News ed Eventi
Cresciamo restando giovani: il nostro team si allarga!

DI PIù E PIù GIOVANI: BENVENUTI FRANCESCA E LORENZO! / FOTOGRAFIAPROFESSIONALE.IT

28/06/2018
Gloria Soverini

Cresciamo restando giovani: il nostro team si allarga!

Il team di FotografiaProfessionale si allarga e dà il benvenuto ai due nuovi acquisti: Francesca e Lorenzo, giovani appassionati di fotografia e di comunicazione che superano il confine del Po per venire a riempire le fila del nostro neonato Settore Giovanile

 

Francesca e Lorenzo ci hanno conosciuto, come tanti, seguendo la nostra pagina Facebook; da lì, tra un articolo e l’altro, hanno intercettato il nostro video di ricerca personale e nei prossimi mesi impareranno i trucchi del mestiere.

Ci piace pensare che l’arrivo di questi ragazzi giovanissimi sia la dimostrazione del successo di FotografiaProfessionale, del lavoro svolto dal nostro team e… sì, anche di tanta passione per la fotografia 🙂
C’è qualcosa di più bello del rendere la propria passione un lavoro? Io credo di no.

 

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Tecnica Fotografica
Fotografia Automotive: l’attrezzatura base

FOTOGRAFARE LE AUTO: QUALE ATTREZZATURA?

19/07/2017
Simone Poletti

Fotografia Automotive: l’attrezzatura base

Macchina fotografica ed obiettivo: cosa scegliere per la Fotografia Automotive?

 

Abbiamo chiesto a Diego Vigarani, fotografo automotive professionista e fotografo per Lamborghini, quale sia per lui la migliore fotocamera e il miglior obiettivo da usare sul set per la Fotografia Automotive.

Caratteristiche tecniche ed errori da evitare: ecco gli strumenti che ti consiglia di utilizzare, guarda il video!

 

 

Simone Poletti

Fotografia
La tua macchina fotografica è unica: solo una questione di copyright?

IL TUO SENSORE HA LE IMPRONTE DIGITALI! (FOTO: PETAPIXEL)

23/06/2016
Gloria Soverini
9 commenti ]

La tua macchina fotografica è unica: solo una questione di copyright?

Lo sai che la tua macchina fotografica ha le sue impronte digitali?

 

Dal 2015, il Prof. Enrico Magli del Politecnico di Torino ha lanciato il progetto “ToothPic“, acronimo di “Who Took This Picture”.

Ecco cosa dice in proposito in un video rilasciato proprio dal Politecnico:

Qualunque sensore fotografico, compresi quelli degli smartphone, quando scatta una foto lascia in ciascuna un’impronta che permette di identificare il dispositivo che l’ha scattata. Questo è possibile attraverso segnali che possono essere rilevati da algoritmi opportuni e utilizzati per verificare se una data fotografia sia stata scattata da una certa macchina fotografica oppure no.

 

Riconoscere la macchina fotografica che ha scattato una foto sarà presto possibile
Riconoscere la macchina fotografica che ha scattato una foto sarà presto possibile


L’impronta digitale della macchina fotografica nasce da imperfezioni del processo di fabbricazione dei sensori ottici: in un sensore ottico tutti i pixel dovrebbero essere identici, ma il processo di fabbricazione è leggermente imperfetto e fa sì che ciascun pixel venga fuori dalla fabbrica leggermente diverso da tutti gli altri.

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Fotografia
Fotografare ti distrae da ciò che stai vivendo?

FOTOGRAFARE AD UN CONCERTO: IL MURO DEL CANTO AL KALINKA DI CARPI

14/06/2016
Gloria Soverini
2 commenti ]

Fotografare ti distrae da ciò che stai vivendo?

È una credenza comune: fotografare ti distrae da quello che stai vivendo. Uno studio recente potrebbe dimostrare il contrario

“Ma come fai a goderti un concerto se non fai altro che fotografare?”

Dopo “Quanti anni hai?” e “Cosa significano i tuoi tatuaggi?”, quella iniziale è certamente la domanda che mi viene rivolta più spesso e, a differenza delle altre due, è anche l’unica cui non sono ancora riuscita a dare una risposta vera e propria.

