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Tecnica Post-Produzione
Una nitidezza da paura per le tue fotografie!

PAURA EH?: LA NITIDEZZA SPAVENTA CHI NON CE L’HA

03/09/2018
Simone Poletti

Una nitidezza da paura per le tue fotografie!

Ogni tipo di fotografia ha la sua caratteristica irrinunciabile, ma tutti i fotografi hanno un Santo Graal che cercheranno dal primo all’ultimo giorno della loro carriera: la nitidezza perfetta!

Giulio Andreotti amava dire “il potere logora chi non ce l’ha” e la stessa cosa accade con la nitidezza!

La nitidezza è così importante, per un’immagine digitale, che spaventa, soprattutto quando non c’è 😉

Così investiamo tantissimo denaro in ottiche non solo luminose, ma soprattutto incise. Ad un certo punto cambiamo anche il corpo macchina, perché non riesce più a “risolvere” il dettaglio al livello delle nuove ottiche che abbiamo comprato.

Passiamo ore e ore (io per primo) su tecniche di post per ottenere una nitidezza davvero da paura e una delle domande che mi fanno più spesso è “Qual è la miglior tecnica per la nitidezza per la fotografia di …?”

Per questo studio nuove tecniche ogni giorno e ho dedicato un intero corso a questo argomento.

Non esiste una tecnica universale per migliorare la nitidezza. Questo non è dovuto tanto al genere di foto, quanto le caratteristiche tecniche dello scatto e al tuo gusto personale.

Come fai quindi ad ottenere la nitidezza perfetta per i tuoi scatti?

Devi valutare una serie di fattori che ti porteranno a compiere le scelte migliori.

Prima di tutto però, è necessario fare una brevissima introduzione sul funzionamento della nitidezza.

Come al solito cercherò di utilizzare il linguaggio più chiaro possibile, quindi perdonami se non sarò troppo tecnico ed ortodosso 😉

COME FUNZIONA LA NITIDEZZA?

Ogni filtro o tecnica per la nitidezza funziona in base a tre parametri principali:

L’incidenza della nitidezza (cioè quanto è forte)

Il raggio della nitidezza (cioè quanti pixel vengono influenzati dalla nitidezza)

La soglia (cioè su quali aree viene appicata la nitidezza)

 

La Nitidezza, nei software di sviluppo e di ritocco per la fotografia digitale, funziona in questo modo:

il software riconosce delle aree di particolare contrasto tonale in un numero ridotto di pixel. In pratica capisce dove ci sono delle aree dove pixel scuri e chiari si “toccano”.

In base alla soglia impostata, il filtro andrà ad influenzare solo le aree dove questo forte contrasto si sviluppa in pochi pixel (Bordo occhi, bordo del viso, peli della barba, capelli, ecc…o anche aree dove il passaggio avviene in modo più graduale (pelle, aree in ombra, ecc…).

In base al raggio impostato, il filtro andrà ad agire per 1, 2 o “n” pixel, partendo dal “centro” dell’area di contrasto individuata.

In base alla intensità impostata, il filtro andrà ad aumentare in modo proporzionale la differenza fra chiari e scuri nell’area selezionata, creando una maggiore nitidezza percepita.

 

Anche i plug-in che non ti lasciano regolare questi fattori, funzionano (bene o male) nello stesso modo.

La nostra percezione della nitidezza è quindi influenzata dalla differenza tonale fra pixel vicini: quando c’è molta differenza percepiamo molto dettaglio, quando è poca percepiamo sfumature morbide.

Se esageri con l’intensità avrai degli aloni piuttosto evidenti intorno ai contorni dell’immagine.

Alcuni software (come Capture One) hanno già introdotto regolazioni specifiche proprio per supportare una grande intensità della nitidezza, eliminando gli aloni.

Se aumenti troppo il raggio avrai una percezione della nitidezza in stile “fake HDR”, molto forte e fastidiosa.

Sempre meglio mantenere il raggio della nitidezza ad 1,0 pixel (o meno), per avere un’immagine pulita, incisa ma non esasperata.

Se non regoli con attenzione la soglia, rischi che la nitidezza lavori anche su aree dove non dovrebbe agire (pelle, fondi, tessuti, ecc…) creando un effetto di granulosità sull’immagine.

Meglio tenere la soglia su valori che ne limitino l’azione alle sole aree di contrasto già presenti nell’immagine.

In Lightroom, ad esempio, puoi utilizzare la funzione “Mascheratura” che trovi nel pannello “Dettagli”, scorrendo il cursore con il tasto “Alt (option)” premuto, per regolare visivamente le aree di incidenza della nitidezza.

In base a cosa decido l’intensità e il raggio della nitidezza da applicare?

In base a cinque fattori:

1) Dimensione in pixel dell’immagine

Più è grande (in pixel) la tua fotografia e più supporterà (e sopporterà) nitidezza, sia in intensità che in raggio.

Un’immagine di grandi dimensioni (pensa al nuovo sistema medio formato Phase One da 150Mpx!) ti permnette di aumentare la nitidezza senza degrado, un’immagine piccola (sotto i 2000px di lato lungo) soffrirà già con un raggio di 1px.

