progetti personali: fra il 1644 e il 1961 esegue dei ritratti su commissione, che ne mostrano un lato più “insicuro”.

Per me fare un ritratto è la cosa più difficile, è un punto interrogartivi poggiato su qualcuno”.

Questo suo pensiero si traduce nella realizzazione degli scatti: in presenza del soggetto, infatti, fa di tutto per farsi dimenticare, restando distante, giocando soprattutto con gli sfondi ed il rapporto fra modello ed ambiente, più che con quello modello-fotografo.

Sartre © H.Cartier Bresson
Sartre © H.Cartier Bresson

Giacometti © H.Cartier Bresson
Giacometti © H.Cartier Bresson
Matisse © H.Cartier Bresson
Matisse © H.Cartier Bresson

Fino a questo momento, le foto in mostra sono soltanto in bianco e nero; è a questo punto che io e Simone ci troviamo davanti ad alcune stampe a colori, semplicemente… bellissime!

Un monitor provvede a mostrarcene altre, ed è davvero un peccato che nemmeno sul web si riescano a reperire perché, sì, sono proprio meravigliose per quanto Cartier-Bresson abbia scritto che “il colore era una necessità professionale, non un compromesso ma una concessione; era un mezzo di documentazione e non di espressione artistica”.

Forse per la difficoltà di gestire velocemente lo scatto con la pellicola a colori, meno sensibile e quindi con tempi più lunghi, Henri non si è mai dedicato al colore con una grande spinta – ma posso assicurare che la sua produzione non monocromatica è altrettanto affascinante 🙂

L’esposizione prosegue con una parte dedicata alle inchieste che Cartier-Bresson realizza in modo autonomo, non su commissione ma sotto la spinta e l’urgenza della carta stampata, poiché affrontano alcune grandi questioni sociali in una combinazione di “reportage, filosofia e analisi (sociale, psicologica e altro)” che sfocia in quella che si definisce un’antropologia visiva.

Sono visivo. Osservo, osservo, osservo. È con gli occhi che capisco”.

In mostra ce ne sono diversi esempi, ed è spesso la folla a fare da protagonista (ad esempio, si vedano la “Messa di Billy Graham” del 55 e il pubblico delle “Corse dei Cavalli” a Thurles, in Irlanda, del 52): per Henri la folla è infatti il luogo più stimolante e rappresenta un esercizio per la composizione.

Billy Graham © Henri Cartier Bresson
Billy Graham © Henri Cartier Bresson

Realizza anche una serie di immagini sul rapporto fisico tra uomo e macchina e sulle icone del potere, simili a fotomontaggi allo stato naturale, per ricordare che nel Novecento le immagini sono diventate vettori essenziali della politica, comprese le sue.

Prima di arrivare alla serie “American Way of Life” sulla società dei consumi, realizzata fra gli Anni 50 e 70, sono incredibili le foto raccolte sotto il nome “La danza delle città”, in cui Cartier-Bresson torta ad uno stile più contemplativo e “pulito”, con una composizione più essenziale.

Chiudiamo, dopo quasi due ore di percorso (ho anche preso appunti su un paio di fogli di fortuna, con buona pace di Simone Poletti), con le foto del “dopo Magnum”: si tratta di scatti dalla lunga durata e dai tempi dilatati. Henri si dedica a visitare mostre e musei, torna al disegno e si avvicina al Buddhismo; vediamo alcune foto di Cartier-Bresson scattate dalla moglie Martine Franck che lo ritraggono al Museo di Storia Naturale di Parigi, nel 1976, ed una del 67 mentre si sta facendo un autoritratto a matita – esposto nella parete a fianco assieme ad altri schizzi realizzati dal vero.

La fotografia è per me l’impulso spontaneo di un’attenzione visiva perpetua che coglie istante ed eternità. Il disegno con la sua grafologia elabora quello che la nostra coscienza ha colto di quell’istante.
La fotografia è un gesto immediato; il disegno una meditazione”.

