Interviste
Guido Mencari e “Giovanna al Rogo”

GIOVANNA AL ROGO © GUIDO MENCARI

06/09/2012
Ingrid Iotova
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Guido Mencari e “Giovanna al Rogo”

L’intervista di oggi vede protagonista un giovane fotografo italiano, Guido Mencari, la cui passione fotografica lo porta a sbirciare dietro (e non solo) le quinte del teatro. La sua passione per la fotografia lo ha portato a Londra e a Berlino, oltre che in giro per l’Italia. Vorrei condividere con te, tramite le sue parole, la sua esperienza fotografica e uno dei suoi recenti progetti di fotografia teatrale.

 

Self-Portrait©Guido Mencari

FP:
Ciao Guido, benvenuto su FotografiaProfessionale.it
Da quanto tempo scatti? Quando è nata la passione per la fotografia? Quando la passione si è trasformata in professione? Hai fatto studi particolari inerenti alla fotografia? O l’evoluzione è stata diversa?

GM:
Ciao, è un piacere essere qui con voi.
Non è molto tempo che scatto, sto sempre imparando un sacco di concetti e pulsanti!
Il percorso è nato per caso, diciamo che la mia prima reflex mi ha fatto fare foto, prima guardavo e basta.
Poi ho fatto alcuni corsi con fotografi più o meno famosi che sono stati interessanti e utili sia sotto il profilo tecnico, sia sotto quello contenutistico e per la possibilità di discutere di foto con altre persone.
Poi sono generalmente curioso e chiedo sempre consigli ad altri fotografi, o li osservo o analizzo le foto di quelli che non mi possono rispondere.

In ogni modo se non ci fosse un amico fotografo, appunto incontrato in uno dei corsi, adesso sarei un fotografo peggiore.

FP:
Professionalmente, in quali tipi di fotografia sei specializzata?

GM:
Attualmente sto cercando di concentrarmi su spettacoli teatrali cercando di ritrarre persone immedesimate in un contesto particolare, una scenografia che diventa parte di quello che sono.

Giovanna al Rogo © Guido Mencari

FP:
Qual è il tipo di fotografia che ti appassiona al di fuori del contesto lavorativo?

GM:
Credo una specie di street photography, camminare e notare particolari della città che sono sempre lì tutti i giorni, ma che un particolare giorno, a una certa ora, per la luce, per il caso, attraggono la mia attenzione.

FP:
Quali sono stati i fotografi che maggiormente hanno influenzato il tuo stile e quali, quelli che oggi ritieni essere gli “astri nascenti” della fotografia?

GM:
Credo che tutte le immagini che vedo mi influenzino, nel bene o nel male: a volte mi piacciono e mi interessano, altre volte sono le foto che spero di non fare mai. Qualche volta mi capita di provare a fare degli scatti che sono citazioni di autori che ho visto, omaggi. Mi diverte pensare al mio percorso come fotografo come a un fiume che trova il suo stile naturalmente, il suo percorso verso il mare.

Qualcuno che mi piace… Kristamas Kloush

Giovanna al Rogo © Guido Mencari

FP:
Veniamo alla tecnica.
Come scatti? Come si sviluppa di solito la tua giornata di lavoro? Sei un pianificatore o un istintivo? Cosa ti fa decidere quando scattare (compatibilmente con gli obblighi dettati dalla pianificazione di uno shooting)?

GM:
Diciamo che sono l’anarchia più totale! 🙂
Credo di essere più istintivo. Cerco sempre di prendermi del tempo per pensarci su.

FP:
Con che macchina scatti? Come si compone la tua attrezzatura fotografica?

GM:
Al momento ho una Canon 5D Mark II che normalmente monta un 24-105. Ma se vado a fare street photography mi piace molto montare il 50mm, sia perchè è leggero sia perchè la limitazione mi costringe a pensare solo a quello che vedo, e non a quello che potrebbe essere zoomando.

Giovanna al Rogo © Guido Mencari

FP:
Secondo te cosa fa la differenza fra un bravissimo appassionato di fotografia e un professionista? Qual è il passo da fare per salire quel gradino? È un passo più mentale o di tecnica pura?

GM:
Di solito faccio l’esempio, appunto, del “passo”. Quello che cambia tra un professionista e un appassionato è proprio un passo. Vedere lo stesso soggetto con un’altra angolazione, anche minima, cercare un’altra inquadratura, o voltarsi quando tutti guardano nell’altra direzione.
Oggi la fotografia è equivalente alla scrittura, siamo passati dagli amanuensi delle fotografia alla penna biro. Tutti oggi possiamo scattare, c’è chi avrà una bella calligrafia, chi scriverà bene e chi dirà cose interessanti. Credo che sia molto stimolante: non è l’accesso ai mezzi, è raccontare qualcosa.
Ovviamente questa è una considerazione di contenuto quindi non intendo il professionista come colui che vive del proprio lavoro di fotografia, e sorvolo su tutte le questioni che riguardano la distruzione del mercato che dimentica la qualità per la quantità a basso costo.

FP:
Che cosa consiglieresti oggi a un fotografo che voglia trasformare la passione in mestiere vero e proprio?

GM:
Niente. 🙂
Ascolterei che cosa ha in mente, cosa ha da raccontare. Fare il fotografo credo che sia la stessa cosa che fare una qualsiasi altra cosa. Mi interessano le persone con i sogni ben strutturati, consapevoli di qualità e difetti, con degli schizzi di mappe per un tesoro della loro realizzazione personale. Non mi interessa nemmeno se ce la facciano o no, o cosa facciano, mi interessa il come, la loro storia.

Giovanna al Rogo © Guido Mencari

FP:
Che rapporto hai con il fotoritocco? Che cosa pensi della post-produzione, e che uso ne fai? Ti occupi personalmente della post-produzione dei tuoi scatti?

GM:
Seguo con molto interesse i vostri corsi di post-produzione da cui ho imparato molto.
La post-produzione è un passaggio, è lo sviluppo della pellicola, fa parte del gioco e spesso ha anche un ruolo creativo nel processo.
Ma spesso litigo con il fotoritoccatore che è in me, per divergenza di vedute. 😀

FP:
Un progetto fotografico cui sei particolarmente “affezionato” e di cui ci vorresti parlare?

GM:
Uno degli ultimi lavori è stato Giovanna al Rogo del Teatro Del Carretto di Lucca.
Opera scritta e diretta da Maria Grazia Cipriani che riflette sulla figura affascinante e complessa di Giovanna d’Arco. L’intensità degli attori Elsa Bossi, Giacomo Vezzani, Nicolò Belliti, Andrea Jonathan Bertolai inseriti nella scenografia caravaggesca di Graziano Gregori mi ha dato la possibilità di realizzare foto drammatiche, di giocare con i neri esasperandoli, cosa che adoro fare in generale.
Ma credo che la conoscenza con Maria Grazia, la regista, abbia giocato un ruolo importante, il cercare di capire la sua visione, la sua idea di Giovanna, il suo racconto.

FP:
Facciamo uno dei nostri giochi preferiti: stai partendo per un lungo viaggio. Puoi portare con te, oltre alla macchina fotografica, una sola ottica: quale sceglieresti e perché?

GM:
Sicuramente un obiettivo standard in modo da avere sia un grandangolo sia la possibilita di zoom.

FP: Guido, grazie per la tua disponibilità e in bocca al lupo per la carriera fotografica.

GM: Grazie a voi di FotografiaProfessionale.it

 

Ciao e alla prossima intervista.

Ingrid