2) Dimensione del soggetto nell’immagine

Un soggetto molto grande (ad esempio un primo piano) può richiedere anche un raggio maggiore di 1px e accettare un’intensità molto alta, un soggetto piccolo (un paesino all’interno di una vallata) richiede invece raggio minore di 1px.

3) Tipologia di immagine

Il paesaggio è il classico genere di fotografia nella quale applicare una nitidezza molto forte, ma con raggio molto ridotto (e attenzione agli aloni). Un ritratto maschile può dare il meglio con raggio più alto (mai comunque oltre i 2px) e un aspetto piuttosto “crudo”.

Ma una foto di bambini, o un bel ritratto femminile, rendono meglio con metodi per l’aumento della nitidezza più delicati.

4) Sensore

Ogni modello di macchina ha un sensore differente che si comporta in modo diverso rispetto alla stessa tecnica o allo stesso filtro. Io trovo che il dettaglio di Capture One (mixando Nitidezza, Struttura e Chiarezza) sia MERAVIGLIOSO, ma su alcuni RAW l’effetto è granuloso e davvero deludente.

5) Gusto personale

Ognuno ha una percezione differente e ciò che per me può essere esagerato, magari a te piace tantissimo 😉

Tieni conto di questi fattori quando applichi la nitidezza alle tue immagini e segui questo consiglio:

Quando ti sembra che la nitidezza vada bene… abbassala del 20% 😉

Ci sono tantissime tecniche per l’aumento della nitidezza, con caratteristiche ed effetti molto diversi.

Alcune, come quella che io chiamo “Double Focus” e che sfrutta il canale della luminanza in LAB, ti permettono un dettaglio fortissimo e una grande effetto di tridimensionalità. Altre, come “Accentua Passaggio”, hanno un tocco più morbido e delicato.

Alcuni software hanno un plug-in per la nitidezza fantastico, altri decisamente meno…

Insomma, sta a te scegliere la tecnica o il filtro perfetti per la tua fotografia, tenendo conto di un altro fattore molto importante:

Ogni fotografia ti chiederà un tipo di nitidezza differente. Puoi avere la tua tecnica preferita, ma non andrà mai bene SEMPRE 😉

 

Infine, ecco un ultimo consiglio:

Utilizza un filtro per la nitidezza con raggio basso, intensità altissima* e soglia ridotta solo alle aree di massimo contrasto per ottenere un dettaglio fine, super inciso e ottimo per avidenziare i paesaggi, le rocce, i piccoli oggetti nell’immagine.

 

Utilizza un filtro nitidezza con un raggio molto grande (anche 20-30px) e un’intensità molto bassa per ottenere un effetto di maggiore rilievo e tridimensionalità nelle immagini di ritratto o quando è necessario evidenziare volumi e ombre.

 

*Non farlo in RGB, ti troveresti con degli aloni fastidiosi

Non mi resta che darti appuntamento al prossimo articolo o al prossimo corso, buon lavoro e buon divertimento con la nitidezza!

 

Simone P

Tecnica Post-Produzione
La regola del 5 per una Post di qualità

LA REGOLA DEL 5

14/08/2018
Simone Poletti

La regola del 5 per una Post di qualità

La Regola del 5 può salvarti da errori terribili in post, aiutarti a ottenere immagini migliori e a costruire un mondo più felice e accogliente!

 

Lo so, molti fotografi sono convinti che i ritoccatori siano esseri senza cuore e senza principi, occupati a trasformare tranci di pizza in modelle (se non hai capito di cosa sto parlando, cerca su YouTube “Photoshop has gone too far”) e a creare nuovi standard di bellezza irraggiungibili con la post.

Ma anche noi abbiamo una coscienza, dei sentimenti e soprattutto delle regole!

Regole che, se usate dal giusto lato della forza (questa volta dovresti sapere di cosa parlo… davvero 😉 ), possono permetterti di ottenere grandi risultati dalla post delle tue fotografie!

 

 

In particolare io utilizzo sempre la Regola del 5 e oggi voglio condividerla con te!

È un cosa molto semplice, niente formule astruse o sequenze da imparare ma tanta attenzione e un po’ di buonsenso, divise in tre parti 😉

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News ed Eventi
Dal vivo è meglio! Un autunno di workshop.

ALLIEVI E STAFF DELL’ULTIMO WORKSHOP LUCI DA PRO

08/08/2018
Simone Poletti

Dal vivo è meglio! Un autunno di workshop.

“Se vuoi diventare davvero bravo a fare una cosa… prova a farla la prima volta!”

È una cosa che ho imparato tanti anni fa da un mio amico appassionato di fotografia: il modo migliore per imparare a fare una fotografia è scattarla. Poi scattarla di nuovo, migliorando ogni volta, fino a quando non viene come vuoi tu!

La stessa cosa vale per la postproduzione: la pratica è insostituibile e davvero importantissima.

