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Fotografia
Questa foto fa schifo! (Gestire le critiche senza passare alle mani)

QUESTA FOTO FA SCHIFO!

29/09/2016
Simone Poletti

Questa foto fa schifo! (Gestire le critiche senza passare alle mani)

“Le critiche sono fondamentali per la tua crescita”.

Tutti lo diciamo, ma spesso facciamo fatica ad accettarle.

Ecco alcuni consigli utili per gestire le critiche (anche quelle ingiuste),

senza farsi arrestare per aggressione!

 

Ieri sera stavo guardando una puntata registrata di Master of Photography.

C’è una cosa che mi ha colpito: durante la puntata il fotografo Bruce Gilden critica le immagini di uno dei concorrenti chiedendogli “Perché hai realizzato un’immagine così scarsa?“. E alla reazione piccata del concorrente risponde: “Bene, ecco perché tu sei lì e io sono qui…

Facciamo un salto indietro di qualche giorno, siamo nell’aula dove svolgiamo i nostri workshop e le lezioni dell’Accademia di Post. È la giornata finale di HiSpeed Photoshop, il nostro workshop sulle tecniche rapide di post-produzione.

Giro fra i tavoli al termine di un’esercitazione e una delle allieve chiude il monitor dicendo “No, no, non voglio che le vedi, le mie foto fanno schifo“.

 

Oggi, ripensando a questi due episodi mi sono chiesto:

 

Perché i fotografi fanno così fatica ad accettare le critiche altrui?

Perché scegliere un mestiere (o una passione) che espone le tue immagini,

la tua visione più intima e personale, al pubblico

se poi non sei in grado di gestirne il giudizio?

 

Ti è mai capitato di sentirti dire “Questa foto fa schifo“?

Se sì, fai parte del 99% dei fotografi, quelli che fanno vedere le loro foto anche ad altri, oltre che a se stessi 😉

LEGGI TUTTO >>

Fotografia
5 errori comuni da evitare quando pubblichi le tue foto online

5 ERRORI DA NON FARE SE VUOI VIVERE FELICE CON LE TUE FOTO ONLINE

07/07/2016
Gloria Soverini
6 commenti ]

5 errori comuni da evitare quando pubblichi le tue foto online

Leggi questa piccola guida se vuoi evitare i 5 ERRORI più comuni quando si condividono le foto online!

 

1. ESSERE IPERPROTETTIVI

L’iperprotettivo NON dovrebbe postare le proprie foto online: è così terrorizzato dall’idea che qualcuno gliele possa rubare che si assicura che a nessuno venga voglia di farlo. Come?
In due modi:
* aggiungendo un WATERMARK GIGANTE (che tendenzialmente ti impedisce di vedere la foto stessa)
* postando file minuscoli (che è la versione passivo-aggressiva della precedente)
>> Se vuoi godere dei benefici dell’esposizione che ti dà internet, accetta i rischi e trova la strada giusta per tutelarti in modo che le tue foto non ne risentano, altrimenti lascia perdere 🙂

→ Se non sai come aggiungere velocemente la tua fine e ben proporzionata (:D) filigrana con Lightroom, guarda come si fa in questo articolo

 

2. USARE IL PROFILO COLORE SBAGLIATO

Quando sei pronto a postare una foto online, esportala da Lightroom o Photoshop con un profilo sRGB.
AdobeRGB potrebbe sembrarti migliorie ma, a seconda del browser e dispositivo che si utilizza per visualizzare la foto, i colori potrebbero risultare totalmente fuori controllo.
>> Esporta in AdobeRGB per la stampa, sRGB per il web.

Vuoi saperne di più sui profili colore? Visita la nostra sezione “Video” per trovare contenuti utilissimi! https://www.facebook.com/FotografiaProfessionale/videos

 

3. ESSERE UN TUTTOFARE (MA NON ESSERE DAVVERO FORTE IN NESSUN CAMPO)

Non c’è niente di sbagliato nello sperimentare le proprie doti in diversi generi fotografici, ma poi è necessario che inizi a focalizzarti su un campo (o pochi) e che trovi il tuo stile all’interno di ciò che ami di più – o dove ottieni i risultati migliori (ATTENZIONE: le due cose non vanno necessariamente di pari passo! Se vuoi sapere cosa intendo, leggi questo articolo).
Infatti, per ottenere visibilità e farti riconoscere, devi concentrarti su uno o pochi generi, coltivarli e far crescere le tue abilità in quei campi.
>> Non cercare di essere bravo in tutto quando si tratta di fotografia, o rischi di non diventare forte in nessun campo.

 

4. CONDIVIDERE TUTTO, MA PROPRIO TUTTO

Hai fotografato un bellissimo tramonto ieri? O magari hai trovato il punto perfetto per scattare la Via Lattea? Bene… NON pubblicare OGNI foto che hai scattato!!!
100 foto dello stesso tramonto non fanno parte della “logica di internet”: è come obbligare i tuoi amici a stare a sedere e guardare un noiosissimo slideshow delle vacanze con la tua famiglia 😀
>> Condividi una foto al giorno, e mai più di 5 alla volta a meno che tu non stia trasferendo il tuo portfolio su una piattaforma dedicata (o non si tratti di un evento con più fasi, quindi un lavoro di storytelling).
Abbiamo tutti una CAPACITÀ DI ATTENZIONE LIMITATA, non esagerare!

 

5. NON CONDIVIDERE NULLA

Il pulsante “Pubblica” ti mette in difficoltà? Ricordati che creare un network di qualità necessità di attenzione e costanza, quindi iscriviti a pochi social/piattaforme se sai di non riuscire a curarli tutti come si deve. E poi? Poi devi SFORZARTI di superare la “paura della condivisione” aiutandoti con un calendario specifico di uscite 🙂
>> Cerca di postare una foto al giorno, minimo una o due a settimana: se non lo farai, non riuscirai ad avere dei fedeli seguaci se non darai loro un valido motivo per seguirti
Conosci qualcuno che rispecchi uno o più di questi punti? Magari il “cugino di un tuo amico”… 😉

Gloria

(articolo liberamente tradotto da http://fotp.ro/29f9T5S)

Fotografia
La tua macchina fotografica è unica: solo una questione di copyright?

IL TUO SENSORE HA LE IMPRONTE DIGITALI! (FOTO: PETAPIXEL)

23/06/2016
Gloria Soverini
9 commenti ]

La tua macchina fotografica è unica: solo una questione di copyright?

Lo sai che la tua macchina fotografica ha le sue impronte digitali?

 

Dal 2015, il Prof. Enrico Magli del Politecnico di Torino ha lanciato il progetto “ToothPic“, acronimo di “Who Took This Picture”.

