Interviste
La visual engineering di Steve Giralt

STEVE GIRALT

30/04/2019
Francesca Pone

La visual engineering di Steve Giralt

Il mondo della comunicazione si sta evolvendo e, con esso, anche le tecnologie e i processi stanno cambiando. Il tempo ha dato vita a nuove tecnologie che sono entrate, sempre più, a far parte della nostra vita: parliamo dei bracci robotici sì, ma non solo.

Steve Giralt, visual engineer, ha sfruttato questi nuovi processi per ripensare e ricreare gli schemi della fotografia e del video: dall’incontro fra ingegneria e fotografia sono nati contenuti mai visti, dinamici ed unici e Steve ha lasciato campo libero alla propria creatività creando nuovi modi di vedere il quotidiano.

Così sono volata dall’altra parte dell’oceano (solo con la testa, purtroppo) e ho fatto qualche domanda a Giralt e al suo modo tutto innovativo di dedicarsi alla fotografia.

 

 

Steve Giralt
Steve Giralt

 

FP: Raccontati: chi è Steve Giralt?

SG: Nato da subito come fotografo, sono diventato poi un regista ed infine mi sono affermato come visual engineer.

Sono originario di Miami, ma poi ho lasciato la città per studiare fotografia pubblicitaria al college, presso il Rochester Institute of Technology di New York.

 

FP: Quando e come è cominciata la tua professione da fotografo?

SG: Faccio parte della prima generazione di cubani-statunitensi di Miami. Ho avuto per la prima volta tra le mani una macchina fotografica al liceo, quando realizzavo qualche scatto durante gli eventi sportivi scolastici. Ho apprezzato il poter acquisire competenze in camera oscura e mi sono innamorato della magia della fotografia.

 

 

Dopo il liceo ho trovato lavoro come fotografo per realizzare ritratti per gli annuari scolastici, ma poco dopo ho lasciato per poter studiare fotografia a New York.

Così, concluso il college, mi sono trasferito di nuovo per poter affiancare altri fotografi ed iniziare a realizzare shooting per alcuni magazine. Pochi anni dopo, ho iniziato a dedicarmi alla fotografia di prodotto e ho avviato il mio primo studio a Manhattan: con il passare del tempo, ho cominciato a fotografare sempre di più, ad ottenere commissioni sempre più importanti e a realizzare grandi lavori pubblicitari. Sono davvero innamorato del lavoro che faccio: trovo affascinante il dover risolvere problemi.

 

FP: Da chi hai tratto ispirazione per realizzare i tuoi lavori e creare questo stile unico? Quali sono le tue icone di riferimento?

SG: Mi sono sempre ispirato più ai film che ad altri fotografi: quando guardo dei film, ne esco sempre ricco di tante nuove idee da poter realizzare nei miei scatti. Penso a Stephen Spielberg, a Tony Scott, ai fratelli Coen, Peter Jackson, Quentin Tarantino e molti altri.

 

FP: Ho visto che realizzi sia fotografie che video commerciali. Credi che foto e video siano due campi distinti o dipendenti l’uno dall’altro?

SG: Penso che la linea sottile che prima separava fotografia e video, in realtà, ora sia scomparsa completamente. Per me sono un’unica cosa: spesso io penso ad una storia per poterla prima raccontare con il video e poi anche con la fotografia.

 

FP: Che formazione hai seguito per arrivare ad essere chi sei oggi?

SG: Dopo aver studiato fotografia pubblicitaria, ho seguito e seguo tutt’ora alcuni corsi che sono stati di grande influenza per permettermi di fare il lavoro che faccio oggi. Ho partecipato a corsi di saldatura, di lavorazione del legno, realizzazione di circuiti elettronici e alimentatori; poi ho appreso come utilizzare software come Arduino e Maya e tanto altro.

Ho utilizzato tutte queste nozioni acquisite assieme alle mie conoscenze di fotografia per raccontare le storie che racconto oggi.

 

 

FP: Da dove nasce la definizione “Visual Engineering” e cosa significa?

