Interviste
La visual engineering di Steve Giralt

STEVE GIRALT

30/04/2019
Francesca Pone

La visual engineering di Steve Giralt

Il mondo della comunicazione si sta evolvendo e, con esso, anche le tecnologie e i processi stanno cambiando. Il tempo ha dato vita a nuove tecnologie che sono entrate, sempre più, a far parte della nostra vita: parliamo dei bracci robotici sì, ma non solo.

Steve Giralt, visual engineer, ha sfruttato questi nuovi processi per ripensare e ricreare gli schemi della fotografia e del video: dall’incontro fra ingegneria e fotografia sono nati contenuti mai visti, dinamici ed unici e Steve ha lasciato campo libero alla propria creatività creando nuovi modi di vedere il quotidiano.

Così sono volata dall’altra parte dell’oceano (solo con la testa, purtroppo) e ho fatto qualche domanda a Giralt e al suo modo tutto innovativo di dedicarsi alla fotografia.

 

 

Steve Giralt
Steve Giralt

 

FP: Raccontati: chi è Steve Giralt?

SG: Nato da subito come fotografo, sono diventato poi un regista ed infine mi sono affermato come visual engineer.

Sono originario di Miami, ma poi ho lasciato la città per studiare fotografia pubblicitaria al college, presso il Rochester Institute of Technology di New York.

 

FP: Quando e come è cominciata la tua professione da fotografo?

SG: Faccio parte della prima generazione di cubani-statunitensi di Miami. Ho avuto per la prima volta tra le mani una macchina fotografica al liceo, quando realizzavo qualche scatto durante gli eventi sportivi scolastici. Ho apprezzato il poter acquisire competenze in camera oscura e mi sono innamorato della magia della fotografia.

 

 

Dopo il liceo ho trovato lavoro come fotografo per realizzare ritratti per gli annuari scolastici, ma poco dopo ho lasciato per poter studiare fotografia a New York.

Così, concluso il college, mi sono trasferito di nuovo per poter affiancare altri fotografi ed iniziare a realizzare shooting per alcuni magazine. Pochi anni dopo, ho iniziato a dedicarmi alla fotografia di prodotto e ho avviato il mio primo studio a Manhattan: con il passare del tempo, ho cominciato a fotografare sempre di più, ad ottenere commissioni sempre più importanti e a realizzare grandi lavori pubblicitari. Sono davvero innamorato del lavoro che faccio: trovo affascinante il dover risolvere problemi.

 

FP: Da chi hai tratto ispirazione per realizzare i tuoi lavori e creare questo stile unico? Quali sono le tue icone di riferimento?

SG: Mi sono sempre ispirato più ai film che ad altri fotografi: quando guardo dei film, ne esco sempre ricco di tante nuove idee da poter realizzare nei miei scatti. Penso a Stephen Spielberg, a Tony Scott, ai fratelli Coen, Peter Jackson, Quentin Tarantino e molti altri.

 

FP: Ho visto che realizzi sia fotografie che video commerciali. Credi che foto e video siano due campi distinti o dipendenti l’uno dall’altro?

SG: Penso che la linea sottile che prima separava fotografia e video, in realtà, ora sia scomparsa completamente. Per me sono un’unica cosa: spesso io penso ad una storia per poterla prima raccontare con il video e poi anche con la fotografia.

 

FP: Che formazione hai seguito per arrivare ad essere chi sei oggi?

SG: Dopo aver studiato fotografia pubblicitaria, ho seguito e seguo tutt’ora alcuni corsi che sono stati di grande influenza per permettermi di fare il lavoro che faccio oggi. Ho partecipato a corsi di saldatura, di lavorazione del legno, realizzazione di circuiti elettronici e alimentatori; poi ho appreso come utilizzare software come Arduino e Maya e tanto altro.

Ho utilizzato tutte queste nozioni acquisite assieme alle mie conoscenze di fotografia per raccontare le storie che racconto oggi.

 

 

FP: Da dove nasce la definizione “Visual Engineering” e cosa significa?

SG: “Visual Engineering” descrive per me il lavoro che faccio e amo svolgere bene. Ho combinato insieme tecnologie ingegneristiche con tradizionali tecniche di fotografia e di video making per raccontare storie.

Penso che la storia che creiamo e come progettiamo uno strumento o un metodo abbiano una grande rilevanza nel modo in cui raccontiamo. Raramente utilizzo gli stessi strumenti e metodi due volte, cerco di innovare costantemente il modo in cui fotografiamo i diversi soggetti; questo vale sia per i miei progetti personali che per i lavori che ci commissionano.

 

FP: Che valore aggiunto dà l’applicazione dell’ingegneria agli effetti speciali che utilizzi in fotografia e video? Da dove nasce quest’idea?

