Fotografia
Puoi essere un fotografo, ma sei un artista?

ROGER BALLEN

18/04/2016
Gloria Soverini
1 commento ]

Puoi essere un fotografo, ma sei un artista?

Se Platone potesse esprimere un’opinione su un qualunque fotografo, tanto per dire, lo definirebbe artigiano. Sì, anche se fosse MOLTO BRAVO.

Puoi pensare che Platone fosse una brutta persona leggendo il Simposio:

Il divino non si mescola con ciò che è umano, ma, grazie ai dèmoni, in qualche modo gli dèi entrano in rapporto con gli uomini, parlano loro, sia nella veglia che nel sonno. L’uomo che sa queste cose è vicino al potere dei dèmoni, mentre chi sa altre cose – chi possiede un’arte, o un mestiere manuale – resta un artigiano qualsiasi o un operaio.

Non ci sono storie: anche il fotografo più talentuoso resta comunque un artigiano.
“Ah, com’è bravo X, è un vero artista”, NON è un caso contemplato – a differenza di quanto si faccia oggi.
Domanda: essere molto bravi in qualcosa rende artisti? O, magari, dipende tutto dall’intenzione che sta dietro lo scatto?

A questo proposito, scomodo un personaggio dei giorni nostri – Platone può tornare al mondo delle Idee.
Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un articolo su PetaPixel dal titolo “You May Be A Photographer, But Are You An Artist?“, ovvero “Puoi essere un fotografo, ma sei un artista?”, in cui il fotografo Roger Ballen (ho parlato di lui in questo post dell’anno scorso) affronta proprio la differenza fra l’essere un fotografo e l’essere un artista.

Ho trovato il suo pensiero così interessante che ho voluto tradurre quell’articolo e affrontare la questione anche con chi, magari, di inglish ne mastica pochino 🙂
Eccolo qui di seguito:

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“Quando premi sul pulsante di scatto e fai una foto, sei un fotografo… ma sei un artista?”, chiede il fotografo Roger Ballen. “Come artista, uso la fotografia come un mezzo per esprimere la mia visione artistica“.

Nei 3 minuti di video che puoi guardare di seguito (è in inglese, questo non posso tradurlo :)), ndr), realizzato da COOPH, Ballen condivide 7 idee per aiutarti ad essere sia un fotografo che un artista.

Ballen è un rinomato fotografo americano che vive a Johannesburg, Sudafrica. Le sue foto vengono spesso definite “dark”, e lui stesso afferma che le sue immagini si riferiscono al “lato oscuro” dell’umanità.

 

 

 

Ecco un veloce riassunto delle 7 opinioni di Ballen:

 

1. Lo Scopo dell’Arte
“Perché alcuni lavori sopravvivono al tempo, mentre altri hanno vita breve? Se rifletti su questo, allora puoi essere un artista”

2. Ridefinisci il tuo Mondo
“Come definisci le cose? Se ridefinisci la tua comprensione delle parole, allora puoi essere un artista”

3. Relazioni Visive
“Quando impari a vedere forti, complesse relazioni viscerali oltre le parole, allora puoi essere un artista”

4. Ogni Visione è Unica
“Quando impari che ogni momento è cruciale, e che ogni foto non può essere ripetuta, allora puoi essere un artista”

5. Cerca Dentro di Te
“Devi viaggiare in profondità dentro di te per creare una buona foto”

6. Rompi gli Schemi
“Se riesci a lasciarti andare e a rompere gli schemi della tua mente, allora puoi essere un artista”

7. Affronta le tue Paure
“Confrontarti con le tue paure ti aiuterà sicuramente nei tuoi sforzi artistici”

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E tu, come ti definisci: sei un fotografo o un artista?
Insomma, SEI PLATONE O SEI BALLEN? 😀
La sfida è aperta!

Gloria

Fotografia
Perché i fotografi non consegnano i RAW: una guida per i tuoi clienti

PERCHé I FOTOGRAFI NON CONSEGNANO I FILE RAW AI CLIENTI?

11/02/2016
Gloria Soverini

Perché i fotografi non consegnano i RAW: una guida per i tuoi clienti

È un’idea che mi frulla in testa da un po’ di tempo: sempre più spesso, durante i nostri workshop di fotografia e post-produzione o nelle “chiacchierate” con le Balene dell’Accademia, uno dei temi su cui ci confrontiamo maggiormente non riguarda tanto questa o quella tecnica, la scelta di un obiettivo piuttosto che un altro, ma la GESTIONE DEI RAPPORTI CON IL CLIENTE.

Si tratta di un tasto dolente tanto per il professionista che ha appena avviato la propria attività, quanto del fotografo con esperienza decennale.
Perché?
Perché i tempi cambiano ed evolve anche la clientela: se una volta una persona poteva portare un rullino a sviluppare e ritirare le stampe senza colpo ferire, dal momento che ogni processo veniva demandato al fotografo, adesso ci si trova davanti ad un cliente più consapevole che chiede consigli su corpi macchina più performanti, che si diletta con una post-produzione base, che… chiede i file RAW del servizio che hai realizzato per il suo matrimonio.