SG: “Visual Engineering” descrive per me il lavoro che faccio e amo svolgere bene. Ho combinato insieme tecnologie ingegneristiche con tradizionali tecniche di fotografia e di video making per raccontare storie.

Penso che la storia che creiamo e come progettiamo uno strumento o un metodo abbiano una grande rilevanza nel modo in cui raccontiamo. Raramente utilizzo gli stessi strumenti e metodi due volte, cerco di innovare costantemente il modo in cui fotografiamo i diversi soggetti; questo vale sia per i miei progetti personali che per i lavori che ci commissionano.

 

FP: Che valore aggiunto dà l’applicazione dell’ingegneria agli effetti speciali che utilizzi in fotografia e video? Da dove nasce quest’idea?

SG: L’applicazione di nozioni ingegneristiche ci permette di catturare effetti visivi e punti di vista che non si sono mai potuti vedere prima. Ci permette anche di ottenere scatti più proficui dato che si commettono meno “errori umani” quando i robot fanno la parte più grossa del lavoro.

 

FP: Cosa significa dover lavorare con dei bracci robotici? Come ti trovi a lavorare con loro e quali funzioni hanno sul set?

SG: Amo i robot e nel mio studio utilizzo alcuni bracci robotici come miei fedeli assistenti: il braccio Bolt lo utilizzo per i movimenti di camera ad alta velocità, mentre gli altri due sono impiegati per muovere le luci o per realizzare movimenti in cui è necessaria tanta precisione. I bracci robotici mi permettono di avere tanta precisione e controllo sul set: io li programmo e loro fanno esattamente quello che chiedo loro di fare.

 

 

 

FP: Cosa c’è dietro la realizzazione di uno scatto fatto con l’aiuto di un braccio robotico? Sul set lavorano con te altre persone?

SG: In base alla tipologia di lavoro che c’è da fare, utilizzo i bracci robotici oppure vengo affiancato solo dal mio team. Ci sono lavori per i quali non utilizzo alcun robot e tutto quello che si vede è realizzato da persone in carne ed ossa: dipende tutto da qual è la storia che stiamo cercando di raccontare.

Sul set comunque ci sono sempre i ragazzi del mio team ad assistermi, non importa quanti robot ci siano.

 

FP: Molte delle tue foto presentano esplosioni di colori, di liquidi, fiamme. Come gestisci tutto questo su un set? Realizzi tutto con l’ausilio dei bracci robotici?

SG: Di solito per queste cose non utilizziamo i robot, ma utilizziamo strumenti realizzati appositamente per l’occasione e l’effetto che desideriamo ottenere. I bracci robotici ci sono di notevole supporto, invece, quando dobbiamo utilizzare fuoco e fiamme: in questi casi la sicurezza delle persone sul set è molto importante.

 

FP: Ti occupi personalmente dello styling del set o hai delle figure apposite che lo fanno per te? Come studi la preparazione di un set?

SG: Sul set, al mio fianco, c’è sempre una grande varietà di stylist: food stylist, prop stylist, costruttori di scenografie. Lavoriamo in stretta collaborazione per essere certi che i risultati finali siano perfettamente quelli desiderati e ipotizzati durante la fase di creazione dello scatto.

 

 

 

FP: Qual è il tuo rapporto con la post-produzione? Te ne occupi personalmente?

SG: Mi occupo personalmente della post-produzione del materiale che condivido sul mio profilo Instagram, ma per tutti i lavori che realizziamo commissioniamo la post-produzione a professionisti del settore: dobbiamo essere sicuri che quello che abbiamo immortalato sul set diventi una fantastica storia da “leggere” sullo schermo. La post-produzione è molto importante per fornire agli scatti un valore aggiunto.

 

FP: Che consigli daresti a chi vuole iniziare ad osare e ottenere questi effetti nella fotografia e nel video?

SG: Prima di tutto, bisogna essere sicuri di star utilizzando gli effetti speciali giusti per ottenere il risultato tanto sperato. Anche gli effetti devono essere in grado di aggiungere valore alla storia che stai cercando di raccontare. All’inizio bisogna acquisire dimestichezza con gli effetti speciali più semplici, poi man mano si possono complicare i giochi. Se quel che stiamo realizzando è pericoloso, bisogna essere ancora più attenti per evitare che nessuno si faccia del male sui set.