Fotografo concerti per passione, quindi la domanda è certamente lecita. Il problema è che quando non lavoro ho SEMPRE la macchina fotografica con me nella borsa, anche se la rende scomoda e pesante; i miei amici sanno che quando usciamo, c’è anche la 6D con me (mi deridono? Alla grande), anche se a volte non la uso.

“Come fai a goderti quello che fai se pensi a fotografarlo?”

Oggi mi sono imbattuta in un articolo di PetaPixel in cui si parla di un esperimento, i cui risultati sono stati pubblicati sul “Journal of Personality and Social Psychology” meno di 10 giorni fa, il 6 giugno.

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News ed Eventi
Photolux 2015, solo due giorni alla chiusura. Approfittane!

PHOTOLUX 2015, ULTIMI GIORNI!

11/12/2015
Gloria Soverini

Photolux 2015, solo due giorni alla chiusura. Approfittane!

Sta per concludersi l’edizione 2015 del Photolux, biennale internazionale di fotografia di Lucca, dal tema “Sacro e Profano”.
28 mostre tutte da vedere dislocate fra varie location della città, dallo splendido Palazzo Guinigi (dove ho apprezzato particolarmente le esposizioni di James Estrin e di Jordi Pizarro per l’intensità dei lavori), all’affascinante Villa Bottini (tutta per Witkin, con una parte dedicata alla mostra “Crimini Contro l’Umanità”), passando per la Chiesa dei Servi, spazio decisamente particolare che ospita l’esposizione dedicata al World Press Photo 2015 e la mostra di Charles Fréger, e Palazzo Ducale – che varrebbe la pena di essere visitato a prescindere, ma che segnalo soprattutto per la presenza delle foto di Aurelio Amendola, Kenro Izu e Rony Zakaria, in un percorso fatto di bianchi e neri classici, puliti, ma anche di atmosfere sospese e della grana migliore che ci si possa aspettare 🙂

Se non ci sei ancora stato, ti consiglio di recuperare e di organizzarti per gli ultimi due giorni di Festival: non capita di poter camminare in una città bella come Lucca e di imbattersi in così tanti lavori di altissima qualità che parlano al cuore in linguaggi diversi, pur seguendo lo stesso filo conduttore.

 

Chiesa dei Servi
Chiesa dei Servi

Chiesa dei Servi
Chiesa dei Servi

Chiesa dei Servi
Chiesa dei Servi

Villa Bottini
Villa Bottini

Villa Bottini
Villa Bottini

Villa Bottini
Villa Bottini

 

Non dimenticare che, oltre alle mostre, sono previste diverse attività nell’arco della giornata!
Ecco gli appuntamenti dell’ultimo weekend prima della chiusura:

1. Sabato 12 Dicembre

/ WORKSHOP – Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca- San Micheletto

Ore 9:00 – 17:00 – Towel Publishing e Marco Casino.
Ore 9:00 – 17:00 – Visual storytelling con Massimo Mastrorillo, in collaborazione con Leica Akademie Italia.

/ LEICA TALK

Ore 11:30 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Fotografia mobile con Giancarlo Beltrame.
Ore 15:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Immagine e rappresentazione della donna nei media. Nuovi modelli di riferimento con Lorella Zanardo, Paolo Iabichino e Isabella de Maddalena.
Ore 17:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Vincitori italiani World Press Photo 2015: Arianna Arcara (Cesura, per Andy Rocchelli), Fulvio Bugani, Turi Calafato, Paolo Marchetti, Michele Palazzi, Massimo Sestini, Gianfranco Tripodo e Paolo Verzone con Alessia Glaviano.

2. Domenica 13 Dicembre

/WORKSHOP – Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca- San Micheletto

Ore 9:00 – 17:00 – Towel Publishing con Marco Casino.
Ore 9:00 – 17:00 – Visual storytelling con Massimo Mastrorillo, in collaborazione con Leica Akademie Italia.

