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2016: analisi semi-seria di un anno bisestile

FACCIO I SELFIE MOSSI AL 2016!

04/01/2017
Simone Poletti

2016: analisi semi-seria di un anno bisestile

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Analisi semi-seria di un anno bisestile e degli accadimenti nel mondo della Fotografia e della Post-produzione.

 

A fine anno, o all’inizio di quello dopo, va un sacco di moda fare bilanci.

Ecco, a me i bilanci non piacciono moltissimo e tendo ad evitarli.

Un po’ perché c’è sempre quello che tende a vedere tutto scuro, un po’ perché mi fanno ricordare anche gli errori che non mi va di ammettere, un po’ perché preferisco pensare a ciò che ho imparato.

Quindi iniziamo il 2017 con un elenco (semiserio) di quello che è successo nel 2016 di FotografiaProfessionale e di quello che ha imparato Simone Poletti (cioè io).

Sul mio profilo Facebook lo faccio spesso, elenco le “cose che ho imparato di…” o il “riassunto del mese di…”

 

Carta e penna pronte, ecco quindi il magnifico:

Cose che ho imparato del 2016 e riassunto degli eventi principali

 

Gennaio 2016 - Formazione a Cuneo
Gennaio 2016 – Formazione a Cuneo

1.

Il 2016 è iniziato con un fantastico weekend di Formazione a Cuneo (nell’immagine tratta dalla nostra pagina Facebook una testimonianza del viaggio). A Cuneo in gennaio fa un freddo terrificante ma c’era una sala pienissima per il seminario di sabato e abbiamo dovuto aggiungere due tavoli anche per il workshop di domenica. La cosa più fica di tutto questo è che alcuni dei ragazzi e delle ragazze presenti a quel seminario e a quel workshop sono poi diventati allievi dell’Accademia di Post!

A Cuneo ho imparato che nelle sale comunali piemontesi “quelli lì” (i Macintosh) non funzionano e che il Monviso sembra proprio la montagna della Paramount (e dell’acqua, ma non si dice quale). Ho imparato anche i piemontesi hanno un sacco di voglia di fotografia e post e che quando si mettono in moto non li ferma più nessuno.

 

2.

Durante una pausa del seminario di Cuneo si sono avvicinate due ragazze giovanissime: mi sorridono, si presentano e mi dicono “Ciao, noi vorremmo venire a fare uno stage in FotografiaProfessionale“. E io penso “Sì sì… Ma vuoi che si spostino fino a Reggio Emilia per uno stage?“.

Una di quelle due ragazze era Elisa, che ha effettivamente fatto qualche mese di stage con noi, poi si è iscritta all’Accademia e ora sta concludendo il suo percorso. Ma soprattutto si è laureata da poco, rendendoci tutti molto orgogliosi 🙂

 

Il 2016 ed Elisa mi hanno insegnato che “i giovani d’oggi” (che spesso sottovaluto) sanno essere parecchio svegli, concreti a cazzuti!

 

3.

Nel 2016 ho scoperto anche che Steve McCurry non fa vera fotografia, ma è uno di quelli che “trucca la immagini con Photoshop“. 🙂

 

Cuba, 2014 (©Steve McCurry - Magnum Photo)
Cuba, 2014 (©Steve McCurry – Magnum Photo)

 

È ormai celebre la polemica esplosa dopo la pubblicazione di un post, da parte di un amico fotografo piemontese (sempre questi piemontesi) che fra l’altro era al seminario di cui parlavo prima. Paolo (questo il nome del fotografo), va a vedere la mostra di McCurry a Venaria Reale, si accorge di alcuni ritocchi maldestri in uno scatto “cubano” e posta un articolo sul suo blog e su Facebook.

Immediatamente condiviso da centinaia di persone in tutto il mondo, l’articolo porta Mc Curry a scusarsi per l’accaduto e a licenziare il ritoccatore.

Ho difeso McCurry in questo articolo “Io sto con McCurry e ti spiego perché” ma devo dire che sono rimasto molto deluso dal licenziamento del ritoccatore. Quante volte quel ritoccatore avrà “salvato il culo” al buon Steve aiutandolo ad ottenere il successo che ha? E al primo errore (erroraccio certo, ma umano è) lo licenzi? Avrebbe fatto più bella figura se lo avesse difeso fino alla fine 😉

Anche perché sono convinto che la responsabilità del risultato finale sia comunque di chi ci mette faccia e nome, cioè del buon Steve. Quella immagine ha quegli errori perché il ritoccatore ha sbagliato, ma soprattutto perché chi doveva controllare e chi aveva la responsabilità dello scatto (Steve McCurry), non ha vigilato come doveva.