SG: L’applicazione di nozioni ingegneristiche ci permette di catturare effetti visivi e punti di vista che non si sono mai potuti vedere prima. Ci permette anche di ottenere scatti più proficui dato che si commettono meno “errori umani” quando i robot fanno la parte più grossa del lavoro.

 

FP: Cosa significa dover lavorare con dei bracci robotici? Come ti trovi a lavorare con loro e quali funzioni hanno sul set?

SG: Amo i robot e nel mio studio utilizzo alcuni bracci robotici come miei fedeli assistenti: il braccio Bolt lo utilizzo per i movimenti di camera ad alta velocità, mentre gli altri due sono impiegati per muovere le luci o per realizzare movimenti in cui è necessaria tanta precisione. I bracci robotici mi permettono di avere tanta precisione e controllo sul set: io li programmo e loro fanno esattamente quello che chiedo loro di fare.

 

 

 

FP: Cosa c’è dietro la realizzazione di uno scatto fatto con l’aiuto di un braccio robotico? Sul set lavorano con te altre persone?

SG: In base alla tipologia di lavoro che c’è da fare, utilizzo i bracci robotici oppure vengo affiancato solo dal mio team. Ci sono lavori per i quali non utilizzo alcun robot e tutto quello che si vede è realizzato da persone in carne ed ossa: dipende tutto da qual è la storia che stiamo cercando di raccontare.

Sul set comunque ci sono sempre i ragazzi del mio team ad assistermi, non importa quanti robot ci siano.

 

FP: Molte delle tue foto presentano esplosioni di colori, di liquidi, fiamme. Come gestisci tutto questo su un set? Realizzi tutto con l’ausilio dei bracci robotici?

SG: Di solito per queste cose non utilizziamo i robot, ma utilizziamo strumenti realizzati appositamente per l’occasione e l’effetto che desideriamo ottenere. I bracci robotici ci sono di notevole supporto, invece, quando dobbiamo utilizzare fuoco e fiamme: in questi casi la sicurezza delle persone sul set è molto importante.

 

FP: Ti occupi personalmente dello styling del set o hai delle figure apposite che lo fanno per te? Come studi la preparazione di un set?

SG: Sul set, al mio fianco, c’è sempre una grande varietà di stylist: food stylist, prop stylist, costruttori di scenografie. Lavoriamo in stretta collaborazione per essere certi che i risultati finali siano perfettamente quelli desiderati e ipotizzati durante la fase di creazione dello scatto.

 

 

 

FP: Qual è il tuo rapporto con la post-produzione? Te ne occupi personalmente?

SG: Mi occupo personalmente della post-produzione del materiale che condivido sul mio profilo Instagram, ma per tutti i lavori che realizziamo commissioniamo la post-produzione a professionisti del settore: dobbiamo essere sicuri che quello che abbiamo immortalato sul set diventi una fantastica storia da “leggere” sullo schermo. La post-produzione è molto importante per fornire agli scatti un valore aggiunto.

 

FP: Che consigli daresti a chi vuole iniziare ad osare e ottenere questi effetti nella fotografia e nel video?

SG: Prima di tutto, bisogna essere sicuri di star utilizzando gli effetti speciali giusti per ottenere il risultato tanto sperato. Anche gli effetti devono essere in grado di aggiungere valore alla storia che stai cercando di raccontare. All’inizio bisogna acquisire dimestichezza con gli effetti speciali più semplici, poi man mano si possono complicare i giochi. Se quel che stiamo realizzando è pericoloso, bisogna essere ancora più attenti per evitare che nessuno si faccia del male sui set.

 

FP: C’è qualcosa che non ti ho chiesto e vorresti dirmi di te?

SG: Una cosa davvero unica del mio lavoro è che spesso costruisco io stesso le luci che utilizzo sul set: lavoriamo spesso con l’high speed camera Phantom ad alti frame rates e questo richiede grandi quantità di luce senza sfarfallii.

Principalmente mi definisco uno storyteller ed un regista; spesso le persone pensano che io trascorra il mio tempo a realizzare tutte le tecnologie e gli strumenti del set, ma in realtà ho una persona che lavora per me e che fa la maggior parte del lavoro. Io do vita ai concetti principali delle storie che stiamo per raccontare e propongo le tecnologie che dovremmo realizzare per rendere quelle storie realtà, ma raramente sono quello che costruisce tutto.

 

FP: Grazie mille Steve per la tua intervista, a presto!

 

Puoi scoprire l’arte di Steve Giralt sui suoi canali social:

Sito web

Instagram

Youtube

Vimeo

 

Francesca

News ed Eventi
Flash My Life Experience

SPY STORY – © MASSIMILIANO FINOTTI

29/03/2014
Simone Conti
1 commento ]

Flash My Life Experience

È passata ormai una settimana,  ma mi sto riprendendo solo ora… È quasi più dura che scattare 3 matrimoni in 3 giorni! 😀

Flash My Life, ormai arrivato alla sua sesta edizione, è un successo consolidato, ma è sempre una esperienza nuova e stimolante perché ogni volta cambiano ovviamente i partecipanti. Si tratta di un workshop sempre gremito e, questa volta, è stato veramente difficile dover dire di no a così tanti fotografi che avrebbero voluto partecipare.