/ LEICA TALK

Ore 10:30 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Presentazione del libro “DÚO 04 Sobre la Frontera Sur” con l’autore Gianfranco Tripodo, fotografo vincitore World Press Photo 2015.

Ore 11:30 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
La fotografia non esiste con Efrem Raimondi, fotografo.

Ore 15:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
L’etica nella fotografia di viaggio: cosa sono e a cosa servono i workshop fotografici. Presentazione a cura di FotoImage, con Fulvio Bugani, fotografo vincitore World Press Photo 2015.

Ore 16:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Paolo Verzone, fotografo vincitore World Press Photo 2015.

Ore 17:00 – Auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca – Piazza San Martino:
Presentazione del libro “Manicomi” (Contrasto) con l’autore Gianni Berengo Gardin, fotografo e la prof.ssa Isabella Tobino.

Per ulteriori informazioni, visita il sito del Photolux per consultare programmi ed orari delle mostre. Non fartelo scappare, sei ancora in tempo!

… Se, invece, sei fra quelli che hanno già visitato le mostre, cosa ti è piaciuto di più? Un po’ le mie preferenze si sono capite 😉
Ti aspetto per un confronto o per suggerire agli altri lettori su cosa concentrarsi maggiormente!

Gloria

Palazzo Guinigi
Palazzo Guinigi

Palazzo Guinigi
Palazzo Guinigi

Palazzo Guinigi
Palazzo Guinigi

Palazzo Ducale
Palazzo Ducale

Palazzo Ducale
Palazzo Ducale

Palazzo Ducale
Palazzo Ducale
Fotografia
Blocco della fotografia? Ti presento il Progetto OCOLOY

BLOCCO CREATIVO CON LA FOTOGRAFIA? NIENTE PAURA, C’è L’OCOLOY PROJECT

10/12/2015
Gloria Soverini
6 commenti ]

Blocco della fotografia? Ti presento il Progetto OCOLOY

Disclaimer: questo articolo contiene calci nel sedere, concetti “zen”, pensieri e qualche fotografia 🙂

Veniamo a noi.
Lo chiamiamo “blocco dello scrittore”.
Vale anche per i fotografi, con lo stesso nome? Non lo so, ma credo che ne siamo stati affetti tutti almeno UNA volta nella vita – se non ti è mai capitato, complimenti!

Può succedere anche che nel turbinio degli impegni quotidiani ci si dimentichi della macchina fotografica e della fotografia. Magari passi ore in ufficio, poi la spesa, poi di corsa a casa a preparare la cena o a prenderti cura dei tuoi figli; oppure ti rimetti a lavorare a computer, con la tv accesa a far da sottofondo.
Insomma, il tempo è quello che è.

Proprio ieri, Stefano ci ha scritto un messaggio privato su Facebook:
Grazie per il lavoro che fate!! Mi avete fatto rientrare nel mondo della fotografia!

Io, che sono donna e naturalmente curiosa, gli ho chiesto il motivo del suo allontanamento:
Una serie di impegni, lavoro, club MC, famiglia…. Adesso sto riuscendo a mettere tutto in fila e ritagliare del tempo anche per le foto e la post che sto imparando grazie a voi

Come dargli torto? La vita quotidiana è, onestamente, un casino 🙂
Questo è un bene perché significa che le tue giornate sono piene di impegni e ti dai un sacco da fare, ma… la fotografia?
Ce l’hai quella vocina che ti sussurra all’orecchio, di tanto in tanto. O no? Ecco, ti ricorda che c’è qualcosa dentro di te che si esprime soprattutto quando hai la macchina fotografica in mano e no, NON PUOI IGNORARLA. Anche questo è un bene. Sei una persona creativa, e hai il tuo linguaggio per essere nel mondo oltre ai tuoi impegni.