Il 2016 e McCurry mi hanno insegnato che puoi essere famoso e bravissimo, hai comunque il diritto di sbagliare.

Ma poi assumiti le tue responsabilità e accettane le conseguenze, altrimenti…

 

4.

Il 2016 è stato per me anche il primo anno da relatore allo Stand Out Photography Forum, un evento fighissimo e una giornata fantastica.

 

Un momento dell'intervento di Simone Poletti allo Stando Out 2016
Un momento dell’intervento di Simone Poletti allo Stando Out 2016

 

Stand Out 2016 è stata un’occasione incredibile per conoscere dal vivo tantissimi fotografi con i quali ero in contatto da tempo.

Ho visto cose che voi umani non potreste nemmeno immaginare: sistemi digitali Phase One da 100 MP, gusci sottomarini Nimar per sistemi digitali da 100 MP, fotografi americani che vivono in Sardegna e parlano un italo-spanglish meraviglioso, reportagisti incredibili. E soprattutto un pubblico bellissimo e appassionato di pro (e non pro) con carriere e aziende in ottima salute e una gran voglia di crescere ed imparare. Che figata!

Ho scritto un report piuttosto corposo di quella bellissima giornata che trovi in questo articolo: “Stand Out From the Crowd!”

In un anno durante il quale ho scoperto che (scusa se mi auto-cito):

“Ogni mattina un fotografo si sveglia e si prepara a scattare le sue fotografie. E sa che dovrà essere più bravo e più veloce.

Ogni mattina un fotoritoccatore si sveglia e inizia a correggere le immagini di un fotografo. E sa che dovrà essere più bravo e più veloce.

Non importa che tu sia un fotografo o un ritoccatore, non importa che tu pubblichi una foto, un articolo, un ritocco, un post di auguri, un corso di Photoshop o un selfie del tuo gatto:
ci sarà sempre un rompicoglioni pronto a commentare “Questa non è vera fotografia!”

Ecco, in un anno in cui ho scoperto che un sacco di gente preferisce criticare che fare e un sacco di fotografi danno la colpa del proprio insuccesso al successo degli altri, ho anche la conferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) che quelli che costruiscono il proprio successo sui fatti sono spesso persone fantastiche, disponibili e sempre alla ricerca di uno spunto per crescere.

Dal 2016 e dallo Stand Out ho imparato che il talento, l’impegno, il lavoro, la competenza e anche un po’ di sana FACCIA DA CULO… pagano. E portano grandi soddisfazioni.

 

Chi ti racconta che in Italia paga solo il clientelismo e non serve avere talento ma basta leccare culi, spesso (non sempre, spesso) ha gettato la spugna troppo presto o cerca un alibi per i propri fallimenti.

 

5.

Il 2016 è stato anche l’anno in cui abbiamo diplomato la seconda e la terza dell’Accademia di Post e stiamo per concludere la quarta.

Gruppi di lavoro in Accademia
Gruppi di lavoro in Accademia

 

Dalle Balene dell’Accademia di Post ho imparato che si può lavorare 10 ore al giorno, tornare a casa ed occuparsi della famiglia, studiare fino a tarda notte, fare i compiti per quel rompic*****ni di Poletti e il weekend venire ai workshop. La forza scorre potente in questi uomini e donne, ragazzi e ragazze!

Una delle cose più belle di questo 2016 è stato vedere molti di loro costruire qualcosa di concreto.

Grazie baleni! 🙂

 

6.

Ecco, prendendo proprio le Balene dell’Accademia come esempio, devo dire che il 2016 è stato decisamente l’anno in cui abbiamo stabilito che i famosi “sogni nel cassetto” servono a pochissimo.

Continuo a sentire un sacco di gente che “insegue i propri sogni” o che mi scrive cose del tipo “ho un sogno nel cassetto che temo rimarrà tale” ecc… ecc..

Ma il 2016 mi ha dimostrato (come tutti gli anni precedenti, ma prima facevo finta di non capire) che l’unico modo per realizzare un sogno è… realizzarlo. Cioè trasformalo da sogno in obiettivo, in progetto concreto e portarlo fino in fondo.

In fondo anche FotografiaProfessionale è un sogno realizzato, l’Accademia di Post è un sogno realizzato, la Membership di FotografiaProfessionale è un sogno realizzato e ce ne sono tanti altri negli ultimi anni del nostro team. Solo che preferisco chiamarli obiettivi raggiunti 😉

Per questo insegnamento devo ringraziare tutti gli ostacoli e le difficoltà che questi 12 mesi ci hanno messo di fronte.