Il workshop è andato sold-out, cioè sono terminati i posti disponibili, ben oltre un mese fa e ho continuato a ricevere email di richieste per essere inseriti in “lista d’attesa” nel caso di qualche defezione dell’ultimo momento… LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Che cos’è davvero importante per te quando guardi una fotografia?

LA FOTOGRAFIA NEL TEMPO: è CAMBIATA LA SUA PERCEZIONE? – © NADAR E DAVE HILL

25/02/2014
Gloria Soverini

Che cos’è davvero importante per te quando guardi una fotografia?

Dopo l’ultimo post di Simone Conti “Canon VS Nikon… al via scatenate l’inferno!” e le numerose reazioni degli utenti di FotografiaProfessionale che si sono schierati da una parte e dall’altra, mi sono riproposta una domanda che mi frulla in testa da tempo:
Che cosa mi importa davvero quando guardo una fotografia?

Tu che mi leggi in questo momento hai un senso estetico tutto tuo: hai il tuo gusto di gelato preferito, il tuo taglio di capelli preferito, un tuo senso dell’ordine… e così via!
È così anche per la fotografia e l’arte in generale: il tuo occhio si sofferma su un’immagine e subito, senza che neanche tu te ne accorga, pensi “Caspita, mi piace!” oppure “No, non mi piace affatto!”.
Il giudizio estetico, infatti, è sempre immediato.

C’è chi si ferma a questo primo sentire senza aggiungere altro, emozionandosi o meno davanti ad una fotografia; c’è chi, invece, prosegue in un’accurata indagine e cerca di capire come sia stata scattata, a quanti ISO, con quale obiettivo, se e quanto sia stata ritoccata. LEGGI TUTTO >>

Tecnica Fotografica
Una immensa softbox naturale

FOGGY DAY DOWN THE AHRN VALLEY

01/02/2012
Simone Conti
2 commenti ]

Una immensa softbox naturale

Questa mattina mi sono svegliato, ho guardato fuori dalla finestra è ho visto che avevano installato una gigantesca softbox… meraviglioso!

La neve, caduta in grande quantità, ha imbiancato gran parte del nord Italia, regalando a tutti gli amici fotografi scorci suggestivi e una luce a di poco incredibile incredibile!!!

I contrasti sono smorzati, le ombre più lievi ,ma al contempo i contrasti sono più accesi visto che è come scattare in un grosso studio con un immenso limbo bianco e quella softbox ottagonale gigantesca che tutti amiamo!

 

Perché quindi perdere un’occasione simile? Come approfittare di un’occasione come questa?

 

Se non temi il freddo armati di scarpe, guanti e indumenti caldi, poi esci a sperimentare la magnifica esperienza di scattare all’aperto con una softbox di dimensioni spropositate!!! Se vuoi puoi anche portare con te il flash (lo so che sono fissato…) per provare qualche setup con una luce ambiente neutra e bilanciata.

 

Se almeno una volta hai già provato a scattare all’aperto con la neve, saprai già che non è uno dei soggetti più facili da catturare… soprattutto se credi a cosa ti dice l’esposimetro…

 

Ecco alcuni suggerimenti pratici per scattare sulla neve.
LEGGI TUTTO >>

Tecnica Fotografica
Pillole: “Il Paesaggio” (Parte 3)

THE BLUE HOT POOL

09/10/2011
Simone Conti
1 commento ]

Pillole: “Il Paesaggio” (Parte 3)

The Blue Hot Pool - © Simone Conti

Nelle precedenti due (Parte 1 & Parte 2) puntate abbiamo affrontato il paesaggio da un punto di vista per lo più tecnico. In questa pillola (ultima del ciclo dedicato al paesaggio) vorrei soffermarmi sulla composizione e darti qualche piccolo suggerimento su come enfatizzare uno scatto per evitare che risulti banale.

Il “3” è un numero molto importante sia in natura che in fotografia. La cosiddetta “regola dei terzi”, il fatto che spesso una foto risulti più interessante se comprende 3 soggetti umani (la cosa funziona anche con gli oggetti) piuttosto che 2 o 4… pensa che dal mio viaggio in Islanda ho scoperto che le pecore in quel paese si spostano solo ed esclusivamente a gruppi di 3! Una linea guida compositiva che credo sia sempre da tenere a mente, qualunque sia il soggetto del paesaggio che ti appresti a fotografare, è individuare nel frame 3 importanti porzioni: il primo piano, lo sfondo e… tutto quello compreso tra loro.

