Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

12 COSE DA EVITARE: LA SECONDA PARTE!

04/11/2016
Simone Poletti
1 commento ]

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (2a Parte)

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Ci sono altre 6 cose da evitare nella post di una fotografia. Altre 6 tremende “trappole”!

 

Qualche giorno fa ho iniziato ad elencarti quelle che, secondo me, sono le 12 cose da evitare per ottenere una post di qualità, quelle che devi fuggire come la peste se vuoi che le tue immagini siano belle, salve e naturali 😉

Le prime 6 “Cose da Evitare” le trovi qui, nella prima parte di questo articolo, ma ricapitoliamole brevemente:

  1. Non sfruttare al meglio le potenzialità del RAW
  2. Applicare regolazioni contrastanti
  3. Non considerare i Profili Colore
  4. Schiarite locali con effetto “Luce Divina”
  5. Desaturazione selettiva
  6. Colori iper-saturi e innaturali

Sono tutte cose che anche io ho fatto, almeno una volta, per poi capire che erano dannose, quindi se anche tu hai una foto che fa parte della lista… non te ne vergognare!

Da anni mi occupo di editing delle immagini e di formazione nel campo della post, e so che esistono le mode e alcune cose sono irresistibili…

Tutti abbiamo maltrattato un HDR, almeno una volta nella vita.

È un passaggio importante nella vita di ogni fotografo/ritoccatore.

Un trauma dal quale si deve guarire, uscendone migliori 😉

Ma capita che qualcuno rimanga catturato nella rete degli aloni e della iper-saturazione, quindi può essere utile che io finisca la mia lista e ti elenchi le

Altre 6 cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Seconda parte da 7 a 12)

PS: Come nel precedente articolo, userò degli esempi pratici, torturando appositamente alcune fotografie di Simone Conti.

Se sei una persona sensibile e dallo spiccato senso estetico… non proseguire nella lettura, potresti soffrire molto.

LEGGI TUTTO >>

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News ed Eventi
Anarchy in the WPP: il World Press Photo senza regole

ANARCHY IN THE WPP: IL WORLD PRESS PHOTO SENZA REGOLE (FOTO: EVERETT COLLECTION)

27/10/2016
Gloria Soverini

Anarchy in the WPP: il World Press Photo senza regole

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Il World Press Photo ha annunciato la nascita di un concorso nel quale sarà possibile partecipare senza doversi preoccupare troppo delle regole

 

Ebbene sì: dopo che negli ultimi anni il WPP ha dovuto gestire la squalifica di numerose foto perché non rispettavano gli standard del concorso, dopo le critiche per la vittoria delle foto staged, dopo che ad ogni edizione nasce una guerra in merito all’uso della post… gli organizzatori hanno pensato ad una soluzione: ci sarà un concorso a sé la cui partecipazione non prevede regole.

 

L’annuncio è stato fatto ieri da Lars Boering, Direttore Esecutivo della Fondazione World Press Photo, nel comunicato relativo alle attività previste nel 2017; al punto #8 del programma si legge che

In October 2017 there will be a new contest for creative documentary photography. […] This contest will be for professional visual storytellers who, in wanting to communicate about actual people, events or issues, deploy creative techniques in constructing, processing and presenting images. This contest will not have rules limiting how images are produced, and will not have categories.

[ Ad ottobre 2017 ci sarà un nuovo concorso dedicato alla fotografia documentaria creativa. Potranno accedervi i visual-storyteller professionisti che, volendo trattare di personaggi, eventi o problematiche attuali, lo fanno attraverso l’uso di tecniche creative nella costruzione, nell’elaborazione e nella presentazione delle immagini. Questo concorso non avrà norme che limitano come le immagini vengono prodotte, e non avrà categorie. ]

 

A differenza di quanto avviene con il concorso tradizionale per fotogiornalisti, che l’hanno scorso ha visto la squalifica del 20% dei finalisti e la successiva implementazione di un Codice Etico, il nuovo concorso non sarà vincolato dalla più classica etica del fotogiornalismo.