Ecco cosa dice in proposito in un video rilasciato proprio dal Politecnico:

Qualunque sensore fotografico, compresi quelli degli smartphone, quando scatta una foto lascia in ciascuna un’impronta che permette di identificare il dispositivo che l’ha scattata. Questo è possibile attraverso segnali che possono essere rilevati da algoritmi opportuni e utilizzati per verificare se una data fotografia sia stata scattata da una certa macchina fotografica oppure no.

 

Riconoscere la macchina fotografica che ha scattato una foto sarà presto possibile
Riconoscere la macchina fotografica che ha scattato una foto sarà presto possibile


L’impronta digitale della macchina fotografica nasce da imperfezioni del processo di fabbricazione dei sensori ottici: in un sensore ottico tutti i pixel dovrebbero essere identici, ma il processo di fabbricazione è leggermente imperfetto e fa sì che ciascun pixel venga fuori dalla fabbrica leggermente diverso da tutti gli altri.

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Fotografia
Perché i fotografi non consegnano i RAW: una guida per i tuoi clienti

PERCHé I FOTOGRAFI NON CONSEGNANO I FILE RAW AI CLIENTI?

11/02/2016
Gloria Soverini

Perché i fotografi non consegnano i RAW: una guida per i tuoi clienti

È un’idea che mi frulla in testa da un po’ di tempo: sempre più spesso, durante i nostri workshop di fotografia e post-produzione o nelle “chiacchierate” con le Balene dell’Accademia, uno dei temi su cui ci confrontiamo maggiormente non riguarda tanto questa o quella tecnica, la scelta di un obiettivo piuttosto che un altro, ma la GESTIONE DEI RAPPORTI CON IL CLIENTE.

Si tratta di un tasto dolente tanto per il professionista che ha appena avviato la propria attività, quanto del fotografo con esperienza decennale.
Perché?
Perché i tempi cambiano ed evolve anche la clientela: se una volta una persona poteva portare un rullino a sviluppare e ritirare le stampe senza colpo ferire, dal momento che ogni processo veniva demandato al fotografo, adesso ci si trova davanti ad un cliente più consapevole che chiede consigli su corpi macchina più performanti, che si diletta con una post-produzione base, che… chiede i file RAW del servizio che hai realizzato per il suo matrimonio.

COSA?!
Respiri e conti mentalmente: 1, 2, 3, 4, 5… 10.000…
Mentre cominci a sentire nella tua testa “O Fortuna” di Carl Orff e conti fino ad un numero improponibile, il cliente sta ancora aspettando che tu gli dica “sì”.

Solitamente, la risposta è “no”.
Ma ecco che appena il cliente si rassegna, sentendosi anche un po’ maltrattato per il rifiuto, ne arriva un altro che chiede la stessa cosa.
Ti è capitato?
A me puoi dirlo, non lo saprà nessuno (più o meno :D): ti sei sentito un po’ maltrattato anche tu, vero? Magari incompreso, perché sappiamo tutti perfettamente che il file RAW è grezzo, che è incompleto, che la foto finita ha bisogno di cure, di riduzione del disturbo e di tutti quei procedimenti che rendono una foto la TUA foto: trattamento colore, contrasto del dettaglio, effetti particolari.

Tutti lo sanno, dicevo… ma tutti chi?

Sei sicuro che il tuo cliente, abituato a sentir parlare solo di megapixel, di zoom ottici, di “filtri integrati”, nelle pubblicità o nei centri commerciali, sappia DAVVERO cos’è un RAW? 🙂
La frustrazione de “il tizio X mi ha chiesto anche la consegna dei RAW, ma secondo te…”, è come un cane che si morde la coda: tu ti senti un po’ offeso, il cliente non capisce perché rifiuti la richiesta, e ognuno resta a rimuginare.

Come fare?
Semplice: credo che il modo migliore per evitare domande come questa sia FARE INFORMAZIONE.

Scegliere e Sviluppare le Fotografie di Matrimonio videocorso gratuito

In FotografiaProfessionale facciamo formazione a fotografi e ritoccatori, ma sempre di più mi sono resa conto che in generale si dovrebbe pensare anche al cliente che a loro si rivolge, perché se è vero che il digitale ha reso la fotografia più famigliare, allo stesso tempo è necessario che ci sia la giusta confidenza e che certi argomenti vengano trattati in modo più approfondito. Insomma: a ognuno il suo!

Di seguito troverai 10 punti sul “Perché i fotografi non consegnano i RAW”, utili sia per te (perché possono darti uno spunto per una risposta articolata), ma soprattutto utili per i tuoi clienti, perché capiscano che rifiuti non perché vuoi tenere le foto per te, ma perché vuoi consegnare il miglior lavoro possibile.
Si tratta delle motivazioni che la fotografa Jessica Kobeissi ha condiviso in un video di qualche minuto, che ho pensato di tradurre per chi non mastica di inglese tanto quanto di fotografia 😉

******************

1. I file RAW non sono il prodotto finale
Come dice Simone Conti, è come andare in un ristorante e pretendere che il cuoco ti dia gli ingredienti e non il piatto finito 😉

2. I potenziali clienti vedono le foto finite nel tuo portfolio, non i RAW
Il tuo stile è il connubio perfetto fra come scatti le foto e come le post-produci

3. I RAW hanno bisogno di sviluppo e procedimenti specifici
Non lo sai ancora, ma tu NON vuoi fare sviluppo e post. Potresti iniziare a piangere

4. Potrebbero esserci editing e post senza il tuo consenso
È come dare a qualcuno la bozza di un tuo manoscritto e poi vedere il libro pubblicato con correzioni ed aggiunte fatte da terzi

5. A volte, la post è davvero necessaria
Correzione dei difetti e rimozione degli elementi indesiderati sono fra gli elementi che rendono le foto il risultato del lavoro di un professionista, e non il frutto del caso. La cura è sia durante lo scatto, che dopo 🙂

6. Molti clienti non sono contenti delle foto non postprodotte
“Se la post è fatta bene, sembra così naturale che non pensi che ci sia… ma c’è, fidati” 😉

7. Qualità più che quantità
Preferisci avere 150 foto bellissime, sviluppate e postprodotte con attenzione al dettaglio, o preferisci avere 2.000 foto non ritoccate, grezze, come se le avesse scattate tuo cugino?

8. Non ce l’ho con te. Parliamone
Non sto dicendo che non ti darò i file RAW perché non voglio che tu sia felice

9. Non voglio che venga giudicato il mio lavoro non finito
“Voglio assicurarmi che qualunque cosa vedano le persone, rappresenti il mio lavoro completo”

10. Perdita di potenziali clienti
La fotografia è un flusso che va dallo scatto alla post, e solo la foto “finita” lo rappresenta pienamente

******************

Posto che ci sono punti che non ritengo necessari condividere (ad esempio l’ultimo, non è un problema del tuo attuale cliente se rischi di perderne altri, è un TUO problema), sicuramente informare la persona che hai davanti, piuttosto che pretendere che immagini o capisca da sola argomenti che conosci perché fanno parte del tuo lavoro, è un buon modo per ritrovarsi a metà strada:
tu sarai tranquillo perché non dovrai “giustificarti”, il tuo cliente capirà che non può avere i file RAW perché si tratta di materiale incompleto e che ci tieni a dare il massimo consegnando fotografie scattate bene e postprodotte in modo professionale.

