Interviste
La visual engineering di Steve Giralt

STEVE GIRALT

30/04/2019
Francesca Pone

La visual engineering di Steve Giralt

Il mondo della comunicazione si sta evolvendo e, con esso, anche le tecnologie e i processi stanno cambiando. Il tempo ha dato vita a nuove tecnologie che sono entrate, sempre più, a far parte della nostra vita: parliamo dei bracci robotici sì, ma non solo.

Steve Giralt, visual engineer, ha sfruttato questi nuovi processi per ripensare e ricreare gli schemi della fotografia e del video: dall’incontro fra ingegneria e fotografia sono nati contenuti mai visti, dinamici ed unici e Steve ha lasciato campo libero alla propria creatività creando nuovi modi di vedere il quotidiano.

Così sono volata dall’altra parte dell’oceano (solo con la testa, purtroppo) e ho fatto qualche domanda a Giralt e al suo modo tutto innovativo di dedicarsi alla fotografia.

 

 

Steve Giralt
Steve Giralt

 

FP: Raccontati: chi è Steve Giralt?

SG: Nato da subito come fotografo, sono diventato poi un regista ed infine mi sono affermato come visual engineer.

Sono originario di Miami, ma poi ho lasciato la città per studiare fotografia pubblicitaria al college, presso il Rochester Institute of Technology di New York.

 

FP: Quando e come è cominciata la tua professione da fotografo?

SG: Faccio parte della prima generazione di cubani-statunitensi di Miami. Ho avuto per la prima volta tra le mani una macchina fotografica al liceo, quando realizzavo qualche scatto durante gli eventi sportivi scolastici. Ho apprezzato il poter acquisire competenze in camera oscura e mi sono innamorato della magia della fotografia.

 

 

Dopo il liceo ho trovato lavoro come fotografo per realizzare ritratti per gli annuari scolastici, ma poco dopo ho lasciato per poter studiare fotografia a New York.

Così, concluso il college, mi sono trasferito di nuovo per poter affiancare altri fotografi ed iniziare a realizzare shooting per alcuni magazine. Pochi anni dopo, ho iniziato a dedicarmi alla fotografia di prodotto e ho avviato il mio primo studio a Manhattan: con il passare del tempo, ho cominciato a fotografare sempre di più, ad ottenere commissioni sempre più importanti e a realizzare grandi lavori pubblicitari. Sono davvero innamorato del lavoro che faccio: trovo affascinante il dover risolvere problemi.

 

FP: Da chi hai tratto ispirazione per realizzare i tuoi lavori e creare questo stile unico? Quali sono le tue icone di riferimento?

SG: Mi sono sempre ispirato più ai film che ad altri fotografi: quando guardo dei film, ne esco sempre ricco di tante nuove idee da poter realizzare nei miei scatti. Penso a Stephen Spielberg, a Tony Scott, ai fratelli Coen, Peter Jackson, Quentin Tarantino e molti altri.

 

FP: Ho visto che realizzi sia fotografie che video commerciali. Credi che foto e video siano due campi distinti o dipendenti l’uno dall’altro?

SG: Penso che la linea sottile che prima separava fotografia e video, in realtà, ora sia scomparsa completamente. Per me sono un’unica cosa: spesso io penso ad una storia per poterla prima raccontare con il video e poi anche con la fotografia.

 

FP: Che formazione hai seguito per arrivare ad essere chi sei oggi?

SG: Dopo aver studiato fotografia pubblicitaria, ho seguito e seguo tutt’ora alcuni corsi che sono stati di grande influenza per permettermi di fare il lavoro che faccio oggi. Ho partecipato a corsi di saldatura, di lavorazione del legno, realizzazione di circuiti elettronici e alimentatori; poi ho appreso come utilizzare software come Arduino e Maya e tanto altro.

Ho utilizzato tutte queste nozioni acquisite assieme alle mie conoscenze di fotografia per raccontare le storie che racconto oggi.

 

 

FP: Da dove nasce la definizione “Visual Engineering” e cosa significa?

SG: “Visual Engineering” descrive per me il lavoro che faccio e amo svolgere bene. Ho combinato insieme tecnologie ingegneristiche con tradizionali tecniche di fotografia e di video making per raccontare storie.