Il 2016 e i suoi ostacoli mi hanno insegnato che i sogni sono belli, ma i progetti portati a termine sono molto meglio. Nei cassetti ci tengo le mutande e la biancheria pulita.

Le persone che ho incontrato in questi mesi e in questi anni mi hanno anche dimostrato e insegnato che i tuoi obiettivi te li devi porre da solo e devi raggiungerli grazie al tuo lavoro.

Farsi assumere da FotografiaProfessionale non è un obiettivo. O, per lo meno, può esserlo ma si raggiunge solo attraverso le competenze e il lavoro.

Mi spiego meglio: se il tuo obiettivo è “diventare un grande fotografo” non puoi rinunciare solo perché “ho contattato 100 fotografi per fare loro da assistente e non mi prende nessuno“.

Prima di tutto chiediti perché nessuno ti prende, poi smettila di dare loro la responsabilità del fallimento del TUO obiettivo. Se quella strada non va, trovane un’altra 😉

 

7.

Il 2016 è stato l’anno in cui Simone Conti si è sposato e trasferito negli Stati Uniti, per la precisione a San Francisco

 

1160 Filbert Street - San Francisco
1160 Filbert Street – San Francisco

 

 

Ora, FotografiaProfessionale non è un team di 20 persone, chi realmente lavora ogni giorno per FP siamo io, Gloria, Simone e da poche settimane Caterina.

Quindi quando un tuo socio (e il fotografo principale del team) ti dice “Sai, ho deciso di trasferirmi a San Francisco” hai davanti una nuova sfida, imprevista e bella tosta!

Ho visto società scogliersi per molto meno e aziende andare in grossa crisi.

Oggi, dopo 6 mesi dal trasferimento effettivo di Simone, devo dire che siamo felici.

Siamo felici perché è felice lui e ha trovato una dimensione che lo soddisfa e lo gratifica, rimanendo comunque una colonna di FotografiaProfessionale e parte integrante del team.

Siamo felici perché noi come team ce la siamo cavata egregiamente e siamo cresciuti (come ogni anno dalla nascita di FP) anche di fronte a queste difficoltà.

Abbiamo imparato a fare cose che non sapevamo fare, abbiamo colto l’occasione per migliorare alcuni processi e per creare una FotografiaProfessionale più bella ed efficace.

Siamo felici perché il gatto Lucio (il gatto di Simone Conti) si è adattato perfettamente alla sua nuova vita americana.

Siamo felici perché siamo un po’ più internazionali e fare i collegamenti da continente a continente via Skype durante i workshop è divertente 🙂

Il 2016 e il trasferimento di Simone negli USA mi ha insegnato che nulla è scontato e nulla è conquistato per sempre, devi sempre essere disposto a rimetterti in gioco.

Ma una grossa difficoltà può diventare una bellissima sfida e vincerla può renderti il doppio più forte.

 

8.

Come dicevo anche sopra, il 2016 mi ha insegnato che puoi anche improvvisamente perdere cose a cui tieni immensamente e a cui non credevi di dover rinunciare.

Mi ha insegnato che non esistono pilastri inamovibili e che devi essere pronto a “far senza” anche di ciò che ti aiutava a sorridere ogni mattina.

Non voglio diventare improvvisamente serio, perché questa è una cronaca un po’ “cazzeggiante” ma a volte ci sono lezioni che non vorresti dover prendere e che invece arrivano 😉

Il 2016 mi ha insegnato che a volte devi fermarti a respirare e a riposare. Non succede nulla.

A volte devi anche prenderti una pausa e dedicarti a ciò che conta oltre il lavoro e i progetti.

 

9.

Nel 2016 abbiamo avuto un’edizione per noi davvero speciale di Fotografia Europea!

Speciale perché abbiamo battuto ogni record di iscritti e di presenze effettive ai nostri seminari di Fotografia e Post. Non per fare i fenomeni, ma i fatti sono fatti: ogni anno facciamo più presenze noi che tutti gli altri seminari e corsi (gratuiti e a pagamento) di tutta la manifestazione messi insieme.

Quindi, circa 500 iscritti in totale con aule piene e sedute creative per riuscire a farci stare davvero tutti 😉

 

Fotografia Europea: aule strapiene e trofei vinti
Fotografia Europea: aule strapiene e trofei vinti

 

Qualcuno mi ha chiesto: “Ma come fate ad aggregare così tante persone?

La risposta è nella prima e nella seconda foto: siamo bravi nel nostro lavoro, credibili e concreti. Di solito “diamo” oltre le aspettative. E (seconda foto) non ci prendiamo troppo sul serio 🙂

Quest’anno io e Simone Conti ci siamo lanciati una sfida: “Chi fa più iscritti ai seminari di FotografiaEuropea vince un trofeo!” E il trofeo sarebbe stato svelato e consegnato proprio durante i seminari.