Per questo abbiamo creato un percorso formativo come l’Accademia di Post che fa della pratica e dell’esercizio sul campo il suo punto di forza e per questo il nostro calendario dei workshop migliora ogni anno 🙂

I workshop dal vivo sono un’occasione incredibile di crescita e confronto: spesso quei due giorni possono davvero cambiarti per sempre!

Da quasi 10 anni, insieme al team di FotografiaProfessionale, aiuto fotografi e ritoccatori a sviluppare al massimo il loro potenziale e i loro talenti. Che tu sia un professionista, un aspirante tale o un appassionato, il nostro obiettivo è quello di farti vivere al meglio la fotografia e la post, raggiungendo i tuoi obiettivi e realizzando i tuoi sogni.

Per riuscire a vincere questa sfida, io credo che i video-corsi siano fondamentali: sono comodi, sempre pronti all’uso e in poche ore mi permettono di trasferirti tantissime conoscenze e tecniche.

Ma niente è potente ed efficace come la pratica: due giorni di workshop dal vivo possono farti fare un salto in avanti incredibile, che oggi non puoi immaginare.

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News ed Eventi
Un’estate a -70!

UN’ESTATE A -70!

31/07/2018
Lorenzo Montanari

Un’estate a -70!

Fra pochi giorni gli uffici di FotografiaProfessionale si svuoteranno e anche noi partiremo per le (meritate) vacanze, ma saremo sempre disponibili per assisterti e soprattutto ti lasceremo con tantissimi corsi fantastici per l’estate 😉

Infatti, sono arrivate le promozioni estive sull’e-shop di FotografiaProfessionale.it!

 

Potrai trovare gli sconti da oggi (31 luglio) fino al 17 settembre, così avrai tutto il tempo di applicare le tue nuove conoscenze in vacanza, oppure di tornare e programmare con tutta calma la tua formazione per la stagione invernale.

Sono previste forti promozioni, apposta per te che hai fame di gelat.. crescere! Non dovrai più scegliere quale corso comprare tra tutti quelli proposti, adesso potrai sceglierli tutti.

 

Veniamo a noi:

ogni settimana sarà dedicata ad un tema specifico, con sconti dedicati ad ogni corso.

Gli sconti (applicati sul prezzo di listino) sono del:

  • 60% sugli eBook
  • 70% e oltre sui video-corsi
  • 85% massimo sui percorsi completi

 

Potrai trovare alcuni corsi caricati sul nuovo portale, a prova di vacanza: i contenuti sono disponibili in streaming (oltre al classico download), e li puoi guardare anche dal tuo smartphone. Insomma… non hai più scuse 😉

 

La mia lista della spesa è piena, e in valigia ho già fatto spazio per un po’ di tecniche, consigli e trucchi del mestiere.

Mi raccomando, fallo anche tu, e porta in vacanza con te la tua fotografia e la tua post da vero PRO.

 

Lorenzo

 

SUMMER SALES 2018 - FotografiaProfessionale.it

Post-produzione
Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

COME EVITARE DI PRENDERE UN “PACCO”?

18/01/2018
Simone Poletti
4 commenti ]

Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

10 semplici regole per scegliere un video-corso o un workshop di qualità e non prendere pacchi

 

Lavoro in un’azienda che fa corsi di formazione, quindi ti avverto fin dall’inizio: in questo articolo non mi sentirai parlar male di chi fa corsi 🙂

Ma, facendo formazione da diversi anni, mi rendo conto ogni giorno di più che molti sono un po’ disorientati dalla presenza sul mercato di un’enormità di workshop e corsi di fotografia e di post-produzione.

Diciamoci la verità: tanti fotografi che facevano un po’ fatica a “tirare fine mese” si son messi a fare corsi, forse invogliati dal successo di team più strutturati, come il nostro o altri che sono su questo mercato da anni.

Ci sono anche tanti fotografi che hanno iniziato a fare corsi spinti dai loro amici e conoscenti, perché sono semplicemente bravi ad insegnare!

Ci sono poi tanti che vengono ai workshop o acquistano video-corsi e pensano “Posso farlo anche io!“. Così il giorno dopo aprono una pagina Facebook e si mettono a distribuire tutorial o a vendere corsi live.

In particolare in questi primi giorni del 2018 ho visto comparire sui social una miriade di corsi, workshop, incontri di fotografia e di post: dal corso base di fotografia al workshop più evoluto.

Chiariamo subito un punto: non c’è niente di male. Chiunque si lanci in una nuova impresa ha la mia solidarietà e il mio “in bocca al lupo”.

Anzi, alcuni sono davvero bravi e la concorrenza fa solo e sempre bene: tiene “alta l’asticella” e ti ricorda ogni giorno che devi migliorare costantemente e tenerti aggiornato 😉

Il successo di FotografiaProfessionale è dovuto a tre fattori: alla nostra bravura (scusa l’immodestia, ma è vero), al sostegno e allo sprone dei nostri utenti (fantastici!) e al fatto che ci sono tanti colleghi bravissimi che ci costringono a fare sempre meglio.