I fotografi potranno partecipare presentando una foto singola o con una serie di immagini relative ad una storia; i giudici esamineranno le foto e assegneranno i premi per la migliore documentazione sociale, personale, per la presentazione più innovativa e altro ancora.

 

Questa ultima mossa del World Press Photo è la risposta al dibattito in corso riguardo agli standard in materia di fotografia e fotogiornalismo nell’era della fotografia digitale.

L’Australian Professional Photography Awards (APPA) è stato recentemente al centro di questo dibattito dopo che il fotografo di rilievo Ken Duncan ha richiamato l’attenzione sul fatto che Lisa Saad, la vincitrice del concorso di quest’anno, abbia presentato un set di illustrazioni fotografiche.

Se questo nuovo concorso del World Press Photo senza regole guadagnerà rilievo nel settore, forse altri concorsi di prestigio ne seguiranno l’esempio.

Cosa ne pensi?
Scrivilo in un commento!

Gloria

I WANNA BE WPP!

(articolo liberamente tradotto da PetaPixel)

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Tecnica Fotografica
È ora di ammetterlo! Parliamo di flash a slitta

USO CREATIVO DEL FLASH!

21/10/2016
Gloria Soverini

È ora di ammetterlo! Parliamo di flash a slitta

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C’è un momento nella vita di un fotografo professionista che, prima o poi, arriva: quello in cui deve ammettere di dover utilizzare il flash a slitta 🙂

 

Scianna ha dichiarato

Il fotografo è un interprete, non è un creatore, non è uno scrittore di luce“.

Ora, non voglio certo contraddirlo ma… io NON MI ACCONTENTO della luce che mi ritrovo nelle varie situazioni, soprattutto se devo fotografare un evento notturno, o il momento dei balli durante un matrimonio e tutto si fa buio.

Certo, durante la preparazione della sposa spero sempre di ritrovarmi in una camera con delle grandi finestre, il cielo nuvoloso per avere una “grande softbox” naturale; luci drammatiche, ombre morbide.
Ma non sempre le proprie richieste vengono esaudite 🙂
Soprattutto, le ore del giorno trascorrono e prima o poi il sole tramonta

Se sei fra quelli che “No, il flash fa schifo, preferisco la luce naturale“, in casi come questi cosa fai, smetti di scattare?
Stressi il sensore al massimo alzando gli ISO all’inverosimile? Abbassi i tempi così tanto che le foto potrebbero essere oggetto di studio a “Mistero”?

Il fotografo professionista è sì un interprete, ma fortunatamente è anche un creatore… anzi, è un CREATIVO!

 

C’è un momento nella vita di un fotografo professionista specializzato in matrimoni ed eventi che, se non si accontenta del livello cui è giunto e vuole migliorare la qualità del proprio lavoro, prima o poi arriva: quello in cui deve ammettere di aver bisogno del flash a slitta.

Può essere dura, lo so, ma i benefici sono troppo grandi per ignorare questa “chiamata interiore” (chiamata interiore: più qualità > più lavoro > clienti più soddisfatti > più guadagno)

Anni fa è arrivato quel fatidico momento anche per me, e alla fine l’ho ammesso: non potevo più ignorare l’utilizzo del flash, né continuare a trovare scuse come “Le foto con il flash sono orrende” – certo, a meno che tu non prenda come esempio le foto di chi non lo padroneggia al massimo, ma se devi migliorare bisogna seguire l’esempio di chi è davvero bravo, no? 🙂

Avevo trovato lavoro presso lo studio di un fotografo matrimonialista: sviluppavo e ritoccavo le foto scattate dagli altri, ma volevo essere parte attiva dei servizi; sapevo però di non poterlo fare finché non avessi imparato l’uso del flash, fondamentale per un campo del genere.

Dovevo imparare velocemente ma, soprattutto, con una certa sicurezza che sapevo mancarmi come autodidatta.
Dopo i primi tentativi fallimentari (perché le mie foto erano alla stregua di quelle che criticavo, quelle del “il flash fa schifo”, per intenderci), ho iniziato a guardarmi attorno e ho trovato quello che faceva al caso mio:
mi sono iscritta al workshop di Simone Conti “Flash My Life” quando ancora non lavoravo in FotografiaProfessionale – in realtà, era il terzo che frequentavo!