Ti è mai capitato di sentirti chiedere i RAW? Com’è andata a finire?
Ci sono altri motivi che, magari, hai utilizzato tu stesso e che non hai trovato nell’elenco?

Scrivilo in un commento, la tua esperienza potrebbe essere d’aiuto anche ad altri (o potrebbe essere d’aiuto a te per sentirti meno solo in questo mondo di persone che fanno domande che non vorresti sentire… 😉 )

Gloria

Tecnica Post-Produzione
Come fai ad ottenere un ritocco di qualità in Photoshop?

COSA CONTA DAVVERO?

08/01/2016
Simone Poletti
2 commenti ]

Come fai ad ottenere un ritocco di qualità in Photoshop?

«Il giorno in cui smetterai di imparare sarai come un’auto da corsa ferma in mezzo alla pista… in attesa di essere sorpassata da tutte le altre in arrivo».

 

Come fai ad ottenere immagini di qualità con il ritocco in Photoshop?
Detto che il 90% delle volte la risposta è sempre la stessa: “Fai grandi scatti, la post conta per il 10%, come si fa ad ottenere grandi risultati in quel 10% di post?

Secondo me ci sono 5 fattori che contano nel ritocco di un’immagine e hanno un peso diverso sul risultato finale… ecco un po’ di percentuali.

 

Come fai a fare post come X e a raggiungere i risultati di Y?

Sostituisci X e Y con il nome di due fotografi che ti piacciono e il gioco è fatto 😉

È una di quelle domande che io mi sento fare piuttosto spesso, forse quella più gettonata fra le email che mi arrivano ogni giorno.

È normale e credo anche giusto: tutti prendiamo ad esempio i fotografi e i ritoccatori migliori e cerchiamo di carpire i loro segreti: in fotografia contano luce e tecnica di scatto, creatività, costruzione dell’immagine, inquadratura ecc… E in post?
Detto che il 90% delle volte la risposta è sempre la stessa: “Fai grandi scatti, la post conta per il 10%, come si fa ad ottenere grandi risultati in quel 10% di post?

Cosa distingue davvero un ritoccatore di grande livello da uno scarso?

Secondo me ci sono 5 fattori che contano nel ritocco di un’immagine e hanno un peso diverso sul risultato finale… ecco un po’ di percentuali.

 

45% FORMAZIONE TECNICA

È fondamentale conoscere la tecnica: non puoi pensare di affrontare il ritocco a livello professionale se non hai studiato. E non si finisce mai di studiare.

Più diventi bravo e più cose da studiare ed imparare avrai, perché ogni nuova tecnica apre altri orizzonti da esplorare e altre possibilità. Comincia dalle basi di Lightroom, Capture One e Photoshop, senza dar per scontato nulla, e non fermarti mai: il giorno in cui smetterai di imparare sarai come un’auto da corsa ferma in mezzo alla pista… in attesa di essere sorpassata da tutte le altre in arrivo 😉

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Fotografia
Vuoi regalare un libro ad un fotografo? Ecco i miei (22+3) consigli per Natale!

SEI IN CERCA DI UN LIBRO DA REGALARE AD UN FOTOGRAFO? ECCO LA MIA LISTA

17/12/2015
Gloria Soverini
4 commenti ]

Vuoi regalare un libro ad un fotografo? Ecco i miei (22+3) consigli per Natale!

Partiamo da un presupposto: se li regali tutti insieme, sono sicura che la persona che li riceverà te ne sarà molto grata – anche se si chiuderà in casa per un po’ per poter leggerli e guardarli dalla prima all’ultima pagina.

L’altro presupposto è che non è detto che a questa persona possano piacere tutti… quindi, per schiarirti le idee ed aiutarti nella scelta, ho diviso questa mia lista di (22+3) libri per #Tipidifotografi.

Perché proprio libri e perché proprio (22+3)?
Semplice: perché un libro aiuta ad arricchire il sapere del fotografo e la sua visione, sia che abbia a che fare con argomenti teorici che sul lavoro di altri fotografi; il 22, invece, è il numero più piccolo che sono riuscita ad ottenere da una selezione serratissima in mezzo ai volumi della mia libreria… e il + 3 si riferisce ai libri in formato digitale, gli eBook 🙂

Questi libri mi somigliano, quindi la bibliografia che tratto non è necessariamente esaustiva. Ti parlo di quello che amo e che ho amato di più!

Ecco i miei consigli per gli acquisti!
(con un P.S. in fondo alla pagina)

 

TIPO #1: il Timoniere

Il Timoniere è il fotografo che non si limita a fare foto seguendo l’istinto, ma ha sempre presenti i suoi punti di riferimento perché conosce lo sviluppo del Pensiero Fotografico; sa cosa viene prima e dopo una certa corrente e si orienta in questo mondo fluido avendo sempre presente una direzione.
È il fotografo, insomma, che vuole conoscere l’argomento in toto.

1. Le origini contemporanee della fotografia, Federica Muzzarelli. È un piccolo volumetto che traccia in poche pagine la linea che unisce la nascita della fotografia agli sviluppi successivi, in un filo rosso fatto di rimandi e parallelismi che costruiscono un’identità della fotografia al di là delle differenze dei singoli periodi. Per uscire dagli schemi, senza perdere la rotta.

2. Fotografia e pittura nel Novecento. Una storia «Senza combattimento», Claudio Marra. La fotografia ha semplicemente “prolungato” la pittura con altri strumenti, finendo così per suscitare una sorta di lite in famiglia, oppure ha aperto nuovi e differenti scenari? Apparentemente simile a un quadro, tanto da far pensare di poterne ricalcare la logica di funzionamento, la fotografia si dimostra invece paradossalmente vicina a tutte quelle ricerche che nel Novecento, proprio al quadro e alla relativa idea di arte si sono contrapposte: dal ready made alla body art, dalla performance all’arte concettuale in genere. Indagati in modo completo e articolato, i rapporti tra fotografia e pittura finiscono per riportare il discorso su un piano più generale, quello della fondamentale dinamica che ha sostenuto e posto in trazione dialettica le vicende artistiche di questo secolo. Un libro che ho studiato all’Università, per i timonieri che non si lasciano spaventare dal mare mosso.

