Il mondo è sempre più blu…photoshop is coming…
Il mondo è sempre più blu, e non è una questione di surriscaldamento del pianeta o di scioglimento dei ghiacci polari.
Proprio mentre il nuovo film di Cameron invade le sale di tutto il mondo scatenando la Avatar-mania, si preparano grandi novità in casa FotografiaProfessionale, e il blu ha una parte molto importante in tutto ciò. Blu è il colore della pelle dei Na’vi, il popolo indigeno che abita le foreste di Pandora, il pianeta fantastico che fa da ambientazione al film di James Cameron che sta battendo ogni record di incasso al botteghino, e proprio come omaggio ai Na’vi abbiamo trasformato Sabrina (che ci ha donato il suo volto per i corsi sul fotoritocco) nel simbolo blu della nostra home page.
Ma Blu è anche, e per noi soprattutto, il colore di Photoshop. Il blu è stato infatti scelto da Adobe come colore che contraddistingue Photoshop fra i software della Creative Suite (Illustrator è giallo, InDesign viola ecc.. ecc..) e proprio Photoshop sarà il grande protagonista delle novità in arrivo su FotografiaProfessionale.it.
Fra pochi giorni infatti sarà finalmente disponibile il corso di Photoshop di FotografiaProfessionale.it, un corso di oltre 10 ore (stiamo terminando il montaggio…) che vi porterà dentro al mondo di Photoshop partendo dalle basi, per fornirvi quelle fondamente solide e resistenti sulle quali appoggiare tutte le conoscenze future. Un corso in 16 lezioni che affronteranno ogni argomento fondamentale di Photoshop, dai livelli alle maschere, dalle selezioni ai tracciati, i filtri, i profili colore, le correzioni cromatiche e tonali, il contrasto e tantissimi altri aspetti. Ma non solo, olre alle lezioni teoriche il corso comprende anche una serie di esercitazioni che vi insegneranno a mettere in pratica quanto imparato e ad integrare efficacemente ogni strumento con gli altri.
È stato un lavoro lungo, ma il risultato è eccellente, e non vedo l’ora di poter sentire i vostri commenti e di ricevere i vostri feedback. È un corso completo, che analizza ogni fondamentale tecnico, ma è anche un corso concreto, che vi insegnerà a lavorare andando oltre le semplici nozioni. Attraverso questo corso vi insegnerò Photshop partendo dalle basi, per arrivare ad un livello di conoscenza tale che vi permetta di lavorare già ad un buon livello, con risultati che attrraverso l’esercizio costante diventarenno eccellenti.
Il mondo è sempre più blu… I Na’vi hanno invaso le sale cinematografiche, e fra poco il Corso di Photoshop di FotografiaProfessionale.it invaderà i vostri computer. Siete pronti per il blu?
Corso di Photoshop, quale scegliere?
Mi capita molto spesso di chiacchierare con alcuni di voi, via web o al telefono, e ricevere la medesima richiesta, altrettanto spesso anche amici e clienti mi rivolgono domande simili.
Quale è il modo migliore di imparare ad usare Photoshop? Meglio un corso video o un corso live? E se scelgo un corso live, di che tipo?Intensivo in una/due lezioni di 8 ore o di lunga durata, con molte lezioni più brevi?
Dunque, sarebbe semplice rispondere “dipende dalle esigenze”, ma cercherò di essere più chiaro ed esaustivo. Il corso migliore che si possa fare è quello da “ragazzo di bottega”, cioè trovarsi un ritoccatore con gli “attributi” e andare a fare uno stage di qualche mese, o lavorare da apprendista (da “cinno” si dice in Emilia, da “bocia” dicono in Veneto) anche gratis, per imparare il mestiere lavorando, provando sul campo. Ovviamente questo non solo non è possibile per tutti, molti di voi sono professionisti della fotografia e non avrebbero il tempo per un percorso di questo tipo, ma non è per nulla semplice trovare qualcuno disposto ad insegnare. È un lavoraccio, e richiede tempo ed impegno che viene per forza di cose distolto dall’operatività giornaliera. Quindi, come fare?
Ogni tipologia di corso ha i suoi plus e i suoi difetti, vediamo quali:
i corsi “intensivi”, quelli che vi promettono di imparare Photoshop in due giorni, sono comodi perchè concentrano tutto in breve tempo e per un professionista è molto meglio perdere due giorni interi piuttosto che 40 serate diluite in sei mesi.
Sono corsi piuttosto economici, perchè di solito costano poche centinaia di euro e non è previsto l’uso di un computer fornito dagli organizzatori (meglio ricordarsi sempre il portatile).
Purtroppo però in 14/16 ore non è possibile imparare ad usare Photoshop, è un’utopia anche solo pensarlo, si può fare un workshop di perfezionamento nel ritocco per la moda in quei tempi, dare una “infarinata” sull’uso di Photoshop, non imparare tutto quanto serve per lavorare seriamente. Inoltre il difetto (per me il più grosso) di questi corsi è che spesso sono generici, con molti allievi di livelli molto diversi fra loro (quindi non è possibile seguire ognuno come si vorrebbe).