 

2015 © Gloria Soverini

 

Bello, ok, si vede che hai studiato Filosofia e non hai figli, mi dici.
Vero, ma esco tardi dall’ufficio anche io, a casa mi aspettano le pulizie, due gatti e… un orso. L’orso è abbastanza impegnativo, diciamo.
Il lavoro mi tiene occupata durante la settimana ma anche nel weekend, tra workshop, Accademia di Post, matrimoni e reportage di eventi; tralasciando che ho comunque e sempre la macchina fotografica in mano perché, beh, è il mio lavoro 😀 … al di fuori di questi impegni e del brief che devo seguire per il cliente, dove posso canalizzare la mia creatività? Come e quando posso fotografare quando non lavoro, visto che il tempo che ho a disposizione è poco? LEGGI TUTTO >>

Interviste
Datemi un palco e vi dirò chi sono: intervista a Dustin Rabin

BILLY TALENT, AIR CANADA CENTRE, 2/2/2007 © DUSTIN RABIN

22/12/2014
Gloria Soverini
2 commenti ]

Datemi un palco e vi dirò chi sono: intervista a Dustin Rabin

Qual è il tuo genere fotografico preferito, la tua passione più grande, il campo che ti infervora maggiormente e che ti fa desiderare di avere sempre la macchina fotografica a portata di mano?

Il mio è la fotografia live, senza ombra di dubbio!
Quando non faccio foto ai concerti, allora cerco su internet le gallery dei fotografi professionisti in campo musicale e sogno ad occhi aperti.
Sapendo di questa mia grande passione, spesso ricevo delle email con link a siti del genere da Simone Poletti e Simone Conti, come piccoli regali che mi vengono recapitati di tanto in tanto – qui in ufficio è sempre Natale, insomma, anche quando non si scartano i pacchi 😉

È così che sono capitata sul sito di Dustin Rabin – in realtà, mi è stato suggerito anche perché ha fotografato una delle mie band preferite, i Queens of the Stone Age; oltre che fotografa, sono soprattutto una patita di musica 🙂
Dustin ha un’incredibile capacità di adattarsi alle diverse situazioni e di offrire un immaginario visivo mai uguale a se stesso; ogni sua foto, pur mantenendo un filo conduttore con tutte le altre, vive di vita propria e rispecchia in maniera perfetta il momento in cui è stata scattata, le energie delle persone ritratte, le atmosfere che si respiravano al momento del click.

Questo è ciò che mi ha colpito del suo lavoro; ecco perché invito anche te a visitare il suo sito, ricco di immagini di concerti, backstage e ritratti di musicisti – alla fine dell’intervista troverai il link.
Mi auguro che Dustin Rabin ti piaccia tanto quanto è piaciuto a me!
Ora è venuto il momento di lasciarti alle sue parole 🙂

FP: Ciao Dustin, benvenuto su FotografiaProfessionale!
Quando hai cominciato a fotografare?

DR: Grazie a mio padre ho avuto a che fare con le macchine fotografiche per la maggior parte della mia vita. È lui che mi ha insegnato le basi della fotografia (diaframma, tempi di scatto, iso) quando ero molto giovane e ho giocato con cose come la profondità di campo e il mosso usando la Minolta di mia madre.

FP: Hai mai partecipato a corsi di fotografia, preso lezioni o altro, oltre che da tuo padre? 🙂

DR: Ho partecipato ad un corso di comunicazione di 2 anni che includeva un semestre di fotografia in bianco e nero, che insegnava sia le basi che lo sviluppo e la stampa in bianco e nero. Sono molto contento di aver fatto esperienza stampando le mie foto in camera oscura, per il resto conoscevo già gli argomenti trattati.

FP: Il tuo centro d’interesse riguarda soprattutto la fotografia live. Quando e perché hai cominciato ad esserne attratto?

DR: Al college intervistavo le band per la nostra radio e a volte le interviste venivano stampate nel giornale della scuola. Una volta mi è stato dato un pass foto per scattare ad un concerto, e quello è stato per me l’inizio di una nuova vita.

Dave Grohl - Foo Fighters © Dustin Rabin
Dave Grohl – Foo Fighters © Dustin Rabin

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News ed Eventi
Ho visitato la mostra su Cartier Bresson a Roma, e…

L’INGRESSO ALL’ARA PACIS

04/12/2014
Gloria Soverini
2 commenti ]

Ho visitato la mostra su Cartier Bresson a Roma, e…

Non posso che cominciare il racconto della mia visita con una parola: emozione.

