Fotografia
Devi proprio fare della passione per la fotografia un lavoro?

SEGUIRE O NO LE PROPRIE PASSIONI? (FOTO: JOHNDIORIO)

28/06/2016
Gloria Soverini

Devi proprio fare della passione per la fotografia un lavoro?

Dovresti seguire la tua passione, ovunque ti porterà? Dovresti fare solo quello che ami… o imparare ad amare quello che fai?

Segui le tue passioni” è uno dei consigli più comuni in assoluto: quante volte ti è capitato di dirlo a tua volta, o di sentirtelo dire? 😉
Un altro dei motti più diffusi è che “solo facendo il lavoro che ami, non lavorerai un solo giorno della tua vita”.
Inutile dire che entrambi possono essere riferiti all’ambito fotografico, anzi: dal momento che in tantissimi, me compresa, cercano di far diventare la passione per la fotografia un lavoro, è lecito fare un passo indietro e porsi qualche domanda.

La domanda è: sul serio dovresti far diventare la passione per la fotografia un lavoro?

È giusto e sacrosanto avere sogni ed obiettivi, ma non c’è niente di sbagliato nel fare un lavoro che sostenga te e la tua famiglia e che ti permetta di coltivare i tuoi hobby nel tempo libero.
La verità è che tutti i lavori a volte fanno schifo. Avrai la giornata no anche nel migliore dei mondi possibili, anche se starai facendo “ciò che ami”: non c’è nessun lavoro di cui non sarai mai stanco, che non ti stresserà, del quale non ti lamenterai. Non esiste. La passione non ti salverà da questo, però puoi prepararti per avere delle alternative ed affrontare i problemi in modo diverso, a prescindere da quella che è la tua professione.

Ho lavorato come commessa in un negozio di abbigliamento; ho fatto la centralinista per anni; ho consegnato la posta; ho lavorato nello studio di un fotografo sviluppando album di matrimonio tutto il giorno, per ore. Da qualche anno sono in FotografiaProfessionale e sono una fotografa di reportage di matrimoni ed eventi. Qual è il filo conduttore? Ho sempre fatto quello che mi permetteva di sostentarmi, magari nelle attività di famiglia per dare una mano in casa; un giorno mi sono guardata indietro e ho visto che di tutto quello che avevo intrapreso, fra hobby e passioni varie, la fotografia era sempre rimasta lì, così ho tradotto questa compagnia nel desiderio di farne un lavoro. Era necessario? Non lo so, ma non ho semplicemente potuto fare altro: invece che sceglierla, la fotografia mi è quasi capitata e ci siamo trovate a metà strada. Come ho già scritto, la fotografia è la scelta più bella che mi potesse capitare. Ma da quando ne ho fatto un lavoro sono cambiate certe cose anche nel modo in cui mi pongo nei confronti delle situazioni che fotografo, nel mio atteggiamento mentale, nella valutazione dei tempi e tanto altro.

Voglio condividere con te un video di 5 minuti in cui il presentatore televisivo americano Mike Rowe sostiene che sia giusto NON seguire necessariamente le proprie passioni.

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Tecnica Post-Produzione
Come fai ad ottenere un ritocco di qualità in Photoshop?

COSA CONTA DAVVERO?

08/01/2016
Simone Poletti
2 commenti ]

Come fai ad ottenere un ritocco di qualità in Photoshop?

«Il giorno in cui smetterai di imparare sarai come un’auto da corsa ferma in mezzo alla pista… in attesa di essere sorpassata da tutte le altre in arrivo».

 

Come fai ad ottenere immagini di qualità con il ritocco in Photoshop?
Detto che il 90% delle volte la risposta è sempre la stessa: “Fai grandi scatti, la post conta per il 10%, come si fa ad ottenere grandi risultati in quel 10% di post?

Secondo me ci sono 5 fattori che contano nel ritocco di un’immagine e hanno un peso diverso sul risultato finale… ecco un po’ di percentuali.

 

Come fai a fare post come X e a raggiungere i risultati di Y?

Sostituisci X e Y con il nome di due fotografi che ti piacciono e il gioco è fatto 😉

È una di quelle domande che io mi sento fare piuttosto spesso, forse quella più gettonata fra le email che mi arrivano ogni giorno.

È normale e credo anche giusto: tutti prendiamo ad esempio i fotografi e i ritoccatori migliori e cerchiamo di carpire i loro segreti: in fotografia contano luce e tecnica di scatto, creatività, costruzione dell’immagine, inquadratura ecc… E in post?
Detto che il 90% delle volte la risposta è sempre la stessa: “Fai grandi scatti, la post conta per il 10%, come si fa ad ottenere grandi risultati in quel 10% di post?

Cosa distingue davvero un ritoccatore di grande livello da uno scarso?

Secondo me ci sono 5 fattori che contano nel ritocco di un’immagine e hanno un peso diverso sul risultato finale… ecco un po’ di percentuali.

 

45% FORMAZIONE TECNICA

È fondamentale conoscere la tecnica: non puoi pensare di affrontare il ritocco a livello professionale se non hai studiato. E non si finisce mai di studiare.

Più diventi bravo e più cose da studiare ed imparare avrai, perché ogni nuova tecnica apre altri orizzonti da esplorare e altre possibilità. Comincia dalle basi di Lightroom, Capture One e Photoshop, senza dar per scontato nulla, e non fermarti mai: il giorno in cui smetterai di imparare sarai come un’auto da corsa ferma in mezzo alla pista… in attesa di essere sorpassata da tutte le altre in arrivo 😉

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Fotografia
Vuoi regalare un libro ad un fotografo? Ecco i miei (22+3) consigli per Natale!

SEI IN CERCA DI UN LIBRO DA REGALARE AD UN FOTOGRAFO? ECCO LA MIA LISTA

17/12/2015
Gloria Soverini
4 commenti ]

Vuoi regalare un libro ad un fotografo? Ecco i miei (22+3) consigli per Natale!

Partiamo da un presupposto: se li regali tutti insieme, sono sicura che la persona che li riceverà te ne sarà molto grata – anche se si chiuderà in casa per un po’ per poter leggerli e guardarli dalla prima all’ultima pagina.

L’altro presupposto è che non è detto che a questa persona possano piacere tutti… quindi, per schiarirti le idee ed aiutarti nella scelta, ho diviso questa mia lista di (22+3) libri per #Tipidifotografi.

Perché proprio libri e perché proprio (22+3)?
Semplice: perché un libro aiuta ad arricchire il sapere del fotografo e la sua visione, sia che abbia a che fare con argomenti teorici che sul lavoro di altri fotografi; il 22, invece, è il numero più piccolo che sono riuscita ad ottenere da una selezione serratissima in mezzo ai volumi della mia libreria… e il + 3 si riferisce ai libri in formato digitale, gli eBook 🙂

Questi libri mi somigliano, quindi la bibliografia che tratto non è necessariamente esaustiva. Ti parlo di quello che amo e che ho amato di più!

Ecco i miei consigli per gli acquisti!
(con un P.S. in fondo alla pagina)

 

TIPO #1: il Timoniere

Il Timoniere è il fotografo che non si limita a fare foto seguendo l’istinto, ma ha sempre presenti i suoi punti di riferimento perché conosce lo sviluppo del Pensiero Fotografico; sa cosa viene prima e dopo una certa corrente e si orienta in questo mondo fluido avendo sempre presente una direzione.
È il fotografo, insomma, che vuole conoscere l’argomento in toto.

1. Le origini contemporanee della fotografia, Federica Muzzarelli. È un piccolo volumetto che traccia in poche pagine la linea che unisce la nascita della fotografia agli sviluppi successivi, in un filo rosso fatto di rimandi e parallelismi che costruiscono un’identità della fotografia al di là delle differenze dei singoli periodi. Per uscire dagli schemi, senza perdere la rotta.

2. Fotografia e pittura nel Novecento. Una storia «Senza combattimento», Claudio Marra. La fotografia ha semplicemente “prolungato” la pittura con altri strumenti, finendo così per suscitare una sorta di lite in famiglia, oppure ha aperto nuovi e differenti scenari? Apparentemente simile a un quadro, tanto da far pensare di poterne ricalcare la logica di funzionamento, la fotografia si dimostra invece paradossalmente vicina a tutte quelle ricerche che nel Novecento, proprio al quadro e alla relativa idea di arte si sono contrapposte: dal ready made alla body art, dalla performance all’arte concettuale in genere. Indagati in modo completo e articolato, i rapporti tra fotografia e pittura finiscono per riportare il discorso su un piano più generale, quello della fondamentale dinamica che ha sostenuto e posto in trazione dialettica le vicende artistiche di questo secolo. Un libro che ho studiato all’Università, per i timonieri che non si lasciano spaventare dal mare mosso.