LEGGI TUTTO >>

Tecnica Fotografica

PILLOLE: “IL PAESAGGIO” (PARTE 2)

30/09/2011
Simone Conti

Pillole: “Il Paesaggio” (Parte 2)

Nella scorsa pillola, ti ho dato alcuni suggerimenti sul timing ideale per scattare i panorami. Oggi vorrei parlare un po’ dell’attrezzatura.

La “Golden Hour” aiuta a dare enfasi allo scatto, ma non è un obbligo: puoi decidere di scattare il tuo panorama in qualsiasi ora del giorno e della notte. Credo però sia indispensabile avere sempre con sé il giusto “necessaire” per poter scattare in qualsiasi condizione di luce e qualsiasi tipo di panorama.
Vorrei quindi condividere con te il mio personale elenco dei “must have” per scattare panorami in “sicurezza”. 😉

On the Way to Vík – Stich di 126 immagini

 

LEGGI TUTTO >>

Tecnica Fotografica

PILLOLE: “IL PAESAGGIO” (PARTE 1)

16/09/2011
Simone Conti
4 commenti ]

Pillole: “Il Paesaggio” (Parte 1)

Midnight at the Blue Lagoon by Simone Conti (ITnok) on 500px.com
Midnight at the Blue Lagoon

Quante volte ti sei trovato davanti ad un panorama mozzafiato e hai desiderato poter portarlo a casa, con te, in uno scatto? Magari hai visto una foto raffigurante un bellissimo tramonto sulla spiaggia e ti sei chiesto… perché la mia foto, magari su quella stessa spiaggia al tramonto, non risulta altrettanto emozionante?

 

Nelle prossime settimane vorrei parlare anche di fotografia paesaggistica e condividere con te i “segreti” per riuscire a realizzare lo scatto perfetto. Poco alla volta, passo passo, tra consigli di esecuzione tecnica, spunti sulla composizione e la gestione della luce/colore, diventeremo assieme sempre più esperti.

 

Qualcuno ti ha mai messo in guardia? Ti ha mai detto che i paesaggisti Pro fanno una vitaccia? Non dormono, soffrono freddo e caldo, tutto a costo dello scatto perfetto! 🙂

Premesso che, nessuno ti impedisce di scattare una bella foto anche al pomeriggio, anzi, spesso si possono fare scatti veramente interessanti, ti posso garantire che lo stesso scatto fatto al tramonto o all’alba avrà un sapore tutto suo… particolare, caldo… quasi sensuale.
Provare per credere!!!

 

Sei pronto, quindi, a monitorare i ritmi circadiani e svegliarti prima dell’alba o attendere il momento perfetto al tramonto con lo stomaco che reclama la cena?
Se la risposta è si, allora siamo perfettamente in linea con quanto sto per dirti.

 

Il paesaggio non rientra tra le tipologia di foto che amo maggiormente, ma in certe situazioni questo tipo di fotografia è in grado di regalare grandi emozioni. Quest’estate, ad esempio, la mia meta vacanziera mi ha permesso di vivere una meravigliosa esperienza fotografica. L’Islanda, come le zone più a nord del mondo, gode durante l’estate di lunghe giornate durante le quali l’alba e il tramonto si fondono quasi in un’unica fase crepuscolare. La situazione ideale per scattare lunghi tramonti ed albe… oltretutto in un contesto naturalistico mozzafiato!

 

Non potendo disporre di queste condizioni in ogni location o in ogni momento dell’anno, dovrai premurati di monitorare gli orari del tramonto e dell’alba relativi alla location in cui desideri scattare o, più semplicemente, controllare on-line su uno dei vari siti che offrono questo servizio, ricordandoti di inserire il giorno e la posizione esatti. Magari, se ti è possibile, fai anche un sopralluogo il giorno prima per avere un’idea esatta della luce che troverai e scegliere già l’angolazione perfetta da cui scattare.

Definiti gli orari, sia tu voglia scattare all’alba o che tu preferisca il tramonto, ricordateti che avrai un range di non più di 60 minuti a cavallo di entrambi i momenti, cioè mezz’ora prima e mezz’ora dopo l’alba o il tramonto, a seconda. Quella che le popolazioni di lingua anglosassone chiamano la “Golden Hour”.

 

L’esperienza e il tempo, come sempre, ti aiuteranno man mano a capire quando ti sarai svegliato troppo tardi o quando il tempo per preparare l’attrezzatura sarà stato… troppo lungo!!! 😉

 

Nella prossima “pillola di fotografia” ci soffermeremo sulle attrezzature indispensabili per lo scatto paesaggistico e, soprattutto, sul loro ottimale utilizzo.

 

A presto e… Buone foto! 🙂

 

Simone Conti

 

.