Penso che la storia che creiamo e come progettiamo uno strumento o un metodo abbiano una grande rilevanza nel modo in cui raccontiamo. Raramente utilizzo gli stessi strumenti e metodi due volte, cerco di innovare costantemente il modo in cui fotografiamo i diversi soggetti; questo vale sia per i miei progetti personali che per i lavori che ci commissionano.

 

FP: Che valore aggiunto dà l’applicazione dell’ingegneria agli effetti speciali che utilizzi in fotografia e video? Da dove nasce quest’idea?

SG: L’applicazione di nozioni ingegneristiche ci permette di catturare effetti visivi e punti di vista che non si sono mai potuti vedere prima. Ci permette anche di ottenere scatti più proficui dato che si commettono meno “errori umani” quando i robot fanno la parte più grossa del lavoro.

 

FP: Cosa significa dover lavorare con dei bracci robotici? Come ti trovi a lavorare con loro e quali funzioni hanno sul set?

SG: Amo i robot e nel mio studio utilizzo alcuni bracci robotici come miei fedeli assistenti: il braccio Bolt lo utilizzo per i movimenti di camera ad alta velocità, mentre gli altri due sono impiegati per muovere le luci o per realizzare movimenti in cui è necessaria tanta precisione. I bracci robotici mi permettono di avere tanta precisione e controllo sul set: io li programmo e loro fanno esattamente quello che chiedo loro di fare.

 

 

 

FP: Cosa c’è dietro la realizzazione di uno scatto fatto con l’aiuto di un braccio robotico? Sul set lavorano con te altre persone?

SG: In base alla tipologia di lavoro che c’è da fare, utilizzo i bracci robotici oppure vengo affiancato solo dal mio team. Ci sono lavori per i quali non utilizzo alcun robot e tutto quello che si vede è realizzato da persone in carne ed ossa: dipende tutto da qual è la storia che stiamo cercando di raccontare.

Sul set comunque ci sono sempre i ragazzi del mio team ad assistermi, non importa quanti robot ci siano.

 

FP: Molte delle tue foto presentano esplosioni di colori, di liquidi, fiamme. Come gestisci tutto questo su un set? Realizzi tutto con l’ausilio dei bracci robotici?

SG: Di solito per queste cose non utilizziamo i robot, ma utilizziamo strumenti realizzati appositamente per l’occasione e l’effetto che desideriamo ottenere. I bracci robotici ci sono di notevole supporto, invece, quando dobbiamo utilizzare fuoco e fiamme: in questi casi la sicurezza delle persone sul set è molto importante.

 

FP: Ti occupi personalmente dello styling del set o hai delle figure apposite che lo fanno per te? Come studi la preparazione di un set?

SG: Sul set, al mio fianco, c’è sempre una grande varietà di stylist: food stylist, prop stylist, costruttori di scenografie. Lavoriamo in stretta collaborazione per essere certi che i risultati finali siano perfettamente quelli desiderati e ipotizzati durante la fase di creazione dello scatto.

 

 

 

FP: Qual è il tuo rapporto con la post-produzione? Te ne occupi personalmente?

SG: Mi occupo personalmente della post-produzione del materiale che condivido sul mio profilo Instagram, ma per tutti i lavori che realizziamo commissioniamo la post-produzione a professionisti del settore: dobbiamo essere sicuri che quello che abbiamo immortalato sul set diventi una fantastica storia da “leggere” sullo schermo. La post-produzione è molto importante per fornire agli scatti un valore aggiunto.

 

FP: Che consigli daresti a chi vuole iniziare ad osare e ottenere questi effetti nella fotografia e nel video?

SG: Prima di tutto, bisogna essere sicuri di star utilizzando gli effetti speciali giusti per ottenere il risultato tanto sperato. Anche gli effetti devono essere in grado di aggiungere valore alla storia che stai cercando di raccontare. All’inizio bisogna acquisire dimestichezza con gli effetti speciali più semplici, poi man mano si possono complicare i giochi. Se quel che stiamo realizzando è pericoloso, bisogna essere ancora più attenti per evitare che nessuno si faccia del male sui set.

 

FP: C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dirmi di te?

SG: Una cosa davvero unica del mio lavoro è che spesso costruisco io stesso le luci che utilizzo sul set: lavoriamo spesso con l’high speed camera Phantom ad alti frame rates e questo richiede grandi quantità di luce senza sfarfallii.