 

Poi, come è sempre accaduto in ogni campo (anche nella fotografia, è solo questione di tempo), quelli bravi rimangono e hanno successo, quelli scarsi scompaiono nel nulla e cambiano mestiere.

Quindi, se il problema non è la concorrenza o il fatto che ci siano tanti fotografi che fanno corsi e workshop, qual è?

Il problema è che tu, come utente interessato a questi workshop o a questi corsi, spesso non trovi gli strumenti per capire cosa è valido e cosa no.

Spesso ai miei workshop mi sento dire “Ho fatto decine di corsi prima di trovare voi, provavo un po’ a caso prendendo anche grosse fregature”.

Come fai ad evitare quelle fregature e andare dritto al punto, trovando subito il corso o il workshop che fa per te?

Coma fai a distinguere cosa ti può essere davvero utile da una perdita di tempo e denaro?

Beh, credo che si possa stilare un piccolo “Vademecum dell’aspirante allievo“, una serie di piccoli ma utili consigli per facilitare la tua scelta.

Non ti preoccupare, sarò breve e non dovrai studiare un tomo di 1000 pagine. Mi affiderò all’esperienza, al buonsenso e… alla sintesi 😉

 

Sarò breve e sintetico
Sarò breve e sintetico

10 semplici regole per scegliere un video-corso o un workshop di qualità e non prendere pacchi

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Post-produzione
Brindo alle balene… e ai piani ben riusciti!

IL BRINDISI POST DIPLOMA

09/03/2017
Simone Poletti

Brindo alle balene… e ai piani ben riusciti!

Sono già passati alcuni giorni ma, come sempre, l’eco emotiva di un finale d’Accademia si trascina per settimane.

 

Il finale d’Accademia di cui parlo sono i 4 giorni di workshop che concludono ogni edizione della nostra Accademia di PostProduzione. Questi, a loro volta, si concludono con l’esame che diploma i migliori allievi del corso.

Sai cos’è l’Accademia di Post vero?

Ne ho già parlato davvero tante volte, ma se non ne hai mai sentito parlare, qui trovi tutte le info che ti servono: Accademia di Post 2017.

L’Accademia è un percorso di circa 4 mesi, ed ora che abbiamo terminato la IV edizione credo di averne capite alcune chimiche tipiche. Molte altre però sono peculiari di ogni singolo gruppo di allievi.

Percorrendo insieme una strada lunga 16/18 settimane, lavorando insieme e provando insieme le stesse difficoltà, gli stessi successi e raggiungendo traguardi comuni, si crea uno spirito di “corpo”, una coesione all’interno del gruppo davvero importante. Devo dire che l’atmosfera che si respira in Accademia rimane davvero unica e difficile da spiegare chi non l’abbia provata 😉

 

Al lavoro nelle giornate conclusive

Pensa solo al fatto che, gli allievi dell’Accademia, hanno un modo di chiamarsi fra loro “Balene” che spesso non viene del tutto compreso all’esterno. C’è una ragione molto seria e concreta per quel “soprannome”, ma se vuoi scoprirla… Dovrai venire in Accademia!

Fa parte, come dicevo, di un’atmosfera unica e davvero intensa.

Si respirano le aspettative e la determinazione di ognuno, la voglia di superare i propri limiti e di raggiungere gli obiettivi che mano a mano, settimana dopo settimana, si vanno chiarendo sempre più.

L’Accademia è una mezzofondo corsa a velocità sostenuta: un percorso relativamente breve (per scelta), ma denso di contenuti e sfide appassionanti.

Breve, dicevo, perché chi ha degli obiettivi da raggiungere e ha preso delle decisioni che riguardano il proprio futuro, non può aspettare anni per avere dei risultati tangibili.

Per questo l’Accademia dura 4 mesi: per permetterti di avere subito quello che ti serve per accettare le sfide del mercato in un mondo, quello della fotografia e della post, che non aspetta.

Per questo abbiamo creato un percorso didattico che è, in realtà, un grande acceleratore di risultati e un grande stimolatore di voglia di fare e di ottenere progressi reali.

 

L’ho scritto anche in una recente email: “Se hai solo voglia di passare il tempo facendo qualche foto e imparando due tecniche di post per far bella figura con gli amici, allora no, l’Accademia non fa per te. Ci sono tantissimi workshop, modelsharing e giornate dedicate a questo in giro“.

Ma se per te la fotografia e la post non sono un semplice passatempo, se vuoi risultati, se vuoi raggiungere degli obiettivi concreti e ottenere soddisfazioni, anche economiche, allora l’Accademia è il posto giusto per te.

 

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Quattro mesi passano in un lampo per una persona motivata e che abbia veramente voglia di mettersi in gioco e di dare una svolta decisa alla propria carriera professionale come fotografo, ritoccatore, assistente digitale, grafico, ecc…

Diventano quello che è l’Accademia per i suoi allievi: un’esperienza appassionante, divertente, intensa ed appagante.