3. Piccola storia della fotografia, Walter Benjamin. Un testo in qualche modo pionieristico, uno dei primi tentativi di tirare le fila di una disciplina che proprio in quegli anni si andava affermando su più fronti – esposizioni, editoria, grafica – e in modo sempre più massiccio e accessibile al vasto pubblico. Benjamin individua le tematiche e le ricerche che muovono la fotografia dai primi dagherrotipi fino agli autori a lui contemporanei, intrecciando il suo racconto con un dibattito di natura teorica sui legami tra arte e fotografia, ancora oggi di grande attualità. Un libro sulla mia wishlist, per un confronto con un grande timoniere del passato.

 

TIPO #2: il Palombaro

Il Palombaro

Il Palombaro vuole indagare a fondo la materia, affrontando le acque più scure per riemergerne con grandi tesori; ha l’attrezzatura giusta per immergersi e non ha paura dell’ignoto.
È il fotografo, o il “teorico della fotografia”, che mastica già certi argomenti e si sente a suo agio anche dove altri non oserebbero addentrarsi.

4. Filosofia della fotografia, a cura di Maurizio Guerri e Francesco Parisi. Si offre per la prima volta al lettore italiano un ampio studio dedicato esclusivamente alla riflessione filosofica sulla fotografia, considerata come prospettiva privilegiata dalla quale comprendere la contemporaneità sul piano scientifico, sociale, politico. L’obiettivo è raccogliere le riflessioni più importanti sull’immagine fotografica soprattutto in relazione alle dinamiche socioculturali che hanno determinato la sua affermazione come medium attraverso il quale si è formato lo sguardo dell’uomo contemporaneo. Un compendio che lascia al lettore la libertà di trarre la propria visione dai vari tesori nascosti sotto la sabbia, per chi non ha paura di smuovere le acque.

5. Sulla fotografia, Susan Sontag. Di fronte al moltiplicarsi della fotografia, all’onnipresenza dell’immagine e all’incalzare dei messaggi che reclamano tutti con massima urgenza la nostra attenzione, non manca chi si è posto a riflettere sui problemi che tutto ciò solleva, sugli schock e le abitudini che derivano da queste frequentazioni. I saggi che a questo tema ha dedicato la Sontag occupano un posto particolare, perché tutti i motivi, le suggestioni, i problemi e le relazioni, vengono non solo ripensati e riproposti, ma anche verificati allargando il discorso all’intera situazione culturale e politica, individuando una rete di significati nell’evoluzione della fotografia che gettano luce nuova e diversa sul fenomeno e consentono una ricapitolazione stimolante ed esaustiva. Un libro che mi è stato consigliato e attende che io apra il forziere, per il palombaro che non si limita a raccogliere le monete d’oro ma ne riconosce il valore.

6. La camera chiara, Roland Barthes. Il volume raccoglie una serie di riflessioni, considerazioni, digressioni sul tema della fotografia. “Medium bizzarro, nuova forma di allucinazione: falsa a livello della percezione, vera a livello del tempo”, la fotografia viene scrutata non in sé, ma attraverso un certo numero di casi. Difficile da descrivere in poche righe, questo libro è un classico immancabile per ogni fotografo che non manca di riflettere sul significato della fotografia e sulle sue connessioni con la “vita vissuta” di ciascuna. Per il palombaro che trova la pace sui fondali e non ha fretta di riemergere.

 

TIPO #3: il Marinaio di Vedetta

Il Marinaio di Vedetta

Il Marinaio di Vedetta è, come suggerisce la Treccani, un “marinaio posto in un punto elevato, generalm. a proravia, per segnalare sistematicamente qualunque cosa possa interessare la navigazione“.
È il fotografo cui non sfugge niente: il suo sguardo penetra l’orizzonte, il suo occhio è prezioso per l’intero equipaggio.

7. L’occhio del fotografo, Michael Freeman. Un’adeguata padronanza delle regole della composizione è indispensabile per realizzare fotografie efficaci. La capacità di riconoscere un’opportunità fotografica e di organizzare gli elementi grafici in un insieme riuscito è da sempre una delle qualità più apprezzate in un fotografo. Il libro esplora gli approcci tradizionali alla composizione, ma affronta anche alcune tecniche digitali che si avvalgono delle nuove tecnologie per ampliare le possibilità creative senza compromettere l’originalità della visione del fotografo. Un libro che è un grande classico, per imparare ad orientarsi.

8. Arte e percezione visiva, Rudolf Arnehim. “Vedere” è un atto creativo; e il giudizio visivo non è contributo dell’intelletto successivo alla percezione ma ingrediente essenziale dell’atto stesso del vedere. Quanti, tuttavia, sanno prendere coscienza del giudizio visivo, e tradurlo e formularlo? Sapere quali sono i principi psicologici che lo motivano, e quali sono le componenti del processo visivo che partecipano alla creazione come alla contemplazione dell’opera, significa sapere “che cosa”, in realtà, vediamo. Rudolf Arnheim tende a opporsi al formalismo, riportando – con la costante esemplificazione di opere di pittura, scultura e architettura – la forma al significato e al contenuto, e suggerisce come se ne possano cogliere i più significativi moduli strutturali, approfondendo i problemi che si sono sempre proposti all’artista – equilibrio, forma, spazio, luce, colore, movimento – e analizzando le molteplici soluzioni dall’arte più remota a quella dei nostri giorni. Per una vedetta da manuale e il marinaio più navigato.

9. Arte del colore, Johannes Itten. L’edizione originale dell'”Arte del colore”, pubblicata per la prima volta nel 1961, era il frutto dell’attività di una vita intera dedicata al colore. Una summa delle intuizioni, delle scoperte e delle esperienze di un pittore e di un formidabile didatta. Già mentre sceglieva le tavole da inserire nell’opera maggiore, Johannes Itten lavorava al progetto di una “piccola teoria del colore”. Intendeva condensare le leggi e le possibilità espressive del colore in un libro ridotto, indirizzato prevalentemente agli studenti e a tutti i lettori appassionati di questa affascinante tematica. Alla morte dell’autore, Annaliese Itten fu incaricata di selezionare dodici tavole dell’edizione originale per una mostra itinerante sul Bauhaus. A partire da questa selezione, ha preso forma definitiva questa edizione ridotta, che raccoglie e distilla le lezioni sul colore, sul suo uso e le sue infinite combinazioni, portando a compimento la “piccola teoria” voluta e progettata da uno dei più influenti maestri del Bauhaus. Perché distinguere eventuali ostacoli nel blu dove si fondono mare e cielo è un’arte.

 

TIPO #4: il Carpentiere in Legno

Il Carpentiere in Legno

Quello del Carpentiere in Legno è un lavoro artigianale che richiede grande manualità, conoscenza della materia e una visione d’insieme non comuni a tutti perché ha radici lontane e resiste al tempo.
È il fotografo con un occhio rivolto al passato per meglio comprendere la fotografia del presente.

10. L’arte del ritratto + Quando ero fotografo, Nadar.”Una coppia, uomo e donna, di quale estrazione sociale non ha importanza, viene a vedere le prove di stampa. Nove volte, stavo per dire undici, su dieci, vi sarà dato di osservare che la donna resta assorta sul ritratto del marito, mentre il marito, non meno ipnotizzato ma solo dalla propria immagine, sembra cento miglia lontano dal pensare vagamente all’immagine della sua metà. Questo fatto si è ripetuto troppe volte, e con matematica precisione, per non meritare di trovar posto in queste note“. Questo è l’incipit de “Le clienti e i clienti”, una piccola raccolta di note all’interno del libro “L’arte del ritratto” che fa capire subito che tipo fosse questo idealista troppo disordinato, come lo definisce Marco Vallora nella prefazione. Per conoscere non solo le opere di uno dei pilastri della fotografia, ma anche il suo pensiero.