 

FP: C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dirmi di te?

SG: Una cosa davvero unica del mio lavoro è che spesso costruisco io stesso le luci che utilizzo sul set: lavoriamo spesso con l’high speed camera Phantom ad alti frame rates e questo richiede grandi quantità di luce senza sfarfallii.

Principalmente mi definisco uno storyteller ed un regista; spesso le persone pensano che io trascorra il mio tempo a realizzare tutte le tecnologie e gli strumenti del set, ma in realtà ho una persona che lavora per me e che fa la maggior parte del lavoro. Io do vita ai concetti principali delle storie che stiamo per raccontare e propongo le tecnologie che dovremmo realizzare per rendere quelle storie realtà, ma raramente sono quello che costruisce tutto.

 

FP: Grazie mille Steve per la tua intervista, a presto!

 

Puoi scoprire l’arte di Steve Giralt sui suoi canali social:

Sito web

Instagram

Youtube

Vimeo

 

Francesca

Fotografia
Camera Robot: nuove opportunità in arrivo?

SCENA TRATTA DA “IRON MAN”

22/06/2018
Lorenzo Montanari

Camera Robot: nuove opportunità in arrivo?

I camera robot sono sempre più in evoluzione e sempre più utilizzati nell’ambito delle riprese per la loro fluidità e versatilità. Nuove opportunità nel mondo lavorativo ci aspettano?

 

Un camera robot è un braccio tecnologico in grado di fare praticamente qualsiasi tipo di movimento, di scattare foto e riprendere, e di regolare zoom e apertura automaticamente.
Sicuramente hai visto almeno un film che abbia avuto tra i protagonisti Iron Man. Se ben ricordi, uno degli assistenti di laboratorio preferiti (non sempre) di Tony Stark era un braccio robotico collegato al sistema di intelligenza artificiale.

Se hai mai sognato di sentirti come lui (o almeno un po’), un camera robot è quello che ti serve.

 

 

Abbiamo avuto l’opportunità di discuterne con Giorgio Cravero durante il workshop di Fotografia Pubblicitaria della nostra Accademia di PostProduzione da lui tenuto.

Giorgio, vincitore del premio Hasselblad Masters Awards 2016, è specializzato nella fotografia Still Life e Advertising, ci ha parlato di come sempre più fotografi di questi settori siano chiamati ad approcciarsi al settore video. In questo ambito è sempre più diffuso l’utilizzo di camera robot, che possono anche derivare da ex bracci robotici di una catena di montaggio. Le possibilità che aprono queste nuove tecniche sono veramente infinite.

LEGGI TUTTO >>

Interviste
Un fotografo versatile dall’animo rock: intervista a Stefano Pedretti

BAKE OFF ITALIA © STEFANO PEDRETTI

18/11/2014
Gloria Soverini
1 commento ]

Un fotografo versatile dall’animo rock: intervista a Stefano Pedretti

Com’era già successo in occasione di una precedente intervista, quando Simone Conti mi aveva suggerito il nome di Jee Young Lee, anche in questo caso il nome del fotografo oggetto delle mie domande mi è stato suggerito, questa volta da Simone Poletti.
“Vieni un attimo di qua”, dice dal suo ufficio, e mi mostra i ritratti che Stefano ha realizzato per l’ultima edizione di “Bake Off Italia”: colpita nel profondo (ammetto di essere un’accanita fan del programma) ed impressionata da tutti gli altri lavori e dai numerosi progetti paralleli, capisco che ho davanti il prossimo intervistato di FotografiaProfessionale 🙂

I ritratti ufficiali di Bake Off Italia © Stefano Pedretti
I ritratti ufficiali di Bake Off Italia © Stefano Pedretti

FP: Ciao Stefano, benvenuto su FotografiaProfessionale!
Quando è nata la passione per la fotografia? Hai mai partecipato a corsi, preso lezioni, o sei completamente autodidatta?