È stato un anno di lavoro intenso e di grandi soddisfazioni; sono stata impegnata anche nei weekend tra workshop e matrimoni, per cui ho avuto poco tempo da dedicare al resto. Quando ho deciso di tenermi libera per un weekend a fine novembre per recarmi a Roma, una città che amo, è stato naturale andarmi a cercare tutte le mostre in corso in modo da avere un planning ed ottimizzare la permanenza 😉

Con Simone Poletti a seguito, il sabato mattina è stato subito dedicato alla retrospettiva su Henri Cartier-Bresson proveniente dal Centre Pompidou di Parigi, inaugurata il 26 settembre al Museo dell’Ara Pacis.

Dopo una breve passeggiata, eccoci arrivati; mi sento già euforica!

Optiamo per il biglietto d’ingresso integrato per visitare sia il Museo che la mostra; l’Ara Pacis si può fotografare senza flash, ahimè divieto assoluto per Cartier-Bresson – e ne sarebbe valsa la pena viste le sale e l’allestimento. Mi devo rassegnare subito 🙂

Accedendo direttamente dal Museo, dobbiamo attraversare qualche corridoio per raggiungere l’inizio effettivo del percorso espositivo, e intanto mi sforzo di tenere lo sguardo rivolto verso i miei piedi per non sbirciare in anticipo le foto che vedrò fra poco… che fatica!

L’allestimento è stato organizzato cronologicamente tenendo conto delle fasi della vita e del lavoro di Cartier-Bresson, in modo da mostrarne l’evoluzione sottolineando le influenze che di volta in volta hanno contraddistinto un cambio di stile o di scelta dei soggetti.

Dopo l’introduzione, si parte con le prime fotografie – ce n’è anche una di Henri a 12 anni, nel 1920, con la sua macchina fotografica – e i primi schizzi e dipinti, perché la pittura è stata l’attività cui ha dedicato più tempo fino alla fine degli Anni 20; scriveva, infatti, “Ho sempre avuto la passione per la pittura. Da bambino, la facevo il giovedì e la domenica, ma la sognavo tutti gli altri giorni”.

Se la pittura mostra l’influenza di Cézanne prima e delle geometrie poi con la realizzazione di dipinti che seguono i principi della sezione aurea, la fotografia è un chiaro rimando al surrealismo e ad Eugène Atget.

La sezione successiva è dedicata ai viaggi fotografici, a partire da quello in Africa fra il 1930 e il 31; l’immagine che ne esce è quella di un insieme di fattori, come quelli ormai sedimentati del surrealismo e di Atget, con nuovi input dati dai rapporti con gli americani Levy, Caresse, Crosby, Gretchen e Powel, e dalla Nuova Visione Europea.

Riprese dall’alto, composizioni geometriche, ripetizione del motivo… la mano che tutti conosciamo inizia da qui. Nell’estate del 31 Cartier-Bresson raccoglie le sue fotografie in un quaderno a spirale, il “First album”, e decide di diventare un fotografo a tutti gli effetti.

Le fotografie del suo viaggiare fra Spagna, Italia, Germania, Polonia e Messico portano i segni, ancora, del surrealismo sviluppandone alcuni concetti: “bellezza convulsa” ed “esplosivo fisso” (André Breton), “erotico-velato” che sfrutta i poteri associativi e interpretativi degli oggetti avvolti, “magico-circostanziale”, quel concorso di circostanze che è una deflagrazione di senso, di rivelazione di nuovi significati, che è emblema della grande fiducia che Cartier-Bresson riponeva nella casualità (sempre di stampo surrealista).

La macchina fotografica è uno strumento meraviglioso per cogliere quel caso oggettivo”, scriveva.