11. Lewis Carroll Fotografo, con uno scritto di Brassaï. Sino ad alcuni decenni or sono si ignorava che l’autore di Alice’s Adventures in Wonderland fosse anche uno straordinario fotografo. Solo nel 1949 lo storico della fotografia Helmut Gernsheim mentre stava lavorando a un libro su Julia Margaret Cameron, trovò un album contenente centoquindici fotografie di un dilettante dell’epoca vittoriana che, con suo profondo stupore, scoprì essere Lewis Carroll. Alla sua morte, avvenuta nel 1898, il poeta aveva infatti lasciato trentatré album, dodici dei quali contenenti sue fotografie. Circa settecento immagini, di cui solo una parte sono state pubblicate. […] Alcuni pensano che la fotografia fu per Lewis Carroll soltanto un passatempo, uno svago. Ritengo invece che essa giocò un ruolo essenziale nella sua stessa esistenza. Già nel suo primo incontro la salutò come “la nuova meraviglia del mondo”. Fu uno dei primi a vedere in essa un mezzo espressivo degno di interesse. Una grande affinità legava del resto il suo universo, popolato di trabocchetti, di giochi di specchi, di magiche trasformazioni, a quello della fotografia. Carroll si trovava perfettamente a suo agio nello spazio irreale della camera oscura, dove i raggi luminosi, fissandosi, ricreano le apparenze fuggevoli e impalpabili della realtà. Rivelare le immagini latenti, captarle, fissarle per sempre e materializzarle: questo è il prodigio della fotografia, che lo folgorò e l’indusse a coltivarla, ad amarla. (Dallo scritto di Brassaï). Per il Carpentiere che rispolvera tecniche quasi dimenticate per arricchire il proprio bagaglio.

12. Karl Blossfeldt – The Complete Published Work, Hans Christian Adam. Pioniere della fotografia, il tedesco Karl Blossfeldt ha fotografato le piante così bene e in maniera così originale che la sua opera trascende lo stesso mezzo espressivo. In oltre 30 anni ha realizzato migliaia di scatti, rivelando un talento rigoroso in termini di forma, la cui precisione e dedizione fanno da ponte tra il mondo dell’arte iconografica del XIX e del XX secolo, introducendo una dimensione scultorea in una forma d’arte tipicamente bidimensionale. Composte con rigorosa eleganza su uno sfondo piatto di cartone, le immagini di Blossfeldt sfruttano la luce del nord per creare una dimensione plastica e non rivelano nulla dell’uomo, ma tutto di se stesse. Sono nature morte, amare affermazioni definitive sul loro soggetto, e sono sopravvissute grazie alle qualità tecniche e al fascino indelebile che esercitano su studenti e fotografi. Come il loro creatore, esercitano un effetto di silenziosa e persistente efficacia. Perché cercare l’attenzione e la cura del dettaglio, fa di un Carpentiere un artista oltre che un artigiano eccezionale.

 

TIPO #5: il Mozzo

Il Mozzo

Il Mozzo è solitamente quello che, all’interno di una nave, svolge i compiti più umili; il requisito minimo per assumere questo ruolo è, infatti, solo quello di aver compiuto i 16 anni di età.
Per certe cose, comunque, per quanto l’adolescenza di un sedicenne possa essere spesso un ostacolo ai lavori più disciplinati, ci vuole davvero una grande tenacia e un carattere di ferro, un po’ come fare le foto ai concerti più duri, in mezzo alle persone e ai musicisti più strani.
È il fotografo più punk che riesce a tirare fuori il massimo anche dalla situazioni più complesse – e lo fa in mezzo alla musica.

13. True Norwegian Black Metal, Peter Beste. Difficile per me non cadere in “sentimentalismi” parlando di quello che è uno dei miei libri (fotografici e non) preferiti. Il fotografo americano Peter Beste ha immortalato musicisti, fan e concerti nell’ambito del Black Metal norvegese, facendolo in modo completamente nuovo e senza precedenti; un risultato esteticamente incredibile, ma sempre coerente con le atmosfere più vere di queste situazioni. Non solo ritratti e “fotografia live”, ma anche un dialogo con la natura che ospita queste realtà. Per il mozzo legato agli dèi marini di vecchie religioni che non teme il freddo.

14. A.Live, Paolo Zauli. Un concerto rock è una lunga scarica di corrente che non annichilisce il corpo, ma lo rende più vivo. Questo vale per chi è sul palco, ma ancor di più per coloro che partecipano all’evento e più è perfetta la simbiosi che si crea fra artista e spettatore, più il flusso di energia si fa magnetico. Ci sono numerose strade “creative” per chi vuole mettere a nudo la propria anima, la musica è una delle più misteriose. Da dove arrivano tutti quei suoni ed una volta prodotti, dove vanno a finire?
C’è chi a queste vie accede direttamente con lo strumento, c’è chi vuole trattenere per sé e per altri solo un momento, ma deve essere quello perfetto e questo attimo può essere rappresentato solo da una fotografia. Perché la grana non va sempre eliminata, caro mozzo!

15. American Music, Annie Leibovitz. Cominciamo dalla fine, da quello che si può descrivere a parole.
Le dediche di Annie, i ringraziamenti, arrivano in fondo al libro, a pagina 263, quasi a non voler disturbare chi lo sfoglierà dall’inizio con le sue “parole” – meglio, per un fotografo, lasciar parlare prima le immagini. No? Così quando arrivi in fondo e hai ammirato la bellezza di ogni singolo scatto, sai che quei ringraziamenti sono davvero importanti; ultimo, fra tutti, quello alla compagna Susan Sontag, che chiude “American Music”, nella semplicità di un atto d’amore tanto profonda in quanto arriva alla fine.
Questo libro è arrivato fra le mie mani sotto forma di regalo di compleanno, impacchettato in un involucro color carta da zucchero con un bel nastro rosso l’anno scorso, e gli ho dedicato a questo libro un articolo intero, che puoi leggere qui. Per il mozzo che danza fra le onde con le signorine che incontra camminando fra le cabine.

 

TIPO #6: lo Steward di Bordo

Lo Steward

Lo Steward di bordo è una figura professionale di standard elevato poiché assomma le caratteristiche del personale di assistenza marittima con le cognizioni tecniche e comportamentali necessarie per la navigazione da diporto di livello superiore. È un po’ come dire che ha le caratteristiche necessarie per riuscire a gestire al meglio anche le richieste delle donne naviganti, affascinate dai suoi modi cortesi ma decisi :))
È il fotografo vicino al mondo femminile e lo indaga senza scadere nella superficialità che, a volte, può avere il nudo.

16. Francesca Woodman, Jennifer Blessing, Julia Bryan-Wilson, Corey Keller. “Fin da subito, Francesca Woodman dichiara nelle sue fotografie, e mai cesserà di ribadirlo, che a fondamento di ogni azione, di ogni immagine prodotta, di ogni pensiero attraverso le immagini espresso, non c’è niente altro che se stessa” (Marco Pierini). Un libro quasi materico che raccoglie il corpo e la mente di una delle più grandi fotografe (mi sbilancio, ma non posso farci niente) di sempre, che è stata in grado di unire ciò che stava dentro e ciò che stava fuori di lei, sulla sua pelle, in un connubio incredibilmente sensuale e, allo stesso tempo, inquietante. Per lo Steward con più esperienza che legge anche libri di psicologia.

17. Woman in the Mirror, Richard Avedon. Richard Avedon ha ridefinito il ritratto e la fashion photography del XX Secolo, introducendo scene di azione laddove si trovavano soltanto pose rigide. Ha portato le sue modelle fuori dagli studi e le ha fotografare all’interno di bar e casinò, fra elefanti e atleti circensi. Avedon ha sviluppato uno stile di ritratto apparentemente semplice, immortalando i suoi soggetti su sfondi bianchi senza aggiungere ulteriori dettagli che avrebbero distratto lo sguardo dal gesto, dal viso. Fra i soggetti che ha fotografato troviamo Marilyn Monroe, Anna Magnani, Suzy Parker, Tina Turner, Stephanie Seymour e tante altre. Per chi apprezza la bellezza cercandola anche nella precisione formale.

 

TIPO #7: il Comandante

Il Comandante

Come non includere il Comandante in questa carrellata? È colui che guida la nave e deve avere una grande conoscenza delle mansioni del personale; unisce tecnica e sapere per consentire una navigazione sicura e piacevole, senza perdere mai di vista i pannelli di controllo. Il suo lavoro richiede grande concentrazione, ma non lo dà a vedere. Per lui è tutto naturale.
È il fotografo che sa leggere le forme e le regole sotto la superficie dell’estetica più accentuata, e se ne lascia cullare.