Da lì è stato amore 🙂
(grazie Simo!!!)

Ho capito finalmente che il flash a slitta è uno strumento fondamentale per due motivi:

  • per riuscire a scattare in ogni situazione;
  • per farlo con una marcia in più!

Credimi se ti dico che, poi, ci si diverte un casino :))

Il risultato è stato che

  1. Ho iniziato a fotografare i matrimoni senza temere di restare bloccata al calar del sole.
  2. Ho iniziato a realizzare shooting di varia natura (ritratti business e studi dentistici).
  3. Ho fotografato cene aziendali in location DA PAURA 😀
  4. Ho fotografato decine e decine di persone durante i balli dei matrimoni e degli eventi, come il Food Immersion Festival di quest’anno del quale vedi una foto (grazie a Carolina, la meravigliosa ballerina che la fa da soggetto splendido splendente).
    In quel momento c’erano pochissime luci a disposizione, ma non volevo certo farmi scappare i balli scatenati di questi ragazzi!
  5. Ho iniziato a definirmi “la regina della seconda tendina“, che quasi quasi potrei anche aggiungere al BDV.
Tutto questo mi ha permesso di crescere come professionista, di essere più sicura e di vedere un sacco di sorrisi che, al buio, non avrei visto :))

Ergo, se fino ad ora hai detto che il flash fa schifo forse è giunto il momento di mettere da parte le tue remore e di dare a te e alla tua fotografia una spinta in più:
passa al lato luminoso degli eventi, iscriviti a Flash My Life!

Niente sarà più come prima (buauauauaua… ehm) 😀

Gloria

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Tecnica Post-Produzione
12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

DESATURAZIONE SELETTIVA? NON LO FARE!

13/10/2016
Simone Poletti

12 cose da EVITARE come la peste quando ritocchi le tue immagini (1a Parte)

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Ci sono 12 cose da evitare, cose che possono rovinare la post di una fotografia anche solo a nominarle.

 

Proviamo: “Desaturazione Selettiva“. Ecco, vedi?

Ogni tanto incontro un amico di vecchia data o mi presentano qualcuno e mi viene chiesto “Cosa fai nella vita?

Ho riformulato la risposta tante volte, in base all’evoluzione del mio ruolo professionale e in base all’umore del periodo. Ultimamente rispondo:

“Fra le altre cose, insegno ai fotografi ad usare Photoshop senza farsi male”.

La definizione è riduttiva e non spiega nel dettaglio cosa faccio io o cosa fa FotografiaProfessionale, ma ha tre grandi pregi:

1) chiarisce il “succo”

2) è sintetica e soprattutto…

3) la capiscono tutti 😉

Nel mio ruolo di “Istruttore di Anti-Infortunistica per Photoshop“, mi capita spesso di parlare con fotografi e ritoccatori. Durante i workshop, durante le giornate di Accademia, in occasione dei seminari e degli eventi a cui partecipo in giro per l’Italia, ma anche rispondendo a post su Facebook, email e messaggi privati.

E capita sempre più di frequente di discutere di questa o quella tecnica, di certi effetti e certe mode tipiche del ritocco.

Soprattutto durante le lezioni dell’Accademia di Post cerco di indirizzare i miei allievi il più lontano possibile dagli “scogli” che possono essere davvero dannosi per le loro fotografie e per la qualità della loro post.

Ho cercato di riassumere i consigli che do di solito in Accademia in alcuni punti, alcune cose che secondo me un fotografo non dovrebbe fare mai, o dovrebbe smettere di fare subito! Eccole qui insieme a qualche esempio di immagine devastata dal ritocco.

12 Cose che dovresti sempre evitare quando correggi le tue foto (Prima parte: da 1 a 6)

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Post-produzione
Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

COME EVITARE DI PRENDERE UN “PACCO”?