SP: Sono autodidatta, come in tutto quello che mi è capitato di fare.
Per quanto riguarda la fotografia venivo da quasi 10 anni di art direction per cui non è stato un iniziare da zero.
Passione per la fotografia non so, ho sicuramente la passione per l’immagine e la macchina fotografica è uno strumento, al pari di una matita, ma la matita non la so usare. LEGGI TUTTO >>

Tecnica Fotografica
Ho bisogno di un pannello riflettente… Mi passi lo stampo da forno?

“AUTUNNO”… SERVITO CON VERA NEBBIA EMILIANA!

29/01/2014
Simone Conti
6 commenti ]

Ho bisogno di un pannello riflettente… Mi passi lo stampo da forno?

Lo so che bisogna avere sempre con sé tutto il necessario. Lo continuo a dire a tutti, anche a me stesso. Consiglio sempre, a chi mi chiede un parere, di portare con sé tutto il necessario e anche ciò che non è strettamente indispensabile, ma potrebbe servire. Regolarmente però mi trovo coinvolto in situazioni che mi vedono impiegato in attività da “trasformista”: come Superman cerco una cabina telefonica (non ti sto a dire la difficoltà a trovarne una di questi tempi! 😉 ) e ne esco trasformato. Dalla cabina telefonica esco biondo, con i capelli pettinati stile anni ’80, i Ray-Ban a goccia… e un coltellino svizzero in pugno.

Divento McGyver! 😀

Ti ho parlato varie volte della mia passione per il “McGyvering” (nello scatto still life quando non si hanno grandi mezzi a disposizione, oppure quando è necessario sorreggere qualcosa), ma questa volta voglio presentarti un caso reale. Mi è successo pochi giorni fa, non ho trovato una cabina telefonica e non avevo con me nemmeno un coltellino svizzero, ma la soluzione ho dovuto trovarla ugualmente! 😉

Simone Poletti, nella sua serie di articoli dedicata all’organizzazione di uno shooting perfetto, ci dà consigli preziosi per organizzare l’attrezzatura (trovi la serie completa di articoli in questo ebook gratuito), ma oggi vorrei aggiungere un paio di suggerimenti.

I due “accessori” che, devi avere sempre con te sono essenzialmente due:

Lunedì dovevo realizzare un paio di ritratti per uno chef “stellato” nel suo ristorante e così, mentre si parlava del più e del meno, durante gli scatti è venuto fuori che avrebbe gradito se gli avessi realizzato uno scatto per un suo nuovo dessert.

Fantastico, vero?

Beh, certo, però… non avevo con me flash da studio (per i ritratti in location utilizzo abitualmente solo flash a slitta), mi ero spostato con poca attrezzatura e non avevo la minima idea che mi sarei ritrovato a realizzare uno scatto still life. Rinunciare? GIAMMAI!

Ho chiesto di avere un tavolo del ristorante a disposizione, ho montato due piccole softbox 30×40 cm che avevo portato con me per sicurezza (e che non avevo utilizzato per i ritratti) e mi sono fatto dare un piatto per verificare l’illuminazione che sarei riuscito ad ottenere prima di dare il benestare alla preparazione del piatto per la foto.

Dopo il primo scatto di prova mi sono accorto che la cosa si poteva realizzare tranquillamente. L’unica cosa che mi mancava era un pannello riflettente, sfortunatamente l’avevo dimenticato in studio: il Lastolite che è sempre nella mia “valigia dei trucchi”… non c’era. Ancora più grave e preoccupante è stato accorgersi di avere finito il rotolo di nastro adesivo!

L’unico accessorio indispensabile rimasto a mia disposizione era la creatività! 😀

Quindi ho fatto la cosa più naturale del mondo… ho chiesto in prestito uno stampo da forno e un po’ di carta da cucina! Non credi sia assolutamente naturale? 😉

Come vedi dalle immagini ho semplicemente avvolto un po’ di carta da cucina a uno stampo da forno, fissandola con del nastro adesivo (che, mannaggia, mi son dovuto far prestare). Ho messo il “riflettore professionale” così ottenuto sulla destra del piatto per ridurre l’incidenza dell’ombra e rendere la luce più delicata, “rotonda” e omogenea.