18. Revue, Eugenio Recuenco. Il fotografo spagnolo Eugenio Recuenco è conosciuto per i suoi lavori nel campo della pubblicità e della moda. Il suo stile è piuttosto complesso e utilizza set elaborati fatti a mano con continui riferimenti alla storia dell’arte (il Rinascimento, Picasso ,Tamara de Lempicka solo per citarne alcuni). Questo è il primo libro che raccoglie i lavori di quello che è uno degli artisti dallo stile più inconfondibile ed acclamato dei nostri giorni. Per i Comandanti con uno spiccato senso dell’estetica.

19. Gregory Crewdson, 1985-2005. Tutte le fotografie migliori di Gregory Crewdson raccolte in un unico libro. La sua è una produzione fatta di storie condensate ad arte che hanno soprattutto a che fare con la penetrazione del mistero all’interno della normalità, creando atmosfere famigliari che, però, suscitano sentimenti ambivalenti: ci si chiede “Che cosa sta succedendo qui?”. Crewdson impiega luci elaborate, props di scena ed altri elementi all’interno dei suoi set, che sono sempre un riflesso della vita quotidiana in America con un’attenzione ossessiva al dettaglio. Perché ci sono Comandanti che si divertono anche nelle acque più impervie.

20. OWN, Erwin Olaf. La fotografia di Erwin Olaf visualizza implicitamente il non detto, il confine, ciò che non è facile documentare. Ha come marchio di fabbrica quello di affrontare le questioni sociali, i tabù e le convenzioni borghesi in modo altamente stilizzato, ma accattivante. Oltre ad un nuovo lavoro inedito, in questo volume presenta una panoramica di tutto il suo lavoro degli ultimi 25 anni, in un percorso fatto soprattutto di silenzi e di sguardi che si rivolgono altrove e, a volte, dentro la mente dello spettatore. Per il Comandante più raffinato, dalla camicia perfetta, che intrattiene conversazioni profonde con l’Ufficiale Superiore.

 

TIPO #8: il Cuoco di Bordo

Il Cuoco di Bordo

21. Bon Appétit – Ricette di frutta e verdura senza sprechi. Tante ricette originali per gustare tutte le parti dei prodotti della natura, ma non è per questo che te lo segnalo – sì, è anche per questo, ma… io non cucino!!! Se questo libro fa capolino dagli scaffali della mia libreria è per la bellezza delle sue foto e la ruvidità della carta – ammetto di avere questa passione. Perché il cuoco di bordo deve far spesso i conti con le provviste, ma senza dimenticare di creare piatti appetitosi.

22. Dispensa Magazine. Dispensa è la foodzine dedicata a tutti gli amanti del cibo e dell’universo che gli gira intorno. Dispensa è un giornale da collezionare, di carta (un genere alimentare anch’essa: è carta prodotta con gli scarti di frutta e noci), da leggere con calma, da sfogliare ascoltandone il fruscìo, fatto solo di storie (sì, avete visto bene, non ci sono pagine pubblicitarie, solo storie) raccontate con un registro doppio di parole e d’immagini, di Generi umani e di Generi alimentari, come recita la testata. Un progetto ambizioso e controcorrente che, nell’epoca del digitale, vuole recuperare, grazie alla bellezza tattile ed estetica di un prodotto editoriale antico, il tempo giusto da dedicare alle cose belle. Non potevo non consigliare Dispensa, perché è bella da vedere e da leggere. Per il cuoco che racconta storie mentre pela le patate.

 

TIPO #9: il Geek (in accezione più generica, “Nerd”)

Il Geek

No, non mi sono sbagliata 😀 Wikipedia ci dice che

Geek (pronuncia: /ɡiːk/) è un termine di origine anglosassone che indica una persona eccentrica o non collocabile nella massa, con una forte passione o esperienza nel campo tecnologico-digitale o in un altro speciale campo di interesse, che lo porta a essere percepito come troppo intellettuale.

Il Geek è presente ovunque, nella nave e fuori; lo riconosci perché utilizza tablet e smartphone contemporaneamente ed è sempre in cerca di nuovi saperi da apprendere per essere sempre aggiornato su tutto.
È il fotografo che divora eBook su eBook, studia la teoria ma solo per gestire meglio la pratica.

#1. Crea il tuo Portfolio Fotografico, Simone PolettiDa sempre il portfolio è considerato una sorta di “vetrina” nella quale il fotografo o il ritoccatore, attraverso una galleria delle immagini più belle, mostrano le proprie capacità e il proprio stile per convincere un potenziale cliente a sceglierli. Ma, come spesso accade, il portfolio è sempre stato ragionato in base ai gusti di chi lo crea e non in base alle esigenze vere di chi lo guarda e deve scegliere se “comprare” o meno i servizi del professionista che il portfolio rappresenta. Questo eBook è uno strumento che intende aiutare il fotografo/ritoccatore a parlare la stessa lingua dei suoi potenziali clienti, attraverso un portfolio efficace e potente, dalla scelta delle immagini all’impaginazione. Per il Geek che guarda dritto davanti a sé ai suoi obiettivi.

#2. Posologia, Simone Conti. Breviario visivo per il fotografo alla ricerca di idee in posa, per avere qualche spunto o un momento di confronto se si è degli appassionati di ritratto e ci si trova in difficoltà nel mettere in posa le persone. Circa 70 pagine con decine di pose commentate e fotografare, un piccolo breviario da avere sempre con sé! Dalla tecnologia al set con modelle e modelli.

#3. Dallo Scatto alla Stampa, Simone Poletti. Un piccolo vademecum molto utile per capire non solo come preparare i file per la stampa, ma anche per sapere come comportarsi nei confronti dello stampatore o del tecnico di laboratorio che gestisce le immagini. Tutti gli accorgimenti più utili per preparare al meglio le immagini per la stampa, sia che si tratti di realizzare degli esecutivi per una rivista, sia che si debba stampare con la InkJet o la stampante a sublimazione. Per il Geek che se la cava sia con i pixel digitali che… analogici.

 

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Ecco, questi sono i miei consigli che derivano da letture già affrontate e da altre che mi sono state consigliate a mia volta. Se anche tu hai dei libri da consigliare a me e agli altri lettori, scrivilo nei commenti!

P.S.: per semplicità di condivisione ho linkato i libri su Amazon, ma ci sono librerie (come la Pickwick di Bologna) dove puoi trovare gli stessi volumi con un risparmio ulteriore. E poi, diciamolo, andare in libreria è molto meglio, perché si cade più facilmente in tentazione 🙂

Fammi sapere se c’è qualcuno di questi libri che è già impacchettato e pronto alla consegna, oppure… buoni acquisti! 😉

Gloria

Tecnica Post-Produzione
Tips & Tricks: Aprire il diaframma con Photoshop!

APRIAMO IL DIAFRAMMA!!!

24/04/2015
Simone Poletti
6 commenti ]

Tips & Tricks: Aprire il diaframma con Photoshop!

Quante volte ti è capitato di pensare: “come vorrei avere un 50 f1.2 per scattare questa foto“, oppure: “come vorrei avere scattato con il diaframma più aperto“?

Lo sfondo sfocato creato da uno scatto a diaframma apertissimo, oltre ad essere esteticamente più piacevole, garantisce anche un maggiore isolamento del soggetto e aiuta a nascondere gli eventuali difetti dello sfondo.

Se però non hai un’ottica abbastanza performante in apertura del diaframma o se in fase di scatto non hai potuto aprire quanto avresti voluto (magari c’era troppa luce e non avevi con te i filtri ND)… a quel punto come fai?

La soluzione potrebbe essere Photoshop, ma il lavoro da fare non è così semplice ed elementare come potrebbe sembrare ad un primo sguardo.

Come faccio ad aumentare la sfocatura sullo sfondo in una fotografia, ottenendo un risultato realistico?

Come apro il diaframma con Photoshop?

Ho scelto uno scatto di food realizzato da Simone Conti perché presenta le caratteristiche che ci servono, senza essere troppo complesso.

Vorrei sfocare di più lo sfondo, in modo progressivo, staccando di più il piatto dal resto e togliendo attenzione a tovagliolo e prezzemolo.

 

Ecco l'immagine originale (©Simone Conti)
Ecco l’immagine originale (©Simone Conti)

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Tecnica Post-Produzione
Lettera ad un vecchio amico, nel giorno della sua festa.

