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TRE DOMANDE SU FOTOGRAFIA E POST: 3) LA POST VA DICHIARATA? E SE SI QUANDO? (3 di 3)

THE MINISTER OF PHOTOSHOP (QUALCHE DUBBIO CHE L’IMMAGINE SIA RITOCCATA?)

29/11/2013
Simone Poletti
4 commenti ]

TRE DOMANDE SU FOTOGRAFIA E POST: 3) LA POST VA DICHIARATA? E SE SI QUANDO? (3 di 3)

Eccoci all’ultima delle tre domande epocali sul rapporto tra Fotografia e Post-produzione 🙂

Fino ad oggi ti ho chiesto: “Quando è giusto ritoccare e quando no?” e “Quanto è giusto ritoccare? Fino a che punto ci possiamo spingere?”

Le risposte sono state davvero tante e varie, ma credo che si sia definita una linea di pensiero, se non univoca, quantomeno abbastanza definita.

Tutti vi siete schierati nettamente CONTRO il ritocco SOSTANZIALE delll’immagine giornalistica e di reportage, alle quali, secondo la nostra piccola ricerca, è giusto forse dare solo una sistemata di contrasto ed esposizione (se serve). Tutti (o quasi) siete d’accordo sul fatto che la fotografia pubblicitaria debba avere dei limiti più ampi e che, soprattutto quando si tratta di soggetti evidentemente non scattabili in natura, ogni modifica sia accettabile. In mezzo a queste due opinioni ben definite ci sono tante sfumature, ma la strada appare tracciata.

Bene, detto questo, pongo l’ultima domanda, un po’ sibillina, alla quale tengo particolarmente:

3) Secondo te, quando una foto viene ritoccata, va dichiarato esplicitamente?

Credi che sia giusto che venga distinta un’immagine ritoccata da una non ritoccata? Potrebbe aver senso mettere una sorta di “bollino” sulle immagini ritoccate?

E, ancora, è giusto che compaia nei credits anche il nome del ritoccatore?

 

Molto spesso leggo di polemiche su immagini ritenute “contraffatte” e ritoccate, ancora più spesso vedo comparire (grazie a qualche redattore malizioso) le foto prima e dopo il ritocco di VIP, cantanti e artisti famosi… Lo stesso caso, citato nel mio primo articolo (che puoi leggere qui), dell’immagine di Paul Hansen che ha vinto il WPP 2013 è emblematico. Tutti a chiedersi “Ma è ritoccata o no?” “Ma è vera o fasulla?”

Non sarebbe più semplice dichiarare la post-produzione nelle immagini?

Megan Fox prima e dopo

Quella del ritoccatore è una professione e una professionalità riconosciuta, i ritoccatori più bravi sono ricercati e ben pagati (mai abbastanza 🙂 ), perchè allora vergognarsi di ammettere di avere postprodotto le proprie immagini? Non credi che dichiarare apertamente il ritocco aumenterebbe la percezione di professionalità invece di diminuirla?

Dichiarando la post ti dico “Sono un bravo fotografo e un bravo ritoccatore” che c’è di male?

E se il ritoccatore non è il fotografo stesso, ma un professionista assunto per fare proprio quel lavoro, perchè il suo nome non deve comparire? Nei credits di alcuni servizi compaiono stylist e make-up artist, perchè il ritoccatore no?

Già oggi una rivista come ARCHIVE, che trovo bellissima e davvero fondamentale per i fotografi di AVD, inserisce (quando possibile) il ritoccatore nei crediti, Perchè non farlo sempre? Cosa ne pensi?

Quando ho fatto questa domanda ai miei colleghi ed amici mi hanno risposto “Si, ma come fai? Non puoi certo mettere un bollino su ogni foto e non puoi scrivere i credit dell’immagine sulla copertina di un catalogo.

Beh, in realtà le soluzioni ci sono:

Per prima cosa, molto semplicemente, il ritocco e il nome del ritoccatore potrebbero essere inseriti nei metadati dell’immagine. Così il file digitale sarebbe sempre accompagnato dalla sua “dichiarazione di ritocco” che, per i più pignoli, potrebbe contenere anche le operazioni effettuate.

In secondo luogo, basterebbe ricordarsi di inserire il nome del ritoccatore nei credits delle riviste, dei giornali e dei cataloghi quando le immagini vengono stampate. Ogni immagine che compare su una rivista ha sempre il credit dell’autore, perchè non aggiungere anche il ritoccatore, soprattutto se la post è stata fondamentale?

Questo non sarebbe possibile forse su tutte le immagini, ma se editoria e web si dessero un codice di condotta, la cosa porterebbe alla disanbiguazione del 90% delle immagini in circolazione.

Cosa ne pensi?

Saresti disposto a farlo sulle tue immagini?

Credi che sarebbe utile sapere sempre se e da chi un’immagine è stata modificata?

 

Come sai, io sono di parte, facendo il ritoccatore di professione, ma ho cercato di essere il più possibile lucido affrontando l’argomento.