Ho vinto io! Ed eccomi, nella foto dell’amico Riccardo Balliano (Balena diplomata) con il mio fantastico trofeo: un salame di ottima qualità che ho poi affettato a fine seminario e diviso con alcuni dei partecipanti.

Il 2016 e FotografiaEuropea mi hanno insegnato che non devi essere per forza serioso per essere preso sul serio.

 

Ma non finisce qui, ho imparato anche un’altra cosa, non tanto nel 2016, ma in questi anni.

“Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna” è una delle più grosse stronzate sentite in giro. Di solito chi lo dice è uno che sa fare poco o è frustrato per i risultati.

È vero che i workshop e i corsi si sono moltiplicati negli ultimi anni, ma quelli davvero bravi e che hanno successo in questo lavoro si contano sulle dita di una mano.

Per insegnare devi saper fare e saper insegnare, che non vuol dire saper dire come fare, ma saper FAR CAPIRE COME FARE e COME RIPETERE con successo.

 

10.

Il 2016 è stato anche un anno in cui abbiamo ottenuto numeri davvero straordinari: l’ottavo anno di crescita costante consecutivo, 154.000 amici su Facebook, conquistati uno ad uno con pazienza e grazie a contenuti di qualità, tantissimi allievi in Accademia di Post e ai workshop.

È stato anche l’anno durante il quale la strategia di comunicazione di alcuni nostri colleghi sembra essersi focalizzata sul “parlar male” degli altri o “mettersi in competizione” proprio con FotografiaProfessionale.

Da quel tipo che da dei “ritardati” a quelli che non comprano il suo corso a quello che “li sta facendo infuriare”… Lasciamo perdere 🙂

 

 

A parte i pochi che dimostrano poco stile e poche idee (e che un po’ fanno ridere), ci sono però tantissimi colleghi che lavorano davvero bene e contribuiscono a migliorare la qualità dei fotografi e di ritoccatori italiani.

A loro va il mio ringraziamento, la mia stima e il mio rispetto.

Il fatto che questi colleghi esistano è un vantaggio per tutti, perché contribuiscono ad alzare la media e permettono a tutti noi di fare cose più difficili, più belle e più divertenti!

Quindi credo che l’insegnamento che mi ha dato questo 2016, e che mi hanno dato i miei colleghi valga anche per i fotografi e sia triplice.

Primo:

Parlar male dei tuoi colleghi (se ci tieni chiamali “concorrenti”) non ti farà vendere nemmeno un corso, una fotografia o un servizio in più.

 

Secondo:

Se vuoi rispetto dai rispetto, se vuoi essere credibile e avere successo dai qualità, professionalità, BENEFICI REALI E CONCRETI ai tuoi clienti.

 

E infine:

I lupi non perdono il sonno per il belare delle pecore.

Lascia che i pecoroni parlano e tu occupati dei risultati 😉

 

Infine:

Il 2016 mi ha insegnato che ci sono persone fantastiche in giro.

Un gruppo lo vedete qui sotto e sono quei fighi dell’Accademia III 😉

 

Balene del III corso in attesa dell'esito dell'Esame
Balene del III corso in attesa dell’esito dell’Esame

 

Mentre continuo a vedere un sacco di astio e nervosismo nel mondo della Fotografia e della Post e anche in generale.

Gente che si “scanna” sui social, neanche fosse vita vera.

Fotografi che si parlano dietro, piccole lotte di quartiere fra frustrati.

Chi incolpa l’altro, chi accusa quello, chi sfotte, chi dà di matto.

E i “photographers” e “le modelle” e gli artisti… che palle!

Il 2016 mi ha insegnato che è fantastico frequentare persone vere, lavorare con persone vere, che ho scelto, che apprezzo e a cui voglio bene.

 

Nel 2016 ho incontrato tantissimi di voi e ho scoperto che il mondo della Fotografia e della Post è pieno di persone davvero interessanti, simpatiche, appassionate e di talento.

Ecco, visto che in questi giorni tutti facciamo buoni propositi per il 2017, proviamo con uno:

Nel 2017 proviamo a passare meno tempo a fare la guerra dei photographers su Facebook e meno tempo a parlar male degli altri.

E proviamo a investire quel tempo a costruire un network di collaborazioni con persone vere e con colleghi di talento.

Alla fine può darsi che ci ritroviamo anche più ricchi, sicuramente più sorridenti 😉

 

Buon anno e buon divertimento.