3. Piccola storia della fotografia, Walter Benjamin. Un testo in qualche modo pionieristico, uno dei primi tentativi di tirare le fila di una disciplina che proprio in quegli anni si andava affermando su più fronti – esposizioni, editoria, grafica – e in modo sempre più massiccio e accessibile al vasto pubblico. Benjamin individua le tematiche e le ricerche che muovono la fotografia dai primi dagherrotipi fino agli autori a lui contemporanei, intrecciando il suo racconto con un dibattito di natura teorica sui legami tra arte e fotografia, ancora oggi di grande attualità. Un libro sulla mia wishlist, per un confronto con un grande timoniere del passato.

 

TIPO #2: il Palombaro

Il Palombaro

Il Palombaro vuole indagare a fondo la materia, affrontando le acque più scure per riemergerne con grandi tesori; ha l’attrezzatura giusta per immergersi e non ha paura dell’ignoto.
È il fotografo, o il “teorico della fotografia”, che mastica già certi argomenti e si sente a suo agio anche dove altri non oserebbero addentrarsi.

4. Filosofia della fotografia, a cura di Maurizio Guerri e Francesco Parisi. Si offre per la prima volta al lettore italiano un ampio studio dedicato esclusivamente alla riflessione filosofica sulla fotografia, considerata come prospettiva privilegiata dalla quale comprendere la contemporaneità sul piano scientifico, sociale, politico. L’obiettivo è raccogliere le riflessioni più importanti sull’immagine fotografica soprattutto in relazione alle dinamiche socioculturali che hanno determinato la sua affermazione come medium attraverso il quale si è formato lo sguardo dell’uomo contemporaneo. Un compendio che lascia al lettore la libertà di trarre la propria visione dai vari tesori nascosti sotto la sabbia, per chi non ha paura di smuovere le acque.

5. Sulla fotografia, Susan Sontag. Di fronte al moltiplicarsi della fotografia, all’onnipresenza dell’immagine e all’incalzare dei messaggi che reclamano tutti con massima urgenza la nostra attenzione, non manca chi si è posto a riflettere sui problemi che tutto ciò solleva, sugli schock e le abitudini che derivano da queste frequentazioni. I saggi che a questo tema ha dedicato la Sontag occupano un posto particolare, perché tutti i motivi, le suggestioni, i problemi e le relazioni, vengono non solo ripensati e riproposti, ma anche verificati allargando il discorso all’intera situazione culturale e politica, individuando una rete di significati nell’evoluzione della fotografia che gettano luce nuova e diversa sul fenomeno e consentono una ricapitolazione stimolante ed esaustiva. Un libro che mi è stato consigliato e attende che io apra il forziere, per il palombaro che non si limita a raccogliere le monete d’oro ma ne riconosce il valore.

6. La camera chiara, Roland Barthes. Il volume raccoglie una serie di riflessioni, considerazioni, digressioni sul tema della fotografia. “Medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo”, la fotografia viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi. Difficile da descrivere in poche righe, questo libro è un classico immancabile per ogni fotografo che non manca di riflettere sul significato della fotografia e sulle sue connessioni con la “vita vissuta” di ciascuna. Per il palombaro che trova la pace sui fondali e non ha fretta di riemergere.

 

TIPO #3: il Marinaio di Vedetta

Il Marinaio di Vedetta

Il Marinaio di Vedetta è, come suggerisce la Treccani, un “marinaio posto in un punto elevato, generalm. a proravia, per segnalare sistematicamente qualunque cosa possa interessare la navigazione“.
È il fotografo cui non sfugge niente: il suo sguardo penetra l’orizzonte, il suo occhio è prezioso per l’intero equipaggio.

7. L’occhio del fotografo, Michael Freeman. Un’adeguata padronanza delle regole della composizione è indispensabile per realizzare fotografie efficaci. La capacità di riconoscere un’opportunità fotografica e di organizzare gli elementi grafici in un insieme riuscito è da sempre una delle qualità più apprezzate in un fotografo. Il libro esplora gli approcci tradizionali alla composizione, ma affronta anche alcune tecniche digitali che si avvalgono delle nuove tecnologie per ampliare le possibilità creative senza compromettere l’originalità della visione del fotografo. Un libro che è un grande classico, per imparare ad orientarsi.

8. Arte e percezione visiva, Rudolf Arnehim. “Vedere” è un atto creativo; e il giudizio visivo non è contributo dell’intelletto successivo alla percezione ma ingrediente essenziale dell’atto stesso del vedere. Quanti, tuttavia, sanno prendere coscienza del giudizio visivo, e tradurlo e formularlo? Sapere quali sono i principi psicologici che lo motivano, e quali sono le componenti del processo visivo che partecipano alla creazione come alla contemplazione dell’opera, significa sapere “che cosa”, in realtà, vediamo. Rudolf Arnheim tende a opporsi al formalismo, riportando – con la costante esemplificazione di opere di pittura, scultura e architettura – la forma al significato e al contenuto, e suggerisce come se ne possano cogliere i più significativi moduli strutturali, approfondendo i problemi che si sono sempre proposti all’artista – equilibrio, forma, spazio, luce, colore, movimento – e analizzando le molteplici soluzioni dall’arte più remota a quella dei nostri giorni. Per una vedetta da manuale e il marinaio più navigato.

9. Arte del colore, Johannes Itten. L’edizione originale dell'”Arte del colore”, pubblicata per la prima volta nel 1961, era il frutto dell’attività di una vita intera dedicata al colore. Una summa delle intuizioni, delle scoperte e delle esperienze di un pittore e di un formidabile didatta. Già mentre sceglieva le tavole da inserire nell’opera maggiore, Johannes Itten lavorava al progetto di una “piccola teoria del colore”. Intendeva condensare le leggi e le possibilità espressive del colore in un libro ridotto, indirizzato prevalentemente agli studenti e a tutti i lettori appassionati di questa affascinante tematica. Alla morte dell’autore, Annaliese Itten fu incaricata di selezionare dodici tavole dell’edizione originale per una mostra itinerante sul Bauhaus. A partire da questa selezione, ha preso forma definitiva questa edizione ridotta, che raccoglie e distilla le lezioni sul colore, sul suo uso e le sue infinite combinazioni, portando a compimento la “piccola teoria” voluta e progettata da uno dei più influenti maestri del Bauhaus. Perché distinguere eventuali ostacoli nel blu dove si fondono mare e cielo è un’arte.

 

TIPO #4: il Carpentiere in Legno

Il Carpentiere in Legno

Quello del Carpentiere in Legno è un lavoro artigianale che richiede grande manualità, conoscenza della materia e una visione d’insieme non comuni a tutti perché ha radici lontane e resiste al tempo.
È il fotografo con un occhio rivolto al passato per meglio comprendere la fotografia del presente.