Il percorso espositivo è come un cerchio, un ouroboro, in cui l’inizio e la fine si incontrano dopo un lungo peregrinare, come nella vita di Henri Cartier Bresson: disegno e fotografia aprono e chiudono la  sua attività di artista, fotoreporter e uomo di mondo, che ha saputo interpretare gli anni e lo scorrere del tempo in maniera onesta e sincera.

Ti consiglio assolutamente di fare come me: prenditi un paio di giorni per visitare questa retrospettiva – hai tempo fino al 25 gennaio 2015 – ed altre mostre (ne troverai sicuramente di tuo interesse). Ne uscirai ristorato e con una consapevolezza in più, perché poter vedere da vicino le fotografie di un grande maestro con il supporto delle tavole che accompagnano le sezioni, aiuta a comprenderne ancor meglio il lavoro e ad apprezzarlo ancora di più.

Al prossimo articolo, dedicato alla visita al Festival Internazionale di Fotografia sul Ritratto al MACRO di Roma 😉
Gloria

Tecnica Fotografica
Ogni tanto mi si spegne il cervello

OGNI TANTO MI SI SPEGNE IL CERVELLO

07/10/2014
Simone Conti
1 commento ]

Ogni tanto mi si spegne il cervello

Oggi faccio un po’ di autoanalisi. Magari quello che sto per raccontare è successo anche a te. Se non ti è successo invece potrebbe essere uno spunto di riflessione. Ti va di seguirmi?

Sabato stavo facendo delle foto a un matrimonio. Strano, vero? Situazione assolutamente divertente…

Lo zio della sposa, in veste di “chauffeur” della Giulia Super 1300, mi dice che per raggiungere il vigneto dove gli sposi desiderano essere fotografati prenderà una scorciatoia. Fantastico! Eravamo un filo in ritardo sul programma (strano, vero?) e una scorciatoia sarebbe stata l’ideale.

LEGGI TUTTO >>

News ed Eventi
Un Secolo di Grande Fotografia

PALAZZO MAGNANI: UN “INTERMEZZO” DA FOTOGRAFARE

21/05/2014
Gloria Soverini

Un Secolo di Grande Fotografia

Chi siamo non può essere distinto da dove veniamo
M.Gladwell

Amiamo la Fotografia e ne seguiamo gli sviluppi; siamo sempre in cerca della novità e delle tecnologie più avanzate. Ottiche migliori, macchine fotografiche dal sensore più grande; velocità, multimedialità, facilità di utilizzo.
Ma chi meglio degli amanti dello scatto sa che è importante guardarsi indietro, di tanto in tanto, per capire a che punto siamo arrivati? Al di là della pura curiosità, o della conoscenza “enciclopedica”, c’è anche chi si guarda indietro per cercare di appropriarsi di tecniche in disuso, o per cogliere quelle atmosfere passate, quegli sfocati e quel senso “di una volta”, che non sempre si ritrova nel digitale.
Sei anche tu fra questi?

Che lo si faccia per un motivo o per l’altro, guardare indietro non è mai solo un atto nostalgico; si gira lo sguardo per vedere da dove veniamo e capire a che punto siamo… Ecco perché ho scelto la citazione di Malcolm Gladwell per aprire questo articolo 😉

Domenica ho visitato la mostra “Un secolo di grande fotografia” ospitata a Palazzo Magnani nel cuore di Reggio Emilia; organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Museo d’Arte Moderna di Salisburgo e curata da Margit Zuckriegl e Walter Guadagnini, l’esposizione raccoglie una selezione di 150 immagini tra le oltre 600 della collezione “FOTOGRAFIS” di Bank Austria – Gruppo Unicredit, acquisite in una decina d’anni dal 1975 al 1985 e da allora mai smembrata.
Unica nel suo genere, questa mostra racconta la storia della fotografia sin dalle sue origini, per giungere agli Anni Settanta del secolo scorso; un viaggio che comincia da Nadar e termina (nelle sale del piano inferiore) con alcune immagini di Diane Arbus e Arnulf Rainer (per citarne alcuni). LEGGI TUTTO >>

Post-produzione
Una questione di qualità… o una formalità?

UNA QUESTIONE DI…

22/01/2013
Simone Poletti
5 commenti ]

Una questione di qualità… o una formalità?