Principalmente mi definisco uno storyteller ed un regista; spesso le persone pensano che io trascorra il mio tempo a realizzare tutte le tecnologie e gli strumenti del set, ma in realtà ho una persona che lavora per me e che fa la maggior parte del lavoro. Io do vita ai concetti principali delle storie che stiamo per raccontare e propongo le tecnologie che dovremmo realizzare per rendere quelle storie realtà, ma raramente sono quello che costruisce tutto.

 

FP: Grazie mille Steve per la tua intervista, a presto!

 

Puoi scoprire l’arte di Steve Giralt sui suoi canali social:

Sito web

Instagram

Youtube

Vimeo

 

Francesca

Interviste
Datemi un palco e vi dirò chi sono: intervista a Dustin Rabin

BILLY TALENT, AIR CANADA CENTRE, 2/2/2007 © DUSTIN RABIN

22/12/2014
Gloria Soverini
2 commenti ]

Datemi un palco e vi dirò chi sono: intervista a Dustin Rabin

Qual è il tuo genere fotografico preferito, la tua passione più grande, il campo che ti infervora maggiormente e che ti fa desiderare di avere sempre la macchina fotografica a portata di mano?

Il mio è la fotografia live, senza ombra di dubbio!
Quando non faccio foto ai concerti, allora cerco su internet le gallery dei fotografi professionisti in campo musicale e sogno ad occhi aperti.
Sapendo di questa mia grande passione, spesso ricevo delle email con link a siti del genere da Simone Poletti e Simone Conti, come piccoli regali che mi vengono recapitati di tanto in tanto – qui in ufficio è sempre Natale, insomma, anche quando non si scartano i pacchi 😉

È così che sono capitata sul sito di Dustin Rabin – in realtà, mi è stato suggerito anche perché ha fotografato una delle mie band preferite, i Queens of the Stone Age; oltre che fotografa, sono soprattutto una patita di musica 🙂
Dustin ha un’incredibile capacità di adattarsi alle diverse situazioni e di offrire un immaginario visivo mai uguale a se stesso; ogni sua foto, pur mantenendo un filo conduttore con tutte le altre, vive di vita propria e rispecchia in maniera perfetta il momento in cui è stata scattata, le energie delle persone ritratte, le atmosfere che si respiravano al momento del click.

Questo è ciò che mi ha colpito del suo lavoro; ecco perché invito anche te a visitare il suo sito, ricco di immagini di concerti, backstage e ritratti di musicisti – alla fine dell’intervista troverai il link.
Mi auguro che Dustin Rabin ti piaccia tanto quanto è piaciuto a me!
Ora è venuto il momento di lasciarti alle sue parole 🙂

FP: Ciao Dustin, benvenuto su FotografiaProfessionale!
Quando hai cominciato a fotografare?

DR: Grazie a mio padre ho avuto a che fare con le macchine fotografiche per la maggior parte della mia vita. È lui che mi ha insegnato le basi della fotografia (diaframma, tempi di scatto, iso) quando ero molto giovane e ho giocato con cose come la profondità di campo e il mosso usando la Minolta di mia madre.

FP: Hai mai partecipato a corsi di fotografia, preso lezioni o altro, oltre che da tuo padre? 🙂

DR: Ho partecipato ad un corso di comunicazione di 2 anni che includeva un semestre di fotografia in bianco e nero, che insegnava sia le basi che lo sviluppo e la stampa in bianco e nero. Sono molto contento di aver fatto esperienza stampando le mie foto in camera oscura, per il resto conoscevo già gli argomenti trattati.

FP: Il tuo centro d’interesse riguarda soprattutto la fotografia live. Quando e perché hai cominciato ad esserne attratto?

DR: Al college intervistavo le band per la nostra radio e a volte le interviste venivano stampate nel giornale della scuola. Una volta mi è stato dato un pass foto per scattare ad un concerto, e quello è stato per me l’inizio di una nuova vita.