A presto

 

Simone Poletti

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Recensioni
Alla scoperta del pianeta Luminar

SCOPRIAMO INSIEME LUMINAR PER MAC

27/12/2016
Simone Poletti
3 commenti ]

Alla scoperta del pianeta Luminar

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Ti guiderò nei primi passi sulla superficie di Luminar, il nuovo editor per le immagini dedicato agli utenti Apple, che sfida Lightroom Photoshop e Capture One.

 

Luminar è un software per l’editing delle tue fotografie prodotto da MacPhun, azienda che già ha “sul campo” plug-in e software per Mac come Intensify e Aurora HDR. MacPhun inoltre ha ricevuto da Apple il riconoscimento come “Best of the Year” per le proprie applicazioni per ben 5 anni consecutivi, dal 2012 ad oggi.

Luminar si presenta come una total-workflow app, cioè copre tutte le fasi del lavoro, dallo sviluppo del RAW al ritocco più complesso.

Con questi presupposti e una presentazione in pompa magna, devo dire che Luminar mi ha incuriosito parecchio 🙂

 

Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar
Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar

 

Mi ha anche un po’ insospettito, perché troppe volte ho sentito parlare del “nuovo Photoshop” o del “nuovo software professionale più potente sul mercato“, per poi trovarmi davanti a software con un evidente complesso di inferiorità che tentavano (al massimo) di essere al livello di Photoshop, senza proporre un vero punto di vista differente.

Mi spiego, ho provato Affinity Photo e tanti altri software che, negli anni, si sono proposti come “valida alternativa” o come appunto “the new Photoshop“. Spesso (per ora, sempre) questi software vengono pubblicizzati con iperboli e assoluti che sicuramente incuriosiscono, ma al acconto dei fatti i risultati sono sempre stati deludenti.

Perché?

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Tecnica Fotografica
Fuoco perfetto con il Back Button Focus… Street, Wedding, Sport, ma anche lo Still Life!

BACK BUTTON FOCUS

16/09/2016
Simone Conti

Fuoco perfetto con il Back Button Focus… Street, Wedding, Sport, ma anche lo Still Life!

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Se cerchi un fuoco perfetto in ogni situazione, ma soprattutto se quello che vuoi è assoluto controllo sulla messa a fuoco della tua macchina questa è la via da seguire… almeno secondo i miei gusti e il mio modello del mondo.

 

La storia che c’è dietro questo articolo è di circa 2 anni fa, ma il concetto che sta alla base è quanto mai attuale e soprattutto applicabile anche oggi a (quasi) qualsiasi macchina fotografica.
In genere sono decisamente un amante del nuovo: cambiamento, nuove tecnologie, funzionalità migliorate rispetto al passato. Esistono alcune eccezioni a questa mia insaziabile curiosità verso il nuovo e una di queste è la modalità di messa a fuoco delle macchine fotografiche. Non mi interessa avere 61, 153, 325 punti di messa a fuoco. Non mi interessa che siano cross-type, dual pixel, salcazzo (che è un noto termine francese per definire “altri dettagli tecnici con nome altisonante a piacere”).

Generalmente il mio interesse è galvanizzato da alcuni semplici punti per la valutazione di specifiche tecniche in fotografia:

  • Mi risolve un problema reale nell’utilizzo abituale che ne faccio;
  • Devo leggermi un manuale oppure semplicemente funziona;
  • Il RoI (Return of Investment) che avrò grazie ai benefici si incastra con il mio budget.

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Fotografia
Always Learning

PHASE ONE – CERTIFIED PROFESSIONAL

04/08/2016
Simone Conti
1 commento ]

Always Learning

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Non so se lo sai, ma da circa un mese mi sono trasferito negli Stati Uniti. Il mio network qui è ancora piuttosto limitato e sto iniziando a capire come funzionano le cose, il business e i rapporti qui a -9 ore dall’Italia. In mezzo a tutta questa confusione, il trasloco e le pratiche burocratiche, ho deciso di frequentare un workshop di due giorni per prendere la certificazione POCP come Phase One Certified Professional (oppure, in breve appunto, POCP).

Uso Capture One come principale strumento per lo sviluppo dei RAW da quasi 2 anni, scatto con macchine Mamiya/Phase One medio formato a pellicola abitualmente e, quando il budget e la tipologia di lavoro lo consentono, utilizzo senza alcun problema i loro dorsi digitali. Perché certificarsi allora?

Non credo molto nei diplomi o nei certificati: credo sia più importante essere capace di fare e poterlo dimostrare piuttosto che avere un attestato che lo certifica. Credo però che ci sia sempre spazio per imparare cose nuove, anche in campi dove potrebbe essere lecito credere di essere già ben preparati sia dal punto di vista pratico che teorico. A volte approfondire un argomento attraverso un corso (online, dal vivo, pratico o solamente teorico) può sembrare una perdita di tempo (e di denaro), ma almeno nella mia esperienza non lo è mai stato! Anche se alle volte è poco, mi capita sempre di riuscire a imparare qualcosa, che sia dal punto di vista teorico, pratico o anche solamente umano.