CARO AMICO TI SCRIVO

21/02/2015
Simone Poletti

Lettera ad un vecchio amico, nel giorno della sua festa.

Ciao amico mio, ho deciso di scriverti, era tanto che non lo facevo e credo che sia il momento giusto per riprendere i contatti, anche in via epistolare.

Oggi è la tua festa, e quindi ti festeggio.

In realtà è stata un paio di giorni fa, ma io riesco a scriverti solo oggi e spero mi perdonerai.

Ho deciso di scriverti sul blog di FotografiaProfessionale.it, quindi non siamo soli. Questo solo per dire che, se ti sembro più freddo e compassato del solito, è solo perché non voglio metterti in imbarazzo davanti ad altri e non posso usare il nostro solito linguaggio 😉

Riprendo il filo, scusami, dicevo: oggi è la tua festa e quindi ti festeggio.

Ricordo quando ci siamo conosciuti (l’ho già raccontato su queste pagine), era una giornata di gennaio di tanti anni fa e ci presentò Pierluca, un amico comune.

Devo ammettere che in un primo momento non mi sei piaciuto, anzi, mi stavi proprio un po’ sulle balle (ecco vedi che non riesco a tenere un certo linguaggio…). Mi sei sembrato un tipo complicato, supponente e, diciamocelo, anche abbastanza inutile. Ma eravamo tutti e due piccoli, tu davvero giovanissimo, io avevo appena finito il militare, ero pieno di testosterone e volevo diventare il nuovo Norman Rockwell… quindi a cosa mi servivi tu? E come ti devo essere sembrato io? Inesperto e impacciato, goffo e presuntuoso.

Ma, volenti o nolenti, siamo stati costretti a vederci tutti i giorni per ore e ore, a strettissimo contatto. Quando si parla di lavoro cerco di essere professionale, e cercavo di esserlo già da allora: eri parte di un impegno che mi ero preso e quindi decisi che ti avrei conosciuto e che, anche se tu facevi lo scontroso, avremmo trovato il modo di andare d’accordo.

Non te l’ho mai detto, ma la realtà è che già il secondo giorno avevo capito che saremmo diventati amici. Al terzo giorno avevo ben chiaro che avresti potuto essere importante nella mia vita. Dopo una settimana era ovvio che non ci saremmo più lasciati.

Fotografia
Lavorare nel mondo della Fotografia: il ritoccatore e… il fotografo.

UN’IMMAGINE DI ERIK JOHANSSON © DELL’AUTORE

15/02/2015
Simone Poletti
5 commenti ]

Lavorare nel mondo della Fotografia: il ritoccatore e… il fotografo.

Nelle scorse settimane ho iniziato un discorso che, con questo e con il prossimo post, porterò a conclusione: il mondo della fotografia ha subito, negli ultimi anni, un fortissimo cambiamento di cui tutti siamo testimoni. Siamo sicuri che questo cambiamento sia solo negativo, come molti sostengono? Io credo invece che il cambiamento porti con sé grandi opportunità e nuove strade, nuovi spazi professionali, come ho già scritto e argomentato nel primo post che puoi leggere qui.

Nel secondo articolo (che puoi leggere qui) ti ho spiegato come, secondo me, si possa trovare spazio come assistente digitale, un ruolo spesso sottovalutato ma molto ricercato e che richiede grande professionalità.

Oggi vorrei concludere il discorso parlandoti di due figure professionali molto interessanti e non così diverse fra loro come potrebbe sembrare, cioè la mia e la tua: il ritoccatore e il fotografo 🙂

Come come come? Ma non s’era detto che “il fotografo” è un ruolo sempre più difficile da svolgere e che lo spazio per i fotografi è difficile da trovare? Si, ma difficile non vuol dire impossibile, e seguendo una strategia ben impostata, io credo che un fotografo di talento possa avere successo, anche oggi. Lasciami qualche minuto e ti spiegherò come 😉

Ancora uno scatto creato da Erik Johannson

LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Lavorare nel mondo della fotografia: l’Assistente Digitale

ASSISTENTE DIGITALE

04/02/2015
Simone Poletti

Lavorare nel mondo della fotografia: l’Assistente Digitale

Qualche giorno fa ho pubblicato un articolo che affronta un tema a mio modo di vedere fondamentale: il cambiamento come opportunità professionale, personale e di business.

L’articolo lo puoi leggere qui e credo che possa essere interessante anche per te, se vuoi lavorare nel mondo della fotografia e della postproduzione o se stai già lavorando nell’ambiente e magari ti trovi, come tanti, in difficoltà nel trovare il tuo spazio e la tua collocazione.

Non è semplice, soprattutto oggi, trovare un lavoro che ti appassioni e ti dia soddisfazione e, allo stesso tempo, ti possa garantire il giusto riconoscimento economico.

Ora, dando per scontato che la nostra passione più grande è legata al mondo della fotografia e a tutto ciò che ad esso ruota intorno, ho cercato di fare un’analisi della situazione e di trovare delle soluzioni. Sì, delle soluzioni, perché le chiacchiere, scusa la franchezza, contano veramente poco e rimanendo su Facebook a lamentarsi non si trovano né clienti e nemmeno posti di lavoro 😉

Il punto, come scrivevo anche nel precedente articolo, è rendersi conto che i cambiamenti non sono reversibili e che il cambiamento che c’è stato nel mercato della fotografia ha modificato per sempre le regole di accesso e di remunerazione.

Per usare una metafora semplice semplice: è come trovarsi davanti ad una grande porta che anni fa era spalancata, negli ultimi tempi era socchiusa e oggi è sprangata. Puoi continuare a tirare testate contro la porta e farti venire una fortissima emicrania, oppure guardarti intorno… potresti scoprire che ci sono decine di finestre o di altre porticine aperte, che aspettano solo te.

Se la porta sprangata è il ruolo di fotografo come veniva concepito qualche anno, le diverse porte e finestre aperto sono:

– nuove tipologie di fotografi, più organizzati e competenti su diversi aspetti della gestione delle immagini e del business fotografia

figure professionali che sono borderline fra il fotografo e altri ruoli, ad esempio gli assistenti, che iniziano occupandosi di una parte del servizio per poi crearsi delle opportunità come fotografi vero e proprio o specilizzandosi PROPRIO COME ASSISTENTI

Sul set sono necessarie diverse professionalità

Già, perché quella di assistente è una professione vera e propria con delle caratteristiche peculiari, delle competenze necessarie e addirittura delle agenzie specializzate.

Infatti l’avvento del digitale ha sì aumentato la concorrenza nel mondo della fotografia (e alzato DRASTICAMENTE il livello medio dei fotografi “dilettanti”), ma anche creato spazio per una serie di figure professionali che prima non esistevano. Una di queste è sicuramente quella dell’Assitente Digitale.

Chi e che ruolo svolge un ASSISTENTE DIGITALE?

L’Assistente Digitale è un professionista che riunisce in sé una serie di caratteristiche tipiche del fotografo ed altre tipiche del ritoccatore: si occupa infatti della gestione delle attrezzature digitali e del controllo della qualità dell’immagine, lasciando così al fotografo la possibilità di concentrarsi COMPLETAMENTE sull’inquadratura e sul rapporto con il soggetto.

L’Assistente Digitale conosce le fotocamere più diffuse e i dorsi digitali più utilizzati in modo da essere un valido supporto per il fotografo. Se per uno shooting si sceglie di noleggiare un nuovissimo dorso digitale Phase One o l’ultima Hasselbald, dovrà essere l’Assistente Digitale a documentarsi sulle principali caratteristiche e sul funzionamento della fotocamera, in modo da rendere più semplice il lavoro del fotografo e da garantire risposte competenti e supporto qualificato in caso di problemi tecnici.

L’Assistente Digitale prepara la macchina e le schede di memoria per lo shooting e controlla che le batterie siano cariche, le ottiche in perfetto stato e il sistema di trasmissione da macchina a computer (se si lavora in acquisizione diretta) sia funzionante e performante. La cosa più fastidiosa che possa succedere sul set di uno shooting è perdere tempo perché il sistema digitale non funziona o è lento in fase di trasmissione dati.

L’Assistente Digitale deve essere il primo responsabile e consapevole della situazione, in modo da poter apportare i dovuti correttivi o suggerire al fotografo la giusta strategia operativa da seguire. Per questo il lavoro dell’assistente digitale comincia qualche giorno prima dello scatto, quando inizia a studiare l’attrezzatura che dovrà utilizzare e prepara le eventuali contromosse.