Tempo di realizzazione dello scatto dall’idea alla realizzazione? meno di 20 minuti… realizzazione del riflettore compresa! 🙂

Spesso si utilizzano gli oggetti più impensabili per realizzare uno scatto fotografico, non trovi?

A te cosa è capitato di utilizzare? In quale frangente?

Fammi sapere! Sono veramente curioso di ampliare la mia cultura sul “McGyvering” fotografico!

Ciao e buone foto

Simone Conti

 

P.S.: Il piatto che vedi come immagine dell’articolo è “l’opera” dello Chef Franco Madama. Questo dessert si chiama Autunno e la sua caratteristica e che viene servito al tavolo accompagnato da VERA NEBBIA Emiliana!

Fotografia
Ambarabàciccìcoccò…

FARE LA CONTA

24/06/2013
Simone Poletti

Ambarabàciccìcoccò…

Ricordi di essere stato fra i giocatori scelti per una partita di pallone, o di pallavolo, o di basket in uno di quei fantastici campetti di terra o d’asfalto, senza reti e con i pali un po’ storti?

Beh, credo che sia capitato a tutti, almeno una volta nella vita,  di essere fra quelli in attesa di sapere se sarebbero stati scelti per primi o per ultimi, con quella sottile ansia e quel mantra nella testa “sceglimè sceglimè sceglimè”.

E forse ti sarà capitato anche di essere “dall’altra parte del dito” e cioè fra quelli, i “Capitani”, che sceglievano gli amici dividendoli in due squadre. E allora, chi scegliere? Meglio Marco che è il tuo miglior amico o Andrea che è il più grosso di tutti e nessuno riesce a fermarlo? Meglio Paola che ha un bagher infallibile o Sara che ieri ti ha regalato la sua merenda?

Ricordi? In base a cosa sceglievi? Amicizia, simpatie e antipatie, in base all’umore del giorno o dopo una accuratissima disamina tecnico tattica delle risorse umane a disposizione? Oppure facendo una di quelle fantastiche conte in rima? Ambarabàciccìcoccò… LEGGI TUTTO >>

Tecnica Fotografica
Mi manca sempre una mano… ci vorrebbe una chela!

DUE GROSSI SCAMPI, MILLERIGHE DI VERDURA E NIDO DI PATATE

21/06/2013
Simone Conti
1 commento ]

Mi manca sempre una mano… ci vorrebbe una chela!

Per prima cosa vorrei tranquillizzarti. Ho ancora ambedue le mani e non ho difficoltà ad usarle entrambe, anzi sono praticamente ambidestro quindi per me c’è poca differenza tra destra e sinistra. Non sono nemmeno come quel personaggio di Stefano Benni che in “Comici, Spaventati, Guerrieri” viene soprannominato Astice! Il problema è che ultimamente mi accorgo sempre più spesso che mi servirebbe un’altra mano, a volte altre due!

Soprattutto nei setup luci più complessi, magari in studio o quando ci si trova a mescolare luci da studio con flash a slitta (cosa che mi trovo a fare molto spesso) ci si trova spesso a dover reggere qualcosa in un determinato punto, proprio in quella angolazione.

Realizzando nelle ultime settimane diversi scatti still life sia in studio che in location mi è sembrato un argomento interessante. Cosa ne dici?

Non pensi anche tu che ogni tanto ci vorrebbe una chela, una pinza, un supporto… una mano in più?

A questo punto mi dirai: «beh, per quello c’è l’assistente di studio, no?»

In realtà no, per varie ragioni. Per prima cosa l’assistente di studio è una risorsa molto più preziosa se impiegata a fare cose utili alla gestione dello studio piuttosto che usato come stativo umano. In secondo luogo si dovrebbe obbligare una persona a rimanere in posizioni decisamente scomode e per lungo tempo… e non mi piace come approccio. La terza ragione è che malgrado una persona possa avere estrema buona volontà e dedizione non avrà mai la precisione e la pazienza che può avere uno strumento meccanico.

