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Post-produzione
Tre domande su fotografia e post: 1) Quando è giusto ritoccare e quando non lo è? (1 di 3)

GAZA BURIAL © PAUL HANSEN

07/10/2013
Simone Poletti

Tre domande su fotografia e post: 1) Quando è giusto ritoccare e quando non lo è? (1 di 3)

In questi giorni, leggendo un articolo sulle nuove regole di World Press Photo per il 2014, mi sono venute in mente una serie di domande sulla post che ho pensato di condividere con te e con gli altri amici di FotografiaProfessionale.

Da un certo punto di vista sono domande nodali, nel senso che coinvolgono l’essenza stessa della post-produzione in fotografia; dall’altro, sono quesiti quasi ovvi, che ognuno di noi (credo) si sia posto almeno una volta scattando e correggendo le proprie immagini.

L’articolo in questione, che probabilmente avrai letto, annunciava l’adozione da parte della giuri del WPP di una serie di nuove regole volte a privilegiare la realtà e la trasparenza... nei fatti, ad un certo “ostracismo” nei confronti della postproduzione. Le famose regole non sono ancora note, ma quanto trapelato porta in questa direzione.

Il casus belli è stata la famosa foto di Paul HansenGaza Burial” che ha vinto l’edizione 2013 del WPP scatenando polemiche infinite e costringendo la giuria a far analizzare l’immagine da esperti di post per rispondere alle accuse di “fotomontaggio”… L’immagine “pietra dello scandalo” è risultata essere autentica, con un semplice aumento del contrasto per rendere più drammatica, ma anche più chiara e leggibile, l’immagine.

A questo punto mi sono chiesto: Quindi? Quanto verranno limitate le possibilità di un fotografo?

È chiaro che nel caso del WPP si parla di fotografia giornalistica e quindi le notizie, anche e soprattutto in immagini, dovrebbero essere riportate con esattezza, ma…

Se scatto la foto dell’anno ed è sovraesposta (sai, in mezzo ai colpi di AK47, magari capita di sbagliare l’eposizione…), allora devo buttarla?

Ci ho pensato un po’, cercando di dimenticare un po’ il mio ruolo di ritoccatore e di fare un analisi serena e distaccata. Ho letto le opinioni sui vari post e sui vari blog, ho chiacchierato con amici e colleghi… ed ecco che vengono fuori sempre le stesse domande: Le domande epocali sul rapporto fra fotografia e postproduzione!

Te le farò una alla volta, per tre post consecutivi, cercando di darti spunti di riflessione ed esempi sui quali ragionare, mi piacerebbe sapere la tua opinione e costruire un piccolo “gruppo di discussione” che possa portare ad una sorta di definizione di un personale “codice etico” della post… che ne dici?

Iniziamo dalla prima domanda, quasi scontata:

1) Quando è giusto ritoccare e quando non lo è?

Mi spiego meglio: È giusto ritoccare una foto destinta alla pubblicazione su un giornale? Un’immagine che deve documentare un fatto, una notizia?

Ed è giusto ritoccare invece una foto di reportage? Un’immagine alla McCurry per capirci?

Ritoccare una foto di moda è lecito, ma una di viaggio?

Quando la fotografia smette di essere “documento” e quindi può essere modificata?

Regimi e governi, dalla Corea del Nord all’Iran (ma anche Israele e Stati Uniti sono sotto accusa) elaborano le immagini per modificare la percezione della realtà da parte del pubblico… è “teatro” o truffa?

La foto di Paul Hansen “Gaza Burial” è stata modificata nella sua sostanza o solo resa più leggibile e chiara?

Tu cosa ne pensi?

Sono davvero curioso di leggere cosa uscirà da questa discussione, e non vedo l’ora di farti le prossime domande!