Per questo i 4 giorni finali sono una “botta emotiva” così intensa e dura così a lungo…

Lo so, ho la faccia di quello burbero e un po’ orso, ma in realtà sono un gran sentimentale e mi affeziono tantissimo a chi compie questo percorso. E mi sento davvero molto responsabilizzato nei confronti delle persone che investono l’Accademia di un ruolo spesso davvero importante: quello di aiutarli a cambiare le cose.

Per questo mi ritrovo a guardare tutti negli occhi durante quegli ultimi 4 giorni e a ricordare loro perché sono lì e quanta strada hanno fatto. “Ragazzi, vi ricordate come eravate 4 mesi fa? Vi ricordate cosa sapevate fare allora e vi rendete conto di cosa siete in grado di fare oggi?”

Per questo poi, quando si arriva alla fine, diventa difficile non commuoversi quando alle parole “Complimenti, esame superato” segue un abbraccio liberatorio 🙂

 

In questi 4 mesi ho visto persone “normali” fare cose eccezionali, ho visto tanti tenere duro davanti a mille difficoltà e ottenere poi il premio che meritavano. Ho visto Mattia ed Emanuele partire quasi da zero e diventare davvero bravi: è un inizio, certo, ma che inizio!

Ho visto Davide e Andrea affrontare momenti che solo in pochi conoscevamo e venirne fuori con grande grinta. E con mio grande orgoglio.

Ho visto Debora andare un po’ in crisi per poi, lei piccola donna emiliana, tirare fuori una “cazzimma” incredibile e finire con un gran sorriso e mille “Ok, ok!” 🙂

 

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Ne ho citati solo alcuni, ma sono orgoglioso del percorso di ogni singolo allievo dell’Accademia IV, come di quelli delle edizioni precedenti. E sono orgoglioso soprattutto dei risultati che stanno ottenendo DOPO l’Accademia di Post, tracciando la propria strada e determinando i propri successi.

 

E le cose sono andate così bene, sono stati così tanti gli allievi che hanno cambiato davvero le cose nella loro vita professionale che abbiamo pensato: come possiamo far sì che l’Accademia migliori ulteriormente e permetta di ottenere risultati ancora maggiori?

Sai come si dice, no? “Squadra vincente non si cambia”.

Ecco, noi abbiamo cambiato tutto, rivoluzionando il programma e trasformandolo per renderlo ancora più efficace, professionalizzante e produttivo.

Se vuoi puoi scoprire tutto quel che c’è da sapere sulla Nuova Accademia di Post da questa pagina. Scoprirai che abbiamo creato due percorsi successivi e che puoi scegliere tu a che livello arrivare e a che punto fermarti. Scoprirai che abbiamo aumentato le giornate dal vivo e inserito più sessioni fotografiche per farti provare esperienze vere e formative sul campo, insieme ai migliori professionisti del settore. Scoprirai che l’Accademia di Post oggi è davvero l’unico percorso in Italia che ti permetta un processo di crescita così importante in così poco tempo.

 

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Non ci sono trucchi o metodi miracolosi. Niente formule americane del successo o nomi esotici. Nessun “guru” del successo senza sforzi.

L’Accademia è lavoro intenso, impegno, esercizio sul campo, prove pratiche, lezioni in live streaming, workshop dal vivo, tecnica, studio, compiti a casa, entusiasmo, voglia di fare e risultati. Risultati concreti, reali e misurabili settimana dopo settimana.

 

Per aiutarci in questo lavoro così impegnativo, da quest’anno siamo affiancati dal nostro Partner Ufficiale FujiFilm Italia che fornirà macchine fotografiche per gli shooting e altre cose interessanti, e dai nostri Partner Tecnici Wacom e Mafer che ti permetteranno di affrontare le giornate dal vivo con i migliori strumenti possibili.

Insomma, finisce con grandi emozioni un percorso fantastico e siamo già pronti ad iniziarne subito uno nuovo e appassionante.

E sarà spettacolare perché, come diceva un famoso personaggio dei telefilm (ricordi chi?): “Adoro i piani ben riusciti!

Se hai voglia di scoprire quanto bravo puoi diventare, ti aspetto in Accademia 😉

A presto e buon divertimento.

Simone Poletti

 

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Recensioni
Alla scoperta del pianeta Luminar

SCOPRIAMO INSIEME LUMINAR PER MAC

27/12/2016
Simone Poletti
4 commenti ]

Alla scoperta del pianeta Luminar

Ti guiderò nei primi passi sulla superficie di Luminar, il nuovo editor per le immagini dedicato agli utenti Apple, che sfida Lightroom Photoshop e Capture One.

 

Luminar è un software per l’editing delle tue fotografie prodotto da MacPhun, azienda che già ha “sul campo” plug-in e software per Mac come Intensify e Aurora HDR. MacPhun inoltre ha ricevuto da Apple il riconoscimento come “Best of the Year” per le proprie applicazioni per ben 5 anni consecutivi, dal 2012 ad oggi.

Luminar si presenta come una total-workflow app, cioè copre tutte le fasi del lavoro, dallo sviluppo del RAW al ritocco più complesso.

