Tecnica Post-Produzione
Io sto con McCurry, e ti spiego perché.

CUBA, 2014 (©STEVE MCCURRY – MAGNUM PHOTO)

26/04/2016
Simone Poletti

Io sto con McCurry, e ti spiego perché.

In questi giorni si è scatenata su internet una discreta shitstorm su Steve McCurry, fotografo tanto celebre e osannato quanto facilmente criticato per “reati fotografici” che vanno dall’uso della postproduzione al ritratto posato in reportage ecc…

La scintilla scatenante è stato un post del fotografo Paolo Viglione che puoi leggere qui: paoloviglione.it/quando-mccurry-inciampa-in-photoshop/

Paolo è un fotografo che ho avuto il piacere di conoscere a Cuneo, durante un seminario. Parlando con lui e confrontandomi sulla fotografia e sul mestiere del fotografo, Paolo mi è sembrato una persona intelligente, acuta e pratica: abbiamo parlato del suo modo di lavorare e scambiato un paio di mail in seguito. Insomma, mi ha fatto un’ottima impressione.

Per questo, quando ha pubblicato questo post, l’ho letto con attenzione e con curiosità.

I fatti, nel modo più asciutto possibile: Paolo Viglione si reca alla Reggia di Venaria a visitare la mostra “Il Mondo di Steve McCurry“. Si fa un giro in mezzo alle stampe in grande (a volte grandissimo) formato di McCurry e, guardando da vicino una fotografia per osservarne alcuni dettagli, si accorge di un errore.

Sullo sfondo una persona, una piccola figura nemmeno in secondo ma in terzo o quarto piano, è stata “spostata”. Però chi ha fatto il lavoro (in Photoshop, si presume) ha commesso un errore e ha lasciato un pezzo di palo giallo attaccato al piede del malcapitato.

Paolo torna a casa e scrive un post, a mio parere molto neutro ed equilibrato, nel quale fa notare l’errore e chiede ai suoi lettori cosa ne pensino.

Il tono del post di Paolo è tutt’altro che accusatorio e sembra quasi voler dire “Ehi! Guardate cosa ho scoperto, che figata! :)”… anzi, lo scrive proprio!

 

L'errore scoperto da Paolo (fonte: www.paoloviglione.it)
L’errore scoperto da Paolo (fonte: www.paoloviglione.it)

 

Continuiamo con i fatti: presto un altro utente si accorge di altri piccoli errori nella stessa area dell’immagine e li fa notare a Paolo e agli altri che iniziano a commentare.

E qui si scatena la tempesta di merda: i più teneri ci ridono su, ma altri si dichiarano delusi, si parla di “errore madornale”, di “figuraccia clamorosa”, c’è chi dice che gli è “caduto un mito”, ecc… ecc…

Presto i commenti diventano decine, poi centinaia, come centinaia sono le condivisioni: c’è chi difende il buon Steve come chi continua ad accusarlo di crimini contro l’umanità e la fotografia, condivisioni da tutto il mondo… e c’è stato chi mi ha anche chiesto cosa ne pensassi.

Bene, la risposta è semplice: io sto con McCurry, sempre e tutta la vita.

E adesso ti spiego perché!

 

Gli altri errori scoperti dall'utente Nitroglicerina (fonte: www.paolovigliole.it)
Gli altri errori scoperti dall’utente Nitroglicerina (fonte: www.paolovigliole.it)

 

1. Io sto con McCurry perché non mi piacciono le sommosse di popolo e nemmeno le urla “al mostro al mostro”. Perché è troppo facile scagliarci contro chi fino a ieri era un nostro mito e oggi, come un branco di stupide iene, aggrediamo e additiamo. McCurry è lì, esposto a Venaria come in tutto il mondo, perché ha fatto fotografie meravigliose che tutti abbiamo amato e ammirato.

Oggi scagliarsi contro di lui per un montaggio sbagliato fa un po’ ridere, come se prima non ci fossimo accorti della post che realizza sulle immagini.

(PS: lo dico con cognizione di causa, mi è capitato di avere l’onore di lavorare un suo RAW, grazie ad Hasselblad Italia, e l’aspetto dell’immagine originale è evidentemente differente rispetto al file elaborato.)

Mi pare che sia davvero un modo molto semplice per sfogare le proprie frustrazioni contro la celebrità di turno, come dare dello “sfigato” al campione che sbaglia un rigore… ecco, solo che lui rimane un campione e a tirare quel rigore (come ad esporre in tutto il mondo) c’è arrivato per meriti suoi…

 

2. Io sto con McCurry perché faccio questo lavoro (il ritoccatore) da 20 anni e di cazzate ne ho fatte a decine, di errori ne ho commessi tantissimi come ne commettono tutti, compreso McCurry e il suo ritoccatore 😉 Chi oggi si scaglia contro McCurry, evidentemente di errori non ne ha mai fatti o pensa che l’errore di un “famoso” sia più grave di quello di un normale professionista. Perché?

Gli errori fanno parte del lavoro. Solo chi non fa non sbaglia.

Questa misera pornografia dell’errore è davvero svilente per chi la fa e per chi la legge.

Ho visto stampe tratte da “negativi ritrovati” di Henry Cartier Bresson esposte in mostra… erano ORRIBILI e forse per questo LUI non le aveva mai stampate. Anche HCB sbagliava uno scatto ogni tanto, quindi… 😉

Fra parentesi, diceva Michael Jordan (uno che di vittorie qualcosa ne sa)

“Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri,

ho perso quasi trecento partite,

ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato.

Ho fallito molte volte.

Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”

 

3. Io sto con McCurry perché la foto di reportage e il fotogiornalismo stavolta non c’entrano proprio niente! Sono d’accordo con il fatto che una foto “giornalistica” non andrebbe MAI ritoccata, ma ormai è chiaro che buona parte degli scatti “verità” che vincono tanti premi sono foto posate… quindi davvero il problema sarebbero tre personaggi minuscoli in terzo piano spostati solo per eccesso di perfezionismo? Dai, non scherziamo.

La modifica fatta su quella foto non ne modifica in alcun modo il valore, né il significato e tantomeno il messaggio.

 

4. Io sto con McCurry perché ultimamente mi annoia a morte! Non lo sopporto più, me lo fanno vedere ovunque e i suoi codici sono sempre gli stessi. Criticatelo perché è noioso, non per due errorini sullo sfondo.