Dave Grohl - Foo Fighters © Dustin Rabin
Dave Grohl – Foo Fighters © Dustin Rabin

LEGGI TUTTO >>

Interviste
Un fotografo versatile dall’animo rock: intervista a Stefano Pedretti

BAKE OFF ITALIA © STEFANO PEDRETTI

18/11/2014
Gloria Soverini
1 commento ]

Un fotografo versatile dall’animo rock: intervista a Stefano Pedretti

Com’era già successo in occasione di una precedente intervista, quando Simone Conti mi aveva suggerito il nome di Jee Young Lee, anche in questo caso il nome del fotografo oggetto delle mie domande mi è stato suggerito, questa volta da Simone Poletti.
“Vieni un attimo di qua”, dice dal suo ufficio, e mi mostra i ritratti che Stefano ha realizzato per l’ultima edizione di “Bake Off Italia”: colpita nel profondo (ammetto di essere un’accanita fan del programma) ed impressionata da tutti gli altri lavori e dai numerosi progetti paralleli, capisco che ho davanti il prossimo intervistato di FotografiaProfessionale 🙂

I ritratti ufficiali di Bake Off Italia © Stefano Pedretti
I ritratti ufficiali di Bake Off Italia © Stefano Pedretti

FP: Ciao Stefano, benvenuto su FotografiaProfessionale!
Quando è nata la passione per la fotografia? Hai mai partecipato a corsi, preso lezioni, o sei completamente autodidatta?

SP: Sono autodidatta, come in tutto quello che mi è capitato di fare.
Per quanto riguarda la fotografia venivo da quasi 10 anni di art direction per cui non è stato un iniziare da zero.
Passione per la fotografia non so, ho sicuramente la passione per l’immagine e la macchina fotografica è uno strumento, al pari di una matita, ma la matita non la so usare. LEGGI TUTTO >>

Interviste
Nel blu, dipinto di blu!!!

UNO SGUARDO SUL GOLFO

01/12/2011
Ingrid Iotova

Nel blu, dipinto di blu!!!

Oggi vorrei presentavi un fotografo, amico di FotografiaProfessionale, decisamente speciale… speciale per due motivi:

Il primo: National Geographic Italia ha premiato con il secondo posto una delle sue foto, nell’ambito del concorso fotografico Nat Geo Italia, che ogni anno viene indetto dalla notissima testata. Quest’anno sono 14mila le foto pervenute, e Pasquale si è guadagnato con una delle sue fotografie il secondo posto nella categoria “Natura”, una delle quattro in cui è suddiviso il concorso.

Il secondo: le sue foto sono molto speciali… eh già, Pasquale, come buona norma per il fotografo paesaggista, fa davvero tanta fatica per scattare le sue foto e per farlo si avvale di attrezzatura appositamente dedicata.

Curiosi?

Facciamoci dire da Pasquale Vassallo, come e dove scatta le sue foto.

FP: Ciao Pasquale, benvenuto su FotografiaProfessionale. Da quanto tempo scatti, e qual’è la tua location preferita?

Pasquale: Ciao a tutti gli amici di FotografiaProfessionale.

Ho iniziato molto presto a scattare… sott’acqua… con una Nikonos III , per poi passare ad acquistare i primi  scafandri con varie macchine fotografiche (Nikon F 90,F100), fino ad arrivare ad oggi nell’era del digitale con la Canon 5d MarkII.

La stragrande maggioranza dei miei scatti sono effettuati nel mediterraneo e in particolare nel golfo di Napoli. La passione e la ricerca di organismi marini diversi mi ha portato a viaggiare tanto e a conoscere luoghi lontani (Indonesia, Malesia, Filippine, Papua, SudAfrica…).

Ma, in definitiva, posso affermare che non occorre spostarsi tanto o recarsi nei mari più splendidi della Terra per poter scorgere mondi meravigliosi.

in questo articolo si parla di...

, , , , ,
Tecnica Fotografica

UN ALTRO SIMONE NELLA SQUADRA DI FOTOGRAFIAPROFESSIONALE!

05/10/2010
Simone Poletti
3 commenti ]

Un altro Simone nella squadra di FotografiaProfessionale!

Sarà per il nome (è il terzo Simone di FP), sarà perchè da tempo ci conosciamo e apprezziamo professionalmente, sarà per il talento nella fotografia e la voglia di condividere conoscenze, sarà per tutti questi motivi e altri ancora, ma già da quando abbiamo iniziato a parlare di un’intervista sul blog, la voglia di iniziare una collaborazione con Simone Scurzoni era nell’aria.

Simone, del quale potete leggere l’intervista qualche post sotto, è un giovane fotografo che interpreta la foto di matrimonio con uno stile personale e molto interessante, uno sveglio e intraprendente, con molte idee in testa e un bel modo di metterle in pratica.