Con questi presupposti e una presentazione in pompa magna, devo dire che Luminar mi ha incuriosito parecchio 🙂

 

Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar
Una parte del sito MacPhun dedicata a Luminar

 

Mi ha anche un po’ insospettito, perché troppe volte ho sentito parlare del “nuovo Photoshop” o del “nuovo software professionale più potente sul mercato“, per poi trovarmi davanti a software con un evidente complesso di inferiorità che tentavano (al massimo) di essere al livello di Photoshop, senza proporre un vero punto di vista differente.

Mi spiego, ho provato Affinity Photo e tanti altri software che, negli anni, si sono proposti come “valida alternativa” o come appunto “the new Photoshop“. Spesso (per ora, sempre) questi software vengono pubblicizzati con iperboli e assoluti che sicuramente incuriosiscono, ma al acconto dei fatti i risultati sono sempre stati deludenti.

Perché?

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Recensioni
JpegMini… qualità Maxi?

JPEGMINI – QUALITÀ MAXI?

21/12/2016
Simone Conti
2 commenti ]

JpegMini… qualità Maxi?

JpegMini è un software che ottimizza sia la dimensione dei file sia i tempi di chi lavora con le immagini, senza rinunciare alla qualità.
L’ho provato e sono pronto a rispondere ad una domanda:

è proprio così?

 

Erano settimane, forse mesi, che sulla mia bacheca Facebook venivo bombardato da annunci pubblicitari relativi a un software per l’ottimizzazione della compressione Jpeg.

Ad Ottobre ho partecipato al Photo Plus di New York (ne ho parlato nella recensione del Profoto D2 500 AirTTL e in quella di NiSi & IRIX 15mm f/2.4) e, dopo tanti annunci, proprio lì mi sono trovato a una persona in carne ossa che mi ha chiesto: «Hai mai sentito parlare di JpegMini?»

Apriti cielo! Gli ho risposto che erano SETTIMANE INTERE che non facevo altro che vedere i loro video e i loro annunci pubblicitari su Facebook… non ne potevo più! 😀

La risposta che ho ricevuto è stata semplice, disarmante e molto efficace: «Sì, ok! Grazie per avere validato l’efficacia del nostro targeting su Facebook, ma alla fine l’hai provato?»

Dani, il ragazzo con cui parlavo, ha continuato:

«Se consegni grosse quantità di foto via web, hai un archivio online con file Jpeg pronti da scaricare per i clienti oppure devi mandare in stampa delle foto è uno strumento utilissimo perché ti fa risparmiare spazio senza minimamente rinunciare alla qualità percepita! Anzi, guarda… abbiamo qui un album di foto dove fianco a fianco puoi vedere il file originale e quello elaborato da JpegMini stampate… ti sfido a trovare le differenze!»

Il mio cervello durante il processo di traduzione dall’Inglese all’Italiano e poi al “Simonese” (il mio personale linguaggio di elaborazione interna) si era arrestato su due punti nevralgici (segue ‘stream of consciousness in Simonese’):

 

  • “Cavoli, mi sto comportando come le persone che giudicano un software, un prodotto, un video-corso ( 😀 ) senza averlo mai provato… Devo cambiare istantaneamente questo mio comportamento da beota! Prima di dire che non mi serve o non mi soddisfa… devo provarlo!
  • “Ma perché mi mostra delle foto stampate (anche dei bei 30×40, eh) quando, ovviamente, la stampa fotografica Type-C (cioè la classica stampa fotografica alla quale siamo abituati) “ammazza” ogni tipo di dettaglio e rende totalmente inutile il confronto? Anche due Jpeg stampati partendo da file con livelli di compressione molto differenti sono generalmente indistinguibili… mi starà ‘perculando’?”

 

L’immediata conseguenza di queste due riflessioni è stata decidere che avrei sicuramente provato JpegMini, cercando di capire cosa fa e come lo fa.

La prima domanda che ho fatto a Dani invece è stata proprio sulle modalità di lavoro del software. Volevo sapere se si trattasse solo di una semplice ottimizzazione della tabella di Huffman o di qualcosa di più articolato.

Per tutta risposta ho ottenuto uno sguardo perplesso, ma curioso… seguito dalla verbalizzazione di quel dubbio ancora inespresso:

«Ma tu fai il fotografo?»

Mi succede spesso… quasi sempre! È il risvolto di avere un background non solo come fotografo… mi piacciono le domande difficili e sono curioso di trovare le risposte!

 

Dani mi spiega che JpegMini è molto più di un semplice ottimizzatore, è una specie di “intelligenza artificiale” che fa più velocemente e meglio il lavoro che potrebbe fare chiunque attraverso vari tentativi. Praticamente il software fa tutte le ottimizzazioni del caso sull’algoritmo di compressione Jpeg e prova “automagicamente” tutte le combinazioni possibili per ridurre lo spazio occupato su disco.

Grazie a un algoritmo di analisi dell’immagine è in grado di capire se c’è differenza percepibile tra un’immagine da lui elaborata e l’originale… a parità di qualità sceglie quella che occupa meno spazio!