Detto questo, anche se ormai mi ha annoiato (più che altro per sovraesposizione), alcune sue immagini mi hanno emozionato in modo incredibile e sempre meglio annoiarsi con la bellezza (che rimane) delle sue foto che con i commenti su Facebook.

 

5. Io sto con il ritoccatore di McCurry (o lui se ha fatto da solo, ma non credo) perché ha già preso il suo cazziatone e forse ha perso un cliente piuttosto importante. Non credo proprio meriti di essere sottoposto al pubblico ludibrio.

 

6. Io sto con McCurry e con Paolo Viglione, che ringrazio per il post, per la delicatezza e per la leggerezza con cui ha svelato il piccolo segreto di un grande fotografo.

 

A presto,

buone foto, buona post e buoni errori 😉

 

Simone Poletti

Tecnica Fotografica
RAW vs JPEG: La guerra dei bit! Quale scegliere?

RAW O JPEG? QUESTO è IL DILEMMA…

05/04/2016
Simone Poletti
5 commenti ]

RAW vs JPEG: La guerra dei bit! Quale scegliere?

“Ma come è meglio scattare: in RAW o in Jpeg?”

Tutte le volte che qualcuno fa questa domanda si scatena “La Guerra del RAW”!
Se ne sentono di tutti i colori e ognuno ha (giustamente) la sua opinione, ma diventa molto difficile capire chi ha ragione perché tutti portano motivazioni valide, secondo la loro esperienza. Oppure, peggio, si finisce in una “rissa” e non si capisce più quali sono le caratteristiche REALI che devono portare a scegliere uno o l’altro.

Insomma, al di là delle opinioni, che rimangono tali e quindi tutte accettabili, qual è la differenza VERA?
Quando ha davvero senso scattare in RAW e quando è meglio scattare in jpeg?
E cosa comportano le due scelte?

Per aiutarti a capire meglio e per darti dei razionali veri e solidi ho realizzato un breve video, spero che ti sia utile!

 

 

LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Vuoi regalare un libro ad un fotografo? Ecco i miei (22+3) consigli per Natale!

SEI IN CERCA DI UN LIBRO DA REGALARE AD UN FOTOGRAFO? ECCO LA MIA LISTA

17/12/2015
Gloria Soverini
4 commenti ]

Vuoi regalare un libro ad un fotografo? Ecco i miei (22+3) consigli per Natale!

Partiamo da un presupposto: se li regali tutti insieme, sono sicura che la persona che li riceverà te ne sarà molto grata – anche se si chiuderà in casa per un po’ per poter leggerli e guardarli dalla prima all’ultima pagina.

L’altro presupposto è che non è detto che a questa persona possano piacere tutti… quindi, per schiarirti le idee ed aiutarti nella scelta, ho diviso questa mia lista di (22+3) libri per #Tipidifotografi.

Perché proprio libri e perché proprio (22+3)?
Semplice: perché un libro aiuta ad arricchire il sapere del fotografo e la sua visione, sia che abbia a che fare con argomenti teorici che sul lavoro di altri fotografi; il 22, invece, è il numero più piccolo che sono riuscita ad ottenere da una selezione serratissima in mezzo ai volumi della mia libreria… e il + 3 si riferisce ai libri in formato digitale, gli eBook 🙂

Questi libri mi somigliano, quindi la bibliografia che tratto non è necessariamente esaustiva. Ti parlo di quello che amo e che ho amato di più!

Ecco i miei consigli per gli acquisti!
(con un P.S. in fondo alla pagina)

 

TIPO #1: il Timoniere

Il Timoniere è il fotografo che non si limita a fare foto seguendo l’istinto, ma ha sempre presenti i suoi punti di riferimento perché conosce lo sviluppo del Pensiero Fotografico; sa cosa viene prima e dopo una certa corrente e si orienta in questo mondo fluido avendo sempre presente una direzione.
È il fotografo, insomma, che vuole conoscere l’argomento in toto.

1. Le origini contemporanee della fotografia, Federica Muzzarelli. È un piccolo volumetto che traccia in poche pagine la linea che unisce la nascita della fotografia agli sviluppi successivi, in un filo rosso fatto di rimandi e parallelismi che costruiscono un’identità della fotografia al di là delle differenze dei singoli periodi. Per uscire dagli schemi, senza perdere la rotta.

2. Fotografia e pittura nel Novecento. Una storia «Senza combattimento», Claudio Marra. La fotografia ha semplicemente “prolungato” la pittura con altri strumenti, finendo così per suscitare una sorta di lite in famiglia, oppure ha aperto nuovi e differenti scenari? Apparentemente simile a un quadro, tanto da far pensare di poterne ricalcare la logica di funzionamento, la fotografia si dimostra invece paradossalmente vicina a tutte quelle ricerche che nel Novecento, proprio al quadro e alla relativa idea di arte si sono contrapposte: dal ready made alla body art, dalla performance all’arte concettuale in genere. Indagati in modo completo e articolato, i rapporti tra fotografia e pittura finiscono per riportare il discorso su un piano più generale, quello della fondamentale dinamica che ha sostenuto e posto in trazione dialettica le vicende artistiche di questo secolo. Un libro che ho studiato all’Università, per i timonieri che non si lasciano spaventare dal mare mosso.

3. Piccola storia della fotografia, Walter Benjamin. Un testo in qualche modo pionieristico, uno dei primi tentativi di tirare le fila di una disciplina che proprio in quegli anni si andava affermando su più fronti – esposizioni, editoria, grafica – e in modo sempre più massiccio e accessibile al vasto pubblico. Benjamin individua le tematiche e le ricerche che muovono la fotografia dai primi dagherrotipi fino agli autori a lui contemporanei, intrecciando il suo racconto con un dibattito di natura teorica sui legami tra arte e fotografia, ancora oggi di grande attualità. Un libro sulla mia wishlist, per un confronto con un grande timoniere del passato.

 

TIPO #2: il Palombaro

Il Palombaro

Il Palombaro vuole indagare a fondo la materia, affrontando le acque più scure per riemergerne con grandi tesori; ha l’attrezzatura giusta per immergersi e non ha paura dell’ignoto.
È il fotografo, o il “teorico della fotografia”, che mastica già certi argomenti e si sente a suo agio anche dove altri non oserebbero addentrarsi.

