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Tecnica Fotografica
“Flash Attack” – Quanti flash per uno scatto still life?

SCATTO STILL LIFE REALIZZATO CON UN SOLO FLASH

04/04/2012
Simone Conti

“Flash Attack” – Quanti flash per uno scatto still life?

È appena trascorso il weekend dedicato alla fotografia con i flash a slitta e anche questa volta è stato un successo. Oggi vorrei condividere una piccola riflessione che mi sono trovato a fare stimolato da alcune domande che mi sono state poste durante il workshop “Flash My Life” e alcuni episodi che mi sono capitati nel recente passato.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento credo sia indispensabile fare alcune premesse: adoro usare il flash nella creazione delle mie immagini, in passato mi è più volte capitato di realizzare svariati scatti tecnici still life, ma non è esattamente quello che definirei il genere fotografico al quale preferisco accostarmi.

In varie situazioni durante lo svolgimento del workshop lo scorso fine settimana mi è stato chiesto quale sia il numero “giusto” di flash per illuminare correttamente una scena. Ovviamente è impossibile rispondere in modo univoco a questa domanda visto che tutto dipende da diversi fattori. Ad esempio la corretta illuminazione di una scena dipende da quanto è grande il set, da cosa dobbiamo fotografare e, soprattutto, da quale effetto vogliamo dare, cosa desideriamo enfatizzare con l’illuminazione.

Recentemente mi è anche capitato di parlare con un fotografo che avrebbe dovuto realizzare degli scatti still life in location (quindi non nel confort del proprio studio) ed era preoccupato di non riuscire a raggiungere un buon risultato. Le maggiori cause della preoccupazione erano il fatto di trovarsi in un ambiente sul quale non avrebbe avuto il minimo controllo ed essere limitato all’uso di un solo flash per questioni sia logistiche che di budget.

Schema Luci Still Life con 1 solo Flash

Più che una ragione per preoccuparsi o accampare scuse a me è sembrata un’ottima opportunità per dimostrare di essere in grado di produrre una foto di qualità e dimostrare le proprie qualità… magari con un pizzico di inventiva e di quello che io chiamo “McGyvering” (te lo ricordi il telefilm anni ’80? 🙂 )

Perché deve essere per forza un problema il fatto di avere solo una luce a disposizione? La tanto osannata “luce naturale”, quella del sole, è solo una e sembra sempre essere quella che tutti preferiscono! Perché quindi il numero “giusto” di luci per realizzare uno scatto still life tecnico non può essere uno?

Generalmente si utilizzano più luci, più flash, perché in uno scatto tecnico è indispensabile riuscire a definire in modo preciso e chiaro i volumi dell’oggetto che si sta fotografando. Raggiungere questo obiettivo è particolarmente insidioso se si ha a che fare con il vetro, l’acciaio o con qualcosa che sia in grado di riflettere l’ambiente circostante (ecco la ragione del timore di scattare in un ambiente non controllato). Più oggetti si hanno intorno maggiore sarà la difficoltà nel controllare la presenza di riflessi indesiderati.

Credo fermamente che, con i dovuti accorgimenti, possa essere sufficiente un solo flash per realizzare uno scatto still life tecnico che riesca a mettere in risalto i volumi del soggetto ritratto.

Per dimostrare la veridicità di questa mia convinzione ho deciso di mettermi alla prova nelle peggiori condizioni possibili:

  • ho scelto un soggetto in plastica lucida (estremamente soggetta a riflessi) di colore nero;
  • ho scelto di realizzare lo scatto con un solo flash (nemmeno un monotorcia… un normalissimo flash a slitta);
  • ho scelto di realizzare lo scatto su sfondo nero per estremizzare la difficoltà nella resa dei volumi;
  • ho deciso di realizzare tutto al di fuori di uno studio con mezzi alla portata di tutti;
  • ho deciso di rinunciare a Photoshop per montare scatti multipli per ottenere luci migliori.
Il set visto dall'iPhone

Il risultato ottenuto sicuramente non è il miglior possibile, ma credo sia comunque un ottimo traguardo se si pensa che è stato ottenuto con un unico scatto, con un solo flash, senza ricorrere a montaggi in fase di postproduzione.