 

Terminata la spiegazione e creata un poco più di confidenza termina con: «Lo so che mostrare le stampe tecnicamente non ha alcun senso, occorrerebbe guardare i pixel e come il file viene codificato, ma mostrare le stampe è l’unico modo che abbiamo trovato per attirare l’attenzione dei fotografi: generalmente sono più “visivi” che tecnici!»

Devo ringraziare Dani Megrelishvili e tutto il team di JpegMini per avermi inondato di messaggi pubblicitari e per avermi regalato una licenza di JpegMini Pro da testare… perché se non fosse stato per loro non mi sarei forse fermato al loro stand, mi sarei perso una piacevole chiacchierata e avrei perso l’opportunità di provare senza alcuna spesa un prodotto riguardo al quale ero decisamente scettico.

 

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Come ho eseguito i test?

 

1.

Ho stabilito un campione di 10 immagini di varie dimensioni salvate in Jpeg e tutte alla stessa risoluzione, tanto la risoluzione per questa prova non conta (maggiori info su questo dettaglio le trovi in un eBook di Simone Poletti… “Dallo Scatto alla Stampa”).

2.

Visto che JpegMini, oltre ad ottimizzare la dimensione dei file ha come scopo quello di ottimizzare i tempi di chi lavora con le immagini, ho cercato di capire quanto sia migliore del mio normale modello di lavoro: lavori batch in Photoshop. Ho creato un paio di azioni da poter eseguire in batch utilizzando sia la normale funzionalità “Salva…” che “Salva per Web…” avendo l’accortezza di includere e rispettare il profilo colore di partenza in ambedue i casi (JpegMini lo fa di default).

3.

Ho cronometrato i tempi che occorrono per passare da una cartella di immagini “non trattate” a una cartella di immagini ottimizzate.

Ecco i risultati:

 

File OriginaliPhotoshop
“Salva…”
Photoshop
“Salva per Web…”
JpegMini
Tempo richiesto per iniziare il processoN/A≈19s≈19s0s
Tempo totale dell’operazione per le 10 immaginiN/A44.22s58.11s31.41s
Spazio totale su disco della cartella immagini248.0MB74.7MB109.7MB90MB
Spazio risparmiato0.00%69.88%55.77%63.71%

 

JpegMini si presenta come l’alternativa più rapida per ottenere lo scopo, ma non la migliore per quanto riguarda l’occupazione su disco.

Mi aspetto però, grazie alla sua modalità di funzionamento, il miglior risultato per quanto riguarda l’assenza di artefatti e qualità in generale delle immagini.

Con Photoshop mi sono affidato a settaggi standard per il salvataggio (Qualità 10 con Baseline ottimizzata per “Salva…” e qualità a 85 con sfoca 0,1 per “Salva per Web…”) di tutte le immagini quindi nessuna ottimizzazione è stata fatta rispetto a contenuto, risoluzione e grana dell’immagine. Diamo quindi uno sguardo ai risultati facendo quello che gli Americani chiamano “Pixel Peeping” che anche in Italiano assume un suo senso… il “Pixel Pipping”… “farsi le pippe” con i pixel 😀

 

JpegMini Vs Photoshop “Salva” Vs Photoshop “Salva per Web”
JpegMini Vs Photoshop “Salva” Vs Photoshop “Salva per Web”

 

Se guardi con attenzione il composit di ritagli che ho messo qui sopra (se vuoi puoi scaricare il file TIFF da qui per essere sicuro di vedere “i pixel giusti”!) noterai come il metodo 1 porti ad una leggera accentuazione del contrasto del dettaglio sugli artefatti Jpeg, il metodo 2 “impasti” un po’ il dettaglio e il metodo 3 rispetti in modo abbastanza accurato l’originale.

Avrai anche notato che, se non hai scaricato il file TIFF dal link qui sopra e non hai osservato l’immagine almeno al 200% dell’ingrandimento, le differenze sono NULLE.

Questo significa che “ambetre” (lo so che non si dice!) i metodi, a mio modo di vedere, sono perfettamente validi sia per l’uso su web che per la stampa in qualità fotografica: in una stampa fotografica (se non si ricampiona e si usa una risoluzione di almeno 200dpi) si può tranquillamente utilizzare un qualsiasi metodo di compressione.

 

Dai uno sguardo al confronto qui sotto! Si tratta di una delle immagini di partenza salvata per il web da Photoshop comparata side-by-side con il risultato ottenuto da JpegMini (RICOMPRIMENDO la stessa immagine con cui viene confrontato!)… Cosa te ne pare?

Salva per Web... (521 KBytes) Vs. JpegMini (264 KBytes)

 

A questo punto, ho due domande per te:

  • perché non usare il metodo più veloce o quello che comprime maggiormente (a seconda delle priorità), soprattutto se si devono gestire molte migliaia di immagini come nel caso dei fotografi sportivi, di moda per le sfilate o dei matrimonialisti?
  • quale dei tre metodi sceglieresti per comprimere e ottimizzare ancora meglio i tuoi file Jpeg per la consegna finale?