4. Filosofia della fotografia, a cura di Maurizio Guerri e Francesco Parisi. Si offre per la prima volta al lettore italiano un ampio studio dedicato esclusivamente alla riflessione filosofica sulla fotografia, considerata come prospettiva privilegiata dalla quale comprendere la contemporaneità sul piano scientifico, sociale, politico. L’obiettivo è raccogliere le riflessioni più importanti sull’immagine fotografica soprattutto in relazione alle dinamiche socioculturali che hanno determinato la sua affermazione come medium attraverso il quale si è formato lo sguardo dell’uomo contemporaneo. Un compendio che lascia al lettore la libertà di trarre la propria visione dai vari tesori nascosti sotto la sabbia, per chi non ha paura di smuovere le acque.

5. Sulla fotografia, Susan Sontag. Di fronte al moltiplicarsi della fotografia, all’onnipresenza dell’immagine e all’incalzare dei messaggi che reclamano tutti con massima urgenza la nostra attenzione, non manca chi si è posto a riflettere sui problemi che tutto ciò solleva, sugli schock e le abitudini che derivano da queste frequentazioni. I saggi che a questo tema ha dedicato la Sontag occupano un posto particolare, perché tutti i motivi, le suggestioni, i problemi e le relazioni, vengono non solo ripensati e riproposti, ma anche verificati allargando il discorso all’intera situazione culturale e politica, individuando una rete di significati nell’evoluzione della fotografia che gettano luce nuova e diversa sul fenomeno e consentono una ricapitolazione stimolante ed esaustiva. Un libro che mi è stato consigliato e attende che io apra il forziere, per il palombaro che non si limita a raccogliere le monete d’oro ma ne riconosce il valore.

6. La camera chiara, Roland Barthes. Il volume raccoglie una serie di riflessioni, considerazioni, digressioni sul tema della fotografia. “Medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo”, la fotografia viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi. Difficile da descrivere in poche righe, questo libro è un classico immancabile per ogni fotografo che non manca di riflettere sul significato della fotografia e sulle sue connessioni con la “vita vissuta” di ciascuna. Per il palombaro che trova la pace sui fondali e non ha fretta di riemergere.

 

TIPO #3: il Marinaio di Vedetta

Il Marinaio di Vedetta

Il Marinaio di Vedetta è, come suggerisce la Treccani, un “marinaio posto in un punto elevato, generalm. a proravia, per segnalare sistematicamente qualunque cosa possa interessare la navigazione“.
È il fotografo cui non sfugge niente: il suo sguardo penetra l’orizzonte, il suo occhio è prezioso per l’intero equipaggio.

7. L’occhio del fotografo, Michael Freeman. Un’adeguata padronanza delle regole della composizione è indispensabile per realizzare fotografie efficaci. La capacità di riconoscere un’opportunità fotografica e di organizzare gli elementi grafici in un insieme riuscito è da sempre una delle qualità più apprezzate in un fotografo. Il libro esplora gli approcci tradizionali alla composizione, ma affronta anche alcune tecniche digitali che si avvalgono delle nuove tecnologie per ampliare le possibilità creative senza compromettere l’originalità della visione del fotografo. Un libro che è un grande classico, per imparare ad orientarsi.

8. Arte e percezione visiva, Rudolf Arnehim. “Vedere” è un atto creativo; e il giudizio visivo non è contributo dell’intelletto successivo alla percezione ma ingrediente essenziale dell’atto stesso del vedere. Quanti, tuttavia, sanno prendere coscienza del giudizio visivo, e tradurlo e formularlo? Sapere quali sono i principi psicologici che lo motivano, e quali sono le componenti del processo visivo che partecipano alla creazione come alla contemplazione dell’opera, significa sapere “che cosa”, in realtà, vediamo. Rudolf Arnheim tende a opporsi al formalismo, riportando – con la costante esemplificazione di opere di pittura, scultura e architettura – la forma al significato e al contenuto, e suggerisce come se ne possano cogliere i più significativi moduli strutturali, approfondendo i problemi che si sono sempre proposti all’artista – equilibrio, forma, spazio, luce, colore, movimento – e analizzando le molteplici soluzioni dall’arte più remota a quella dei nostri giorni. Per una vedetta da manuale e il marinaio più navigato.

9. Arte del colore, Johannes Itten. L’edizione originale dell'”Arte del colore”, pubblicata per la prima volta nel 1961, era il frutto dell’attività di una vita intera dedicata al colore. Una summa delle intuizioni, delle scoperte e delle esperienze di un pittore e di un formidabile didatta. Già mentre sceglieva le tavole da inserire nell’opera maggiore, Johannes Itten lavorava al progetto di una “piccola teoria del colore”. Intendeva condensare le leggi e le possibilità espressive del colore in un libro ridotto, indirizzato prevalentemente agli studenti e a tutti i lettori appassionati di questa affascinante tematica. Alla morte dell’autore, Annaliese Itten fu incaricata di selezionare dodici tavole dell’edizione originale per una mostra itinerante sul Bauhaus. A partire da questa selezione, ha preso forma definitiva questa edizione ridotta, che raccoglie e distilla le lezioni sul colore, sul suo uso e le sue infinite combinazioni, portando a compimento la “piccola teoria” voluta e progettata da uno dei più influenti maestri del Bauhaus. Perché distinguere eventuali ostacoli nel blu dove si fondono mare e cielo è un’arte.

 

TIPO #4: il Carpentiere in Legno

Il Carpentiere in Legno

Quello del Carpentiere in Legno è un lavoro artigianale che richiede grande manualità, conoscenza della materia e una visione d’insieme non comuni a tutti perché ha radici lontane e resiste al tempo.
È il fotografo con un occhio rivolto al passato per meglio comprendere la fotografia del presente.

10. L’arte del ritratto + Quando ero fotografo, Nadar.”Una coppia, uomo e donna, di quale estrazione sociale non ha importanza, viene a vedere le prove di stampa. Nove volte, stavo per dire undici, su dieci, vi sarà dato di osservare che la donna resta assorta sul ritratto del marito, mentre il marito, non meno ipnotizzato ma solo dalla propria immagine, sembra cento miglia lontano dal pensare vagamente all’immagine della sua metà. Questo fatto si è ripetuto troppe volte, e con matematica precisione, per non meritare di trovar posto in queste note“. Questo è l’incipit de “Le clienti e i clienti”, una piccola raccolta di note all’interno del libro “L’arte del ritratto” che fa capire subito che tipo fosse questo idealista troppo disordinato, come lo definisce Marco Vallora nella prefazione. Per conoscere non solo le opere di uno dei pilastri della fotografia, ma anche il suo pensiero.