COSA?!
Respiri e conti mentalmente: 1, 2, 3, 4, 5… 10.000…
Mentre cominci a sentire nella tua testa “O Fortuna” di Carl Orff e conti fino ad un numero improponibile, il cliente sta ancora aspettando che tu gli dica “sì”.

Solitamente, la risposta è “no”.
Ma ecco che appena il cliente si rassegna, sentendosi anche un po’ maltrattato per il rifiuto, ne arriva un altro che chiede la stessa cosa.
Ti è capitato?
A me puoi dirlo, non lo saprà nessuno (più o meno :D): ti sei sentito un po’ maltrattato anche tu, vero? Magari incompreso, perché sappiamo tutti perfettamente che il file RAW è grezzo, che è incompleto, che la foto finita ha bisogno di cure, di riduzione del disturbo e di tutti quei procedimenti che rendono una foto la TUA foto: trattamento colore, contrasto del dettaglio, effetti particolari.

Tutti lo sanno, dicevo… ma tutti chi?

Sei sicuro che il tuo cliente, abituato a sentir parlare solo di megapixel, di zoom ottici, di “filtri integrati”, nelle pubblicità o nei centri commerciali, sappia DAVVERO cos’è un RAW? 🙂
La frustrazione de “il tizio X mi ha chiesto anche la consegna dei RAW, ma secondo te…”, è come un cane che si morde la coda: tu ti senti un po’ offeso, il cliente non capisce perché rifiuti la richiesta, e ognuno resta a rimuginare.

Come fare?
Semplice: credo che il modo migliore per evitare domande come questa sia FARE INFORMAZIONE.

Scegliere e Sviluppare le Fotografie di Matrimonio videocorso gratuito

In FotografiaProfessionale facciamo formazione a fotografi e ritoccatori, ma sempre di più mi sono resa conto che in generale si dovrebbe pensare anche al cliente che a loro si rivolge, perché se è vero che il digitale ha reso la fotografia più famigliare, allo stesso tempo è necessario che ci sia la giusta confidenza e che certi argomenti vengano trattati in modo più approfondito. Insomma: a ognuno il suo!

Di seguito troverai 10 punti sul “Perché i fotografi non consegnano i RAW”, utili sia per te (perché possono darti uno spunto per una risposta articolata), ma soprattutto utili per i tuoi clienti, perché capiscano che rifiuti non perché vuoi tenere le foto per te, ma perché vuoi consegnare il miglior lavoro possibile.
Si tratta delle motivazioni che la fotografa Jessica Kobeissi ha condiviso in un video di qualche minuto, che ho pensato di tradurre per chi non mastica di inglese tanto quanto di fotografia 😉

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1. I file RAW non sono il prodotto finale
Come dice Simone Conti, è come andare in un ristorante e pretendere che il cuoco ti dia gli ingredienti e non il piatto finito 😉

2. I potenziali clienti vedono le foto finite nel tuo portfolio, non i RAW
Il tuo stile è il connubio perfetto fra come scatti le foto e come le post-produci

3. I RAW hanno bisogno di sviluppo e procedimenti specifici
Non lo sai ancora, ma tu NON vuoi fare sviluppo e post. Potresti iniziare a piangere

4. Potrebbero esserci editing e post senza il tuo consenso
È come dare a qualcuno la bozza di un tuo manoscritto e poi vedere il libro pubblicato con correzioni ed aggiunte fatte da terzi

5. A volte, la post è davvero necessaria
Correzione dei difetti e rimozione degli elementi indesiderati sono fra gli elementi che rendono le foto il risultato del lavoro di un professionista, e non il frutto del caso. La cura è sia durante lo scatto, che dopo 🙂

6. Molti clienti non sono contenti delle foto non postprodotte
“Se la post è fatta bene, sembra così naturale che non pensi che ci sia… ma c’è, fidati” 😉

7. Qualità più che quantità
Preferisci avere 150 foto bellissime, sviluppate e postprodotte con attenzione al dettaglio, o preferisci avere 2.000 foto non ritoccate, grezze, come se le avesse scattate tuo cugino?

8. Non ce l’ho con te. Parliamone
Non sto dicendo che non ti darò i file RAW perché non voglio che tu sia felice

9. Non voglio che venga giudicato il mio lavoro non finito
“Voglio assicurarmi che qualunque cosa vedano le persone, rappresenti il mio lavoro completo”

10. Perdita di potenziali clienti
La fotografia è un flusso che va dallo scatto alla post, e solo la foto “finita” lo rappresenta pienamente

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Posto che ci sono punti che non ritengo necessari condividere (ad esempio l’ultimo, non è un problema del tuo attuale cliente se rischi di perderne altri, è un TUO problema), sicuramente informare la persona che hai davanti, piuttosto che pretendere che immagini o capisca da sola argomenti che conosci perché fanno parte del tuo lavoro, è un buon modo per ritrovarsi a metà strada:
tu sarai tranquillo perché non dovrai “giustificarti”, il tuo cliente capirà che non può avere i file RAW perché si tratta di materiale incompleto e che ci tieni a dare il massimo consegnando fotografie scattate bene e postprodotte in modo professionale.