Ora tocca a te! 🙂

A presto

 

Simone Poletti

  • Nicola Verardo

    domanda da un milione .. risponderei dipende ..dall’uso ..

    se devo fare un concorso direi tutte le modifiche che posso fare on camera prima dello scatto , quindi esposizione , bil bianco, contrasti , saturazioni e poco altro …
    se devo consegnare un lavoro di still life ..molto , moltissimo , direi obbligatorio

    se devo consegnare un composit direi di base poco , ma a scelta della modella di turno in base alla sua coscenza e al fatto che potrebbe non rappresentarla realmente alle agenzie.
    nelle foto reportagistiche direi nuessuna , a parte le sopracitate elaborazioni on camera.
    in caso di paesaggi se c’è il filo d’erba che proprio non potevo togliere , per rispetto alla natura allora consesso ma non oltre, hdr? bhe si concesso? sul stil food , sicuramente si –
    su architettconico e non ho un decentrabile concesso raddrizzamento linee prospettiche ma non oltre ..ma dipende da che uso .. ovviamnete…cioè rispondere con si o no è impossibile ..dipende dal fine richiesto dal cliente o dalla mia etica professionale. 🙂

  • Ninni Annaloro

    Credo che tutti, come dici tu ci siamo posti almeno una volta questa domanda (magari anche più di una volta!). Io credo che alla base debba (dovrebbe) esserci un codice deontologico.Mi spiego meglio: Secondo me e ribadisco secondo me, il punto dovrebbe stare nell’onestà intellettuale del fotografo. Faccio un esempio stupido. Se fotografo una batteria che sta sparando missili e supponiamo che ne spari cinque ora, se io in post-produzione per rendere l’immagine più”efficace” ne aggiungo altri cinque certo avrò reso la mia foto, come dire, più “drammatica”?Certo ma sto anche prendendo per il culo un sacco di gente. Ecco che qui entra in ballo la deontologia. Io ho imparato a fotografare quando ancora il digitale non si pensava neanche potesse esistere sono abituato quindi a pensarla prima dello scatto la foto, non davanti al computer e chiaro però che non si può far finta di non avere a disposizione certi mezzi ed risaputo che in certe condizioni si può sbagliare qualcosa. Ecco, io credo che aggiustare luminosità,contrasto, saturazione e cose di questo genere, specie in certe foto, come quelle di giornalismo ad esempio, non costituisca reato!Ora, sicuramente qualcuno potrebbe obiettare, ma se una bella modificona, mi fa vincere il WPP, tu pensi che non la faccio? Certo dico io, il punto è che poi uno la mattina si deve guardare allo specchio. P.S.- Ribadisco, è solo il mio pensiero e rispetto tutti gli altri

  • beppe zemma

    Una foto di documentazione giornalistica, destinata alla pubblicazione su un giornale, dovrebbe essere resa solo il piu visibile possibile; (i montaggi televisivi di quaqlunque telegiornale, fanno molto di peggio..), per tutte le altre, con la post-produzione, il fotografo può completare la propria visione della scena.

  • Sergio Doria

    Penso che ogni foto, in qualsiasi ambito, sia un caso a se, mi spiego meglio, la foto di Paul Hansen in se non è stata modificata nella sostanza, quindi, per me, è lecito questo tipo di ritocco che è stato fatto.
    Diversamente se il foto ritocco stravolge completamente un immagine, mostrando ciò che in realtà non c’è, allora non è più lecito.
    Insomma a parer mio deve essere la coscienza e l’onestà intellettuale del fotografo a non fargli sorpassare il limite di quello che è la realtà fotografata.

  • Massi

    concordo con Sergio.
    ho visto foto modificate in camera raw il cui risultato è totalmente diverso dall’originale, magari si potrebbe iniziare a parlare di arte ma non più di fotografia.
    anch’io da piccolo piccolo appassionato di foto (molto neofita), sui miei scatti vado a regolare solo i parametri minimi, come poteva avvenire in camera oscura, ma lo stretto indispensabile.

  • Eduardo

    Fotografia = scrivere con la luce.
    Se la foto è ritoccata non può essere più definita foto, non è più scritta con la luce, diviene un immagine, forse arte, forse no, perchè chiunque con un po’ di pratica e un po’ di gusto puo creare una bella immagine…
    Già la foto passando dalla pellicola al digitale ha perso i nove decimi del suo fascino (parlo di fascino non di bellezza), cosa rimane di una foto se ritoccata o completamente stravolta al pc?