11. Lewis Carroll Fotografo, con uno scritto di Brassaï. Sino ad alcuni decenni or sono si ignorava che l’autore di Alice’s Adventures in Wonderland fosse anche uno straordinario fotografo. Solo nel 1949 lo storico della fotografia Helmut Gernsheim mentre stava lavorando a un libro su Julia Margaret Cameron, trovò un album contenente centoquindici fotografie di un dilettante dell’epoca vittoriana che, con suo profondo stupore, scoprì essere Lewis Carroll. Alla sua morte, avvenuta nel 1898, il poeta aveva infatti lasciato trentatré album, dodici dei quali contenenti sue fotografie. Circa settecento immagini, di cui solo una parte sono state pubblicate. […] Alcuni pensano che la fotografia fu per Lewis Carroll soltanto un passatempo, uno svago. Ritengo invece che essa giocò un ruolo essenziale nella sua stessa esistenza. Già nel suo primo incontro la salutò come “la nuova meraviglia del mondo”. Fu uno dei primi a vedere in essa un mezzo espressivo degno di interesse. Una grande affinità legava del resto il suo universo, popolato di trabocchetti, di giochi di specchi, di magiche trasformazioni, a quello della fotografia. Carroll si trovava perfettamente a suo agio nello spazio irreale della camera oscura, dove i raggi luminosi, fissandosi, ricreano le apparenze fuggevoli e impalpabili della realtà. Rivelare le immagini latenti, captarle, fissarle per sempre e materializzarle: questo è il prodigio della fotografia, che lo folgorò e l’indusse a coltivarla, ad amarla. (Dallo scritto di Brassaï). Per il Carpentiere che rispolvera tecniche quasi dimenticate per arricchire il proprio bagaglio.

12. Karl Blossfeldt – The Complete Published Work, Hans Christian Adam. Pioniere della fotografia, il tedesco Karl Blossfeldt ha fotografato le piante così bene e in maniera così originale che la sua opera trascende lo stesso mezzo espressivo. In oltre 30 anni ha realizzato migliaia di scatti, rivelando un talento rigoroso in termini di forma, la cui precisione e dedizione fanno da ponte tra il mondo dell’arte iconografica del XIX e del XX secolo, introducendo una dimensione scultorea in una forma d’arte tipicamente bidimensionale. Composte con rigorosa eleganza su uno sfondo piatto di cartone, le immagini di Blossfeldt sfruttano la luce del nord per creare una dimensione plastica e non rivelano nulla dell’uomo, ma tutto di se stesse. Sono nature morte, amare affermazioni definitive sul loro soggetto, e sono sopravvissute grazie alle qualità tecniche e al fascino indelebile che esercitano su studenti e fotografi. Come il loro creatore, esercitano un effetto di silenziosa e persistente efficacia. Perché cercare l’attenzione e la cura del dettaglio, fa di un Carpentiere un artista oltre che un artigiano eccezionale.

 

TIPO #5: il Mozzo

Il Mozzo

Il Mozzo è solitamente quello che, all’interno di una nave, svolge i compiti più umili; il requisito minimo per assumere questo ruolo è, infatti, solo quello di aver compiuto i 16 anni di età.
Per certe cose, comunque, per quanto l’adolescenza di un sedicenne possa essere spesso un ostacolo ai lavori più disciplinati, ci vuole davvero una grande tenacia e un carattere di ferro, un po’ come fare le foto ai concerti più duri, in mezzo alle persone e ai musicisti più strani.
È il fotografo più punk che riesce a tirare fuori il massimo anche dalla situazioni più complesse – e lo fa in mezzo alla musica.

13. True Norwegian Black Metal, Peter Beste. Difficile per me non cadere in “sentimentalismi” parlando di quello che è uno dei miei libri (fotografici e non) preferiti. Il fotografo americano Peter Beste ha immortalato musicisti, fan e concerti nell’ambito del Black Metal norvegese, facendolo in modo completamente nuovo e senza precedenti; un risultato esteticamente incredibile, ma sempre coerente con le atmosfere più vere di queste situazioni. Non solo ritratti e “fotografia live”, ma anche un dialogo con la natura che ospita queste realtà. Per il mozzo legato agli dèi marini di vecchie religioni che non teme il freddo.

14. A.Live, Paolo Zauli. Un concerto rock è una lunga scarica di corrente che non annichilisce il corpo, ma lo rende più vivo. Questo vale per chi è sul palco, ma ancor di più per coloro che partecipano all’evento e più è perfetta la simbiosi che si crea fra artista e spettatore, più il flusso di energia si fa magnetico. Ci sono numerose strade “creative” per chi vuole mettere a nudo la propria anima, la musica è una delle più misteriose. Da dove arrivano tutti quei suoni ed una volta prodotti, dove vanno a finire?
C’è chi a queste vie accede direttamente con lo strumento, c’è chi vuole trattenere per sé e per altri solo un momento, ma deve essere quello perfetto e questo attimo può essere rappresentato solo da una fotografia. Perché la grana non va sempre eliminata, caro mozzo!

15. American Music, Annie Leibovitz. Cominciamo dalla fine, da quello che si può descrivere a parole.
Le dediche di Annie, i ringraziamenti, arrivano in fondo al libro, a pagina 263, quasi a non voler disturbare chi lo sfoglierà dall’inizio con le sue “parole” – meglio, per un fotografo, lasciar parlare prima le immagini. No? Così quando arrivi in fondo e hai ammirato la bellezza di ogni singolo scatto, sai che quei ringraziamenti sono davvero importanti; ultimo, fra tutti, quello alla compagna Susan Sontag, che chiude “American Music”, nella semplicità di un atto d’amore tanto profonda in quanto arriva alla fine.
Questo libro è arrivato fra le mie mani sotto forma di regalo di compleanno, impacchettato in un involucro color carta da zucchero con un bel nastro rosso l’anno scorso, e gli ho dedicato a questo libro un articolo intero, che puoi leggere qui. Per il mozzo che danza fra le onde con le signorine che incontra camminando fra le cabine.