Hyeres, 1932 © Henri Cartier Bresson
Hyeres © Henri Cartier Bresson

Seville, 1933 © Henri Cartier Bresson
Seville © Henri Cartier Bresson

André de Mandiargues, 1933 © Henri Cartier Bresson
André de Mandiargues © Henri Cartier Bresson

Portrait à Base de Rouge a Lèvres, 1931 © Henri Cartier Bresson
Portrait à Base de Rouge a Lèvres, © H.Cartier Bresson

Il surrealismo non lo influenza solo dal punto di vista artistico, ma anche politico: infatti, Cartier-Bresson condivide le posizioni comuniste ed antifasciste, e con queste premesse si avvicina, radicalizzando il suo pensiero politico, alla stampa comunista ed entra a far parte dell’AEAR (Associazione di scrittori ed artisti rivoluzionari).

Per il Ce Soir realizza un servizio fotografico sull’incoronazione di Giorgio VI, nel 1937, e più che concentrarsi sul re Henri fotografa soprattutto il pubblico presente: la folla è immensa e per vedere in molti fanno un largo utilizzo di strumenti, soprattutto di periscopi artigianali con specchi montati in cima che, per consentire la visione della scena, costringe chi ne fa uso a dare le spalle al re stesso. È proprio questo “voltafaccia” dei presenti ad interessare il fotografo, il quale vede tale azione come un atto rivoluzionario verso il potere.

Il cinema mi ha insegnato a vedere”, scrisse Bresson, ed è al cinema che è dedicata la sezione successiva; dopo aver fatto da assistente in 3 film per Jean Renoir, realizza un documentario sulla Guerra Civile Spagnola e durante la Seconda Guerra Mondiale entra nell’Unità Film e Fotografia della III Armata e nel Comitato di Liberazione dei Fotogiornalisti.

Il cinema è visto come il mezzo migliore per il suo impegno militante perché si rivolge ad un pubblico più ampio della fotografia e riesce a far passare meglio il messaggio.

Gira “Le retour”, un film sul ritorno dei prigionieri, ed è incredibile la serie di fotogrammi esposti che mostrano una collaborazionista che viene riconosciuta dalla donna che aveva denunciato.

Arriviamo quindi alla svolta da reporter: nel febbraio del 1947 Cartier-Bresson inaugura la sua prima retrospettiva al MoMA di New York e sceglie di diventare un fotoreporter a pieno titolo.

Mesi dopo fonda l’agenzia Magnum assieme a Capa, Seymour, Rodger e Vandivert, che lo impegnerà fino al 1970; in tutti questi anni compie moltissimi viaggi in tutto il mondo e collabora con i maggiori giornali internazionali realizzando un gran numero di servizi.

In mostra se ne possono ammirare diverse testimonianze, tra le quali alcune immagini del 48 che ritraggono la fine del Kuomintang in Cina per la rivista “Life”, quelle realizzate durante i funerali di Gandhi in India il 31 gennaio del 48 e le immagini scattate in Russia nel 54 dopo la morte di Stalin, volutamente “banali” per mostrare che i russi erano uguali agli altri uomini.

Mentre porta avanti l’attività da reporter, Henri prosegue con i suoi progetti personali: fra il 1644 e il 1961 esegue dei ritratti su commissione, che ne mostrano un lato più “insicuro”.

Per me fare un ritratto è la cosa più difficile, è un punto interrogartivi poggiato su qualcuno”.

Questo suo pensiero si traduce nella realizzazione degli scatti: in presenza del soggetto, infatti, fa di tutto per farsi dimenticare, restando distante, giocando soprattutto con gli sfondi ed il rapporto fra modello ed ambiente, più che con quello modello-fotografo.

Sartre © H.Cartier Bresson
Sartre © H.Cartier Bresson

Giacometti © H.Cartier Bresson
Giacometti © H.Cartier Bresson
Matisse © H.Cartier Bresson
Matisse © H.Cartier Bresson

Fino a questo momento, le foto in mostra sono soltanto in bianco e nero; è a questo punto che io e Simone ci troviamo davanti ad alcune stampe a colori, semplicemente… bellissime!

Un monitor provvede a mostrarcene altre, ed è davvero un peccato che nemmeno sul web si riescano a reperire perché, sì, sono proprio meravigliose per quanto Cartier-Bresson abbia scritto che “il colore era una necessità professionale, non un compromesso ma una concessione; era un mezzo di documentazione e non di espressione artistica”.