Dove è stato realizzato lo scatto? Tornavo da una giornata particolarmente intensa e il tempo a disposizione era veramente poco. Ho realizzato lo scatto in casa, sul tavolo della sala senza spostare nulla nell’arredo e avendo anche cura di lasciare accese tutte le luci (fastidiosamente diverse per temperatura colore dal flash).

Risultato? Circa 30 minuti di lavoro, dal concept alla realizzazione finale, passando per l’allestimento e il disallestimento del “set”.

Attrezzatura necessaria? Escludendo un flash, una softbox e la macchina fotografica… si può dire che la dotazione potrebbe essere quella consigliata dal conduttore di Art Attack durante una delle tante puntate!

  • Due fogli di cartoncino nero;
  • Una scatola di cartone di un noto “acchiappapolvere”;
  • Nastro adesivo;
  • Quattro fogli di carta bianca formato A4.

Cosa ne dici?

È forse impossibile ottenere risultati più che dignitosi con un solo flash e un’attrezzatura ridotta veramente ai minimi termini?

Era necessario temere così tanto il trovarsi a scattare fuori dallo studio e con un solo flash?

Ciao e buone foto (con il flash e abbbbbbbbbbondante colla vinilica! 😀 )

Simone Conti

  • Orsobruno Gu

    Scusa l’ignoranza, ma dove era il flash?

    • Il flash era “infilato” all’interno della softbox appoggiata al tavolo. La softbox davanti alla quale è stato posizionato il cartoncino nero di sondo. 😉

  • Fantastico..oggi testo anche io la tecnica McGyver-Conti. Grazie!!

    • Ottimo Silvia… Magari facci vedere i risultati ottenuti allegando un’immagine qui nei commenti! 🙂

  • Pingback: Un flash per lo still life | Punto di Vista()

  • Barbara Picchi

    come hai fermato il flash a slitta sul softbox? forse ti sei aiutato con piccolo cavalletto?
    ora ci provo anch’io
     

    • La softbox che ho utilizzato prevede la possibilità di sostituire la parte rigida che è indispensabile ad accoppiarla al flash (AKA “SpeedRing”).

      Esistono vari SpeedRing che sono utili per rendere le softbox (prodotte da Chimera) con le più svariate marche di flash (sia da studio che a slitta). Ad esempio io ho gli SpeedRing sia per i miei monotorcia da studio che quelli appositi per  utilizzare le softbox con i miei amati flash a slitta.

      Nello scatto non è stato utilizzato nessuno stativo… ho voluto limitare al massimo l’attrezzatura richiesta. Per mantenere la softbox orizzontale l’ho appoggiata al piano del tavolo e ho utilizzato lo schienale di una sedia come supporto di “sicurezza” 🙂

  • Francesca F.

    Buongiorno,
    articolo molto delizioso e utile, per chi, come me, non ha grandi budget e sopratutto è all’inizio della sua carriera fotografica. Adoro il McGyvering e credo che, a prescindere dalle condizioni economiche, sia buona regola sfruttarlo il piu possibile. Non sempre infatti ci sono le condizioni ideali per uno scatto, l’importante è usare il cervello e creare dal poco un buon set fotografico. Solo una domanda: dove hai posizionato il flash?
    Grazie ancora per averci dato degli ottimi e praticissimi consigli,
    Buon lavoro a te, a tutto lo staff e a tutti quelli che frequentano il sito web.
    Francesca F.

    • Ciao Francesca,

      grazie per i complimenti!

      Trovi la risposta alla tua curiosità qualche commento più sotto, nella risposta che ho dato a “Orsobruno Gu”.

      Il flash era nella softbox che fungeva anche da sostegno per il “fondale” (il cartoncino nero).