22/09/2016
Simone Poletti
3 commenti ]

Corsi e workshop: come faccio a evitare i “pacchi”?

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Lavoro in un’azienda che fa corsi di formazione, quindi ti avverto fin dall’inizio: in questo articolo non mi sentirai parlar male di chi fa corsi.

Ma, facendo formazione da diversi anni, mi rendo conto ogni giorno di più che molti sono un po’ disorientati dalla presenza sul mercato di un’enormità di workshop e corsi di fotografia e di post-produzione.

Diciamoci la verità: tanti fotografi che facevano un po’ fatica a “tirare fine mese” si son messi a fare corsi, forse invogliati dal successo di team più strutturati, come il nostro o altri che sono su questo mercato da anni.

Ci sono anche tanti fotografi che hanno iniziato a fare corsi spinti dai loro amici e conoscenti, perché sono semplicemente bravi ad insegnare!

Ci sono poi tanti che vengono ai workshop o acquistano video-corsi e pensano “Posso farlo anche io!“. Così il giorno dopo aprono una pagina Facebook e si mettono a distribuire tutorial o a vendere corsi live.

Chiariamo subito un punto: non c’è niente di male. Chiunque si lanci in una nuova impresa ha la mia solidarietà.

Anzi, alcuni sono davvero bravi e la concorrenza fa solo e sempre bene: tiene “alta l’asticella” e ti ricorda ogni giorno che devi migliorare costantemente e tenerti aggiornato.

Il successo di FotografiaProfessionale è dovuto a tre fattori: alla nostra bravura (scusa l’immodestia, ma è vero), al sostegno e allo sprone dei nostri utenti (fantastici!) e al fatto che ci sono tanti colleghi bravissimi che ci costringono a fare sempre meglio.

 

Poi, come è sempre accaduto in ogni campo (anche nella fotografia, è solo questione di tempo), quelli bravi rimangono e hanno successo, quelli scarsi scompaiono nel nulla e cambiano mestiere.

Quindi, se il problema non è la concorrenza o il fatto che ci siano tanti fotografi che fanno corsi e workshop, qual è?

Il problema è che tu, come utente interessato a questi workshop o a questi corsi, spesso non trovi gli strumenti per capire cosa è valido e cosa no.

Spesso ai miei workshop mi sento dire “Ho fatto decine di corsi prima di trovare voi, provavo un po’ a caso prendendo anche grosse fregature”.

Come fare ad evitare quelle fregature e andare dritto al punto, trovando subito il corso o il workshop che fanno per te?

Beh, credo che si possa stilare un piccolo “Vademecum dell’aspirante allievo”, una serie di piccoli ma utili consigli per facilitare la tua scelta.

Non ti preoccupare, sarò breve e non dovrai studiare un tomo di 1000 pagine per imparare quattro banalità. Mi affiderò all’esperienza, al buonsenso e… alla sintesi 😉

Sarò breve e sintetico
Sarò breve e sintetico

10 semplici regole per scegliere un video-corso o un workshop di qualità e non prendere pacchi

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Fotografia
5 errori comuni da evitare quando pubblichi le tue foto online

5 ERRORI DA NON FARE SE VUOI VIVERE FELICE CON LE TUE FOTO ONLINE

07/07/2016
Gloria Soverini
6 commenti ]

5 errori comuni da evitare quando pubblichi le tue foto online

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Leggi questa piccola guida se vuoi evitare i 5 ERRORI più comuni quando si condividono le foto online!

 

1. ESSERE IPERPROTETTIVI

L’iperprotettivo NON dovrebbe postare le proprie foto online: è così terrorizzato dall’idea che qualcuno gliele possa rubare che si assicura che a nessuno venga voglia di farlo. Come?
In due modi:
* aggiungendo un WATERMARK GIGANTE (che tendenzialmente ti impedisce di vedere la foto stessa)
* postando file minuscoli (che è la versione passivo-aggressiva della precedente)
>> Se vuoi godere dei benefici dell’esposizione che ti dà internet, accetta i rischi e trova la strada giusta per tutelarti in modo che le tue foto non ne risentano, altrimenti lascia perdere 🙂