Forse per la difficoltà di gestire velocemente lo scatto con la pellicola a colori, meno sensibile e quindi con tempi più lunghi, Henri non si è mai dedicato al colore con una grande spinta – ma posso assicurare che la sua produzione non monocromatica è altrettanto affascinante 🙂

L’esposizione prosegue con una parte dedicata alle inchieste che Cartier-Bresson realizza in modo autonomo, non su commissione ma sotto la spinta e l’urgenza della carta stampata, poiché affrontano alcune grandi questioni sociali in una combinazione di “reportage, filosofia e analisi (sociale, psicologica e altro)” che sfocia in quella che si definisce un’antropologia visiva.

Sono visivo. Osservo, osservo, osservo. È con gli occhi che capisco”.

In mostra ce ne sono diversi esempi, ed è spesso la folla a fare da protagonista (ad esempio, si vedano la “Messa di Billy Graham” del 55 e il pubblico delle “Corse dei Cavalli” a Thurles, in Irlanda, del 52): per Henri la folla è infatti il luogo più stimolante e rappresenta un esercizio per la composizione.

Billy Graham © Henri Cartier Bresson
Billy Graham © Henri Cartier Bresson

Realizza anche una serie di immagini sul rapporto fisico tra uomo e macchina e sulle icone del potere, simili a fotomontaggi allo stato naturale, per ricordare che nel Novecento le immagini sono diventate vettori essenziali della politica, comprese le sue.

Prima di arrivare alla serie “American Way of Life” sulla società dei consumi, realizzata fra gli Anni 50 e 70, sono incredibili le foto raccolte sotto il nome “La danza delle città”, in cui Cartier-Bresson torta ad uno stile più contemplativo e “pulito”, con una composizione più essenziale.

Chiudiamo, dopo quasi due ore di percorso (ho anche preso appunti su un paio di fogli di fortuna, con buona pace di Simone Poletti), con le foto del “dopo Magnum”: si tratta di scatti dalla lunga durata e dai tempi dilatati. Henri si dedica a visitare mostre e musei, torna al disegno e si avvicina al Buddhismo; vediamo alcune foto di Cartier-Bresson scattate dalla moglie Martine Franck che lo ritraggono al Museo di Storia Naturale di Parigi, nel 1976, ed una del 67 mentre si sta facendo un autoritratto a matita – esposto nella parete a fianco assieme ad altri schizzi realizzati dal vero.

La fotografia è per me l’impulso spontaneo di un’attenzione visiva perpetua che coglie istante ed eternità. Il disegno con la sua grafologia elabora quello che la nostra coscienza ha colto di quell’istante.
La fotografia è un gesto immediato; il disegno una meditazione”.

Il percorso espositivo è come un cerchio, un ouroboro, in cui l’inizio e la fine si incontrano dopo un lungo peregrinare, come nella vita di Henri Cartier Bresson: disegno e fotografia aprono e chiudono la  sua attività di artista, fotoreporter e uomo di mondo, che ha saputo interpretare gli anni e lo scorrere del tempo in maniera onesta e sincera.

Ti consiglio assolutamente di fare come me: prenditi un paio di giorni per visitare questa retrospettiva – hai tempo fino al 25 gennaio 2015 – ed altre mostre (ne troverai sicuramente di tuo interesse). Ne uscirai ristorato e con una consapevolezza in più, perché poter vedere da vicino le fotografie di un grande maestro con il supporto delle tavole che accompagnano le sezioni, aiuta a comprenderne ancor meglio il lavoro e ad apprezzarlo ancora di più.

Al prossimo articolo, dedicato alla visita al Festival Internazionale di Fotografia sul Ritratto al MACRO di Roma 😉
Gloria

Fotografia
Dottore, mi prescriva un po’ di Fotografia

“HIDDEN PSICHIATRIC HOSPITALS” © GEORGE GEORGIOU

03/09/2014
Gloria Soverini

Dottore, mi prescriva un po’ di Fotografia

“Ogni volta che facciamo una foto, anche con il cellulare, fermiamo un attimo e riveliamo il nostro mondo interiore almeno quanto quello esteriore; questo perché percepiamo l’80% degli stimoli sensoriali attraverso gli occhi e quindi la componente visiva è molto importante nelle esperienze emotive.”