      Ciao e buone foto

      Simone

  • Rino De Lucia

    Ciao Simone,
    volendo realizzare (in proprio) un softbox artigianale, mi sapresti indicare la tipologia di materiale da usare (mi riferisco sopratutto alla parte frontale bianca) per lo scopo?
    Grazie.
    Rino

  • Rino De Lucia

    Provo ad azzardare la modalità di scatto:
    – reflex in (M)anuale;
    – ISO bassi il più possibile;
    – diaframma f/5.6 o al max uno stop più chiuso;
    – tempo di scatto pari a quello di sincronizzazione;
    – gestione flash in (M)anuale.

    Dove (eventualmente) avrei… “cannato”?

    Ciao,
    Rino

    • Ciao Rino,
      c’eri quasi… ecco i dati effettivi di scatto:

      – reflex in (M)anuale- 160 ISO
      – f/4.0
      – 1/160 sec (la velocità di sync della macchina è 1/250)
      – flash in modalità E-TTL II con FEC impostata a +2

      Simone

      • Rino De Lucia

        Non avrei mai pensato ad un f/stop più chiuso di f/5.6; per la profondità di campo. 
        Dalla modalità del flash vedo che usi Canon. Essendo un fruitore Nikon non comprendo l’acronimo -immagino- FEC. E’ una forma di compensazione?
        Poi un’altra cosa: perchè (o come mai) non hai utilizzato il tempo di sync della macchina?
        Un cordiale saluto,
        Rino

        • F/STOP:
          Ho utilizzato il diaframma più aperto che il mio obiettivo consentiva (f/4.0) proprio per accentuare, quanto più possibile, l’attenzione sul soggetto ritratto (anche perché la distanza tra soggetto e sfondo era molto limitata).

          FEC
          Quando parlo di FEC (AKA Flash Exposure Compensation), mi riferisco a quella funzionalità che permette di compensare l’esposizione dello scatto in modalità TTL (ETTL per Canon iTTL per Nikon).

          Nel mondo Canon FEC e EC (AKA Exposure Compensation) sono separate e regolabili distintamente (fino a un range di 3 stop ciascuna).

          Nel mondo Nikon sostanzialmente esiste solo la EC (che in caso di utilizzo del flash provvede a compensarne la potenza) e permette regolazioni in un range di 5 stop.

          X-SYNC:
          Non ho utilizzato esattamente la velocità di sync della macchina per fare “entrare” in gioco un minimo della luce che c’era nell’ambiente (mi ha aiutato a rendere lo sfondo un filo più luminoso). La differenza è VERAMENTE MINIMA.

          Come saprai certamente cambiare il tempo di posa in una foto con il flash (tenendolo al di sotto della velocità di sync) NON contribuisce in alcun modo all’effetto del flash sulla scena.

  • Ciao Rino,
    qualche anno fa mi è capitato di costruire un piccola softbox artigianale. La qualità di luce sicuramente non è minimamente paragonabile con prodotti costruiti con materiali più pregiati, ma può comunque essere interessante per fare un po’ di esperimenti.

    A suo tempo io usai 3 strati di “carta da geometra”, quella carta semitrasparente (che sembra vetro acidato) e una semplice scatola di cartone rivestita all’interno di alluminio (quello da cucina).

  • Dabo

    Ciao, ottimo articolo! complimenti anche per il tempo che ci dedichi!
    non avrei mai pensato di coprire il “fondale” e di mettere dietro il flash, bello! 

  • E come promesso, ho cercato di replicare quanto fatto da Simone con un paio di “modifiche”: lightbox artigianale e no flash. Ho fatto più di uno scatto (8 per la precisione per la bottiglia di profumo Tom Ford che è stata la prima fotografata,  mentre per gli altri solo uno) solo perchè IO NON SONO PRECISA COME SIMONE e ho avuto difficoltà a sistemare il tutto in modo che l’oggetto da fotografare risultasse perfettamente posizionato sull’asse orizzontale (e comunque si vede anche qua che è storto)..
    GRAZIE SIMONE!!!