10. L’arte del ritratto + Quando ero fotografo, Nadar.”Una coppia, uomo e donna, di quale estrazione sociale non ha importanza, viene a vedere le prove di stampa. Nove volte, stavo per dire undici, su dieci, vi sarà dato di osservare che la donna resta assorta sul ritratto del marito, mentre il marito, non meno ipnotizzato ma solo dalla propria immagine, sembra cento miglia lontano dal pensare vagamente all’immagine della sua metà. Questo fatto si è ripetuto troppe volte, e con matematica precisione, per non meritare di trovar posto in queste note“. Questo è l’incipit de “Le clienti e i clienti”, una piccola raccolta di note all’interno del libro “L’arte del ritratto” che fa capire subito che tipo fosse questo idealista troppo disordinato, come lo definisce Marco Vallora nella prefazione. Per conoscere non solo le opere di uno dei pilastri della fotografia, ma anche il suo pensiero.

11. Lewis Carroll Fotografo, con uno scritto di Brassaï. Sino ad alcuni decenni or sono si ignorava che l’autore di Alice’s Adventures in Wonderland fosse anche uno straordinario fotografo. Solo nel 1949 lo storico della fotografia Helmut Gernsheim mentre stava lavorando a un libro su Julia Margaret Cameron, trovò un album contenente centoquindici fotografie di un dilettante dell’epoca vittoriana che, con suo profondo stupore, scoprì essere Lewis Carroll. Alla sua morte, avvenuta nel 1898, il poeta aveva infatti lasciato trentatré album, dodici dei quali contenenti sue fotografie. Circa settecento immagini, di cui solo una parte sono state pubblicate. […] Alcuni pensano che la fotografia fu per Lewis Carroll soltanto un passatempo, uno svago. Ritengo invece che essa giocò un ruolo essenziale nella sua stessa esistenza. Già nel suo primo incontro la salutò come “la nuova meraviglia del mondo”. Fu uno dei primi a vedere in essa un mezzo espressivo degno di interesse. Una grande affinità legava del resto il suo universo, popolato di trabocchetti, di giochi di specchi, di magiche trasformazioni, a quello della fotografia. Carroll si trovava perfettamente a suo agio nello spazio irreale della camera oscura, dove i raggi luminosi, fissandosi, ricreano le apparenze fuggevoli e impalpabili della realtà. Rivelare le immagini latenti, captarle, fissarle per sempre e materializzarle: questo è il prodigio della fotografia, che lo folgorò e l’indusse a coltivarla, ad amarla. (Dallo scritto di Brassaï). Per il Carpentiere che rispolvera tecniche quasi dimenticate per arricchire il proprio bagaglio.

12. Karl Blossfeldt – The Complete Published Work, Hans Christian Adam. Pioniere della fotografia, il tedesco Karl Blossfeldt ha fotografato le piante così bene e in maniera così originale che la sua opera trascende lo stesso mezzo espressivo. In oltre 30 anni ha realizzato migliaia di scatti, rivelando un talento rigoroso in termini di forma, la cui precisione e dedizione fanno da ponte tra il mondo dell’arte iconografica del XIX e del XX secolo, introducendo una dimensione scultorea in una forma d’arte tipicamente bidimensionale. Composte con rigorosa eleganza su uno sfondo piatto di cartone, le immagini di Blossfeldt sfruttano la luce del nord per creare una dimensione plastica e non rivelano nulla dell’uomo, ma tutto di se stesse. Sono nature morte, amare affermazioni definitive sul loro soggetto, e sono sopravvissute grazie alle qualità tecniche e al fascino indelebile che esercitano su studenti e fotografi. Come il loro creatore, esercitano un effetto di silenziosa e persistente efficacia. Perché cercare l’attenzione e la cura del dettaglio, fa di un Carpentiere un artista oltre che un artigiano eccezionale.

 

TIPO #5: il Mozzo

Il Mozzo

Il Mozzo è solitamente quello che, all’interno di una nave, svolge i compiti più umili; il requisito minimo per assumere questo ruolo è, infatti, solo quello di aver compiuto i 16 anni di età.
Per certe cose, comunque, per quanto l’adolescenza di un sedicenne possa essere spesso un ostacolo ai lavori più disciplinati, ci vuole davvero una grande tenacia e un carattere di ferro, un po’ come fare le foto ai concerti più duri, in mezzo alle persone e ai musicisti più strani.
È il fotografo più punk che riesce a tirare fuori il massimo anche dalla situazioni più complesse – e lo fa in mezzo alla musica.

13. True Norwegian Black Metal, Peter Beste. Difficile per me non cadere in “sentimentalismi” parlando di quello che è uno dei miei libri (fotografici e non) preferiti. Il fotografo americano Peter Beste ha immortalato musicisti, fan e concerti nell’ambito del Black Metal norvegese, facendolo in modo completamente nuovo e senza precedenti; un risultato esteticamente incredibile, ma sempre coerente con le atmosfere più vere di queste situazioni. Non solo ritratti e “fotografia live”, ma anche un dialogo con la natura che ospita queste realtà. Per il mozzo legato agli dèi marini di vecchie religioni che non teme il freddo.

14. A.Live, Paolo Zauli. Un concerto rock è una lunga scarica di corrente che non annichilisce il corpo, ma lo rende più vivo. Questo vale per chi è sul palco, ma ancor di più per coloro che partecipano all’evento e più è perfetta la simbiosi che si crea fra artista e spettatore, più il flusso di energia si fa magnetico. Ci sono numerose strade “creative” per chi vuole mettere a nudo la propria anima, la musica è una delle più misteriose. Da dove arrivano tutti quei suoni ed una volta prodotti, dove vanno a finire?
C’è chi a queste vie accede direttamente con lo strumento, c’è chi vuole trattenere per sé e per altri solo un momento, ma deve essere quello perfetto e questo attimo può essere rappresentato solo da una fotografia. Perché la grana non va sempre eliminata, caro mozzo!

15. American Music, Annie Leibovitz. Cominciamo dalla fine, da quello che si può descrivere a parole.
Le dediche di Annie, i ringraziamenti, arrivano in fondo al libro, a pagina 263, quasi a non voler disturbare chi lo sfoglierà dall’inizio con le sue “parole” – meglio, per un fotografo, lasciar parlare prima le immagini. No? Così quando arrivi in fondo e hai ammirato la bellezza di ogni singolo scatto, sai che quei ringraziamenti sono davvero importanti; ultimo, fra tutti, quello alla compagna Susan Sontag, che chiude “American Music”, nella semplicità di un atto d’amore tanto profonda in quanto arriva alla fine.
Questo libro è arrivato fra le mie mani sotto forma di regalo di compleanno, impacchettato in un involucro color carta da zucchero con un bel nastro rosso l’anno scorso, e gli ho dedicato a questo libro un articolo intero, che puoi leggere qui. Per il mozzo che danza fra le onde con le signorine che incontra camminando fra le cabine.

 

TIPO #6: lo Steward di Bordo

Lo Steward

Lo Steward di bordo è una figura professionale di standard elevato poiché assomma le caratteristiche del personale di assistenza marittima con le cognizioni tecniche e comportamentali necessarie per la navigazione da diporto di livello superiore. È un po’ come dire che ha le caratteristiche necessarie per riuscire a gestire al meglio anche le richieste delle donne naviganti, affascinate dai suoi modi cortesi ma decisi :))
È il fotografo vicino al mondo femminile e lo indaga senza scadere nella superficialità che, a volte, può avere il nudo.