Ti è mai capitato di sentirti chiedere i RAW? Com’è andata a finire?
Ci sono altri motivi che, magari, hai utilizzato tu stesso e che non hai trovato nell’elenco?

Scrivilo in un commento, la tua esperienza potrebbe essere d’aiuto anche ad altri (o potrebbe essere d’aiuto a te per sentirti meno solo in questo mondo di persone che fanno domande che non vorresti sentire… 😉 )

Gloria

Tecnica Post-Produzione
Come fai ad ottenere un ritocco di qualità in Photoshop?

COSA CONTA DAVVERO?

08/01/2016
Simone Poletti
2 commenti ]

Come fai ad ottenere un ritocco di qualità in Photoshop?

«Il giorno in cui smetterai di imparare sarai come un’auto da corsa ferma in mezzo alla pista… in attesa di essere sorpassata da tutte le altre in arrivo».

 

Come fai ad ottenere immagini di qualità con il ritocco in Photoshop?
Detto che il 90% delle volte la risposta è sempre la stessa: “Fai grandi scatti, la post conta per il 10%, come si fa ad ottenere grandi risultati in quel 10% di post?

Secondo me ci sono 5 fattori che contano nel ritocco di un’immagine e hanno un peso diverso sul risultato finale… ecco un po’ di percentuali.

 

Come fai a fare post come X e a raggiungere i risultati di Y?

Sostituisci X e Y con il nome di due fotografi che ti piacciono e il gioco è fatto 😉

È una di quelle domande che io mi sento fare piuttosto spesso, forse quella più gettonata fra le email che mi arrivano ogni giorno.

È normale e credo anche giusto: tutti prendiamo ad esempio i fotografi e i ritoccatori migliori e cerchiamo di carpire i loro segreti: in fotografia contano luce e tecnica di scatto, creatività, costruzione dell’immagine, inquadratura ecc… E in post?
Detto che il 90% delle volte la risposta è sempre la stessa: “Fai grandi scatti, la post conta per il 10%, come si fa ad ottenere grandi risultati in quel 10% di post?

Cosa distingue davvero un ritoccatore di grande livello da uno scarso?

Secondo me ci sono 5 fattori che contano nel ritocco di un’immagine e hanno un peso diverso sul risultato finale… ecco un po’ di percentuali.

 

45% FORMAZIONE TECNICA

È fondamentale conoscere la tecnica: non puoi pensare di affrontare il ritocco a livello professionale se non hai studiato. E non si finisce mai di studiare.

Più diventi bravo e più cose da studiare ed imparare avrai, perché ogni nuova tecnica apre altri orizzonti da esplorare e altre possibilità. Comincia dalle basi di Lightroom, Capture One e Photoshop, senza dar per scontato nulla, e non fermarti mai: il giorno in cui smetterai di imparare sarai come un’auto da corsa ferma in mezzo alla pista… in attesa di essere sorpassata da tutte le altre in arrivo 😉

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Tecnica Post-Produzione
Tips & Tricks: Aprire il diaframma con Photoshop!

APRIAMO IL DIAFRAMMA!!!

24/04/2015
Simone Poletti
6 commenti ]

Tips & Tricks: Aprire il diaframma con Photoshop!

Quante volte ti è capitato di pensare: “come vorrei avere un 50 f1.2 per scattare questa foto“, oppure: “come vorrei avere scattato con il diaframma più aperto“?

Lo sfondo sfocato creato da uno scatto a diaframma apertissimo, oltre ad essere esteticamente più piacevole, garantisce anche un maggiore isolamento del soggetto e aiuta a nascondere gli eventuali difetti dello sfondo.

Se però non hai un’ottica abbastanza performante in apertura del diaframma o se in fase di scatto non hai potuto aprire quanto avresti voluto (magari c’era troppa luce e non avevi con te i filtri ND)… a quel punto come fai?

La soluzione potrebbe essere Photoshop, ma il lavoro da fare non è così semplice ed elementare come potrebbe sembrare ad un primo sguardo.

Come faccio ad aumentare la sfocatura sullo sfondo in una fotografia, ottenendo un risultato realistico?

Come apro il diaframma con Photoshop?

Ho scelto uno scatto di food realizzato da Simone Conti perché presenta le caratteristiche che ci servono, senza essere troppo complesso.