    • Beh, a questo punto sarebbe interessante se ci facessi vedere anche la “softbox” artigianale!

      Unico suggerimento che mi viene spontaneo darti è: cerca di prestare più attenzione alla parte frontale dell’oggetto ritratto. Se i volumi sono ben definiti lateralmente non si può dire altrettanto della parte frontale.

      Anche l’etichetta (o comunque il nome del prodotto) è importante che venga illuminata e sia ben visibile. Un riflettore davanti all’oggetto avrebbe sicuramente giovato. 😉

      • Ecco qua.
        Luce frontale la prossima volta! Direi comunque che mi ero presa un soggetto un po’ scomodo da fotografare perchè la bottiglietta di profumo è sfaccettata sia sul tappo che sul “corpo” e l’etichetta è in metallo dorato – riflettente assai e che ovviamente non ho lucidato a dovere data la mia pigrizia (e si vede!)

  • Non ho ben capito se le immagini sono state caricate…in caso contrario le torno ad allegare

  • maxadvgroup

    OTTIMO! Se posso permettermi avrei evitato il riflesso lungo l’asse verticale dell’osservatore..al posto del cartoncino grigio avrei usato un cartoncino nero..e visto che si può fare, avrei “pennellato” la scritta con un secondo scatto da rimontare dopo in post-produzione o, molto più velocemente, lasciando in posa B avrei cercato di evidenziare le scritte usando una lampada portatile tipo MAGLITE..

    Grazie comunque della divulgazione di questa ARTE..

    • Ciao MaxAdvGroup,
      hai ragione, molte delle imperfezioni che giustamente sottolinei sono state generate dalle “regole del gioco” che mi ero imposto (a scopo dimostrativo).

      L’idea era realizzare uno scatto still life con l’ausilio di un solo flash, senza ricorrere alla postproduzione (per comporre eventuali scatti multipli) e in una situazione al di fuori di uno studio fotografico.

      Sono perfettamente d’accordo con te che la scritta dorata meritava maggior rilievo. Si sarebbe potuto risolvere la criticità con uno scatto solo per la scritta (per poi ricomporre in postproduzione) o come suggerisci con un po’ di light painting (soluzione che trovo più elegante, ma decisamente meno pratica).

      Il riflesso bianco longo l’asse verticale, nonostante sia al di fuori dello schema luci classico per il “vetro”, lo trovo utile per aiutare a sottolineare la forma “sinuosa” dell’oggetto. Oltre a questo era indispensabile il “riflettore” frontale per dare luce alla scritta dorata (le regole del gioco… un solo scatto con solo un flash).

      Grazie mille per il tuo feedback! Credo risulti molto utile per tutti i lettori dell’articolo.

      Ciao e buone foto

      Simone

  • Dide1974

    Perdonatemi l’ignoranza, ma il flash dove è posizionato? comando wireless, o trigger, hai mantenuto il ttl o hai calcolato manualmente? grazie

    • Ciao Dide1974, trovi lo schema luci adottato per lo scatto poco più sopra nell’articolo. In fondo all’articolo trovi anche uno scatto fatto con il mio iPhone che “documenta” il set utilizzato. Il flash era racchiuso dalla softbox che vedi dietro al cartoncino usato come fondale.

      Il flash utilizzato era comandato in wireless E-TTL utilizzando il sistema PocketWizard.

  • Vitcel

    ciò dimostra che si può fare a meno di apparecchiature costose, in questo periodo frenetico di fotografia digitale; complimenti essenzialmente alla professionalità 

  • loserx

    McGyvering!!!
    ahahaha!!!
    fantastico!!!
    è capitato anche a me di
    dover utilizzare mezzi di fortuna per “portare a casa lo scatto” e, in
    effetti, mi sono sentito un pò McGyver. 🙂
    cmq credo che “la sfida” sia in ogni scatto e che questo è proprio uno degli stimoli della fotografia.
    complimenti per l’articolo e per la foto! 🙂

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