16. Francesca Woodman, Jennifer Blessing, Julia Bryan-Wilson, Corey Keller. “Fin da subito, Francesca Woodman dichiara nelle sue fotografie, e mai cesserà di ribadirlo, che a fondamento di ogni azione, di ogni immagine prodotta, di ogni pensiero attraverso le immagini espresso, non c’è niente altro che se stessa” (Marco Pierini). Un libro quasi materico che raccoglie il corpo e la mente di una delle più grandi fotografe (mi sbilancio, ma non posso farci niente) di sempre, che è stata in grado di unire ciò che stava dentro e ciò che stava fuori di lei, sulla sua pelle, in un connubio incredibilmente sensuale e, allo stesso tempo, inquietante. Per lo Steward con più esperienza che legge anche libri di psicologia.

17. Woman in the Mirror, Richard Avedon. Richard Avedon ha ridefinito il ritratto e la fashion photography del XX Secolo, introducendo scene di azione laddove si trovavano soltanto pose rigide. Ha portato le sue modelle fuori dagli studi e le ha fotografare all’interno di bar e casinò, fra elefanti e atleti circensi. Avedon ha sviluppato uno stile di ritratto apparentemente semplice, immortalando i suoi soggetti su sfondi bianchi senza aggiungere ulteriori dettagli che avrebbero distratto lo sguardo dal gesto, dal viso. Fra i soggetti che ha fotografato troviamo Marilyn Monroe, Anna Magnani, Suzy Parker, Tina Turner, Stephanie Seymour e tante altre. Per chi apprezza la bellezza cercandola anche nella precisione formale.

 

TIPO #7: il Comandante

Il Comandante

Come non includere il Comandante in questa carrellata? È colui che guida la nave e deve avere una grande conoscenza delle mansioni del personale; unisce tecnica e sapere per consentire una navigazione sicura e piacevole, senza perdere mai di vista i pannelli di controllo. Il suo lavoro richiede grande concentrazione, ma non lo dà a vedere. Per lui è tutto naturale.
È il fotografo che sa leggere le forme e le regole sotto la superficie dell’estetica più accentuata, e se ne lascia cullare.

18. Revue, Eugenio Recuenco. Il fotografo spagnolo Eugenio Recuenco è conosciuto per i suoi lavori nel campo della pubblicità e della moda. Il suo stile è piuttosto complesso e utilizza set elaborati fatti a mano con continui riferimenti alla storia dell’arte (il Rinascimento, Picasso ,Tamara de Lempicka solo per citarne alcuni). Questo è il primo libro che raccoglie i lavori di quello che è uno degli artisti dallo stile più inconfondibile ed acclamato dei nostri giorni. Per i Comandanti con uno spiccato senso dell’estetica.

19. Gregory Crewdson, 1985-2005. Tutte le fotografie migliori di Gregory Crewdson raccolte in un unico libro. La sua è una produzione fatta di storie condensate ad arte che hanno soprattutto a che fare con la penetrazione del mistero all’interno della normalità, creando atmosfere famigliari che, però, suscitano sentimenti ambivalenti: ci si chiede “Che cosa sta succedendo qui?”. Crewdson impiega luci elaborate, props di scena ed altri elementi all’interno dei suoi set, che sono sempre un riflesso della vita quotidiana in America con un’attenzione ossessiva al dettaglio. Perché ci sono Comandanti che si divertono anche nelle acque più impervie.

20. OWN, Erwin Olaf. La fotografia di Erwin Olaf visualizza implicitamente il non detto, il confine, ciò che non è facile documentare. Ha come marchio di fabbrica quello di affrontare le questioni sociali, i tabù e le convenzioni borghesi in modo altamente stilizzato, ma accattivante. Oltre ad un nuovo lavoro inedito, in questo volume presenta una panoramica di tutto il suo lavoro degli ultimi 25 anni, in un percorso fatto soprattutto di silenzi e di sguardi che si rivolgono altrove e, a volte, dentro la mente dello spettatore. Per il Comandante più raffinato, dalla camicia perfetta, che intrattiene conversazioni profonde con l’Ufficiale Superiore.

 

TIPO #8: il Cuoco di Bordo

Il Cuoco di Bordo

21. Bon Appétit – Ricette di frutta e verdura senza sprechi. Tante ricette originali per gustare tutte le parti dei prodotti della natura, ma non è per questo che te lo segnalo – sì, è anche per questo, ma… io non cucino!!! Se questo libro fa capolino dagli scaffali della mia libreria è per la bellezza delle sue foto e la ruvidità della carta – ammetto di avere questa passione. Perché il cuoco di bordo deve far spesso i conti con le provviste, ma senza dimenticare di creare piatti appetitosi.

22. Dispensa Magazine. Dispensa è la foodzine dedicata a tutti gli amanti del cibo e dell’universo che gli gira intorno. Dispensa è un giornale da collezionare, di carta (un genere alimentare anch’essa: è carta prodotta con gli scarti di frutta e noci), da leggere con calma, da sfogliare ascoltandone il fruscìo, fatto solo di storie (sì, avete visto bene, non ci sono pagine pubblicitarie, solo storie) raccontate con un registro doppio di parole e d’immagini, di Generi umani e di Generi alimentari, come recita la testata. Un progetto ambizioso e controcorrente che, nell’epoca del digitale, vuole recuperare, grazie alla bellezza tattile ed estetica di un prodotto editoriale antico, il tempo giusto da dedicare alle cose belle. Non potevo non consigliare Dispensa, perché è bella da vedere e da leggere. Per il cuoco che racconta storie mentre pela le patate.

 

TIPO #9: il Geek (in accezione più generica, “Nerd”)

Il Geek

No, non mi sono sbagliata 😀 Wikipedia ci dice che

Geek (pronuncia: /ɡiːk/) è un termine di origine anglosassone che indica una persona eccentrica o non collocabile nella massa, con una forte passione o esperienza nel campo tecnologico-digitale o in un altro speciale campo di interesse, che lo porta a essere percepito come troppo intellettuale.

Il Geek è presente ovunque, nella nave e fuori; lo riconosci perché utilizza tablet e smartphone contemporaneamente ed è sempre in cerca di nuovi saperi da apprendere per essere sempre aggiornato su tutto.
È il fotografo che divora eBook su eBook, studia la teoria ma solo per gestire meglio la pratica.