Da oggi Simone Scurzoni entra nella squadra di FotografiaProfessionale, collaborerà con noi e troverete presto i suoi contributi sul sito, ma non solo… con lui stiamo già progettando qualcosa di nuovo per la nostra community, e sentirete prestissimo parlare di grandi novità.

Quindi, benvenuto a Simone e buon lavoro a tutti!

Interviste
Intervista a Simone Scurzoni

5025767697_A37140FA3A_B

30/09/2010
Simone Poletti
2 commenti ]

Intervista a Simone Scurzoni

Nella serie di interviste di FotografiaProfessionale dedicata a fotografi professionisti specializzati nei diversi campi, dopo Max Costoli (Moda) e Alessandro Rizzi (Street & Reportage),

© Simone Scurzoni

incontriamo oggi un giovane fotografo che ha fatto un percorso piuttosto singolare, riuscendo a trasformare una passione in un lavoro, Simone Scurzoni.

Simone si dedica principalmentre alla fotografia di matrimonio, con un approccio inusuale e innovativo per il mercato italiano, più assimilabile al reportage che alla foto di cerimonia classica.

Abbiamo chiesto a Simone di rispondere a qualche domanda proprio perchè la sua storia professionale rispecchia un po’ quella di molti di voi,
appassionati di fotografia che, con impegno, dedizione e buone idee, cercano di trasformare la passione in un lavoro vero e proprio.

LEGGI TUTTO >>

Tecnica Post-Produzione

CORSO DI PHOTOSHOP, VENDITE SOSPESE!

11/03/2010
Simone Poletti

Corso di Photoshop, vendite sospese!

Stop al televoto!

Con due giorni di anticipo siamo costretti a interrompere le prevendite del corso di Photoshop di FotografiaProfessionale.it.

Questo perchè le richieste sono state tantissime, di gran lunga superiori alle aspettative, e accettando ulteriori acquisti in questo momento rischieremmo di intasare i server per il download il giorno del rilascio del corso. Così, per evitare ritardi e disservizi nel download, per tutelare chi ha gia acquistato il corso, siamo costretti a interrompere le operazioni di prevendita con largo anticipo rispetto alla data prevista (la mezzanotte del giorno 12).

Il corso sarà nuovamente rimesso in vendita al termine della fase di download degli acquirenti attualmente in lista.

Non mi resta altro da fare che ringraziare tutti per il successo incredibile che avete decretato nei confronti di questo Corso di Photoshop.

Tenetevi in contatto per aggiornamenti.

Ciao a tutti e buon  lavoro!

Simone Poletti

Interviste
Da fotografo a ritoccatore, domande e risposte.

ROMEO1

20/12/2009
Simone Poletti
3 commenti ]

Da fotografo a ritoccatore, domande e risposte.

Come scrivo spesso, il successo di FotografiaProfessionale è costruito sull’interazione diretta e costante con voi. I corsi vengono modificati e perfezionati in base alle vostre richieste e ai vostri consigli e alle vostre indicazioni, e il blog vive dei vostri commenti e delle vostre domande. Per questo, quando qualche giorno fà ho ricevuto la mail di Fred, ho pensato che fosse gisuto pubblicare le sue domande e le relative risposte sul blog, per permettervi di commentare e partecipare alla discussione. Fred è un fotografo dai progetti interessanti, che dopo aver sperimentato i miei corsi di fotoritocco ha sentito l’esigenza di avere alcuni chiarimenti e di scambiare un po’ di idee su fotografia, postproduzione e ritocco. Eccovi le domande e le risposte, senza filtro, come sempre.

Fred: Molto semplice, io lavoro per comodità con una Nikon d70 circa 6-7Mpix, ora la prima domanda riguarda proprio questo, che risultati si possono ottenere con una macchina simile? Credi si possano raggiungere risultati altamente professionali,parlo di prodotti adv-beauty-fashion-still etc.etc. ??