Io credo che la post non vada nascosta, credo che vada dichiarata esplicitamente e che l’autore debba essere (come nel caso dei fotografi) riconosciuto sia nel buon lavoro, sia nel lavoro di scarsa qualità. Questo aiuterebbe anche a definire una qualità “minima” del ritocco e costringerebbe molti ritoccatori improvvisati a prendersi le responsabilità dei propri elaborati.

Credo poi che anche solo l’inserimento di un “bollino” digitale aiuterebbe a dare maggior dignità alla post-produzione in generale, portandola finalmente alla luce e togliendo così quell’aura di “truffa sull’immagine” che alcuni (per fortuna pochi) ci vedono. A mio parere, se il ritocco fosse dichiarato esplicitamente, diventerebbe un valore aggiunto per l’immagine, chi fa le cose bene vedrebbe finalmente riconosciuto il suo lavoro e non avremmo più dubbi sulla reale natura di un’immagine.

Io, da oggi, inserirò nei metadati delle mie fotografie anche il ritocco, e chiederò ai fotografi per i quali ritocco di poter inserire il credit nei metadati delle immagini che correggo.

Ma mi interessa molto conoscere la tua opinione e sapere come prenderesti la cosa, quindi attendo i tuoi commenti e la tua risposta alla mia ultima domanda:

La post va dichiarata?

Ciao e grazie in anticipo per il tuo contributo.

Simone Poletti

  • emanuele

    Io mi sono avvicinato alla fotografia da appena un anno, sono molto giovane (21 anni), quindi non ho avuto alcuna esperienza nella fotografia analogica. In questo anno ho studiato (da autodidatta) quanto più possibile questo settore, attraverso articoli, tutorial, youtube, libri e riviste, attraverso conoscenti appassionati di fotografia come me e gente che ne ha fatto il proprio mestiere; da poco ho iniziato anche a lavoricchiarci ma la questione “post-produzione” ha iniziato ad assillarmi fin dal primo momento che ho scaricato le mie prime foto sul computer dalla macchinetta. Ovviamente quella che esprimerò sarà la mia opinione, non voglio certo dire a gente che ne sa certamente più di me come stanno le cose o influenzare chi si avvicina per la prima volta a questo campo.

    Mi schiero fra quelli a favore della post-produzione, la trovo essenziale per il mio flusso di lavoro dai minimi aggiustamenti a interventi più massicci. A maggior ragione per chi scatta in RAW credo sia un passaggio obbligato (per definizione il RAW è un file grezzo, un insieme di dati e non un immagine finale). Io scatto in RAW con la reflex in modalità neutra, così da avere massimo controllo nella fase di elaborazione dell’immagine. Il digitale poi difficilmente raggiunge i livelli qualitativi di una pellicola, lasciando l’immagine invariata non faremmo che aumentare questo dislivello.

    Molti puristi della fotografia guardano al digitale con diffidenza, pensando che la fotografia sia rimasta la stessa della pellicola; si e no. Personalmente penso al digitale come una differente forma di fotografia, con un modo differente di pensarla, un modo di fotografare in cui la post-produzione è parte integrante del processo. La fotografia analogica aveva il suo modo di pensare lo scatto e di svilupparlo poi in camera oscura, con diversi acidi, diverse carte, pellicole etc., così il digitale ha il suo modo di pensare lo scatto e di elaborarlo poi grazie ai software di post-produzione. Dubito sia un dibattito molto differente di quello che ci fu quando uscirono le prime pellicole a colori in un mondo prima di allora monocromatico.

    Tornando al domanda di base dell’articolo, credo sia coerente dichiarare la post-produzione e nel caso non sia il fotografo stesso ad eseguirla nominare chi ha eseguito la post-produzione nei credits. Io nei miei lavori specifico sempre questa cosa (con il cliente o nei credits delle foto), sia quando mi occupo di mie foto sia quando altri mi consegnano le loro foto e mi chiedono di post-produrle. Basti pensare che anche in analogico non sempre i fotografi erano gli stessi che sviluppavano le proprie foto, ma ci sono stati (e ci sono), maestri di stampa e camera oscura senza i quali molti grandi fotografi non avrebbero nemmeno lontanamente ottenuto le foto che li hanno resi celebri. Al di la della fotografia in se, trovo che quella dello sviluppo prima (e tutt’ora, a scanso di equivoci) e della post-produzione oggi sia un vero e proprio mestiere e una forma d’arte, che richiede abilità che non tutti i fotografi hanno. Per questo come ho detto credo che il lavoro stesso di post-produzione vada riconosciuto quando si pubblica un’immagine tanto quanto quello del fotografo.

    Come ho detto a inizio post, sono giovane e mi sono avvicinato a questa passione da molto poco, ciò nonostante in questo breve tempo mi sono impegnato ed ho studiato molto e ho ben chiara la mia posizione. Mi definisco propriamente un fotografo digitale e post-produttore (e spero di poter intraprendere a livello professionale queste due cose, o quanto meno una delle due eheh) e stando a contatto con fotografi molto “puristi” fin dall’inizio ho avuto molto a cuore la faccenda della “post-produzione”, subendo spesso azioni di “bullismo fotografico” ahahah.