→ Se non sai come aggiungere velocemente la tua fine e ben proporzionata (:D) filigrana con Lightroom, guarda come si fa in questo articolo

 

2. USARE IL PROFILO COLORE SBAGLIATO

Quando sei pronto a postare una foto online, esportala da Lightroom o Photoshop con un profilo sRGB.
AdobeRGB potrebbe sembrarti migliorie ma, a seconda del browser e dispositivo che si utilizza per visualizzare la foto, i colori potrebbero risultare totalmente fuori controllo.
>> Esporta in AdobeRGB per la stampa, sRGB per il web.

→ Vuoi saperne di più sui profili colore? Visita la nostra sezione “Video” per trovare contenuti utilissimi! https://www.facebook.com/FotografiaProfessionale/videos

 

3. ESSERE UN TUTTOFARE (MA NON ESSERE DAVVERO FORTE IN NESSUN CAMPO)

Non c’è niente di sbagliato nello sperimentare le proprie doti in diversi generi fotografici, ma poi è necessario che inizi a focalizzarti su un campo (o pochi) e che trovi il tuo stile all’interno di ciò che ami di più – o dove ottieni i risultati migliori (ATTENZIONE: le due cose non vanno necessariamente di pari passo! Se vuoi sapere cosa intendo, leggi questo articolo).
Infatti, per ottenere visibilità e farti riconoscere, devi concentrarti su uno o pochi generi, coltivarli e far crescere le tue abilità in quei campi.
>> Non cercare di essere bravo in tutto quando si tratta di fotografia, o rischi di non diventare forte in nessun campo.

 

4. CONDIVIDERE TUTTO, MA PROPRIO TUTTO

Hai fotografato un bellissimo tramonto ieri? O magari hai trovato il punto perfetto per scattare la Via Lattea? Bene… NON pubblicare OGNI foto che hai scattato!!!
100 foto dello stesso tramonto non fanno parte della “logica di internet”: è come obbligare i tuoi amici a stare a sedere e guardare un noiosissimo slideshow delle vacanze con la tua famiglia 😀
>> Condividi una foto al giorno, e mai più di 5 alla volta a meno che tu non stia trasferendo il tuo portfolio su una piattaforma dedicata (o non si tratti di un evento con più fasi, quindi un lavoro di storytelling).
Abbiamo tutti una CAPACITÀ DI ATTENZIONE LIMITATA, non esagerare!

 

5. NON CONDIVIDERE NULLA

Il pulsante “Pubblica” ti mette in difficoltà? Ricordati che creare un network di qualità necessità di attenzione e costanza, quindi iscriviti a pochi social/piattaforme se sai di non riuscire a curarli tutti come si deve. E poi? Poi devi SFORZARTI di superare la “paura della condivisione” aiutandoti con un calendario specifico di uscite 🙂
>> Cerca di postare una foto al giorno, minimo una o due a settimana: se non lo farai, non riuscirai ad avere dei fedeli seguaci se non darai loro un valido motivo per seguirti
Conosci qualcuno che rispecchi uno o più di questi punti? Magari il “cugino di un tuo amico”… 😉

Gloria

(articolo liberamente tradotto da http://fotp.ro/29f9T5S)

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Fotografia
Devi proprio fare della passione per la fotografia un lavoro?

SEGUIRE O NO LE PROPRIE PASSIONI? (FOTO: JOHNDIORIO)

28/06/2016
Gloria Soverini
9 commenti ]

Devi proprio fare della passione per la fotografia un lavoro?

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Dovresti seguire la tua passione, ovunque ti porterà? Dovresti fare solo quello che ami… o imparare ad amare quello che fai?

“Segui le tue passioni” è uno dei consigli più comuni in assoluto: quante volte ti è capitato di dirlo a tua volta, o di sentirtelo dire? 😉
Un altro dei motti più diffusi è che “solo facendo il lavoro che ami, non lavorerai un solo giorno della tua vita”.
Inutile dire che entrambi possono essere riferiti all’ambito fotografico, anzi: dal momento che in tantissimi, me compresa, cercano di far diventare la passione per la fotografia un lavoro, è lecito fare un passo indietro e porsi qualche domanda.