Romeo © Fred

Simone: Non conosco benissimo la Nikon d70, ma mi sono documentato presso alcuni amici fotografi ricevendone impressioni positive, limitatamente all’uso semi-professionale,
mi è stata descritta come una macchina abbastanza “rumorosa”, cioè con una grana piuttosto evidente e, anche se un po’ datata, con una buona qualità di scatto.
Ora, io credo che la macchina non faccia il fotografo. La fotografia è visione ed idea, saper cogliere l’emozione e l’attimo e saperli trasmettere… la tecnica e la tecnologia a mio parere
sono gli strumenti che permettono al fotografo di esprimere la propria visione e trasferire in immagine la propria idea.
Il risultato altamente professionale del quale parli tu, necessita chiaramente di immagini di alta qualità e di definizione perfetta, perchè se è l’idea che conta, anche la qualità “tecnica” dell’immagine deve essere adeguata. Proprio perchè si parla di risultato “altamente professionale” credo che non si possa prescindere da un’attrezzatura adeguata, che ti permetta di esprimere al meglio le tue capacità.
Questo non vuol dire che tu sia costretto a spendere migliaia di euro in macchina fotografica e ottiche, molti, moltissimi fotografi professionisti lavorano con attrezzature noleggiate da service.
Puoi tranquillamente noleggiare una macchina top di gamma, tutte le ottiche che ti servono e le luci da uno qualsiasi di questi service che sono diffusi su tutto il territorio nazionale,
senza affrontare l’investimento dell’acquisto.
Io ti consiglio di provare, prova a noleggiare la macchina migliore sul mercato, le ottiche che hai sempre sognato e due luci fantastiche, poi scatta lo stesso soggetto con la d70 e la tua attrezzatura e con l’attrezzatura noleggiata. A quel punto potrai valutare il risultato in maniera obiettiva. Io credo che, come ho già detto, la macchina non faccia il fotografo, ma un grande fotografo ha bisogno di una attrezzatura adeguata.

Fred: Vedo immagini veramente strabilianti, mi riferisco a Erwin Olaf, Eugenio Recuenco e simili, possibile che sia fatto tutto in fase di scatto??? Dimmi di no ti prego altrimenti lancio tutto dal balcone.

Simone:Erwin Olaf è uno dei fotografi che ammiro maggiormente, e Recuenco ha una fantasia nella composizione che invidio.
Le loro immagini sono ritoccate, post-prodotte con grande attenzione e cura da professionisti capaci e competenti. Un’immagine come quelle di Olaf e Recuenco parte però da un processo creativo complesso, si parte da un’idea iniziale che viene poi sviluppata attraverso un lavoro in fase di scatto che deve già tenere conto della post-produzione che verrà applicata.

LEGGI TUTTO >>

Interviste
Intervista ad Alessandro Rizzi, visioni da un altro pianeta…

BOOK-VISION-FROM-ANOTHER-WORLD01

31/10/2009
Simone Poletti
3 commenti ]

Intervista ad Alessandro Rizzi, visioni da un altro pianeta…

Alessandro Rizzi, dopo averlo conosciuto di persona, lo riconosci nelle sue fotografie.

Riconosci quella tranquillità e quella serenità curiosa, quella pacatezza solo superficiale, che nasconde un mare di idee, intuizioni, progetti in continua evoluzione. Alessandro è come le sue fotografie, che sembrano tranquille e quasi “addormentate” ma portano con sè una quantità di sottotesti, di interpretazioni, di contenuti, che le rendono uniche ed affascinanti.

Ora, non voglio annoiarvi con una pagina di sperticate lodi, vi lascio all’intervista e alle foto di Alessandro, dopo una piccola biografia che può aiutarvi a capire di chi parliamo.

Alessandro Rizzi è nato in Emilia nel 1973. Nel 2002 vince il premio 3M come Miglior Fotografo Italiano under 30, fotografo dell’agenzia Grazia Neri è pubblicato nelle collection più prestigiose di Getty Images. Nel 2006 pubblica il libro fotografico Vision from Another World.

LEGGI TUTTO >>

Interviste
Intervista a Massimo Costoli

MASSIMO COSTOLI

25/07/2009
Simone Poletti
5 commenti ]

Intervista a Massimo Costoli

Come promesso iniziamo oggi una serie di incontri e interviste con fotografi e professionisti del settore. Queste interviste ci accompagneranno lungo un percorso che toccherà diversi stili e diverse “sponde” del mare della fotografia professionale italiana ed estera.

Il nostro percorso inizia con una lunga intervista a Massimo Costoli, fotografo italiano che ha firmato scatti per grandi firme della moda italiana, da Moschino a La Perla, Guru e tanti altri, e campagne Adv per grandi marche, oltre a decine di editoriali per le più importanti riviste del settore fashion.

Max è anche un amico, ed era naturale che il primo a trovare spazio su FotografiaProfessionale.it fosse proprio lui.

LEGGI TUTTO >>