Queste sono le parole di Judy Weiser, psicologa ed arte-terapista, che nel 1975 scrive il primo articolo nel quale utilizza il termine “Fototerapia” per definire una tecnica di counseling in cui il terapista interagisce con il paziente attraverso le fotografie (di famiglia, autoscatti, foto scattate dal paziente o addirittura da altri) affinché possano riemergere ricordi sepolti e pensieri inconsci in maniera non-verbale.

Insomma, cosa significa?
Che una fotografia può evocare emozioni in maniera così forte e tangibile che, in alcuni casi, è possibile scoprire molto più di sé che non attraverso le parole 🙂
Forse anche tu avevi già avuto questo pensiero, proprio come me; ecco perché ho voluto approfondire l’argomento, andando a scovare qualche riferimento “scientifico” e storico che comprovasse una convinzione nata da un grande amore verso il mezzo fotografico.
Se hai mai pensato alla fotografia come “terapia”, da quale esperienza è scaturita questa opinione? LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Siamo troppi?

MA QUANTI SIAMO? (FOTO: KUSHIMA.ORG)

23/07/2014
Gloria Soverini

Siamo troppi?

È una certezza, se sei qui, se mi leggi, se segui FotografiaProfessionale c’è sicuramente almeno una cosa che ci accomuna: la passione per la fotografia!
Un’altra cosa che abbiamo in comune è la curiosità: video-corsi, workshop dal vivo, articoli, tutto contribuisce a sfamare le tue domande, così come il continuo aggiornamento da parte del team aiuta ad aumentare le conoscenze che possiamo condividere con te. È uno stimolo continuo quello di volersi migliorare per offrirti spunti interessanti per il tuo lavoro e i tuoi interessi, e se sapessi quante email, commenti e messaggi riceviamo sulla nostra pagina Facebook di persone entusiaste, immagineresti anche quanto siamo felici di farlo 🙂

Siamo simili: sono sicura di poter dire che la fotografia ci rende felici, in modo diverso, ma lo fa. Non una felicità alla Robert Capa, che diceva “L’unica cosa alla quale sono legato è la mia macchina fotografica, poca cosa, ma mi basta per non essere completamente infelice“, perché per amare la propria macchina fotografica bisogna anche amare quello che si fotografa, credo; una felicità che è allo stesso tempo soddisfazione e volontà di superare i propri limiti; una felicità che ci fa sorridere quando otteniamo lo scatto desiderato, magari dopo tanto impegno… e non importa che si tratti di digitale o analogico!
Ognuno ha la sua manualità e il suo occhio, il mezzo con cui raggiungiamo i risultati prefissati è, appunto, solo un mezzo.

Sarà per il fatto che la fotografia allarga velocemente i suoi confini, che è più a portata di mano e che dà così tanta soddisfazione ma… ti è capitato di sentire o di leggere da professionisti del settore (o anche solo appassionati) che “la fotografia è morta“, oppure che “le nuove leve stanno rubando il lavoro ai professionisti”, o che “la fotografia è in crisi”, “i fotografi sono troppi, sono ovunque, tutti sono fotografi” e via dicendo?
A me, vuoi per il lavoro che faccio o per scelta (perché parlo di fotografia in continuazione a prescindere!), succede quotidianamente: leggo articoli sul web, commenti su Facebook, discussioni sui blog, e sempre più spesso quello che trovo è un’atmosfera di disillusione diffusa in modo allarmante. Si punta il dito alle attività che chiudono, ai professionisti che perdono il lavoro perché qualche “furbo” è riuscito a soffiar loro il posto o perché, lo sappiamo, i budget sono limitati e spesso bisogna rivedere i propri cachet se si vuole ottenere un lavoro. L’entusiasmo per la fotografia lascia il posto a sentimenti più negativi.
Possibile? LEGGI TUTTO >>