Con queste premesse ben chiare in mente ho deciso di inscrivermi al workshop per la certificazione Phase One. Non che credessi mi servisse più di tanto per il mio lavoro la certificazione POCP, ma credo che non sia mai a sufficienza ciò che si conosce… always learning! Mai smettere di imparare!

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Tecnica Fotografica
Bianco e nero in Technicolor

CALIFORNIA LANDSCAPE PHOTOGRAPHY WORKSHOP

20/05/2016
Simone Conti
2 commenti ]

Bianco e nero in Technicolor

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Recentemente mi sono avvicinato nuovamente a un mio perenne amore: la pellicola. In Italia faccio fatica a trovare una offerta e un servizio accettabile per scattare ancora in pellicola, ma negli USA è tutto molto più semplice. La pellicola sta tornando decisamente di moda e anche per lavoro è facile trovare fotografi che tornano all’analogico. Proprio un paio di settimane fa, quattro dei miei rullini hanno subito un ritardo di 48 ore nella abituale consegna (sviluppo, provinatura e scansione in alta risoluzione in meno di 24 ore) perché un fotografo aveva portato al laboratorio dove mi servo 70 rullini scattati per un servizio in una nota azienda con il logo blu con il nome che finisce per “In”… e le mie fotografie di paesaggio erano finite in coda a quella lavorazione.

Visto il mio ritorno alla pellicola con una frequenza maggiore rispetto al passato e la comodità di avere ancora una volta un “laboratorio sotto casa”, ho anche deciso di passare al medio formato, ma senza esagerare con le dimensioni. Di conseguenza ora ho un corpo Mamiya 645 AF e un corpo Phase One 645 AF, tre film back, un Polaroid back e le mie tre focali fisse preferite: 35mm, 55mm e 150mm (circa 20mm, 35mm e 95mm se rapportate al formato standard 35mm). Oltre a questo ho almeno un paio di progetti strani in mente da realizzare con questa attrezzatura, ma di questo forse ne parleremo più avanti in un altro articolo.

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News ed Eventi
Stand Out from the crowd!

UN MOMENTO DELL’INTERVENTO DI SIMONE POLETTI ALLO STANDO OUT 2016

13/05/2016
Simone Poletti

Stand Out from the crowd!

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La giornata dello scorso 28 aprile allo Stand Out si candida ad essere la migliore di una prima parte del 2016 davvero piena di soddisfazioni e di esperienze positive.

È passato ormai qualche mese, ma ricordo in modo piuttosto vivido la prima telefonata di Silvana di Phase One: “Ti andrebbe di essere fra i relatori dello Stand Out 2016 a Milano?

Credo che fra la domanda e il mio sì siano passati pochi minuti, il tempo di controllare che la data fosse libera da altri impegni.

Il mio entusiasmo era ed è ben motivato: Stand Out è uno degli eventi più importanti della fotografia a livello internazionale, un Photographic Forum che Phase One organizza con i suoi partner in tutto il mondo e che quest’anno ha toccato e toccherà: Parigi, Monaco di Baviera, Londra, Milano, Dubai, New York, Los Angeles e Toronto.

Per farti capire meglio: ad ogni evento sono previsti 8 relatori scelti fra i fotografi e gli esperti nel trattamento dell’immagine più importanti sul mercato. Alcuni nomi? Pratik Naik, Mark Seliger, Michael Muller e, per la data italiana: Chris Lawrence, Giampaolo Sgura, Paolo Baccolo, Marco Martignoni, Riccardo Urnato, Alberto Maccagno, Giulio Rustichelli e… Simone Poletti 🙂

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Tecnica Post-Produzione
Thursday Post: GuitarPlaying

LA POSTPRODUZIONE MENSILE DI MARZO

10/03/2016
Simone Poletti

Thursday Post: GuitarPlaying

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Sono davvero felice di ricominciare, con oggi, una serie di appuntamenti che avevamo interrotto circa un anno fa: i Thursday Post!

Il Thursday Post, la Postproduzione Mensile di FotografiaProfessionale è una cosa che mi diverte molto e che in tanti mi hanno chiesto di riproporre (anche se fossero stati pochi avrei ricominciato lo stesso 😉 ). In cosa consiste? Beh, una volta al mese, di giovedì, pubblico un lavoro di ritocco o di fotomontaggio, o un matte painting, regalandoti la possibilità di scaricare il PSD e navigare fra i livelli per scoprire un po’ dei miei segreti e un po’ delle tecniche che uso per ottenere certi risultati.