  • Gaetano

    Io credo che la foto di reportage non deve essere assolutamente ritoccata, a meno che non ci sia una chiara esigenza comunicativa. In questo caso poteva esserci, ma non credo che sia stata da premiare in quanto proprio la postproduzione apposta ha accentuato il messaggio della tragedia.

  • roberto

    è stata resa più leggibile e drammatica, è una foto drammatica.

  • Bassfade

    Trovo giustissimo il parere di Ninni e concordo…. onestà prima di tutto non comunicare con il falso nel caso di foto di cronaca in special modo, ma personalmente concedo ogni iniziativa personale del fotografo perché è proprio questa che caratterizza l’arte nelle sue mille sfaccettature in ogni forma individuale….

  • Fabrizio de Blasio

    Ricordiamoci però che se parliamo della “correttezza etica” di schiarire o scurire leggermente, di contrasto, di mascherature, di accentuare la drammaticità di una immagine, non dobbiamo crocifiggere photoshop o chi per lui…Sono effetti da sempre ottenibili in camera oscura…

  • Matteo

    « Capa sapeva che cosa cercare e che cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino.» (John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune foto di Robert Capa)…Bisognerebbe chiedersi cos’è la realtà? Cosa intendiamo per realtà? Ci sono cose che non hanno una verità assoluta ma è la nostra sensibilità, cultura, le nostre esperienze di vita che ci formano e ci rendono persone che possono pensare e giudicare con la propria testa. Cosa fa il fotografo di guerra o più in generale un fotografo che vuole raccontare una storia….racconterà la sua storia, le sue emozioni, quello che ha visto e provato in quei momenti. Certo, è sbagliato inventarsi una storia…se viene lanciato un razzo non puoi fotografarne 5 perchè fa più notizia…ma ben venga la post-produzione quando ha la funzione di migliorare e non stravolgere il racconto…
    E poi, non dimentichiamoci che anche 100 anni fa esisteva lo sviluppo della foto e che in questa fase poteva ancora essere stravolta. Le mascherature, la correzione dell’esposizione tramite i tempi di sviluppo e perfino i fotomontaggi usati per fini propagandistici sono sempre stati fatti….forse quello che manca a tutti è un po’ di cultura perchè basterebbe andarsi a leggere un pochino di storia della fotografia per capire da dove viene….Quindi di cosa stiamo parlando???

  • Marco Angelo Bosco

    Non modificare una foto in post equivale ad asserire che la macchina fotografica (qualunque) è perfetta. E che dunque rappresenta la realtà alla perfezione massima. Tenendo come modello di perfezione visiva ciò che la nostra percezione ci suggerisce.

    Purtroppo non credo esista la macchina perfetta. Sopratutto visto e considerato il fatto che già la percezione visiva cambia di persona in persona. La percezione dei colori, per esempio, differisce particolarmente in modo soggettivo.

    Si può ottenere un oggetto fotografico più o meno conforme ad una visione oggettiva se esso ne evince come risultato di una somma di operazioni quali ad es.: scatto + manipolazione postuma. E attenzione, perché già prima dello scatto ne viene fatta una manipolazione affinché la fotografia sia bilanciata verso determinate direzioni: bilanciamento del bianco, esposizione, contrasto, saturazione, ecc…

    Ergo, di che stiamo parlando? Se già la foto viene manipolata prima ancora dello scatto, perché essa non può essere ulteriormente manipolata in post? E come suggerisce qualche altro lettore, bisognerebbe studiare un po’ di storia della fotografia anzitutto. Photoshop è un software che sintetizza digitalmente molte tecniche già esistenti e col tempo evolute sin dagli albori della fotografia.