Vorrei sfocare di più lo sfondo, in modo progressivo, staccando di più il piatto dal resto e togliendo attenzione a tovagliolo e prezzemolo.

 

Ecco l'immagine originale (©Simone Conti)
Ecco l’immagine originale (©Simone Conti)

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Fotografia
Fortunatamente, il futuro è incerto!

DOVE STIAMO ANDANDO NON SERVONO STRADE

19/03/2015
Simone Poletti
7 commenti ]

Fortunatamente, il futuro è incerto!

Calma, calma, il mondo non sta per finire, non ci sono comete in arrivo e gli alieni non sono sbarcati sulla terra. Da quel che so, non è nemmeno in arrivo una crisi peggiore di quella che abbiamo già vissuto. Semplicemente, il futuro è incerto.

Mi capita, ormai da un po’, di sentire sempre più spesso colleghi ed amici lamentarsi della mancanza di certezze nel futuro. Forse la crisi economica (che ormai è presente da talmente tanto tempo da non essere più una “crisi” ma uno status), forse la mancanza di riferimenti, forse un retaggio culturale; non voglio entrare in discorsi troppo complessi e parlare di massimi sistemi, ma fatto sta che oggi l’incertezza e la paura dell’indeterminato la fanno da padroni.

Anche nella fotografia si respira la stessa aria: il cambiamento in atto e la mancanza di sicurezze (più che altro economiche) per chi fino a ieri aveva una posizione consolidata, hanno creato non pochi scompensi e paure.

Anche tu senti questo timore?

Anche tu senti questa mancanza di certezze come un problema ed un peso?

Beh, se è così, ti va di spiegarmi perché?

(prima di creare degli equivoci apro una parentesi: sia chiaro che non ho nessuna intenzione di sottostimare i problemi di chi perde il lavoro da un giorno all’altro o di chi si trova in difficoltà, il mio obiettivo è quello di analizzare lo stato d’animo e stimolare la discussione fra quelli che sono in una situazione relativamente “tranquilla” ma si sentono comunque vittime dell’incertezza, e chiudo la parentesi)

Ho fatto la stessa domanda ad amici e colleghi, qualcuno mi ha risposto: «Eh, non è facile fare progetti per il futuro quando non sai cosa ti aspetta».

Un altro: «Da un giorno all’altro le cose possono cambiare improvvisamente, come fai a stare tranquillo e ad essere positivo?»

Non voglio giudicare né tantomeno criticare questo atteggiamento e queste paure, credo che facciano parte dell’animo umano e che siano fortemente indotte da un comportamento dei media ai limiti dello schizofrenico.

Ma vorrei provare a farti cambiare punto di vista solo per un secondo, se me lo permetti.

Per provarci, ti faccio un’altra domanda: Se provi ad immaginare un futuro positivo, felice e sereno, di grandi successi e soddisfazioni, come immagini l’ambiente che ti circonda?

Vedi grandi spazi, paesaggi verdi e assolati, montagne, laghi e cascate, magari grandi stanze luminose con panorami mozzafiato. Oppure vedi un bunker, un piccolo luogo angusto dalle spesse mura di cemento e con le inferriate alle finestre?

Non so te, ma io mi ritrovo di più con la prima visione. Il mio “futuro felice” è fatto di grandi spazi e stanze luminose.

Spazi ambi e stanze luminose - © home-designing.com
Spazi ambi e stanze luminose – © home-designing.com

Forse perché abbiamo un corpo e un cervello fatti per camminare, esplorare, scoprire cose nuove ed evolvere costantemente. Abbiamo una mente che ama gli spazi aperti e le scoperte.

Bene, proprio per questo dico che, il futuro è fortunatamente incerto!

Prova a pensare ora ad un mondo nel quale tutto fosse fisso e immutabile: le posizioni sociali rimangono invariate, chi nasce ricco rimane ricco per sempre, chi nasce povero, povero rimane; chi nasce in una famiglia disagiata non potrà mai studiare e così via.

Non ti ricorda vagamente la società a caste chiuse degli Egizi che abbiamo studiato a scuola?

Se malauguratamente NON nascessi figlio del Faraone, ti piacerebbe? 😉

Beh, per fortuna non è così.

Per fortuna i ruoli e le caste non sono fissi e immutabili e, anche se richiede tantissimo impegno, chiunque può ottenere grandissimi risultati.

Riportandolo al mondo della fotografia (e della post), questo significa che chi non nasce da genitori fotografi (o ritoccatori) può comunque avere un grande successo, se ha talento e voglia di mettersi in gioco. Significa che chiunque può mettere in campo le proprie capacità e le proprie competenze e, soprattutto oggi, grazie al web, può avere un’esposizione globale pressoché gratuita.