 

TIPO #6: lo Steward di Bordo

Lo Steward

Lo Steward di bordo è una figura professionale di standard elevato poiché assomma le caratteristiche del personale di assistenza marittima con le cognizioni tecniche e comportamentali necessarie per la navigazione da diporto di livello superiore. È un po’ come dire che ha le caratteristiche necessarie per riuscire a gestire al meglio anche le richieste delle donne naviganti, affascinate dai suoi modi cortesi ma decisi :))
È il fotografo vicino al mondo femminile e lo indaga senza scadere nella superficialità che, a volte, può avere il nudo.

16. Francesca Woodman, Jennifer Blessing, Julia Bryan-Wilson, Corey Keller. “Fin da subito, Francesca Woodman dichiara nelle sue fotografie, e mai cesserà di ribadirlo, che a fondamento di ogni azione, di ogni immagine prodotta, di ogni pensiero attraverso le immagini espresso, non c’è niente altro che se stessa” (Marco Pierini). Un libro quasi materico che raccoglie il corpo e la mente di una delle più grandi fotografe (mi sbilancio, ma non posso farci niente) di sempre, che è stata in grado di unire ciò che stava dentro e ciò che stava fuori di lei, sulla sua pelle, in un connubio incredibilmente sensuale e, allo stesso tempo, inquietante. Per lo Steward con più esperienza che legge anche libri di psicologia.

17. Woman in the Mirror, Richard Avedon. Richard Avedon ha ridefinito il ritratto e la fashion photography del XX Secolo, introducendo scene di azione laddove si trovavano soltanto pose rigide. Ha portato le sue modelle fuori dagli studi e le ha fotografare all’interno di bar e casinò, fra elefanti e atleti circensi. Avedon ha sviluppato uno stile di ritratto apparentemente semplice, immortalando i suoi soggetti su sfondi bianchi senza aggiungere ulteriori dettagli che avrebbero distratto lo sguardo dal gesto, dal viso. Fra i soggetti che ha fotografato troviamo Marilyn Monroe, Anna Magnani, Suzy Parker, Tina Turner, Stephanie Seymour e tante altre. Per chi apprezza la bellezza cercandola anche nella precisione formale.

 

TIPO #7: il Comandante

Il Comandante

Come non includere il Comandante in questa carrellata? È colui che guida la nave e deve avere una grande conoscenza delle mansioni del personale; unisce tecnica e sapere per consentire una navigazione sicura e piacevole, senza perdere mai di vista i pannelli di controllo. Il suo lavoro richiede grande concentrazione, ma non lo dà a vedere. Per lui è tutto naturale.
È il fotografo che sa leggere le forme e le regole sotto la superficie dell’estetica più accentuata, e se ne lascia cullare.

18. Revue, Eugenio Recuenco. Il fotografo spagnolo Eugenio Recuenco è conosciuto per i suoi lavori nel campo della pubblicità e della moda. Il suo stile è piuttosto complesso e utilizza set elaborati fatti a mano con continui riferimenti alla storia dell’arte (il Rinascimento, Picasso ,Tamara de Lempicka solo per citarne alcuni). Questo è il primo libro che raccoglie i lavori di quello che è uno degli artisti dallo stile più inconfondibile ed acclamato dei nostri giorni. Per i Comandanti con uno spiccato senso dell’estetica.

19. Gregory Crewdson, 1985-2005. Tutte le fotografie migliori di Gregory Crewdson raccolte in un unico libro. La sua è una produzione fatta di storie condensate ad arte che hanno soprattutto a che fare con la penetrazione del mistero all’interno della normalità, creando atmosfere famigliari che, però, suscitano sentimenti ambivalenti: ci si chiede “Che cosa sta succedendo qui?”. Crewdson impiega luci elaborate, props di scena ed altri elementi all’interno dei suoi set, che sono sempre un riflesso della vita quotidiana in America con un’attenzione ossessiva al dettaglio. Perché ci sono Comandanti che si divertono anche nelle acque più impervie.

20. OWN, Erwin Olaf. La fotografia di Erwin Olaf visualizza implicitamente il non detto, il confine, ciò che non è facile documentare. Ha come marchio di fabbrica quello di affrontare le questioni sociali, i tabù e le convenzioni borghesi in modo altamente stilizzato, ma accattivante. Oltre ad un nuovo lavoro inedito, in questo volume presenta una panoramica di tutto il suo lavoro degli ultimi 25 anni, in un percorso fatto soprattutto di silenzi e di sguardi che si rivolgono altrove e, a volte, dentro la mente dello spettatore. Per il Comandante più raffinato, dalla camicia perfetta, che intrattiene conversazioni profonde con l’Ufficiale Superiore.

 

TIPO #8: il Cuoco di Bordo

Il Cuoco di Bordo

21. Bon Appétit – Ricette di frutta e verdura senza sprechi. Tante ricette originali per gustare tutte le parti dei prodotti della natura, ma non è per questo che te lo segnalo – sì, è anche per questo, ma… io non cucino!!! Se questo libro fa capolino dagli scaffali della mia libreria è per la bellezza delle sue foto e la ruvidità della carta – ammetto di avere questa passione. Perché il cuoco di bordo deve far spesso i conti con le provviste, ma senza dimenticare di creare piatti appetitosi.

22. Dispensa Magazine. Dispensa è la foodzine dedicata a tutti gli amanti del cibo e dell’universo che gli gira intorno. Dispensa è un giornale da collezionare, di carta (un genere alimentare anch’essa: è carta prodotta con gli scarti di frutta e noci), da leggere con calma, da sfogliare ascoltandone il fruscìo, fatto solo di storie (sì, avete visto bene, non ci sono pagine pubblicitarie, solo storie) raccontate con un registro doppio di parole e d’immagini, di Generi umani e di Generi alimentari, come recita la testata. Un progetto ambizioso e controcorrente che, nell’epoca del digitale, vuole recuperare, grazie alla bellezza tattile ed estetica di un prodotto editoriale antico, il tempo giusto da dedicare alle cose belle. Non potevo non consigliare Dispensa, perché è bella da vedere e da leggere. Per il cuoco che racconta storie mentre pela le patate.