    La manipolazione diviene fuorviante dal momento in cui ne viene snaturata la realtà. E fin qui siamo d’accordo. Ma a tal proposito forse sarebbe più opportuno creare due distinzioni essenziali per la post: manipolazione attuata per un giusto bilanciamento (tendente il più possibile ad una visione oggettivamente soddisfacente); manipolazione attuata per distorcere la realtà impressa.

    Nel caso di fotografie per uso giornalistico, penso che sia più che coerente usare il primo tipo di manipolazione descritto affinché la fotografia in questione riesca a riemulare al meglio ciò che voleva rappresentare.

    Io sono Marco Angelo, un ambizioso regista emergente. Uso la fotografia 24 volte al secondo per raccontare delle storie. Non sono ancora nessuno, ma amo ciò che faccio e ne amo studiare ogni minima sfaccettatura. 🙂

  • condor64

    la foto è l’interpretazione di quello che il fotografo vede in quel momento, è il suo “quadro” ed esprime quello che la sua mente vede, usa i mezzi che egli ritiene più idonei per comunicare. noi parliamo e possiamo dire la stessa cosa in molti modi, ed ogniuno usa il suo, è impotante che cio corrisponda a verità se ciò è un fatto di cronaca.

  • muttley

    Come sempre credo che il giusto sta nel mezzo,da semplice amatore penso che una fotografia debba congelare l’attimo,esattamente quell’attimo che sta vedendo e vivendo l’uomo che sta dietro la macchina fotografica quindi il fotografo, ne più ne meno,come dice giustamente Simone in certe situazioni può essere difficile avere la macchina settata in maniera corretta e quindi penso che un aggiustamento del contrasto o del esposizione ci possa stare ma niente di più,quello che intendo è che quando fai una foto quella foto deve rappresentare la realtà che stai vivendo e se dovrà esserci una post questa non dovrà aggiungere niente di più di quello che vedevi con i tuoi occhi,altrimenti secondo me si entra nel sensazionalismo e per quanto riguarda la manipolazione fatta in macchina prima dello scatto,questa serve solo per rendere l’immagine il più possibile vicina alla realtà,questo a mio modesto parere.

  • Roberto Bertoni

    Cinquant’anni di analogico alle spalle con Rollei, Hasselblad e Leica M caricate sempre con diapositiva mi hanno reso un purista al 100 per cento e i miei trenta e più libri pubblicati ne sono la testimonianza per cui con tutto il rispetto la fotografia digitale falsa e inventata a computer è da regolamentare inserendola in una categoria che ai puristi dell’immagine non appartiene.

  • Sergio Savi

    Io credo che ognuno, a proprio rischio e pericolo, si libero di intervenire sulla foto come meglio crede. Semplicemente se è bravo otterrà una “immagine” gradevole o bella o d’effetto e così via. Potrà anche riuscire ad ottenere immagini brutte o sgradevoli o plastificate come se ne vedono tante. Tutto dipende dalla capacità tecnica di usare i mezzi di post produzione a disposizione e dalla sensibilità personale di “creare” un buona immagine. Personalmente ho modificato numerose immagini operando in camera oscura con la sola differenza dei tempi che si impiegavano per la trasformazione e anche sicuramente dei risultati che si riuscivano ad ottenere e come me fotografi di grido che oggi sono diventati cult. Non vorrei entrare in concetti “filosofici” ma già in molti di questi mostri della fotografia del passato e anche attuali la mistificazione della realtà inizia non nella post produzione ma già in fase di scatto quando si interviene sul contesto e sui soggetti per creare situazioni artefatte da set cinematografico. Tutto in linea con la gestione dell’informazione rispetto alla cui obiettività dovremmo porci domande ben più profonde.

  • Antonello

    Il senso visivo da solo non è in grado di rappresentare la realtà nella sua interezza. La postproduzione ci può aiutare ad evidenziare ed esaltare alcuni caratteri atti a far suscitare in chi guarda la foto emozioni simili a chi quel momento lo ha vissuto e lo ha catturato. Lavorare sulla suggestione per condensare i 5 sensi in uno unico (vista).

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