Prova a pensare al mondo della fotografia di qualche anno fa: le macchine professionali costavano una follia, per diventare fotografo professionista dovevi avere amici o genitori facoltosi in grado di regalartene una, oppure dovevi impegnare mesi e mesi del tuo stipendio per acquistarla. Poi ti aspettavano chilometri e chilometri a piedi, in auto o in treno per mostrare le tue immagini ad un editor o a un fotografo che ti volesse prendere “a bottega“, spesso gratis o malpagato. La nostra visione della fotografia “di una volta” è filtrata dal modo romantico in cui vogliamo vedere questo mondo pionieristico e indubbiamente affascinante. Ma la realtà del 99% dei fotografi era fatta di sacrifici spesso inutili, stipendi da fame e rullini bruciati e inservibili a causa di acidi vecchi e laboratori con scarsa perizia.

Per fortuna il futuro è diverso da come lo immaginavamo! Per fortuna il futuro è incerto e non esistono dogmi o posizioni acquisite, dipende tutto da te!

Non servono strade dove stiamo andando, serve immaginazione, creatività, voglia di fare e di mettersi in gioco.

Dipende tutto da te. Non è bellissimo?

 

Accademia di PostProduzione di FotografiaProfessionale

 

 

 

Tecnica Post-Produzione
Lettera ad un vecchio amico, nel giorno della sua festa.

CARO AMICO TI SCRIVO

21/02/2015
Simone Poletti

Lettera ad un vecchio amico, nel giorno della sua festa.

Ciao amico mio, ho deciso di scriverti, era tanto che non lo facevo e credo che sia il momento giusto per riprendere i contatti, anche in via epistolare.

Oggi è la tua festa, e quindi ti festeggio.

In realtà è stata un paio di giorni fa, ma io riesco a scriverti solo oggi e spero mi perdonerai.

Ho deciso di scriverti sul blog di FotografiaProfessionale.it, quindi non siamo soli. Questo solo per dire che, se ti sembro più freddo e compassato del solito, è solo perché non voglio metterti in imbarazzo davanti ad altri e non posso usare il nostro solito linguaggio 😉

Riprendo il filo, scusami, dicevo: oggi è la tua festa e quindi ti festeggio.

Ricordo quando ci siamo conosciuti (l’ho già raccontato su queste pagine), era una giornata di gennaio di tanti anni fa e ci presentò Pierluca, un amico comune.

Devo ammettere che in un primo momento non mi sei piaciuto, anzi, mi stavi proprio un po’ sulle balle (ecco vedi che non riesco a tenere un certo linguaggio…). Mi sei sembrato un tipo complicato, supponente e, diciamocelo, anche abbastanza inutile. Ma eravamo tutti e due piccoli, tu davvero giovanissimo, io avevo appena finito il militare, ero pieno di testosterone e volevo diventare il nuovo Norman Rockwell… quindi a cosa mi servivi tu? E come ti devo essere sembrato io? Inesperto e impacciato, goffo e presuntuoso.

Ma, volenti o nolenti, siamo stati costretti a vederci tutti i giorni per ore e ore, a strettissimo contatto. Quando si parla di lavoro cerco di essere professionale, e cercavo di esserlo già da allora: eri parte di un impegno che mi ero preso e quindi decisi che ti avrei conosciuto e che, anche se tu facevi lo scontroso, avremmo trovato il modo di andare d’accordo.

Non te l’ho mai detto, ma la realtà è che già il secondo giorno avevo capito che saremmo diventati amici. Al terzo giorno avevo ben chiaro che avresti potuto essere importante nella mia vita. Dopo una settimana era ovvio che non ci saremmo più lasciati.

Fotografia
Lavorare nel mondo della Fotografia: il ritoccatore e… il fotografo.

UN’IMMAGINE DI ERIK JOHANSSON © DELL’AUTORE

15/02/2015
Simone Poletti
5 commenti ]

Lavorare nel mondo della Fotografia: il ritoccatore e… il fotografo.

Nelle scorse settimane ho iniziato un discorso che, con questo e con il prossimo post, porterò a conclusione: il mondo della fotografia ha subito, negli ultimi anni, un fortissimo cambiamento di cui tutti siamo testimoni. Siamo sicuri che questo cambiamento sia solo negativo, come molti sostengono? Io credo invece che il cambiamento porti con sé grandi opportunità e nuove strade, nuovi spazi professionali, come ho già scritto e argomentato nel primo post che puoi leggere qui.

Nel secondo articolo (che puoi leggere qui) ti ho spiegato come, secondo me, si possa trovare spazio come assistente digitale, un ruolo spesso sottovalutato ma molto ricercato e che richiede grande professionalità.