 

TIPO #9: il Geek (in accezione più generica, “Nerd”)

Il Geek

No, non mi sono sbagliata 😀 Wikipedia ci dice che

Geek (pronuncia: /ɡiːk/) è un termine di origine anglosassone che indica una persona eccentrica o non collocabile nella massa, con una forte passione o esperienza nel campo tecnologico-digitale o in un altro speciale campo di interesse, che lo porta a essere percepito come troppo intellettuale.

Il Geek è presente ovunque, nella nave e fuori; lo riconosci perché utilizza tablet e smartphone contemporaneamente ed è sempre in cerca di nuovi saperi da apprendere per essere sempre aggiornato su tutto.
È il fotografo che divora eBook su eBook, studia la teoria ma solo per gestire meglio la pratica.

#1. Crea il tuo Portfolio Fotografico, Simone PolettiDa sempre il portfolio è considerato una sorta di “vetrina” nella quale il fotografo o il ritoccatore, attraverso una galleria delle immagini più belle, mostrano le proprie capacità e il proprio stile per convincere un potenziale cliente a sceglierli. Ma, come spesso accade, il portfolio è sempre stato ragionato in base ai gusti di chi lo crea e non in base alle esigenze vere di chi lo guarda e deve scegliere se “comprare” o meno i servizi del professionista che il portfolio rappresenta. Questo eBook è uno strumento che intende aiutare il fotografo/ritoccatore a parlare la stessa lingua dei suoi potenziali clienti, attraverso un portfolio efficace e potente, dalla scelta delle immagini all’impaginazione. Per il Geek che guarda dritto davanti a sé ai suoi obiettivi.

#2. Posologia, Simone Conti. Breviario visivo per il fotografo alla ricerca di idee in posa, per avere qualche spunto o un momento di confronto se si è degli appassionati di ritratto e ci si trova in difficoltà nel mettere in posa le persone. Circa 70 pagine con decine di pose commentate e fotografare, un piccolo breviario da avere sempre con sé! Dalla tecnologia al set con modelle e modelli.

#3. Dallo Scatto alla Stampa, Simone Poletti. Un piccolo vademecum molto utile per capire non solo come preparare i file per la stampa, ma anche per sapere come comportarsi nei confronti dello stampatore o del tecnico di laboratorio che gestisce le immagini. Tutti gli accorgimenti più utili per preparare al meglio le immagini per la stampa, sia che si tratti di realizzare degli esecutivi per una rivista, sia che si debba stampare con la InkJet o la stampante a sublimazione. Per il Geek che se la cava sia con i pixel digitali che… analogici.

 

********************************************

 

Ecco, questi sono i miei consigli che derivano da letture già affrontate e da altre che mi sono state consigliate a mia volta. Se anche tu hai dei libri da consigliare a me e agli altri lettori, scrivilo nei commenti!

P.S.: per semplicità di condivisione ho linkato i libri su Amazon, ma ci sono librerie (come la Pickwick di Bologna) dove puoi trovare gli stessi volumi con un risparmio ulteriore. E poi, diciamolo, andare in libreria è molto meglio, perché si cade più facilmente in tentazione 🙂

Fammi sapere se c’è qualcuno di questi libri che è già impacchettato e pronto alla consegna, oppure… buoni acquisti! 😉

Gloria

Fotografia
Blocco della fotografia? Ti presento il Progetto OCOLOY

BLOCCO CREATIVO CON LA FOTOGRAFIA? NIENTE PAURA, C’è L’OCOLOY PROJECT

10/12/2015
Gloria Soverini
6 commenti ]

Blocco della fotografia? Ti presento il Progetto OCOLOY

Disclaimer: questo articolo contiene calci nel sedere, concetti “zen”, pensieri e qualche fotografia 🙂

Veniamo a noi.
Lo chiamiamo “blocco dello scrittore”.
Vale anche per i fotografi, con lo stesso nome? Non lo so, ma credo che ne siamo stati affetti tutti almeno UNA volta nella vita – se non ti è mai capitato, complimenti!

Può succedere anche che nel turbinio degli impegni quotidiani ci si dimentichi della macchina fotografica e della fotografia. Magari passi ore in ufficio, poi la spesa, poi di corsa a casa a preparare la cena o a prenderti cura dei tuoi figli; oppure ti rimetti a lavorare a computer, con la tv accesa a far da sottofondo.
Insomma, il tempo è quello che è.

Proprio ieri, Stefano ci ha scritto un messaggio privato su Facebook:
Grazie per il lavoro che fate!! Mi avete fatto rientrare nel mondo della fotografia!

Io, che sono donna e naturalmente curiosa, gli ho chiesto il motivo del suo allontanamento:
Una serie di impegni, lavoro, club MC, famiglia…. Adesso sto riuscendo a mettere tutto in fila e ritagliare del tempo anche per le foto e la post che sto imparando grazie a voi

Come dargli torto? La vita quotidiana è, onestamente, un casino 🙂
Questo è un bene perché significa che le tue giornate sono piene di impegni e ti dai un sacco da fare, ma… la fotografia?
Ce l’hai quella vocina che ti sussurra all’orecchio, di tanto in tanto. O no? Ecco, ti ricorda che c’è qualcosa dentro di te che si esprime soprattutto quando hai la macchina fotografica in mano e no, NON PUOI IGNORARLA. Anche questo è un bene. Sei una persona creativa, e hai il tuo linguaggio per essere nel mondo oltre ai tuoi impegni.

 

2015 © Gloria Soverini

 

Bello, ok, si vede che hai studiato Filosofia e non hai figli, mi dici.
Vero, ma esco tardi dall’ufficio anche io, a casa mi aspettano le pulizie, due gatti e… un orso. L’orso è abbastanza impegnativo, diciamo.
Il lavoro mi tiene occupata durante la settimana ma anche nel weekend, tra workshop, Accademia di Post, matrimoni e reportage di eventi; tralasciando che ho comunque e sempre la macchina fotografica in mano perché, beh, è il mio lavoro 😀 … al di fuori di questi impegni e del brief che devo seguire per il cliente, dove posso canalizzare la mia creatività? Come e quando posso fotografare quando non lavoro, visto che il tempo che ho a disposizione è poco? LEGGI TUTTO >>

News ed Eventi
Basta RAW! Reuters dixit

LA REUTERS VIETA L’USO DEL RAW

19/11/2015
Gloria Soverini

Basta RAW! Reuters dixit

Veto per i fotografi freelance della Reuters: non saranno più accettate foto originariamente scattate in formato RAW, ma solo JPEG con “piccoli aggiustamenti”.