Sì, perché oltre agli stativi per fondali e luci, ai boom stand per pannelli e gobo, magari alle volte hai proprio bisogno di tenere fermo qualcosa in un punto, con una certa angolazione e non sai mai come fare.

Io ho due soluzioni a questo problema una efficace e professionale, l’altra… ecco l’altra… l’altra McGyver!

A volte semplicemente non è possibile avere la migliore soluzione, perché non c’è tempo o non si ha con se il giusto accessorio. Per tutti questi casi, se mi conosci, sai che sono un grande fan del McGyvering. Il McGyvering mi piace pensare sia “una scienza alquanto inesatta” che studia il modo per risolvere problemi estemporanei con quello che si ha a disposizione.

Gaffer tape – nastro telato Tesa Nero

Quando mi manca una mano (e non ho un coltellino svizzero con me! 😉 ) i miei migliori amici sono sempre il gaffer tape (o anche il duct tape) e le fascette da elettricista. Nella mia borsa non mancano mai e in più di una situazione mi hanno salvato decisamente il… lavoro.

In Italia non c’è praticamente differenza tra gaffer tape e duct tape (come siamo poco forniti! 🙁 ) e in ogni caso viene semplicemente chiamato nastro adesivo telato o nastro adesivo americano. La reale differenza tra gaffer tape e duct tape è semplicemente la finezza della grana della telatura (nel gaffer è più fine) e la finitura della copertura (nel gaffer è opaca e nel duct è lucida, vinilica, riflettente). Lo puoi trovare in praticamente tutti i negozi per il fai-da-te e il bricolage. Il mio preferito è quello prodotto da Tesa e ne ho sempre un rotolo di colore nero e un rotolo di colore giallo con me!

Il bello è che è molto resistente (anche ai carichi), è molto semplice da tagliare (si strappa senza necessità di forbici) e soprattutto non lascia fastidiosi e indesiderati residui di colla sulle superfici. Spesso, quando mi manca una mano, si rivela essere un’ottima soluzione!

Fascette in nylon colorate per cablaggio

Anche le fascette da elettricista sono quasi fondamentali. Sono quelle di colore nero o bianco, in nylon che gli elettricisti usano per effettuare i cablaggi. Io applicando l’arte del McGyvering ormai ho raggiunto una certa maestria nell’usarle a mio piacere per tenere insieme parti di attrezzatura sia in location che in studio. Si possono unire le une alle altre e, una volta strette, rimangono bloccate come se fossero delle funi con martinetto. Sono estremamente leggere, pratiche, solide e versatili. Per ancorare un flash a slitta al ramo di un albero spesso sono un toccasana! 😉

In entrambi i casi la spesa per l’acquisto di questi “accessori” è decisamente esigua. Si parla veramente di pochi euro e sono facilmente reperibili praticamente ovunque… anche in situazioni di emergenza.

Poi però, se il budget non è proprio così risicato e la situazione non è proprio di emergenza c’è la soluzione professionale. Tra l’altro, considerando quanto sia valida ed efficace, credo che valga decisamente la pena considerarla e inserirla a budget.

Manfrotto – Super Clamp 035

Più che una soluzione è una super soluzione. Si tratta della mano che vorrei sempre avere e che a volte manca. Quando c’è, però non nulla da fare o dire… è assolutamente super. Sto parlando di un accessorio a dir poco unico che produce un’azienda storica nel panorama della fotografia mondiale. Ovviamente se hai colto i riferimenti “velatissimi” sto parlando della Super Clamp di Manfrotto!

Si aggrappa praticamente ovunque, al bordo di un tavolo, sullo stelo di uno stativo, a una gamba del cavalletto e, se ben ancorata, riesce a sostenere un peso considerevole. Può sostenere fino a 15 Kg… altro che gaffer tape e fascette!!! 🙂

È sicuramente un po’ grandicella (circa il palmo di una mano) e un po’ pesante, ma è solida come una roccia e grazie al rivestimento morbido della ganascia non rovina ciò che stringe (ma occhio a non stringere troppo, io tendo sempre a esagerare! 😉 ).