Oggi vorrei concludere il discorso parlandoti di due figure professionali molto interessanti e non così diverse fra loro come potrebbe sembrare, cioè la mia e la tua: il ritoccatore e il fotografo 🙂

Come come come? Ma non s’era detto che “il fotografo” è un ruolo sempre più difficile da svolgere e che lo spazio per i fotografi è difficile da trovare? Si, ma difficile non vuol dire impossibile, e seguendo una strategia ben impostata, io credo che un fotografo di talento possa avere successo, anche oggi. Lasciami qualche minuto e ti spiegherò come 😉

Ancora uno scatto creato da Erik Johannson

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Fotografia
Lavorare nel mondo della fotografia: l’Assistente Digitale

ASSISTENTE DIGITALE

04/02/2015
Simone Poletti

Lavorare nel mondo della fotografia: l’Assistente Digitale

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo che affronta un tema a mio modo di vedere fondamentale: il cambiamento come opportunità professionale, personale e di business.

L’articolo lo puoi leggere qui e credo che possa essere interessante anche per te, se vuoi lavorare nel mondo della fotografia e della postproduzione o se stai già lavorando nell’ambiente e magari ti trovi, come tanti, in difficoltà nel trovare il tuo spazio e la tua collocazione.

Non è semplice, soprattutto oggi, trovare un lavoro che ti appassioni e ti dia soddisfazione e, allo stesso tempo, ti possa garantire il giusto riconoscimento economico.

Ora, dando per scontato che la nostra passione più grande è legata al mondo della fotografia e a tutto ciò che ad esso ruota intorno, ho cercato di fare un’analisi della situazione e di trovare delle soluzioni. Sì, delle soluzioni, perché le chiacchiere, scusa la franchezza, contano veramente poco e rimanendo su Facebook a lamentarsi non si trovano né clienti e nemmeno posti di lavoro 😉

Il punto, come scrivevo anche nel precedente articolo, è rendersi conto che i cambiamenti non sono reversibili e che il cambiamento che c’è stato nel mercato della fotografia ha modificato per sempre le regole di accesso e di remunerazione.

Per usare una metafora semplice semplice: è come trovarsi davanti ad una grande porta che anni fa era spalancata, negli ultimi tempi era socchiusa e oggi è sprangata. Puoi continuare a tirare testate contro la porta e farti venire una fortissima emicrania, oppure guardarti intorno… potresti scoprire che ci sono decine di finestre o di altre porticine aperte, che aspettano solo te.

Se la porta sprangata è il ruolo di fotografo come veniva concepito qualche anno, le diverse porte e finestre aperto sono:

– nuove tipologie di fotografi, più organizzati e competenti su diversi aspetti della gestione delle immagini e del business fotografia

figure professionali che sono borderline fra il fotografo e altri ruoli, ad esempio gli assistenti, che iniziano occupandosi di una parte del servizio per poi crearsi delle opportunità come fotografi vero e proprio o specilizzandosi PROPRIO COME ASSISTENTI

Sul set sono necessarie diverse professionalità

Già, perché quella di assistente è una professione vera e propria con delle caratteristiche peculiari, delle competenze necessarie e addirittura delle agenzie specializzate.

Infatti l’avvento del digitale ha sì aumentato la concorrenza nel mondo della fotografia (e alzato DRASTICAMENTE il livello medio dei fotografi “dilettanti”), ma anche creato spazio per una serie di figure professionali che prima non esistevano. Una di queste è sicuramente quella dell’Assitente Digitale.

Chi e che ruolo svolge un ASSISTENTE DIGITALE?

L’Assistente Digitale è un professionista che riunisce in sé una serie di caratteristiche tipiche del fotografo ed altre tipiche del ritoccatore: si occupa infatti della gestione delle attrezzature digitali e del controllo della qualità dell’immagine, lasciando così al fotografo la possibilità di concentrarsi COMPLETAMENTE sull’inquadratura e sul rapporto con il soggetto.

L’Assistente Digitale conosce le fotocamere più diffuse e i dorsi digitali più utilizzati in modo da essere un valido supporto per il fotografo. Se per uno shooting si sceglie di noleggiare un nuovissimo dorso digitale Phase One o l’ultima Hasselbald, dovrà essere l’Assistente Digitale a documentarsi sulle principali caratteristiche e sul funzionamento della fotocamera, in modo da rendere più semplice il lavoro del fotografo e da garantire risposte competenti e supporto qualificato in caso di problemi tecnici.

L’Assistente Digitale prepara la macchina e le schede di memoria per lo shooting e controlla che le batterie siano cariche, le ottiche in perfetto stato e il sistema di trasmissione da macchina a computer (se si lavora in acquisizione diretta) sia funzionante e performante. La cosa più fastidiosa che possa succedere sul set di uno shooting è perdere tempo perché il sistema digitale non funziona o è lento in fase di trasmissione dati.

L’Assistente Digitale deve essere il primo responsabile e consapevole della situazione, in modo da poter apportare i dovuti correttivi o suggerire al fotografo la giusta strategia operativa da seguire. Per questo il lavoro dell’assistente digitale comincia qualche giorno prima dello scatto, quando inizia a studiare l’attrezzatura che dovrà utilizzare e prepara le eventuali contromosse.