L’annuncio è stato fatto ai fotografi freelance attraverso questa brevissima email inviata dall’editor della Reuters:

I’d like to pass on a note of request to our freelance contributors due to a worldwide policy change.. In future, please don’t send photos to Reuters that were processed from RAW or CR2 files. If you want to shoot raw images that’s fine, just take JPEGs at the same time. Only send us the photos that were originally JPEGs, with minimal processing (cropping, correcting levels, etc).

Insomma, utilizza pure il RAW, ma scatta contemporaneamente anche in JPEG ed inviaci la foto in questo formato.

Un portavoce della Reuters ha poi confermato l’introduzione di questa policy a PetaPixel, aggiungendo che la decisione è stata presa sia per questioni di etica che di velocità.

“Dal momento che giornalisti ricoprono il ruolo responsabile di testimoni oculari degli eventi, la Reuters Pictures deve riflettere la realtà. Se è vero che miriamo alla fotografia della più alta qualità estetica possibile, il nostro obiettivo non è comunque quello di interpretare artisticamente le notizie.”

Ripeto, se non fosse chiaro:
“Se è vero che miriamo alla fotografia della più alta qualità estetica possibile, il nostro obiettivo non è comunque quello di interpretare artisticamente le notizie”.

File JPEG creato da un RAW no, file JPEG nativo sì. Cosa ne pensi?

Jpeg nativo sì, ma non da RAW
Jpeg nativo sì, ma non da RAW

La Reuters prosegue dicendo che restringere al solo formato JPEG riduce anche il tempo che intercorre fra lo scatto e la consegna della foto al cliente.

“Anche la velocità è molto importante per noi. Abbiamo dunque chiesto ai nostri fotografi di saltare la parte di sviluppo in modo da consegnare le foto ai nostri clienti più velocemente.”

Dal momento che le foto in formato RAW permettono uno sviluppo decisamente più flessibile e di qualità rispetto al JPEG, in base alla nuova politica sembra che la Reuters evidenzi che sia più facile per i fotografi cadere in tentazione e sviluppare e post-produrre maggiormente, arrivando quindi ad una distorsione della realtà.

A questo punto mi chiedo: colpa del medium o del messaggero? Tu cosa ne dici?
Dimmi la tua! 😉

Gloria

PS: ringrazio Piermichele, ex allievo dell’Accademia di Postproduzione, per averci segnalato la notizia!

Tecnica Post-Produzione
Scegli la punta giusta! (Per la tavoletta grafica)

LA PUNTA GIUSTA? (PHOTO: ©DOUGLAS FISHER PER NIKE)

04/09/2015
Simone Poletti
2 commenti ]

Scegli la punta giusta! (Per la tavoletta grafica)

Scegliere la punta giusta è fondamentale!

Ne sanno qualcosa i tifosi della squadra di calcio della mia città, che da anni aspettano un centravanti da 15 goal e ne sanno qualcosa tutti gli Italiani che hanno seguito la chiusura del calciomercato in attesa di un “colpo” in attacco… ma non è di pallone, per fortuna, che ti voglio parlare oggi! 🙂

Infatti oggi parliano di punte sì, ma quelle per la penna della tua tavoletta grafica!

Perdonami quindi la scelta dell’immagine un po’ ruffiana, ma non ho resistito alla tentazione di pubblicare una foto (con gran post) di uno dei miei preferiti: Douglas Fisher.

 

Qualche giorno fa ho finalmente pubblicato il mio video-corso sull’installazione, l’impostazione e l’uso professionale della tavoletta grafica: è completamente gratuito e lo trovi qui!

Banner Tavoletta

 

 

Nel video-corso si affrontano tutti gli aspetti relativi alla tavoletta grafica (in questo caso una Wacom Intuos Pro M, ma il corso è utilissimo anche per chi possiede gli altri modelli), dal contenuto della scatola fino alle esercitazioni per riuscire ad abituare al meglio la propria mano all’uso della penna e alla realizzazione di tratti fluidi e sfumati; passando per l’impostazione di tutte le preferenze, gli strumenti e le express-keys della tavoletta.

Ammetto però di avere tralasciato un aspetto che invece ha la sua importanza: le punte!

Come dico spesso: FotografiaProfessionale la fanno gli utenti come te, prima di tutto, con i feedback e le richieste di supporto. Infatti, appena uscito il corso c’è stato subito chi mi ha chiesto: “Ma le punte che si trovano nel portapenne? A cosa servono? Qual è la differenza? Quali scegli e in quali occasioni?

Ecco quindi che le vostre domande hanno costituito lo stimolo per scrivere questo articolo che è l’ideale completamento del video-corso sull’uso della tavoletta!

Sì perché, se vuoi ottenere grandi risultati, scegliere la punta giusta è fondamentale 😉 LEGGI TUTTO >>

Tecnica Post-Produzione
Un mese in Accademia di PostProduzione: le balene sono in viaggio

ACCADEMIA: LE BALENE AL LAVORO

20/06/2015
Simone Poletti
2 commenti ]

Un mese in Accademia di PostProduzione: le balene sono in viaggio

Quando affronto un viaggio lo posso fare in tanti modi diversi ma, almeno quando sono in vacanza, cerco di essere piuttosto libero: prenoto il volo di andata e ritorno, il B&B per la prima notte (solo se il volo atterra dopo le 12:00) e un’auto per muovermi.

Ovviamente studio anche il posto che andrò a visitare, cerco di capire se ci sono delle tappe irrinuciabili e qualcosa da vedere invece “solo se resta tempo”.

Il resto lo scopro durante il viaggio, lasciando che ciò che trovo in ogni luogo definisca il tempo di permanenza e, magari, anche le tappe successive.

Ho scelto di viaggiare in questo modo perché non amo le visite guidate e mi piace prendermi i miei tempi e dedicare attenzione anche a ciò che non avevo programmato, se merita. Non esiste, per me, il rinunciare a vedere ciò che mi interessa perché “alle tre dobbiamo essere a…”

Quando ho progettato, insieme al mio team, il viaggio che abbiamo chiamato Accademia di PostProduzione, ho applicato un approccio un po’ diverso: ho definito con molta cura sia il punto di partenza che quello di arrivo e ho stabilito delle tappe precise da rispettare, anche nella scansione temporale.