La domanda è: sul serio dovresti far diventare la passione per la fotografia un lavoro?

È giusto e sacrosanto avere sogni ed obiettivi, ma non c’è niente di sbagliato nel fare un lavoro che sostenga te e la tua famiglia e che ti permetta di coltivare i tuoi hobby nel tempo libero.
La verità è che tutti i lavori a volte fanno schifo. Avrai la giornata no anche nel migliore dei mondi possibili, anche se starai facendo “ciò che ami”: non c’è nessun lavoro di cui non sarai mai stanco, che non ti stresserà, del quale non ti lamenterai. Non esiste. La passione non ti salverà da questo, però puoi prepararti per avere delle alternative ed affrontare i problemi in modo diverso, a prescindere da quella che è la tua professione.

Ho lavorato come commessa in un negozio di abbigliamento; ho fatto la centralinista per anni; ho consegnato la posta; ho lavorato nello studio di un fotografo sviluppando album di matrimonio tutto il giorno, per ore. Da qualche anno sono in FotografiaProfessionale e sono una fotografa di reportage di matrimoni ed eventi. Qual è il filo conduttore? Ho sempre fatto quello che mi permetteva di sostentarmi, magari nelle attività di famiglia per dare una mano in casa; un giorno mi sono guardata indietro e ho visto che di tutto quello che avevo intrapreso, fra hobby e passioni varie, la fotografia era sempre rimasta lì, così ho tradotto questa compagnia nel desiderio di farne un lavoro. Era necessario? Non lo so, ma non ho semplicemente potuto fare altro: invece che sceglierla, la fotografia mi è quasi capitata e ci siamo trovate a metà strada. Come ho già scritto, la fotografia è la scelta più bella che mi potesse capitare. Ma da quando ne ho fatto un lavoro sono cambiate certe cose anche nel modo in cui mi pongo nei confronti delle situazioni che fotografo, nel mio atteggiamento mentale, nella valutazione dei tempi e tanto altro.

Voglio condividere con te un video di 5 minuti in cui il presentatore televisivo americano Mike Rowe sostiene che sia giusto NON seguire necessariamente le proprie passioni.

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Fotografia
La tua macchina fotografica è unica: solo una questione di copyright?

IL TUO SENSORE HA LE IMPRONTE DIGITALI! (FOTO: PETAPIXEL)

23/06/2016
Gloria Soverini
9 commenti ]

La tua macchina fotografica è unica: solo una questione di copyright?

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Lo sai che la tua macchina fotografica ha le sue impronte digitali?

 

Dal 2015, il Prof. Enrico Magli del Politecnico di Torino ha lanciato il progetto “ToothPic“, acronimo di “Who Took This Picture”.

Ecco cosa dice in proposito in un video rilasciato proprio dal Politecnico:

Qualunque sensore fotografico, compresi quelli degli smartphone, quando scatta una foto lascia in ciascuna un’impronta che permette di identificare il dispositivo che l’ha scattata. Questo è possibile attraverso segnali che possono essere rilevati da algoritmi opportuni e utilizzati per verificare se una data fotografia sia stata scattata da una certa macchina fotografica oppure no.

 

Riconoscere la macchina fotografica che ha scattato una foto sarà presto possibile
Riconoscere la macchina fotografica che ha scattato una foto sarà presto possibile


L’impronta digitale della macchina fotografica nasce da imperfezioni del processo di fabbricazione dei sensori ottici: in un sensore ottico tutti i pixel dovrebbero essere identici, ma il processo di fabbricazione è leggermente imperfetto e fa sì che ciascun pixel venga fuori dalla fabbrica leggermente diverso da tutti gli altri.

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Tecnica Post-Produzione
Come fai ad ottenere un ritocco di qualità in Photoshop?

COSA CONTA DAVVERO?

08/01/2016
Simone Poletti
2 commenti ]

Come fai ad ottenere un ritocco di qualità in Photoshop?