    Spero di non aver annoiato troppo con questo post eheh.

  • Cristiano

    Il fotografo e il ritoccatore (o post producer) sono due figure professionali diverse. Io scatto ma la mia competenza nel ritocco si limita ai fondamentali e non posso certo saper fare tutto bene. Ho scelto la mia strada e quando devo fare delle cose particolarmente complesse mi rivolgo ai professionisti (cosa che dovrebbe essere lo standard) e quindi mi sembra giusto che come si citano Modella, MUA, Hair, Stylis si citi anche il PP.

  • carlo

    Stiamo correndo il rischio di creare, nella fotografia digitale, delle “norme etiche” che possono portare molta più confusione che chiarezza. Cosa si intende effettivamente per post produzione? Lo sviluppo di un file raw è già post produzione o no? Trasformare un file raw in un psd, un tiff o un jpg dopo aver usato alcuni strumenti di camera raw è realmente post produzione? Oppure è più semplicemente un modo per recuperare le informazioni latenti che formano spesso un’immagine completamente diversa, sul monitor, da quella che i nostri occhi avevano osservato? Un tramonto può essere meraviglioso, ma se la fotocamera non adatta, come invece fa l’occhio umano, tutti i parametri esposimetrici e di ripresa in generale alla realtà (sovra o sotto esposizioni, disturbi, flare, distorsioni prospettiche, vignettature ecc), tante belle fotografie sarebbero semplicemente da buttare. Se tolgo del disturbo o aumento un po’ il contrasto o la saturazione di un’immagine, oppure se tolgo delle macchie che derivano da un sensore sporco cosa cambia se, alla fine, questa si avvicina magggiormente alla relatà che i miei occhi avevano davanti? E come la mettiamo col bianco e nero ricavato da immagini a colori? Dovremmo dichiararlo? E’ ovvio che l’immagine originale fosse a colori! Certo, trasformare un cielo azzurro in un cielo blu intenso può essere un “trucco” di post produzione, ma magari si può ottenere lo stesso con un filtro polarizzatore: allora dichiariamo anche “l’ ante produzione”? Diciamo quanti flash abbiamo usato per rischiarare il soggetto e come li abbiamo posizionati, ecc. Non sono contrario all’etica, ma stiamoci molto attenti perchè troppo spesso l’etica diventa pura demagogia e ancor più spesso soffoca la libertà e la fantasia delle persone nel nome di qualcosa che non è richiesto o non interessa a nessuno. Quando guardo una bella donna non chiedo la sua l’età, ma neppure se e quanto si sia truccata: se è bella, è bella e basta, e il piacere che provo nell’ osservare qualcosa di bello o di interessante non viene mai disturbato dall’ansia o dall’esigenza di sapere perchè sia tale ai miei occhi. Dunque per me la post dovrebbe essere dichiarata quando un’ l’immagine sia stata elaborata al punto di renderla molto diversa dal contesto originale della ripresa e venga utilizzata come strumento di informazione pubblica o pretenda di testimoniare avvenimenti di pubblico interesse (politico, sociale, sportivo, scientifico, ecc.). L’obbligo di farlo mi sembrebbe tuttavia eccessivo dato che è quasi impossibile stabilire dei parametri identificativi della post produzione su cui “tutti” siano daccordo. Dunque, nel merito, libertà di arbitrio e di coscienza, senza pregiudizi o fanatismi.

  • Luigi

    A mio modestissimo parere (sono un semplice appassionato), il problema non risiede nel definire la postproduzione o un certo livello di azioni che ne determinino o meno la presenza. Nella fotografia digitale c’è sempre un certo lavoro post scatto. Gli unici che possono davvero dire di non farlo sono coloro che scattano direttamente in Jpeg o Tiff e scaricano e usano i files così come sono, in pratica solo quelli per i quali non vi è nessuna passione per la fotografia, ma solo esigenza di immortalare un momento o un luogo o una persona.

    Facendo un salto indietro nel tempo, questo gruppo di persone erano quelle che al tempo delle pellicole scattavano e portavano a sviluppare in automatico, quando non scattavano direttamente con la famosissima polaroid…

    Stabilito, dunque, che qualcosa c’è sempre, allora ritengo che se chi ci ha lavorato non è il fotografo stesso, il suo nome debba essere citato ed evidenziato come coautore dell’opera.

    Se due scenziati si dividono il lavoro per la pubblicazione di un articolo, i loro nomi appaiono entrambi e non centra nulla la parte di lavoro che hanno fatto, al massimo essa può essere esplicitata, così accade per due giornalisti o per due artisti.

    Prendete una canzone, spesso gli autori sono diversi, uno scrive la musica e uno le parole e ancora più spesso è noto il cantante o il gruppo che l’ha arrangiata, allo stesso modo deve essere noto il fotografo e l’artista di post produzione e poi magari sarà pure nota la rivista che pubblica la foto e quindi la impagina a dovere.

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