 

Eh, sì… lo so… vorresti sapere quale dei tre è JpegMini, vero? Mi spiace, ma non te lo dirò (non subito almeno). Per fare in modo che anche la tua percezione sia totalmente scevra da ogni preconcetto vorrei che tu ragionassi e decidessi semplicemente osservando i risultati… visto che sono quelli che contano realmente! Non credi?

Scrivi qui sotto nei commenti (QUI SOTTO nei commenti dell’articolo sul blog, non su Facebook) cosa ne pensi e quali sono le corrispondenze tra metodo 1, metodo 2 e metodo 3 con i relativi approcci usati per l’ottimizzazione.

Tu quale dei tre sceglieresti se avessi bisogno di comprimere e ottimizzare ulteriormente i tuoi file Jpeg?

Sono ansioso di leggere cosa ne pensi!

Simone Conti

 

P.S.: Se vuoi approfondire un po’ il tema dell’ottimizzazione dei file in Jpeg e anche il mondo dell’automazione di Photoshop ti consiglio di dare uno sguardo a questi 2 corsi realizzati da Simone Poletti:

Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

12 COSE DA EVITARE: LA SECONDA PARTE!

04/11/2016
Simone Poletti
2 commenti ]

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

Ci sono altre 6 cose da evitare nella post di una fotografia. Altre 6 tremende “trappole”!

 

Qualche giorno fa ho iniziato ad elencarti quelle che, secondo me, sono le 12 cose da evitare per ottenere una post di qualità, quelle che devi fuggire come la peste se vuoi che le tue immagini siano belle, salve e naturali 😉

Le prime 6 “Cose da Evitare” le trovi qui, nella prima parte di questo articolo, ma ricapitoliamole brevemente:

  1. Non sfruttare al meglio le potenzialità del RAW
  2. Applicare regolazioni contrastanti
  3. Non considerare i Profili Colore
  4. Schiarite locali con effetto “Luce Divina”
  5. Desaturazione selettiva
  6. Colori iper-saturi e innaturali

Sono tutte cose che anche io ho fatto, almeno una volta, per poi capire che erano dannose, quindi se anche tu hai una foto che fa parte della lista… non te ne vergognare!

Da anni mi occupo di editing delle immagini e di formazione nel campo della post, e so che esistono le mode e alcune cose sono irresistibili…

Tutti abbiamo maltrattato un HDR, almeno una volta nella vita.

È un passaggio importante nella vita di ogni fotografo/ritoccatore.

Un trauma dal quale si deve guarire, uscendone migliori 😉

Ma capita che qualcuno rimanga catturato nella rete degli aloni e della iper-saturazione, quindi può essere utile che io finisca la mia lista e ti elenchi le

Altre 6 cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Seconda parte da 7 a 12)

PS: Come nel precedente articolo, userò degli esempi pratici, torturando appositamente alcune fotografie di Simone Conti.

Se sei una persona sensibile e dallo spiccato senso estetico… non proseguire nella lettura, potresti soffrire molto.

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Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

DESATURAZIONE SELETTIVA? NON LO FARE!

13/10/2016
Simone Poletti

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

Ci sono 12 cose da evitare, cose che possono rovinare la post di una fotografia anche solo a nominarle.

 

Proviamo: “Desaturazione Selettiva“. Ecco, vedi?

Ogni tanto incontro un amico di vecchia data o mi presentano qualcuno e mi viene chiesto “Cosa fai nella vita?

Ho riformulato la risposta tante volte, in base all’evoluzione del mio ruolo professionale e in base all’umore del periodo. Ultimamente rispondo:

“Fra le altre cose, insegno ai fotografi ad usare Photoshop senza farsi male”.

La definizione è riduttiva e non spiega nel dettaglio cosa faccio io o cosa fa FotografiaProfessionale, ma ha tre grandi pregi:

1) chiarisce il “succo”

2) è sintetica e soprattutto…

3) la capiscono tutti 😉

Nel mio ruolo di “Istruttore di Anti-Infortunistica per Photoshop“, mi capita spesso di parlare con fotografi e ritoccatori. Durante i workshop, durante le giornate di Accademia, in occasione dei seminari e degli eventi a cui partecipo in giro per l’Italia, ma anche rispondendo a post su Facebook, email e messaggi privati.

E capita sempre più di frequente di discutere di questa o quella tecnica, di certi effetti e certe mode tipiche del ritocco.

Soprattutto durante le lezioni dell’Accademia di Post cerco di indirizzare i miei allievi il più lontano possibile dagli “scogli” che possono essere davvero dannosi per le loro fotografie e per la qualità della loro post.

Ho cercato di riassumere i consigli che do di solito in Accademia in alcuni punti, alcune cose che secondo me un fotografo non dovrebbe fare mai, o dovrebbe smettere di fare subito! Eccole qui insieme a qualche esempio di immagine devastata dal ritocco.

12 Cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Prima parte: da 1 a 6)

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