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«Il giorno in cui smetterai di imparare sarai come un’auto da corsa ferma in mezzo alla pista… in attesa di essere sorpassata da tutte le altre in arrivo».

 

Come fai ad ottenere immagini di qualità con il ritocco in Photoshop?
Detto che il 90% delle volte la risposta è sempre la stessa: “Fai grandi scatti, la post conta per il 10%, come si fa ad ottenere grandi risultati in quel 10% di post?

Secondo me ci sono 5 fattori che contano nel ritocco di un’immagine e hanno un peso diverso sul risultato finale… ecco un po’ di percentuali.

 

Come fai a fare post come X e a raggiungere i risultati di Y?

Sostituisci X e Y con il nome di due fotografi che ti piacciono e il gioco è fatto 😉

È una di quelle domande che io mi sento fare piuttosto spesso, forse quella più gettonata fra le email che mi arrivano ogni giorno.

È normale e credo anche giusto: tutti prendiamo ad esempio i fotografi e i ritoccatori migliori e cerchiamo di carpire i loro segreti: in fotografia contano luce e tecnica di scatto, creatività, costruzione dell’immagine, inquadratura ecc… E in post?
Detto che il 90% delle volte la risposta è sempre la stessa: “Fai grandi scatti, la post conta per il 10%, come si fa ad ottenere grandi risultati in quel 10% di post?

Cosa distingue davvero un ritoccatore di grande livello da uno scarso?

Secondo me ci sono 5 fattori che contano nel ritocco di un’immagine e hanno un peso diverso sul risultato finale… ecco un po’ di percentuali.

 

45% FORMAZIONE TECNICA

È fondamentale conoscere la tecnica: non puoi pensare di affrontare il ritocco a livello professionale se non hai studiato. E non si finisce mai di studiare.

Più diventi bravo e più cose da studiare ed imparare avrai, perché ogni nuova tecnica apre altri orizzonti da esplorare e altre possibilità. Comincia dalle basi di Lightroom, Capture One e Photoshop, senza dar per scontato nulla, e non fermarti mai: il giorno in cui smetterai di imparare sarai come un’auto da corsa ferma in mezzo alla pista… in attesa di essere sorpassata da tutte le altre in arrivo 😉

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Tecnica Post-Produzione
Photoshop o Lightroom? 10 modi per scoprire quello giusto per te!

PHOTOSHOP VS LIGHTROOM

24/08/2015
Simone Poletti

Photoshop o Lightroom? 10 modi per scoprire quello giusto per te!

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È una delle domande che mi sento fare più spesso, soprattutto da chi muove i primi passi nella post, ma anche da insospettabili piuttosto esperti: Quale software è meglio per la mia post? Photoshop o Lightroom?

Le prime volte la cosa mi irritava un po’, lo ammetto, e fra poco ti spiegherò il perché. Poi ho capito che, se questo dubbio esiste e permane, è soprattutto per colpa nostra, cioè di chi dovrebbe fare cultura della post e quindi anche spiegare meglio le differenze fra i software. Quindi ho deciso di scrivere questo articolo proprio per aiutarti a capire quali sono le differenze fra Photoshop e Lightroom e per aiutarti a scegliere il compagno (di lavoro) giusto per te 😉

Perché la cosa mi irritava tanto? Beh, perché la prima cosa che voglio chiarire è proprio questa: Lightroom e Photoshop sono due software che si occupano di postproduzione, ma agiscono in due campi diversi e non sono sovrapponibili, se non per piccole parti del lavoro. Sono software COMPLEMENTARI E NON ALTERNATIVI. Quindi io credevo che la domanda non avesse senso e che lo avesse solo per gli equivoci creati in primis da Adobe e poi dalla mancanza di informazione alla quale cercherò di porre rimedio oggi 😉

Perché dico che non sono alternativi ma complementari?

Te lo spiego cercando di stabilire cosa sono in effetti Lightroom e Photoshop e stabilendo alcuni punti fermi sui quali poi baseremo tutto il discorso. LEGGI TUTTO >>

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