Questo perché il mio ruolo non è semplicemente quello del viaggiatore, ma anche e soprattutto quello della guida che deve permettere ad ogni viaggiatore di cogliere il meglio ed il massimo ad ogni tappa, pronto a dare le risposte giuste quando arriva una domanda 😉 LEGGI TUTTO >>

Post-produzione
Che caldo che fa… con questi RAW!

SVILUPPO DEL RAW CON CAPTURE ONE

09/06/2015
Gloria Soverini

Che caldo che fa… con questi RAW!

Non è solo colpa dell’estate se le temperature si sono alzate: almeno qui in FotografiaProfessionale, il tema caldo è stato lo sviluppo del RAW – se sei un fotografo o un ritoccatore (magari entrambi), è probabilmente uno dei temi che ti tocca più da vicino 😉

Da anni, ormai, una delle nostre missioni è quella di promuovere una conoscenza sempre maggiore di questo formato.
Perché?
Perché il RAW è un formato grezzo, contiene tutti i dati che il sensore della fotocamera ha raccolto; il JPEG, invece, è un formato compresso i cui dati sono già stati interpretati dal processore della macchina fotografica, tra i quali contrasto e saturazione.
Questo significa che il JPEG è l’interpretazione che proprio la macchina fotografica ha realizzato di quei dati, mentre il RAW è in attesa che sia TU a decidere come la foto debba essere!

Ovviamente, ognuna delle due strade implica consapevolezza: non è detto che tu debba per forza scattare in un formato o nell’altro, ma devi sapere che cosa ciascuno implichi 🙂
Ad esempio, una delle cose dalle quali non puoi assolutamente prescindere nel caso del RAW è lo sviluppo digitale del file.

A proposito dei due software di sviluppo più utilizzati, Lightroom e Capture One, Simone Poletti ha scritto un articolo comparativo che ti consiglio di leggere prima di cominciare ad avere “le mani in pasta” con questi due programmi: ti aiuterà a capire pregi e difetti di ciascuno, dandoti un’ampia panoramica e, magari, a chiarirti le idee su quale dei due sia più adatto alle tue esigenze (ma puoi anche mixarli!). Leggilo qui.

Per permetterti di sapere quali sono i vantaggi di scattare e sviluppare i file RAW piuttosto che scattare in JPEG, ti abbiamo messo a disposizione diversi videocorsi in merito. Ecco quelli più recenti: LEGGI TUTTO >>

Post-produzione
Fotografia Europea 2015: un sabato da Balene!

HUMPBACK © CEDRIC PENEAU

27/05/2015
Simone Poletti
2 commenti ]

Fotografia Europea 2015: un sabato da Balene!

Cosa ci fanno 200 balene all’Università di Reggio Emilia?

Calma calma, partiamo dall’inizio…

 

Questa storia inizia in Alaska, a primavera.

In questa stagione le acque della British Columbia esplodono di plancton e si popolano di immensi banchi di aringhe.

Le aringhe sono il banchetto prelibato di diversi uccelli marini, a partire dalle Urie che si tuffano in acqua in picchiata e catturano il pesce risalendo, spingendo i banchi di aringhe a chiudersi in palle sempre più fitte e sempre più vicine alla superficie.

A questo punto i gabbiani, che stazionano sul pelo dell’acqua, attaccano le aringhe dall’alto costringendole in una posizione senza uscita.

Di questi enormi ammassi brulicanti di pesce, approfittano i più grandi predatori presenti nella zona: le megattere.

 

In questa stagione, infatti, decine di megattere migrano dalle Hawaii e dalla Baja California, alla ricerca di cibo.

Mother and Calf, foto di Brandon Cole © Brandon Cole
Mother and Calf, foto di Brandon Cole © Brandon Cole

 

Le balene che nuotano in questi mari a primavera hanno sviluppato una personalissima ed incredibile tecnica di pesca, e voglio spiegarti come funziona. LEGGI TUTTO >>

News ed Eventi
Fotografia Festival di Roma, un grande ritratto da ricordare

LA SALA ESPOSITIVA PRINCIPALE AL MACRO

14/01/2015
Gloria Soverini
2 commenti ]

Fotografia Festival di Roma, un grande ritratto da ricordare

Oggi cosa significa realizzare un ritratto?

….

La tredicesima edizione di Fotografia – Festival Internazionale di Roma si è conclusa con la consapevolezza di aver chiuso un appuntamento importante ed apprezzato da moltissime persone.
Quest’anno il soggetto principe è stato il ritratto, vissuto, scardinato e toccato da vicino, tema che così introduce Marco Delogu, curatore del Festival, nella presentazione ufficiale:

Il festival della fotografia è la creazione di un enorme ritratto. È generare altre occasioni per vivere: incontri, incroci e sovrapposizioni di molte esperienze, emozioni e vite interiori. Ogni festival, a diversi livelli, è stato questo: una simbolica piazza crocevia di amicizie forti e durature, di sapere, di amori e purtroppo di scomparse (all’indimenticabile Anna Gianesini saranno dedicate le lectures del festival). Il tredicesimo festival è un’enorme quadreria di ritratti nella quale il pubblico interagisce con le fotografie, le pareti rimandano sguardi agli sguardi e il tutto genera nuove immagini. Fotografie “lente” che ogni attimo danno vita a immagini in movimento: questa è la nostra cura per l’accumulazione “malata” di immagini che contraddistingue gli ultimi anni.

MACRO - Museo di Arte Contemporanea di Roma
MACRO – Museo di Arte Contemporanea di Roma

Aver camminato nelle sale del MACRO, il Museo di Arte Contemporanea di Roma che ha ospitato le mostre principali, è stato proprio questo: progetti diversi, stili completamente differenti, quasi inaffiancabili, uniti negli stessi spazi dall’unico filo conduttore, il ritratto, che ha assunto sfumature diverse da un autore all’altro e che obbliga con forza non solo ad un’attenta analisi delle fotografie (senza ovviamente mai scadere nel tecnicismo più freddo, perché non è questo l’intento di una mostra simile), ma ad una riflessione sul sé e l’altro che prescinda dall’esperienza personale. LEGGI TUTTO >>