La “borsa” dell’assistente digitale è composta dall’attrezzatura A, dal piano B nel caso l’attrezzatura A dia problemi, dal piano C nel caso A e B non funzionino, dal piano D ecc… 🙂

Il vero valore aggiunto dell’Assistente Digitale entra in gioco al momento dello scatto. Grazie a sistemi per lo scatto in acquisizione diretta come Capture One di Phase One (giuro che non faccio pubblicità, è solo il più utilizzato dai professionisti con i quali ho avuto modo di lavorare), mentre il fotografo scatta, l’assistente può controllare, in tempo pressochè reale, tutte le caratteristiche dello scatto. L’Assistente Digitale è responsabile del controllo dell’esposizione, della messa a fuoco e di eventuali possibili problemi.

Sul set fotografo e assistente si interfacciano di continuo e fanno un briefing MOLTO PRECISO prima ancora di iniziare a scattare: in questa fase il fotografo potrà spiegare all’assistente che tipo di scatti ha intenzione di realizzare, se vuole l’esposizione in high-key o in low-key, così che l’assistente possa apportare i dovuti correttivi e dare indicazioni durante lo shooting. Non è raro sentire, durante un servizio, assistenti digitali che indicano al fotografo di “alzare di uno stop” o di “chiudere un po’ il diaframma” perché la messa a fuoco rischia di dare problemi. Se si scatta con Hasselblad e un tessuto crea problemi di moirée, deve essere l’assistente digitale ad accorgersene e deve essere lui (o lei) ad alzare la mano e a suggerire l’uso di un corpo macchina con filtro antialias più adatto per quello scatto.

Il ruolo dell’Assistente Digitale non è non può essere semplicemente quello di un manichino che monta l’attrezzatura, il computer e se ne sta lì a guardare le foto che arrivano! DEVE essere un vero partner per il fotografo ed è, come dicevo all’inizio, una figura professionale fondamentale per la riuscita di un servizio.

L’Assistente Digitale è anche responsabile delle immagini scattate: non solo “cambia le schede” e scarica i file sul computer, ma divide gli scatti in cartelle secondo il sistema concordato con il fotografo ed effettua il back-up di tutti gli scatti. Non è un lavoro semplice, anzi! Serve professionalità, velocità e competenza operativa perché gran parte dei momenti fondamentali passano fra le mani dell’Assistente Digitale.

Il set di uno scatto di Annie Leibovitz per Lavazza @ degli autori

E non finisce qui!

L’Assistente Digitale concorda con il fotografo (ed eventualmente con il cliente) l’aspetto e l’atmosfera delle fotografie e lavora le immagini in sviluppo per realizzare una prima “bozza” degli scatti finiti. È una sorta di galleria Polaroid che l’assistente realizza con gli scatti scelti per ogni situazione, per dare al cliente (o al fotografo) un’idea più chiara e immediata del risultato finale del lavoro. Se le immagini scattate devono essere inserite in un fotomontaggio o in una gabbia grafica, l’Assistente Digitale realizza un pre-montaggio o un pre-inserimento nella gabbia grafica. Questo sviluppo e questa preview devono essere realizzate in pochi minuti, sul set, senza rallentare il lavoro e senza perdere di vista tutti gli altri aspetti.

Ho svolto il ruolo di Assistente Digitale decine di volte, l’ultima qualche settimana fa, sul set di uno scatto automotive: dovevo assistere il fotografo (Simone Conti), fare una rapida post degli scatti e scontornare velocemente l’auto per montarla in una serie di scatti ambientati. Questo lavoro era importantissimo perché dovevamo essere assolutamente certi che l’inclinazione e la prospettiva degli scatti fosse corretta.

Insomma, chi fino ad ora ha pensato che il ruolo di Assistente Digitale fosse, in fondo, un ripiego rispetto alla professione di fotografo o a quelle di assistente “classico”, credo abbia sottovalutato la professionalità e le capacità richieste. Conosco fotografi che, pur avendo grandissimo talento nel loro mestiere, sarebbero letteralmente persi senza il loro esperto assistente digitale, chiedete a loro se l’assistente digitale è davvero un ruolo marginale 😉

Non è raro vedere Gianluca (uno degli assistenti digitali di maggior talento che conosco e anche un eccellente fotografo) SCEGLIERE le foto al posto del fotografo. Scena vista più volte sul set: l’Assistente Digitale scorre le foto e mette le “flag” sugli scatti scegli, il fotografo è dietro di lui, in silenzio. Ogni tanto (di rado) l’assistente si gira e lo guarda, in dubbio se “tenere” o meno uno scatto, il fotografo risponde solo “si” o “no“. In tutto questo c’è di fondo un rapporto di grandissima fiducia e stima reciproca.

Ora rimane l’ultimo punto: come fare per diventare un Assistente Digitale di talento e con le giuste competenze?