#1. Crea il tuo Portfolio Fotografico, Simone PolettiDa sempre il portfolio è considerato una sorta di “vetrina” nella quale il fotografo o il ritoccatore, attraverso una galleria delle immagini più belle, mostrano le proprie capacità e il proprio stile per convincere un potenziale cliente a sceglierli. Ma, come spesso accade, il portfolio è sempre stato ragionato in base ai gusti di chi lo crea e non in base alle esigenze vere di chi lo guarda e deve scegliere se “comprare” o meno i servizi del professionista che il portfolio rappresenta. Questo eBook è uno strumento che intende aiutare il fotografo/ritoccatore a parlare la stessa lingua dei suoi potenziali clienti, attraverso un portfolio efficace e potente, dalla scelta delle immagini all’impaginazione. Per il Geek che guarda dritto davanti a sé ai suoi obiettivi.

#2. Posologia, Simone Conti. Breviario visivo per il fotografo alla ricerca di idee in posa, per avere qualche spunto o un momento di confronto se si è degli appassionati di ritratto e ci si trova in difficoltà nel mettere in posa le persone. Circa 70 pagine con decine di pose commentate e fotografare, un piccolo breviario da avere sempre con sé! Dalla tecnologia al set con modelle e modelli.

#3. Dallo Scatto alla Stampa, Simone Poletti. Un piccolo vademecum molto utile per capire non solo come preparare i file per la stampa, ma anche per sapere come comportarsi nei confronti dello stampatore o del tecnico di laboratorio che gestisce le immagini. Tutti gli accorgimenti più utili per preparare al meglio le immagini per la stampa, sia che si tratti di realizzare degli esecutivi per una rivista, sia che si debba stampare con la InkJet o la stampante a sublimazione. Per il Geek che se la cava sia con i pixel digitali che… analogici.

 

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Ecco, questi sono i miei consigli che derivano da letture già affrontate e da altre che mi sono state consigliate a mia volta. Se anche tu hai dei libri da consigliare a me e agli altri lettori, scrivilo nei commenti!

P.S.: per semplicità di condivisione ho linkato i libri su Amazon, ma ci sono librerie (come la Pickwick di Bologna) dove puoi trovare gli stessi volumi con un risparmio ulteriore. E poi, diciamolo, andare in libreria è molto meglio, perché si cade più facilmente in tentazione 🙂

Fammi sapere se c’è qualcuno di questi libri che è già impacchettato e pronto alla consegna, oppure… buoni acquisti! 😉

Gloria

News ed Eventi
Photolux 2015, solo due giorni alla chiusura. Approfittane!

PHOTOLUX 2015, ULTIMI GIORNI!

11/12/2015
Gloria Soverini

Photolux 2015, solo due giorni alla chiusura. Approfittane!

Sta per concludersi l’edizione 2015 del Photolux, biennale internazionale di fotografia di Lucca, dal tema “Sacro e Profano”.
28 mostre tutte da vedere dislocate fra varie location della città, dallo splendido Palazzo Guinigi (dove ho apprezzato particolarmente le esposizioni di James Estrin e di Jordi Pizarro per l’intensità dei lavori), all’affascinante Villa Bottini (tutta per Witkin, con una parte dedicata alla mostra “Crimini Contro l’Umanità”), passando per la Chiesa dei Servi, spazio decisamente particolare che ospita l’esposizione dedicata al World Press Photo 2015 e la mostra di Charles Fréger, e Palazzo Ducale – che varrebbe la pena di essere visitato a prescindere, ma che segnalo soprattutto per la presenza delle foto di Aurelio Amendola, Kenro Izu e Rony Zakaria, in un percorso fatto di bianchi e neri classici, puliti, ma anche di atmosfere sospese e della grana migliore che ci si possa aspettare 🙂

Se non ci sei ancora stato, ti consiglio di recuperare e di organizzarti per gli ultimi due giorni di Festival: non capita di poter camminare in una città bella come Lucca e di imbattersi in così tanti lavori di altissima qualità che parlano al cuore in linguaggi diversi, pur seguendo lo stesso filo conduttore.

 

Chiesa dei Servi
Chiesa dei Servi

Chiesa dei Servi
Chiesa dei Servi

Chiesa dei Servi
Chiesa dei Servi

Villa Bottini
Villa Bottini

Villa Bottini
Villa Bottini

Villa Bottini
Villa Bottini

 

Non dimenticare che, oltre alle mostre, sono previste diverse attività nell’arco della giornata!
Ecco gli appuntamenti dell’ultimo weekend prima della chiusura:

1. Sabato 12 Dicembre

/ WORKSHOP – Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca- San Micheletto

Ore 9:00 – 17:00 – Towel Publishing e Marco Casino.
Ore 9:00 – 17:00 – Visual storytelling con Massimo Mastrorillo, in collaborazione con Leica Akademie Italia.

/ LEICA TALK

Ore 11:30 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Fotografia mobile con Giancarlo Beltrame.
Ore 15:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Immagine e rappresentazione della donna nei media. Nuovi modelli di riferimento con Lorella Zanardo, Paolo Iabichino e Isabella de Maddalena.
Ore 17:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Vincitori italiani World Press Photo 2015: Arianna Arcara (Cesura, per Andy Rocchelli), Fulvio Bugani, Turi Calafato, Paolo Marchetti, Michele Palazzi, Massimo Sestini, Gianfranco Tripodo e Paolo Verzone con Alessia Glaviano.

2. Domenica 13 Dicembre

/WORKSHOP – Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca- San Micheletto

Ore 9:00 – 17:00 – Towel Publishing con Marco Casino.
Ore 9:00 – 17:00 – Visual storytelling con Massimo Mastrorillo, in collaborazione con Leica Akademie Italia.

/ LEICA TALK

Ore 10:30 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Presentazione del libro “DÚO 04 Sobre la Frontera Sur” con l’autore Gianfranco Tripodo, fotografo vincitore World Press Photo 2015.

Ore 11:30 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
La fotografia non esiste con Efrem Raimondi, fotografo.

Ore 15:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
L’etica nella fotografia di viaggio: cosa sono e a cosa servono i workshop fotografici. Presentazione a cura di FotoImage, con Fulvio Bugani, fotografo vincitore World Press Photo 2015.

Ore 16:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Paolo Verzone, fotografo vincitore World Press Photo 2015.

Ore 17:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Presentazione del libro “Manicomi” (Contrasto) con l’autore Gianni Berengo Gardin, fotografo e la prof.ssa Isabella Tobino.

Per ulteriori informazioni, visita il sito del Photolux per consultare programmi ed orari delle mostre. Non fartelo scappare, sei ancora in tempo!

… Se, invece, sei fra quelli che hanno già visitato le mostre, cosa ti è piaciuto di più? Un po’ le mie preferenze si sono capite 😉
Ti aspetto per un confronto o per suggerire agli altri lettori su cosa concentrarsi maggiormente!