La “borsa” dell’assistente digitale è composta dall’attrezzatura A, dal piano B nel caso l’attrezzatura A dia problemi, dal piano C nel caso A e B non funzionino, dal piano D ecc… 🙂

Il vero valore aggiunto dell’Assistente Digitale entra in gioco al momento dello scatto. Grazie a sistemi per lo scatto in acquisizione diretta come Capture One di Phase One (giuro che non faccio pubblicità, è solo il più utilizzato dai professionisti con i quali ho avuto modo di lavorare), mentre il fotografo scatta, l’assistente può controllare, in tempo pressochè reale, tutte le caratteristiche dello scatto. L’Assistente Digitale è responsabile del controllo dell’esposizione, della messa a fuoco e di eventuali possibili problemi.

Sul set fotografo e assistente si interfacciano di continuo e fanno un briefing MOLTO PRECISO prima ancora di iniziare a scattare: in questa fase il fotografo potrà spiegare all’assistente che tipo di scatti ha intenzione di realizzare, se vuole l’esposizione in high-key o in low-key, così che l’assistente possa apportare i dovuti correttivi e dare indicazioni durante lo shooting. Non è raro sentire, durante un servizio, assistenti digitali che indicano al fotografo di “alzare di uno stop” o di “chiudere un po’ il diaframma” perché la messa a fuoco rischia di dare problemi. Se si scatta con Hasselblad e un tessuto crea problemi di moirée, deve essere l’assistente digitale ad accorgersene e deve essere lui (o lei) ad alzare la mano e a suggerire l’uso di un corpo macchina con filtro antialias più adatto per quello scatto.

Il ruolo dell’Assistente Digitale non è non può essere semplicemente quello di un manichino che monta l’attrezzatura, il computer e se ne sta lì a guardare le foto che arrivano! DEVE essere un vero partner per il fotografo ed è, come dicevo all’inizio, una figura professionale fondamentale per la riuscita di un servizio.

L’Assistente Digitale è anche responsabile delle immagini scattate: non solo “cambia le schede” e scarica i file sul computer, ma divide gli scatti in cartelle secondo il sistema concordato con il fotografo ed effettua il back-up di tutti gli scatti. Non è un lavoro semplice, anzi! Serve professionalità, velocità e competenza operativa perché gran parte dei momenti fondamentali passano fra le mani dell’Assistente Digitale.

Il set di uno scatto di Annie Leibovitz per Lavazza @ degli autori

E non finisce qui!

L’Assistente Digitale concorda con il fotografo (ed eventualmente con il cliente) l’aspetto e l’atmosfera delle fotografie e lavora le immagini in sviluppo per realizzare una prima “bozza” degli scatti finiti. È una sorta di galleria Polaroid che l’assistente realizza con gli scatti scelti per ogni situazione, per dare al cliente (o al fotografo) un’idea più chiara e immediata del risultato finale del lavoro. Se le immagini scattate devono essere inserite in un fotomontaggio o in una gabbia grafica, l’Assistente Digitale realizza un pre-montaggio o un pre-inserimento nella gabbia grafica. Questo sviluppo e questa preview devono essere realizzate in pochi minuti, sul set, senza rallentare il lavoro e senza perdere di vista tutti gli altri aspetti.

Ho svolto il ruolo di Assistente Digitale decine di volte, l’ultima qualche settimana fa, sul set di uno scatto automotive: dovevo assistere il fotografo (Simone Conti), fare una rapida post degli scatti e scontornare velocemente l’auto per montarla in una serie di scatti ambientati. Questo lavoro era importantissimo perché dovevamo essere assolutamente certi che l’inclinazione e la prospettiva degli scatti fosse corretta.

Insomma, chi fino ad ora ha pensato che il ruolo di Assistente Digitale fosse, in fondo, un ripiego rispetto alla professione di fotografo o a quelle di assistente “classico”, credo abbia sottovalutato la professionalità e le capacità richieste. Conosco fotografi che, pur avendo grandissimo talento nel loro mestiere, sarebbero letteralmente persi senza il loro esperto assistente digitale, chiedete a loro se l’assistente digitale è davvero un ruolo marginale 😉

Non è raro vedere Gianluca (uno degli assistenti digitali di maggior talento che conosco e anche un eccellente fotografo) SCEGLIERE le foto al posto del fotografo. Scena vista più volte sul set: l’Assistente Digitale scorre le foto e mette le “flag” sugli scatti scegli, il fotografo è dietro di lui, in silenzio. Ogni tanto (di rado) l’assistente si gira e lo guarda, in dubbio se “tenere” o meno uno scatto, il fotografo risponde solo “si” o “no“. In tutto questo c’è di fondo un rapporto di grandissima fiducia e stima reciproca.

Ora rimane l’ultimo punto: come fare per diventare un Assistente Digitale di talento e con le giuste competenze?

Beh, la risposta è semplice: studiare, prepararsi con attenzione, costruire il proprio profilo professionale con grande cura e dedizione e mettersi a disposizione dei fotografi, delle agenzie specializzate e degli studi, facendo in modo che tutti lo sappiano!

Come? Puoi sicuramente iniziare dai nostri video-corsi, ma stiamo preparando una sorpresa davvero interessante per darti una mano a trovre nuove strade nel mondo della fotografia professionale 😉

Per ora è top-secret, ma non dovrai aspettare tanto…

A presto e buon lavoro!

Simone Poletti

Accademia di PostProduzione di FotografiaProfessionale

Fotografia
Lavorare nel mondo della fotografia: un cambio di prospettiva

SUL SET NON C’è SOLO IL FOTOGRAFO

18/01/2015
Simone Poletti

Lavorare nel mondo della fotografia: un cambio di prospettiva

Ieri ho ricevuto un’email da un iscritto a FotografiaProfessionale.

Gli avevo scritto, come a tutti, per annunciare i due workshop che terremo a Milano il 31 gennaio e il 1 Febbraio sulle basi della fotografia digitale e su Lightroom.

Mi ha risposto che non era interessato perché “La fotografia come professione è morta“.

Quella risposta mi ha ronzato in testa per tutta la serata e ammetto che mi ha piuttosto infastidito. Non tanto per il disinteresse nei confronti dei nostri workshop, non è un problema, i workshop sono fatti per chi è interessato a migliorarsi e ad imparare cose nuove, e non tutti, in tutti i campi, lo sono.

Mi ha infastidito leggere quella risposta perché presuppone sicuramente frustrazione per un lavoro che, evidentemente, non sta andando benissimo, ma soprattutto una buona dose di supponenza, perché si dà per scontato che le cose vadano male per tutti e che la colpa sia del mercato o, comunque, degli altri…

Personalmente non sono d’accordo, ma questo conta poco. Forse un po’ di più conta l’esperienza e gli esempi che posso portare di fotografi che oggi, con la crisi, la recessione, le catastrofi, gli ufo, il digitale, Photoshop e anche nonostante Simone Poletti e i suoi corsi, riescono ad aprire un’attività e ad avere un grande successo.

Non ti voglio raccontar cazzate (scusa il termine), so benissimo che le cose sono più difficili di una volta e lo provo ogni singolo giorno sulla mia pelle: sono socio di un’agenzia di comunicazione e PRIMA dei fotografi (le foto servono) vengono tagliate le spese in comunicazione. Quindi ho ben presente cosa voglia dire “portare a casa la pagnotta” e credo che molti fotografi abbiano esperienze da raccontare rispetto alla difficoltà di rapportarsi col mercato. Immagino che anche tu avrai la tua bella raccolta di aneddoti (poco) simpatici, vero? 😉

Shooting in spiaggia per un catalogo Moda Bambino

Ok, le cose sono più difficili, il mercato è più complesso, ci sono molti più fotografi in giro… ma è tutto qui? Davvero non ci sono altre opportunità per lavorare nel mondo della fotografia? LEGGI TUTTO >>

News ed Eventi
Arriva il 2015: sarà un anno di grandi fotografie e di grandi corsi

ALCUNI PARTECIPANTI ALL’EDIZIONE 2014 DEL WORKSHOP “FOTOGRAFARE IL PAESAGGIO”

30/12/2014
Simone Poletti
3 commenti ]

Arriva il 2015: sarà un anno di grandi fotografie e di grandi corsi

Ogni anno a Dicembre, come credo tutte le persone e tutte le aziende del mondo, anche io e il team di FotografiaProfessionale ci ritroviamo per fare un bilancio e per stabilire gli obiettivi e i programmi per l’anno successivo. In realtà, anche se i bilanci si fanno effettivamente a fine anno, già da parecchi mesi stiamo lavorando al programma dei workshop e dei corsi del 2015, e ad una grandissima novità di cui non posso ancora parlare e che ti svelerò solo fra qualche settimana 😉

Partiamo dai bilanci: io, Simone Conti, Gloria, Andrea e Paola ci siamo seduti intorno ad un tavolo e abbiamo analizzato non solo i numeri, ma tutte le esperienze del 2014, così da capire dove dobbiamo ancora migliorare e cosa possiamo fare per rendere la tua esperienza e quella degli utenti di FotografiaProfessionale ancora più positiva e soddisfacente.