Beh, la risposta è semplice: studiare, prepararsi con attenzione, costruire il proprio profilo professionale con grande cura e dedizione e mettersi a disposizione dei fotografi, delle agenzie specializzate e degli studi, facendo in modo che tutti lo sappiano!

Come? Puoi sicuramente iniziare dai nostri video-corsi, ma stiamo preparando una sorpresa davvero interessante per darti una mano a trovre nuove strade nel mondo della fotografia professionale 😉

Per ora è top-secret, ma non dovrai aspettare tanto…

A presto e buon lavoro!

Simone Poletti

Accademia di PostProduzione di FotografiaProfessionale

Fotografia
Lavorare nel mondo della fotografia: un cambio di prospettiva

SUL SET NON C’è SOLO IL FOTOGRAFO

18/01/2015
Simone Poletti

Lavorare nel mondo della fotografia: un cambio di prospettiva

Ieri ho ricevuto un’email da un iscritto a FotografiaProfessionale.

Gli avevo scritto, come a tutti, per annunciare i due workshop che terremo a Milano il 31 gennaio e il 1 Febbraio sulle basi della fotografia digitale e su Lightroom.

Mi ha risposto che non era interessato perché “La fotografia come professione è morta“.

Quella risposta mi ha ronzato in testa per tutta la serata e ammetto che mi ha piuttosto infastidito. Non tanto per il disinteresse nei confronti dei nostri workshop, non è un problema, i workshop sono fatti per chi è interessato a migliorarsi e ad imparare cose nuove, e non tutti, in tutti i campi, lo sono.

Mi ha infastidito leggere quella risposta perché presuppone sicuramente frustrazione per un lavoro che, evidentemente, non sta andando benissimo, ma soprattutto una buona dose di supponenza, perché si dà per scontato che le cose vadano male per tutti e che la colpa sia del mercato o, comunque, degli altri…

Personalmente non sono d’accordo, ma questo conta poco. Forse un po’ di più conta l’esperienza e gli esempi che posso portare di fotografi che oggi, con la crisi, la recessione, le catastrofi, gli ufo, il digitale, Photoshop e anche nonostante Simone Poletti e i suoi corsi, riescono ad aprire un’attività e ad avere un grande successo.

Non ti voglio raccontar cazzate (scusa il termine), so benissimo che le cose sono più difficili di una volta e lo provo ogni singolo giorno sulla mia pelle: sono socio di un’agenzia di comunicazione e PRIMA dei fotografi (le foto servono) vengono tagliate le spese in comunicazione. Quindi ho ben presente cosa voglia dire “portare a casa la pagnotta” e credo che molti fotografi abbiano esperienze da raccontare rispetto alla difficoltà di rapportarsi col mercato. Immagino che anche tu avrai la tua bella raccolta di aneddoti (poco) simpatici, vero? 😉

Shooting in spiaggia per un catalogo Moda Bambino

Ok, le cose sono più difficili, il mercato è più complesso, ci sono molti più fotografi in giro… ma è tutto qui? Davvero non ci sono altre opportunità per lavorare nel mondo della fotografia? LEGGI TUTTO >>

News ed Eventi
Arriva il 2015: sarà un anno di grandi fotografie e di grandi corsi

ALCUNI PARTECIPANTI ALL’EDIZIONE 2014 DEL WORKSHOP “FOTOGRAFARE IL PAESAGGIO”

30/12/2014
Simone Poletti
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Arriva il 2015: sarà un anno di grandi fotografie e di grandi corsi

Ogni anno a Dicembre, come credo tutte le persone e tutte le aziende del mondo, anche io e il team di FotografiaProfessionale ci ritroviamo per fare un bilancio e per stabilire gli obiettivi e i programmi per l’anno successivo. In realtà, anche se i bilanci si fanno effettivamente a fine anno, già da parecchi mesi stiamo lavorando al programma dei workshop e dei corsi del 2015, e ad una grandissima novità di cui non posso ancora parlare e che ti svelerò solo fra qualche settimana 😉

Partiamo dai bilanci: io, Simone Conti, Gloria, Andrea e Paola ci siamo seduti intorno ad un tavolo e abbiamo analizzato non solo i numeri, ma tutte le esperienze del 2014, così da capire dove dobbiamo ancora migliorare e cosa possiamo fare per rendere la tua esperienza e quella degli utenti di FotografiaProfessionale ancora più positiva e soddisfacente.

Il 2014 è stato un anno per noi incredibile: ci siamo affermati come la prima realtà italiana nel campo della formazione per la fotografia e la post-produzione con oltre 40.000 utenti iscritti al sito, oltre 107.000 sulla pagina Facebook, almeno 120.000 video-corsi erogati (da quando teniamo il conto, quindi sono molti di più…), 215 partecipanti ai workshop dal vivo del 2014 e quasi 400 ai 2 seminari durante il weekend inaugurale Fotografia Europea.

Una delle Aule di Flash My Life

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