Ci eravamo lasciati con un enorme ragazzino che si divertiva con il suo skate fra i palazzi di New York, nel Thursday Post GoodZilla Skate Boy Stops at the Traffic Lights.

Per riprendere il filo del discorso ho deciso di cominciare con uno scatto che ho fatto io e del quale, per una volta, sono piuttosto orgoglioso!

Dovevo scattare una serie di ritratti ad una band di miei amici (non sono un fotografo professionista, ma loro incredibilmente si fidano 😉 ) e ho scelto di realizzare un set molto semplice ma con uno schema luci che mi piace tantissimo. Poi, guarda caso, in quei giorni giaceva inutilizzato in ufficio un bel dorso digitale Phase One… e allora mi sono sfogato!

Ho fatto anche qualche scatto con la mia Canon 6D e l’85mm f/1.8, devo dire con ottimi risultati.

Qualche giorno fa ho pensato di riprendere in mano quelle foto e di realizzare un’immagine pubblicitaria che mettesse insieme il mio chitarrista preferito (dovreste sentirlo Fabrizio Forghieri!) e la mia chitarra preferita: una Gibson Les Paul vintage… Fabrizio usa una Fender, ma pare che non si sia offeso 😉

Per realizzare questo montaggio ho usato Capture One per lo sviluppo e Photoshop per tutto il lavoro di ritocco e aggiunta effetti. Il lavoro dall’ideazione alla conclusione ha richiesto circa 8 ore: oltre 4 per pensare l’immagine, trovare lo scatto giusto fra i circa 500 fatti alla band (all’inizio avevo in testa un altro soggetto che forse un giorno realizzerò) e, soprattutto, la ricerca della chitarra giusta con il giusto punto di vista. Alla fine ne sono servite due per creare questo Guitarenstein!!!

Ma vediamo insieme le fasi del lavoro!

1. SVILUPPO DEL RAW

In Capture One non ho fatto tantissimo, solo una rapida conversione in Bianco e Nero, un po’ di “Chiarezza” e un passaggio di quello straordinario strumento per il dettaglio che si chiama “Struttura“. Ho poi semplicemente schiarito leggermente le ombre e le alte luci per avere un’immagine leggibile e un bel contrasto tonale: mi piace il Bianco e Nero deciso!

In questa fase credo che la cosa più importante sia… non fare danni! Con tanto lavoro davanti, in sviluppo è fondamentale porre delle basi per il ritocco in Photoshop senza esagerare nel cercare subito un risultato conclusivo. Avere fretta di ottenere subito tutto il contrasto e la tridimensionalità che vuoi, può deteriorare irrimediabilmente il file.

 

Sviluppo del RAW con Capture One

 

2. PRIMI PASSI IN PHOTOSHOP – Schizzo e impostazione

Per realizzare un progetto come questo è importante avere un’idea del risultato finale: io di solito realizzo uno schizzo velocissimo su un livello trasparente, per avere i riferimenti delle dimensioni e dell’impostazione prospettica della mia composizione. Lo schizzo ha vita breve, serve solo per chiarirmi le idee 😉

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Recensioni
Capture One 9: ho visto la luminanza!

LIGHT COMES FROM THE DARK (IMMAGINE WHYBECAUSESCIENCE.COM)

01/12/2015
Simone Poletti
9 commenti ]

Capture One 9: ho visto la luminanza!

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Come sai se leggi i miei articoli e le mie recensioni, difficilmente mi esalto tanto per l’uscita di un nuovo software… a meno che non si tratti di una release davvero innovativa di Photoshop, ma quando ho visto la presentazione del nuovo Capture One Pro 9 ho avuto l’immediata sensazione di trovarmi di fronte a qualcosa di molto interessante.

Ho iniziato a lavorare con Capture One anni fa, ma solo dopo l’uscita di Capture One 8 ho preso davvero seriamente in considerazione l’idea di spostare il mio flusso di sviluppo da Lightroom allo sviluppatore prodotto da Phase One.

Ho testato C1 in fasi di lavoro intense e stressanti e ho realizzato una prova comparativa Lightroom Vs Capture che, devo ammettere, ha creato un po’ di scompiglio e “convertito” tanti fotografi alla “Morte Nera”. Io, personalmente, continuo ad usare entrambi e a ritenere sia Lightroom che C1 ugualmente validi, in momenti e per usi leggermente differenti 😉

Oggi esce la nova release di Capture e non si tratta di un piccolo upgrade di poco conto: le modifiche non sono tantissime ma sono sostanziali e davvero importanti per i risultati che permettono in sviluppo; vediamo di scoprirli rapidamente insieme, ecco le novità più importanti di Capture One Pro 9! LEGGI TUTTO >>

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Post-produzione
Che caldo che fa… con questi RAW!