Il 2014 è stato un anno per noi incredibile: ci siamo affermati come la prima realtà italiana nel campo della formazione per la fotografia e la post-produzione con oltre 40.000 utenti iscritti al sito, oltre 107.000 sulla pagina Facebook, almeno 120.000 video-corsi erogati (da quando teniamo il conto, quindi sono molti di più…), 215 partecipanti ai workshop dal vivo del 2014 e quasi 400 ai 2 seminari durante il weekend inaugurale Fotografia Europea.

Una delle Aule di Flash My Life

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Fotografia
Come farsi ingaggiare da un Art Director

COME FARSI SCEGLIERE?

26/11/2014
Simone Poletti
2 commenti ]

Come farsi ingaggiare da un Art Director

Se frequenti il sito o la pagina Facebook di FotografiaProfessionale.it mi conosci come ritoccatore professionista e come trainer di post-produzione, ma il mio lavoro “ufficiale” è un altro. Infatti, sul mio biglietto da visita c’è scritto “Creative Director”. Sono, in sintesi, quella figura all’interno di un’agenzia di comunicazione che definisce e controlla la coerenza delle linee creative sia delle campagne dei clienti sia dell’agenzia stessa; in pratica il mio compito è fare in modo che il messaggio di comunicazione venga trasferito al meglio e che gli elaborati dell’agenzia risultino efficaci e produttivi per il cliente. Mi interfaccio con gli Art Director e con i Copywriters e partecipo alla definizione dei team di lavoro.

Questo cosa c’entra con la fotografia e con i fotografi? Beh, in realtà il mio ruolo è spesso determinante per il business di un fotografo, perché faccio parte di quel team ristretto che, di concerto con il cliente, sceglie il fotografo giusto per realizzare il lavoro. Un fotografo professionista che voglia iniziare a lavorare con le agenzie deve mettere in conto di avere come primo compito quello di… convincere alcune persone fondamentali (a volte solo una) ad assumerlo! Questo capita sia con le agenzie di comunicazione sia con le aziende un minimo strutturate, per capirci: quelle aziende che hanno un ufficio marketing e nelle quali il titolare si avvale di professionisti che lo aiutano a decidere.

Ma non è forse la stessa cosa in ogni campo? In una coppia di sposi non c’è forse una persona che decide quale sarà il fotografo del loro matrimonio? Sì, e si tratta, di solito, della sposa 😉

Lo stesso modello può essere applicato ad ogni campo della fotografia, se a decidere un Direttore Creativo, un Art Director, una sposa o il Photo Editor di una rivista o di una banca immagini, il problema è lo stesso: devi convincerli a “comprarti”!

Quindi, se vuoi trasformare la tua passione per la fotografia in una professione o se vuoi portare la tua professione ad un livello superiore, è meglio che impari (in fretta) come proporti nel migliore dei modi a chi decide.

Ho pensato a questo articolo dopo aver riletto la bellissima intervista di Gloria a Stefano Pedretti, un bravissimo Art Director che è diventato un fotografo di grande talento, l’ideale sintesi di due figure professionali spesso in conflitto.

Questo articolo vuole essere un piccolo contributo dato da un insider: oggi sarò il tuo “uomo all’Havana” e ti svelerò dall’interno quali sono i criteri decisionali di un Art Director, di un Direttore Creativo e di un Direttore Marketing. Ovviamente si parla principalmente dei miei criteri decisionali, ma parlo spesso con colleghi e clienti… diciamo che i consigli che seguono se non saranno determinanti, quantomeno non faranno danni 😉

Il tutto si può riassumere in una serie brevissima di punti chiave:

1) Contatta la persona giusta nel modo giusto

2) Devi colpire e rimanere impresso

3) Non farti dimenticare, non scoraggiarti e non essere permaloso/a

4) Sii accessibile e disponibile

5) Rispetta il tuo cliente e il prodotto

Mmm… detta così sembra semplice, ma vediamo punto per punto cosa comportano per te queste semplici “regole”.

1) Contatta la persona giusta nel modo giusto

È totalmente inutile che tu perda tempo e denaro telefonando a tutte le agenzie e tutte le aziende Italiane alla ricerca di un appuntamento.

Gli Art Director non hanno tempo, si faranno negare ogni volta e tu non otterrai nulla. Se un Art Director ha tempo per ricevere tutti i fotografi che si propongono per telefono, o lavora poco (magari perché non è molto considerato) o lavora per un’agenzia o un’azienda in crisi. In ogni caso, perderai il tuo tempo.

Ovviamente ci sono delle eccezioni: ci sono Art Director bravissimi, molto organizzati e molto disponibili che ricevono tantissimi fotografi e fanno molto bene il loro lavoro… ma si contano sulle dita di una mano.

Per prima cosa, devi contattare CHI DECIDE, parlare con un intermediario o con una figura “collaterale” è inutile. È fondamentale che le tue foto vengano viste e valutate da chi sceglie i fotografi. Quindi cerca di capire chi è questa persona. A volte non è facile, soprattutto nelle grandi aziende tendono a non dare nominativi e indirizzi e-mail e rischi di essere rimbalzato/a da impiegate e assistenti efficientissimi! Come fare?

Con un po’ di pazienza, selezionando con cura POCHE agenzie e aziende con le quali vuoi FORTEMENTE collaborare, perché puntare nel mucchio è, ancora una volta, inutile.

Poi, come dicevo, con pazienza, cerca di trovare su internet il nome del tuo interlocutore ideale. Se non lo trovi, alza il telefono e chiama, chiedendo esplicitamente il nominativo e l’indirizzo e-mail di chi si occupa della selezione dei fotografi. Hai a che fare con professionisti, spesso oberati di lavoro, ma se sei gentile e simpatico/a, avrai ciò che cerchi. Sii sincero/a, non raccontare balle! “Salve, sono XY fotografo specializzato in ………… vorrei inviare un brevissimo portfolio alla persona che, all’interno della vostra azienda, si occupa della selezione dei fotografi con cui collaborare”. Sii gentile, chiacchiera con la persona che ti risponde e falle capire che hai selezionato la loro agenzia in base al lavoro che fanno e che credi di poter dare un apporto professionale e creativo. Vai a vedere il sito internet dell’agenzia/azienda prima di chiamare, documentati! Se capisco (io e i miei collaboratori) che mi hai scelto in base ad un elenco trovato a caso, NON HAI SPERANZE!

Non chiedere direttamente un appuntamento, NON HANNO TEMPO, chiedi solo la mail alla quale inviare il portfolio. Se ti danno una mail generica, insisti gentilmente per avere un riferimento diretto, fai capire che è importante. Se continuano a darti solo una mail generica… sai già che hai un po’ di speranze in meno di cogliere nel segno 😉

Non ti arrendere, io ho lavorato con fotografi davvero tenaci, che hanno fatto la “corte” alla mia agenzia per anni prima di riuscire ad ottenere una commessa. Alla fine, prima o poi, se sei bravo/a verrà il tuo momento!

Portfolio

2) Devi colpire e rimanere impresso

Come dicevo, è inutile richiedere appuntamenti diretti, ed è poco utile (e molto costoso) inviare via posta un portfolio cartaceo. Un portfolio cartaceo è: difficile da mantenere aggiornato, impegnativo da impaginare, costoso da stampare e da inviare per posta… e spesso non arriva sulla scrivania giusta.

Invia un portfolio via e-mail! Ma attento a cosa spedisci e a come costruisci il tuo portfolio.