Ciao, oggi ho deciso di scrivere un articolo che NON PARLA DI FOTOGRAFIA.

Non solo questo articolo non parla di fotgorafia, ma NON PARLA NEMMENO DI POSTPRODUZIONE.

Ok, allora ti starai chiedendo: “Quindi? A me cosa interessa se non si parla nè di fotografia, nè di post-produzione?”

Beh, credo che possa interessarti parecchio, perchè questo articolo parla di QUALITÀ. Non della qualità della tua macchina e dei tuoi obiettivi, non della qualità della tua post-produzione o della qualità dei miei videocorsi, ma della qualità delle tue scelte. LEGGI TUTTO >>

Tecnica Post-Produzione
Bianco come la neve!

PROBLEMATICHE DEL PAESAGGIO INNEVATO

18/01/2013
Simona Giglioli
1 commento ]

Bianco come la neve!

Ebbene si! L’inverno è arrivato portando freddo e… la neve! In questi giorni si vedono tetti imbiancati, campi lunari e alberi vestiti di bianco! Che spettacolo! È vero lo so, la neve è sporca e fastidiosa per chi è alla guida ma per chi ama scattare foto di paesaggio, la neve è una vera e propria scenografia che compare, da un giorno all’altro, sui paesaggi che siamo soliti vedere. Tutto cambia in poche ore, un fascino irresistibile… al quale si dedica sempre qualche scatto. E allora via!!! Tutti fuori!

Questi paesaggi sono una gioia per il cuore e per gli occhi!!!… wow fantastico… si… fino a quando non guardi le tue foto… e la gioia si trasforma in delusione perchè il risultato non è come immaginavi! Dov’è finito tutto quel bianco? Il candore della neve è diventato una coltre grigiastra o peggio ancora azzurina… sarà l’inquinamento 😉 ? LEGGI TUTTO >>

Tecnica Post-Produzione
Chiaro o scuro? Chiaroscuro! L’Esposizione del Bianco e Nero in postproduzione

ESPOSIZIONE DEL BIANCO E NERO

25/09/2012
Simone Poletti
4 commenti ]

Chiaro o scuro? Chiaroscuro! L’Esposizione del Bianco e Nero in postproduzione

Ciao, oggi vorrei affrontare un argomento importante sia in fotografia che in postrpoduzione, troppo spesso dato per scontato: la corretta esposizione!

Qual’è la corretta esposizione per un’immagine? Nei corsi base di fotografia ci insegnano a scegliere la zona che vogliamo “correttamente illuminata” e a tenere l’indicatore dell’esposimetro al centro. Bene, ottimo metodo per avere un’esposzione “media” a meno che non siamo così accorti da scegliere zone dell’immagine molto chiare o molto scure in modo da sovraesporre o sottoesporre.

Ma non voglio intervenire sullo scatto, mi interessa invece analizzare le possibilità di intervento e di scelta in postproduzione. Infatti, una volta tornato a casa con l’immagine correttamente esposta, a volte mi capita di non essere completamente soddisfatto, soprattutto se converto l’immagine in bianco e nero. Già… soprattutto se converto in bianco e nero, perchè?

Perchè il bianco e nero necessita di un maggiore contrasto tonale (e lo sopporta anche meglio) per risultare “inciso” e piacevole. Il contrasto fra chiari e scuri che appare corretto in un’immagine a colori risulta invece insufficiente in al momento della conversione in bianco e nero.

Lavoriamo proprio sul bianco e nero allora, per capire meglio dove e come agire!

Tutte le tecniche che vedremo in questo post, sono spiegate con grande dovizia di particolari nel mio corso di Tecniche Avanzate per il Ritocco del Bianco e Nero, nel quale affronto il problema sia utilizzando Lightroom, sia Photoshop.

Lightroom, o un qualsiasi sviluppatore RAW, ci permette di intervenire sui toni in modo eccellente, grazie al grande quantitativo di infomazioni contenute nel file RAW.

Ma, prima di tutto: qual’è l’esposizione corretta? Nessuna. E tutte.

LEGGI TUTTO >>