SVILUPPO DEL RAW CON CAPTURE ONE

09/06/2015
Gloria Soverini

Che caldo che fa… con questi RAW!

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Non è solo colpa dell’estate se le temperature si sono alzate: almeno qui in FotografiaProfessionale, il tema caldo è stato lo sviluppo del RAW – se sei un fotografo o un ritoccatore (magari entrambi), è probabilmente uno dei temi che ti tocca più da vicino 😉

Da anni, ormai, una delle nostre missioni è quella di promuovere una conoscenza sempre maggiore di questo formato.
Perché?
Perché il RAW è un formato grezzo, contiene tutti i dati che il sensore della fotocamera ha raccolto; il JPEG, invece, è un formato compresso i cui dati sono già stati interpretati dal processore della macchina fotografica, tra i quali contrasto e saturazione.
Questo significa che il JPEG è l’interpretazione che proprio la macchina fotografica ha realizzato di quei dati, mentre il RAW è in attesa che sia TU a decidere come la foto debba essere!

Ovviamente, ognuna delle due strade implica consapevolezza: non è detto che tu debba per forza scattare in un formato o nell’altro, ma devi sapere che cosa ciascuno implichi 🙂
Ad esempio, una delle cose dalle quali non puoi assolutamente prescindere nel caso del RAW è lo sviluppo digitale del file.

A proposito dei due software di sviluppo più utilizzati, Lightroom e Capture One, Simone Poletti ha scritto un articolo comparativo che ti consiglio di leggere prima di cominciare ad avere “le mani in pasta” con questi due programmi: ti aiuterà a capire pregi e difetti di ciascuno, dandoti un’ampia panoramica e, magari, a chiarirti le idee su quale dei due sia più adatto alle tue esigenze (ma puoi anche mixarli!). Leggilo qui.

Per permetterti di sapere quali sono i vantaggi di scattare e sviluppare i file RAW piuttosto che scattare in JPEG, ti abbiamo messo a disposizione diversi videocorsi in merito. Ecco quelli più recenti: LEGGI TUTTO >>

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Recensioni
Lightroom vs Capture One: quale scegliere?

LIGHTROOM CONTRO CAPTURE ONE: CHI VINCERÀ?

27/03/2015
Simone Poletti

Lightroom vs Capture One: quale scegliere?

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Era da tempo che diversi amici fotografi mi dicevano “guarda che è migliorato“, “non è più quello di una volta“, “provalo“… così mi sono fidato (lo faccio sempre) e qualche mese fa ho installato l’ultima versione di Capture One, il software di Phase One per l’acquisizione in tethering e per lo sviluppo del RAW.

Ci ho lavorato sopra per un po’, mantenendo contemporaneamente il mio workflow classico su Lightroom e Photoshop e affiancandolo quindi con quello Capture + Photoshop, e piano piano ci ho “fatto la mano” e mi sono anche fatto un’idea di quali siano i suoi punti di forza e le sue debolezze.

In queste settimane, dopo avere studiato il software con attenzione e averne carpito anche i più piccoli segreti, mi sono dedicato alla realizzazione di due videocorsi: il primo è un corso completamente gratuito di Introduzione a Capture One che puoi scaricare da qui, il secondo è il videocorso Completo di Capture One che annunceremo fra qualche giorno 😉

Dopo l’annuncio del corso introduttivo ho ricevuto tantissime email e tanti messaggi che chiedevano, sostanzialmente, sempre la stessa cosa: “Ma io che uso Lightroom (o Camera Raw) devo passare a Capture One?” E mi sono reso conto di avere creato un po’ di scompenso.

Quindi ho “parcheggiato” in doppia fila l’articolo sulle tavolette grafiche che stavo scrivendo e mi sono dedicato anima, corpo e polpastrelli alla stesura del confronto defintivo!

Dopo Goldrake vs Mazinga, Alì vs Foreman, Cicciolina vs Moana e dopo Italia-Germania 4-3… ecco la sfida che tutti aspettavano: Lightroom 5 vs Capture One 8.1 (anzi 8.2): chi ne uscirà vincitore?

Ora, per evitare di dare opinioni surreali e motivate da… nulla, ho provato a cercare un metro di giudizio comune e ho testato i software sullo stesso campo, cioè lavorando con le stesse immagini e giudicando le stesse funzionalità. LEGGI TUTTO >>

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