Gloria

Palazzo Guinigi
Palazzo Guinigi

Palazzo Guinigi
Palazzo Guinigi

Palazzo Guinigi
Palazzo Guinigi

Palazzo Ducale
Palazzo Ducale

Palazzo Ducale
Palazzo Ducale

Palazzo Ducale
Palazzo Ducale
News ed Eventi
Basta RAW! Reuters dixit

LA REUTERS VIETA L’USO DEL RAW

19/11/2015
Gloria Soverini

Basta RAW! Reuters dixit

Veto per i fotografi freelance della Reuters: non saranno più accettate foto originariamente scattate in formato RAW, ma solo JPEG con “piccoli aggiustamenti”.

L’annuncio è stato fatto ai fotografi freelance attraverso questa brevissima email inviata dall’editor della Reuters:

I’d like to pass on a note of request to our freelance contributors due to a worldwide policy change.. In future, please don’t send photos to Reuters that were processed from RAW or CR2 files. If you want to shoot raw images that’s fine, just take JPEGs at the same time. Only send us the photos that were originally JPEGs, with minimal processing (cropping, correcting levels, etc).

Insomma, utilizza pure il RAW, ma scatta contemporaneamente anche in JPEG ed inviaci la foto in questo formato.

Un portavoce della Reuters ha poi confermato l’introduzione di questa policy a PetaPixel, aggiungendo che la decisione è stata presa sia per questioni di etica che di velocità.

“Dal momento che giornalisti ricoprono il ruolo responsabile di testimoni oculari degli eventi, la Reuters Pictures deve riflettere la realtà. Se è vero che miriamo alla fotografia della più alta qualità estetica possibile, il nostro obiettivo non è comunque quello di interpretare artisticamente le notizie.”

Ripeto, se non fosse chiaro:
“Se è vero che miriamo alla fotografia della più alta qualità estetica possibile, il nostro obiettivo non è comunque quello di interpretare artisticamente le notizie”.

File JPEG creato da un RAW no, file JPEG nativo sì. Cosa ne pensi?

Jpeg nativo sì, ma non da RAW
Jpeg nativo sì, ma non da RAW

La Reuters prosegue dicendo che restringere al solo formato JPEG riduce anche il tempo che intercorre fra lo scatto e la consegna della foto al cliente.

“Anche la velocità è molto importante per noi. Abbiamo dunque chiesto ai nostri fotografi di saltare la parte di sviluppo in modo da consegnare le foto ai nostri clienti più velocemente.”

Dal momento che le foto in formato RAW permettono uno sviluppo decisamente più flessibile e di qualità rispetto al JPEG, in base alla nuova politica sembra che la Reuters evidenzi che sia più facile per i fotografi cadere in tentazione e sviluppare e post-produrre maggiormente, arrivando quindi ad una distorsione della realtà.

A questo punto mi chiedo: colpa del medium o del messaggero? Tu cosa ne dici?
Dimmi la tua! 😉

Gloria

PS: ringrazio Piermichele, ex allievo dell’Accademia di Postproduzione, per averci segnalato la notizia!

Tecnica Post-Produzione
Tips & Tricks: Aprire il diaframma con Photoshop!

APRIAMO IL DIAFRAMMA!!!

24/04/2015
Simone Poletti
6 commenti ]

Tips & Tricks: Aprire il diaframma con Photoshop!

Quante volte ti è capitato di pensare: “come vorrei avere un 50 f1.2 per scattare questa foto“, oppure: “come vorrei avere scattato con il diaframma più aperto“?

Lo sfondo sfocato creato da uno scatto a diaframma apertissimo, oltre ad essere esteticamente più piacevole, garantisce anche un maggiore isolamento del soggetto e aiuta a nascondere gli eventuali difetti dello sfondo.

Se però non hai un’ottica abbastanza performante in apertura del diaframma o se in fase di scatto non hai potuto aprire quanto avresti voluto (magari c’era troppa luce e non avevi con te i filtri ND)… a quel punto come fai?

La soluzione potrebbe essere Photoshop, ma il lavoro da fare non è così semplice ed elementare come potrebbe sembrare ad un primo sguardo.

Come faccio ad aumentare la sfocatura sullo sfondo in una fotografia, ottenendo un risultato realistico?

Come apro il diaframma con Photoshop?

Ho scelto uno scatto di food realizzato da Simone Conti perché presenta le caratteristiche che ci servono, senza essere troppo complesso.

Vorrei sfocare di più lo sfondo, in modo progressivo, staccando di più il piatto dal resto e togliendo attenzione a tovagliolo e prezzemolo.

 

Ecco l'immagine originale (©Simone Conti)
Ecco l’immagine originale (©Simone Conti)

LEGGI TUTTO >>

Tecnica Post-Produzione
Lettera ad un vecchio amico, nel giorno della sua festa.

CARO AMICO TI SCRIVO

21/02/2015
Simone Poletti

Lettera ad un vecchio amico, nel giorno della sua festa.

Ciao amico mio, ho deciso di scriverti, era tanto che non lo facevo e credo che sia il momento giusto per riprendere i contatti, anche in via epistolare.

Oggi è la tua festa, e quindi ti festeggio.

In realtà è stata un paio di giorni fa, ma io riesco a scriverti solo oggi e spero mi perdonerai.

Ho deciso di scriverti sul blog di FotografiaProfessionale.it, quindi non siamo soli. Questo solo per dire che, se ti sembro più freddo e compassato del solito, è solo perché non voglio metterti in imbarazzo davanti ad altri e non posso usare il nostro solito linguaggio 😉

Riprendo il filo, scusami, dicevo: oggi è la tua festa e quindi ti festeggio.

Ricordo quando ci siamo conosciuti (l’ho già raccontato su queste pagine), era una giornata di gennaio di tanti anni fa e ci presentò Pierluca, un amico comune.

Devo ammettere che in un primo momento non mi sei piaciuto, anzi, mi stavi proprio un po’ sulle balle (ecco vedi che non riesco a tenere un certo linguaggio…). Mi sei sembrato un tipo complicato, supponente e, diciamocelo, anche abbastanza inutile. Ma eravamo tutti e due piccoli, tu davvero giovanissimo, io avevo appena finito il militare, ero pieno di testosterone e volevo diventare il nuovo Norman Rockwell… quindi a cosa mi servivi tu? E come ti devo essere sembrato io? Inesperto e impacciato, goffo e presuntuoso.

Ma, volenti o nolenti, siamo stati costretti a vederci tutti i giorni per ore e ore, a strettissimo contatto. Quando si parla di lavoro cerco di essere professionale, e cercavo di esserlo già da allora: eri parte di un impegno che mi ero preso e quindi decisi che ti avrei conosciuto e che, anche se tu facevi lo scontroso, avremmo trovato il modo di andare d’accordo.

Non te l’ho mai detto, ma la realtà è che già il secondo giorno avevo capito che saremmo diventati amici. Al terzo giorno avevo ben chiaro che avresti potuto essere importante nella mia vita. Dopo una settimana era ovvio che non ci saremmo più lasciati.

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