Tecnica Fotografica

STEVE MCCURRY E I SEGRETI PER UN RITRATTO MOZZAFIATO

13/11/2010
Simone Scurzoni

Steve McCurry e i segreti per un ritratto mozzafiato

Ti avverto, oggi sarò un filo provocatorio.

Affronterò un “mostro sacro” della fotografia provando a ragionarci da un punto di vista un po’ diverso da quello che siamo abituati a sentire.

Con i ragazzi di Fotografia Professionale si ragiona spesso di fotografia in generale, toccandone un po’ tutti gli aspetti, non solo quello della postproduzione digitale ma anche quello della tecnica fotografica, della composizione, della luce e così via.

Un giorno, chiacchierando del più e del meno siamo arrivati a parlare di questa foto qui sotto, che sicuramente conoscerai.

Steve McCurry

Si tratta di uno dei ritratti più famosi della storia della fotografia, e su questo non c’è bisogno di dilungarsi.

Per quei pochissimi che non lo conoscono, si tratta di uno scatto del grande fotografo Steve Mc Curry, che negli anni 80 ritrasse questa ragazzina afghana.

L’immagine è divenuta famosa (soprattutto) per l’incredibile intensità del suo sguardo, in grado di calamitare l’osservatore fino quasi ad ipnotizzarlo.

Perché questa foto piace tanto?” chiesi quel giorno ai miei amici, e le risposte che arrivarono furono in linea con quello che solitamente si sente dire da critici e commentatori.

Perché nel suo sguardo si avverte la tragedia di una popolazione impaurita dalla guerraper la sua espressione così forte che esprime la rabbia di un pololo… perché i suoi occhi verdi sono bellissimi eccetera…

Ok. Tutto vero.

Non c’è dubbio che l’espressività del soggetto unita al retroscena di conoscenze che normalmente si associano alla guerra in Afghanistan sono fattori fondamentali per spiegare la potenza di questa immagine, e infatti da oltre 20 anni la si commenta in questo modo.

Ma (per me) non finisce qui.

Da maniaco della forza delle immagini mi sono interrogato a lungo su questo e su altri ritratti di Mc Curry, cercando di leggerne la grandezza non solo dal punto di vista di ciò che questi ritratti dicono, ma soprattutto del “come” lo dicono.

In altri termini, se ti dicessi che questa ragazza in realtà è un’attrice e questa foto è stata costruita in studio (tranquillo, non è così, è solo per dire… ;-)) credi che da un punto di vista strettamente estetico e compositivo l’immagine perderebbe valore?

Per me no. Resterebbe un ritratto straordinario, in grado comunque di calamitare l’attenzione dell’osservatore, così come tutti i ritratti di questo grande fotografo.

Oppure se questa stessa ragazza, con la stessa identica espressione del viso (ripeto: con la stessa espressione del viso), fosse ritratta con una camicia a scacchi di vari colori, e sullo sfondo si vedessero pali della luce, un cassonetto dell’immondizia e l’insegna di un Mc Donald, pensi davvero che avrebbe ottenuto la copertina di National Geographic?

Forse oggi continueremmo a leggerci dietro tanto significato, certamente, ma credo che sarebbe un filino meno gradevole, segno che la foza di questa immagine, oltre all’indubbia espressività e bellezza del soggetto, è dovuta ANCHE alla eccellente maestria tecnica, compositiva, estetica di chi l’ha scattata.

Non so tu, ma a questo punto a me viene naturale domandarmi: quali sono gli altri elementi che rendono così potente questa immagine? (oltre alla storia che c’è dietro e all’espressione del soggetto)

E se, una volta individuati, fossimo in grado di metterli in pratica nelle nostre foto?

Non dico che scatteremmo tutti foto da copertina di National Geografic, però io scommetto che un qualche beneficio lo otterremmo.

Ecco allora come la vedo io, quali sono gli aspetti estetici e compositivi che rendono così potente questa foto.

1. C’è poco di tutto.

Se ci pensi, in questa foto non ci sono più di 3 colori, e non ci sono più di 3 elementi che attraggono la nostra attenzione… Facci caso: il rosso della veste, il verde dello sfondo richiamato sia dagli occhi che dal vestito, e poi l’incarnato del viso. Stop.

2. Colori che “vengono avanti” e colori che “vanno indietro”

Mi esprimo da schifo, lo so ma sii comprensivo ;-). Voglio farti notare che il rosso, così come i colori cosiddetti caldi, dà la sensazione di avvicinarsi di più all’osservatore rispetto al verde o all’azzurro e a tutti i colori più freddi.

Infatti in questo caso la veste rossa sullo sfondo verdino si stacca moltissimo, contribuendo a dare la sensazione di vicinanza e di tridimensionalità. Sembra di poterla toccare…

3. Linee e cornici.

Non c’è dubbio che il punto più importante di questa immagine è il viso, e ancora di più gli occhi della ragazza. Che infatti sono perfettamente incorniciati dalla forma tondeggiante della veste e dalle pieghe, che con le linee che formano vanno quasi a “trattenere” il nostro sguardo sul viso, impedendogli di distrarsi.

4. La luce.

Che in questo caso è particolarmente “morbida” e non crea ombre pesanti o troppo nette, che non farebbero che distrarre lo sguardo da ciò che realmente conta, ovvero gli occhi della ragazza.

Detto ciò, so bene che nessuno di noi ha a disposizione tutti i giorni una ragazza afghana con uno sguardo così forte, ma nel tuo prossimo ritratto, che sia tua moglie, tuo marito, un tuo amico o chi vuoi tu, prova ad applicare un po’ delle idee qui sopra.

  • Cerca di ridurre al minimo i colori e gli elementi all’interno dell’inquadratura.
  • Sii consapevole del tipo di luce che c’è (e qui dovremmo aprire un altro post, magari la prossima volta…)
  • Osserva il colore dello sfondo rispetto a quello del soggetto.
  • Controlla le linee e domandati come si muovono.

Magari non uscirà uno scatto da National Geographic al primo tentativo, ma puntiamo in alto!

PS. Giusto a conferma di quello che si diceva qui sopra, ecco alcuni altri ritratti di McCurry

Steve McCurry
Steve McCurry
Steve McCurry
Steve McCurry