Con l’aggiunta di uno spigot diventa il supporto ideale per bloccare al suo posto un flash (a slitta, ma anche da studio) in posizioni non convenzionali e con i vari accessori del sistema che Manfrotto ha sviluppato negli anni gli utilizzi sono molteplici… praticamente infiniti, limitati solo dalla fantasia!

Alla Super Clamp si può aggiungere un Magic Arm per avere un piccolo boom stand adattabile ad ogni situazione o, se il peso da sostenere è contenuto, il braccetto flessibile.

Per lo scatto still life è una risorsa veramente eccezionale, ma in generale è un accessorio che credo non possa mancare a nessuno impegnato in scatti con setup un po’ complessi o che si cimenti con le luci da studio: c’è sempre un riflettore, una flag… un qualcosa che non sai mai come sorreggere, no?

Considerando il costo veramente contenuto (meno di 50 Euro) e la grande utilità che la Super Clamp ha credo che non possa mancare nel tuo corredo!

Prova a dare uno sguardo al sito Manfrotto per vedere tutti gli accessori disponibili, poi come sempre ti lascio qui di seguito alcuni link ad alcuni degli accessori del sistema Super Clamp che trovi su Amazon.it in modo che tu possa fare l’usuale raffronto prezzi! 🙂

Manfrotto Super Clamp 035

Manfrotto 237HD braccetto Serie Flexible

Manfrotto 244N braccetto Magic Arm

Manfrotto 042 braccetto boom Super Clamp

Sei riuscito a trovare un prezzo migliore per alcuni di questi accessori da un tuo fornitore?

Fammelo sapere… devo giusto acquistarne un paio!

Ciao, a presto e buone foto

Simone Conti

 

P.S.: i “Due grossi scampi, millerighe di verdura e nido di patate” sono opera dell’eccezionale Chef Franco Madama del Ristorante Inkiostro di Parma. Se passi in zona… fermati per un assaggio!

Tecnica Post-Produzione
Quel buon sapore di fotografia fresca…

STILL LIFE FOOD, NON SOLO LUCE E COLORE!

10/06/2013
Simone Poletti
6 commenti ]

Quel buon sapore di fotografia fresca…

Hai mai assaggiato una fotografia? Ti è mai capitato di assaporarne il gusto speziato e di annusarne voracemente il profumo intenso ed invitante?

No, non sto parlando dei fanatici dei solventi che annusano lascivi pennarelli e benzina… non parlo di chi annusa la carta e la stampa con sguardo sognante e perso nel vuoto… parlo di quel buon sapore e del profumo fantastico di certe fotografie di food, quando sono ben fatte, e postprodotte con perizia!

Mi occupo di gestione delle immagini da oltre 20 anni, e in tutto questo tempo mi è capitato di lavorare su scatti di fotografi eccezionali e di fotografi meno bravi, ho corretto foto di moda, di reportage, di paesaggio. E poi ritratti, matrimoni, still life fashion, foto tecniche, foto sportive, automotive, foto per la pubblicità e anche le foto delle vacanze, mie e dei miei amici…

Ma mai, nemmeno nella foto pubblicitaria più complessa, ho visto tanto lavoro di preparazione del set, delle luci e del soggetto come in uno scatto di still life FOOD. LEGGI TUTTO >>

Recensioni
Per foto flash… Profoto flash!

FLASH MONOTORCIA KIT PROFOTO D1 1000 AIR

03/06/2013
Simone Conti

Per foto flash… Profoto flash!

Ultimamente sto lavorando in modo piuttosto intenso al prossimo corso avanzato di fotografia che avrà come tema la foto still life food. Ovviamente in questo tipo di situazione il flash è uno strumento molto comodo… diciamo indispensabile! Come saprai, se ci segui già da un po’ di tempo, per me usare il flash è “come andare a nozze” (“a nozze” come sai vado piuttosto spesso! 😉 N.d.R.), quindi quale migliore occasione per unire due mie grandi passioni? Adoro usare il flash e amo realizzare foto still life food, anche perché in genere, durante e dopo tocca anche assaggiare qualcosa!