La tua mail deve avere alcune caratteristiche:

1) Essere breve

2) Essere personalizzata: “Gent.mo Art Director…” fa schifo! “Buongiorno Simone, perdonami se mi permetto di darti del tu, ma seguo il tuo lavoro e so che hai un approccio informale…” come incipit funziona decisamente di più!

3) Devi parlare dei bisogni del tuo cliente NON DEL TUO CURRICULUM. Perché? Perché a me interessa cosa puoi fare per me, non che scuole hai fatto.

4) La mail deve contenere un portfolio in PDF (NO Powerpoint, NO quintali di Jpeg, NO archivi compressi, NO video) che il tuo potenziale cliente possa aprire e vedere SENZA PROBLEMI.

5) La tua mail può, anzi deve contenere un link al tuo sito/portfolio on-line.

Ora veniamo al tuo portfolio in PDF: deve essere BREVE e BELLISSIMO!

Ti giochi tutto nelle prime 5 fotografie. È difficile che io dedichi tempo ad un portfolio che inizia male, quindi ricorda di mettere SUBITO i tuoi pezzi forti.

In totale il tuo portfolio deve contenere fra 20 e 30 immagini, con la possibilità poi di accedere ad un portfolio più esaustivo. Ma le 20/30 foto che metti a portfolio devono dire TUTTO il meglio della tua fotografia. Se hai 15 foto ECCEZIONALI e 5 belle, metti solo le prime 15!!! Le 5 migliori per prime 😉

Il tuo portfolio deve essere aggiornato, non mettere foto di 20 anni fa, anche se ci sei affezionato: ai tuoi potenziali clienti non interessano né l’archeologia né i “gioielli di famiglia”.

Verrai giudicato/a sia per il tuo scatto migliore, ma anche e soprattutto per il peggiore!

Se non hai abbastanza grandi foto da presentare… non sei pronto per questo tipo di clientela.

Infine, cerca di targettizzare: scrivi alle agenzie/aziende che trattano i settori merceologici nei quali puoi dare un vero valore aggiunto… non ha senso contattare una griffe di moda con un portfolio di MERAVIGLIOSI still-life di salumi e formaggi. A volte mi arrivano portfolio di fotografi bravissimi che fanno SOLO Automotive o SOLO foto di nudo. Ma la mia agenzia non ha fra i propri clienti produttori di automobili o di cosmetici per il corpo… bravi quindi, ma inutili.

DOPO che hai inviato la mail con il tuo BELLISSIMO portfolio alla persona GIUSTA, aspetta 10 giorni, alza il telefono e chiama per chiedere un appuntamento. Ti verrà rifiutato, ma persevera, come da punto 3 😉

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3) Non farti dimenticare, non scoraggiarti e non essere permaloso/a

Dopo avere inviato una mail e fatto una telefonata, non abbandonare l’impresa!

Perseverare è FONDAMENTALE. Come dicevo, mi è capitato di fare appuntamenti conoscitivi con diversi fotografi davvero bravissimi e a volte sono passati anni prima di riuscire a lavorare insieme, ma se lasci il segno, prima o poi verrà il tuo momento.

Può capitare che il tuo potenziale cliente stia cercando un fotografo X per il lavoro Y e che tu non corrisponda al profilo ideale per tantissimi fattori diversi: stile, campo di intervento, budget, disponibilità ecc… Ma un rifiuto non è per sempre, può capitare che la stessa agenzia che oggi ti ha “tagliato” domani ti chiami per un servizio dal compenso triplo.

Quindi fatti vivo, mantieni aggiornato il portfolio e invialo di nuovo quando hai delle novità da mostrare. Continua a chiamare (ogni tanto, non ogni mese!) e a chiedere un appuntamento dopo aver mandato il portfolio. Quando verrà il momento giusto tu devi essere ben presente nella mente dell’Art Director e in quella della persona che ti risponde ogni volta al telefono.

Cerca di avere uno stile personale: i “buoni per tutto” sono spesso “perfetti per niente” 😉

Non ti offendere se vieni rifiutato più volte, ti svelo un segreto: NON SEI il miglior fotografo del mondo in tutti i campi… e NESSUNO ce l’ha con te. Se vieni rifiutato è perché c’è chi ha presentato un portfolio migliore o più “giusto” per lo stile che il cliente cerca, o perché il budget non permette di dare a te l’incarico. E veniamo qui al punto 4….

4) Sii accessibile e disponibile

Fra i criteri di scelta di un fotografo, a parità di talento e stile, ci sono sicuramente il prezzo, la disponibilità e il rapporto personale.

Partiamo dal prezzo: i budget esistono e vanno rispettati. Non svenderti, ma non proporti a prezzi fuori mercato: un’agenzia o un’azienda che devono realizzare gli scatti per una campagna da 400.000 euro di budget non possono pagare 40.000 euro il fotografo. Potranno invece investire 20.000/25.000 euro in tutto il servizio, compresi staff e modelli, quindi per il fotografo rimangono circa 2/3.000 euro al giorno, diritti compresi. Se il budget è minore, fai le debite proporzioni 🙂 (tutti i prezzi elencati sono puramente a titolo di esempio)

Sii disponibile: se ti chiamano per un appuntamento devi muoverti tu, non chiedere al cliente di spostarsi, anche perché è importante vedere l’azienda (o l’agenzia) e capire come funziona il business. Fai combaciare la tua agenda con quella dei tuoi clienti.

Infine, sii gentile, simpatico e non invadente. Se ti viene chiesto un apporto creativo devi essere pronto a darlo, ma se la creatività è già stabilita, non impuntarti… ed eccoci infatti all’ultimo punto!

5) Rispetta il tuo cliente e il prodotto

Se riesci ad arrivare alla fine della selezione e hai l’opportunità di ricevere l’incarico, rispetta chi ti assume e il prodotto che devi scattare.

Il tuo cliente investe nelle tue foto gli sforzi di anni di lavoro, nel caso dell’agenzia il rapporto di anni con un cliente. Tu per una foto inefficace puoi perdere una commessa, l’agenzia può perdere un cliente importantissimo e il cliente gettare alle ortiche centinaia di migliaia di euro di budget pubblicitario.

Quindi rispetta le esigenze e le richieste del tuo cliente e ricorda sempre che, se vuoi fare il professionista significa che (scusa se sono diretto) SCATTI PER DENARO, non per l’arte della fotografia. La tua integrità e la tua porfessionalità DEVONO essere rispettate e salvaguardate, ma non sei (in quel momento) un artista, sei un professionista assunto per fare un lavoro. Se vuoi fare arte, porta il tuo portfolio nelle gallerie, non nelle aziende.

Le agenzie e le aziende non assumono un fotografo per avere fotografie BELLE, ma perché vogliono fotografie efficaci che aiutino a VENDERE il prodotto. Non c’è nulla di male a voler fare fotografia con obiettivi diversi, ma non su commissione.

Ricorda che sul prodotto che scatti, l’azienda e l’agenzia hanno investito anni e anni di lavoro nella costruzione di un’immagine coerente e studiata con attenzione e professionalità.

Perdonami se insisto, ma ho sentito troppe volte fotografi chiedere rispetto per il proprio lavoro e non darne nemmeno un goccio al lavoro dei professionisti che lo hanno assunto. La credenza che tutti gli Art Director siano degli isterici che non capiscono la fotografia e che tutti i Direttori Marketing siano degli ignoranti è FALSA.

Quindi, cerca di dare il tuo apporto creativo e di lasciare la tua impronta, perché questo è ciò che l’agenzia e il cliente vogliono, perché hanno scelto te! Ma rispetta loro e il prodotto. In uno scatto pubblicitario il protagonista non sei tu, non è la modella o il panorama ma… il prodotto! 🙂

Se entri nell’ottica di rispettare la “visione del mondo” degli Art Director, diventerai per loro un interlocutore privilegiato e di GRANDISSIMA IMPORTANZA. Se l’Art Director e il Direttore Marketing riconoscono in te un partner propositivo, competente, talentuoso e corretto… avrai dal rapporto con loro grandi soddisfazioni professionali, personali ed economiche (che non guasta mai).

Beh, direi che è tutto, spero che questo articolo ti sia stato utile e ti invito a scrivere un commento per confrontare le nostre opinioni, le nostre esperienze personali e i diversi punti di vista!

A presto e buon lavoro.

Simone Poletti

Accademia di PostProduzione: richiedi info sulle prossime edizioni!