Quando si tratta di flash non faccio tante distinzioni: utilizzo tutto il materiale possibile, magari miscelando anche strumenti di marche e tipologie differenti. Mi capita di scattare con flash da studio, luci continue, flash a slitta e, alle volte, anche di mettere tutto assieme se occorre.

Recentemente mi è capitato di fare scatti still life in location all’interno di un ristorante. Anche se fosse stato possibile spostare lo chef, sarebbe stato impossibile spostare la cucina visto che è dotata di attrezzature estremamente particolari per la cucina a bassa temperatura necessarie alle preparazione dei piatti: gli scatti in location si sono rivelati pertanto necessari.

Proprio in quei giorni avevo a disposizione dei flash da studio monotorcia di Profoto D1 Air e così mi sono detto: «quale migliore occasione per fare un bel test e vedere come si comportano?».

LEGGI TUTTO >>

Tecnica Fotografica
Abbuffiamoci gli occhi… con lubrificante sintetico per motori!

SANDWICH DI GAMBERI ROSSI CON MAIONESE AL BASILICO E GEL ALLA BISQUE

04/01/2013
Simone Conti

Abbuffiamoci gli occhi… con lubrificante sintetico per motori!

Direi che ormai si possono considerare concluse le abbuffate Natalizie, le feste sono passate e non ci resta che aspettare di vedere se la Befana ci porterà carbone o caramelle! Noi di FotografiaProfessionale.it ci siamo messi avanti e crediamo che la Befana debba portare caramelle! Abbiamo così deciso di dare vita a una promozione estemporanea in corso fino alle ore 19:00 del 07 gennaio 2013 (troverai tutti i nostri prodotti a prezzi scontatissimi!)

Ma non è mia intenzione parlarti di questo! Vorrei parlare di cibo, cibo da vedere e cibo da fotografare.

Durante queste Feste, devo essere sincero, ho tenuto un approccio abbastanza morigerato nei confronti del mangiare: ho cercato (e sono riuscito!) a non esagerare. Grande parte del tempo, più che effettivamente a mangiare, l’ho passata ad abbuffarmi gli occhi di fotografia.

Raviolini di Pomodoro con essenza di Conchiglie e Crostacei

Per svariato tempo, in passato, mi sono dedicato a studiare e ingegnarmi su come realizzare scatti still life food appetitosi e invitanti. Uno dei miei propositi e obiettivi per questo 2013 è proprio dedicare maggiore attenzione, impegno e focus sulla fotografia still life food. Anzi, ti rivelo un segreto, mi piacerebbe realizzare una vera e propria guida operativa allo scatto still life food… dall’inizio alla fine… dallo scatto alla postproduzione (magari Simone Poletti mi darà una mano! 😉 )

Mi farebbe molto piacere ricevere un tuo feedback in merito a questa mia idea nello spazio per i commenti che trovi in fondo all’articolo! Cosa ne dici?

Ti pare possa essere un argomento interessante la fotografia still life food?

In quale formato preferiresti fosse realizzata questa guida? Un video corso, oppure un ebook? LEGGI TUTTO >>

Post-produzione
Realizzare un’ombra in pochi passaggi

COME REALIZZARE UN’OMBRA

05/12/2012
Simona Giglioli

Realizzare un’ombra in pochi passaggi

Ciao!

Come ben sai dove c’è luce c’è ombra… e che ombra! In un oggetto l’ombra è fondamentale perchè regala profondità e forza ed è importante quanto la luce. Se ci fai caso, tra le immagini di still life più riuscite, ci sono scatti puliti dove l’oggetto e la sua ombra sono indiscutibilmente i protagonisti. E a volte ahimè… ti capita di dover unire due immagini di still life scattate in modo leggermente diverso, sulle quali devi intervenire per sistemare luci e ombre… vero? LEGGI TUTTO >>