Infine, dopo un corso di due giorni si rischia seriamente di disperdere tutto quanto imparato in poche settimane, se non si mettono in pratica continuamente le tecniche apprese.
I corsi a lunga durata (a volte 40/60 lezioni diluite in più mesi) sono i più approfonditi,
spesso quelli che analizzano il software in modo più completo ed esaustivo, e la lunga durata consente all’istruttore di essere più preciso, più “cucito” sulle esigenze di ogni allievo, e di sviluppare attraverso esercitazioni pratiche quanto imparato, con conseguente “sedimentazione” delle conoscenze.
Purtroppo però un corso di questo tipo richiede un impegno prolungato, è difficilmente frequentabile in una città lontana (un conto è recarsi a Milano, o a Reggio Emilia per due giorni, un Altro è farlo tutti i giovedì per tre mesi…) e come tutte le cose a lunga scadenza porta ad un alto numero di defezioni ed assenze durante lo svolgimento. Ultimo difetto, da non trascurare, i costi di solito molto alti (c’è di tutto, 50 a 5000 euro, ma diffiderei dei corsi più economici).
I video corsi, come quelli di FotografiaProfessionale, sono solitamente meno costosi, spesso ben fatti, e hanno l’indubbio vantaggio di essere replicabili in qualsiasi momento,
cioè potete far ripartire il video anche dopo anni, e ripassare quando imparato, o addirittura rivedere solo la parte che vi interessa prima di fare un lavoro. Inoltre i video corsi sono spesso più specifici, meno dispersivi.
Ovviamente anche i corsi in video hanno i loro difetti, sarebbe stupido nasconderlo, e non ho alcun interesse nel farlo. I corsi in video sono spesso standard (ma questo vale per tutti i corsi), non si possono fare domande al docente, chiedere consigli, e se una parte del corso non è tanto chiara, anche guardandola mille volte potreste non capire bene.
Questo è il motivo principale che mi ha convinto a dare la massima disponibilità possibile a chi acquista i nostri corsi, la volontà è proprio quella di eliminare questo difetto tipico dei corsi video. Poi, un corso video invecchia, dopo alcuni anni non è più così valido. Vero, ma questo vale per tutti i corsi, se frequentate un corso per Photoshop CS4 oggi, fra cinque anni non sarà più tanto attuale. Inoltre gli aggiornamenti di Photoshop non sono così frequenti, chi fa corsi video produce rapidamente gli aggiornamenti, e visti i costi ci si può permettere di acquistare un corso nuovo ad ogni aggiornamento (o ogni due, è più che sufficiente)
Quindi, come scegliere?
Personalmente credo che ognuno debba scegliere il tipo di corso più “tagliato” sulle proprie esigenze, con molta attenzione ad alcuni dettagli.
1) Attenzione ai corsi live a basso costo, anche se a volte sono organizzati da associazioni e quindi usufruiscono di contributi, ragionate su un semplice calcolo matematico: se il corso costa poco, il docente guadagna poco. Difficilmente un professionista di buon livello accetta di mettere a disposizione il suo tempo e le sue conoscenze per pochi euro.
Quindi, nella maggior parte dei casi, basso costo fa rima con docente improvvisato.
2) Se scegliete un corso di lunga durata sinceratevi di poter frequentare tutte le lezioni e di poter esercitare quanto imparato nella pratica quotidiana. Se perdete dei “pezzi” di corso avrete sempre delle lacune e se non fate esercizio costante, state buttando i vostri soldi.
3) Se possibile informatevi sul docente, pretendete che sia certificato Adobe (la certificazione è piuttosto difficile e impegnativa, assicura una certa competenza), e soprattutto cercate di capire se è un professionista nel suo lavoro, scegliete chi fa il ritoccatore o lavora con Photoshop per mestiere e a ottimi livelli, ha più cose da insegnarvi imparate sul campo e non sui manuali. Meglio un docente con anni di pratica sulle spalle che un grande teorico, il primo vi insegnerà come risolvere i problemi e come fare le cose nel modo più semplice, veloce ed efficace, il secondo vi insegnerà la teoria, perchè conosce solo quella.
4) Fidatevi degli amici, ma prima pretendete le prove. Chiedetegli di vedere cosa hanno imparato e come lo hanno messo in pratica, i loro risultati sono la migliore recensione che un corso possa avere.
5) Scegliete sempre i corsi che utilizzano l’ultima versione in commercio di Photoshop. Avranno vita più lunga, e anche se voi possedete una versione precedente, le differenze saranno minime. Soprattutto nei corsi in video, occhio alla versione utilizzata, c’è chi vende ancora corsi per Photoshop CS.
6) Anche per quanto riguarda i corsi video, occhio al prezzo, un corso a basso costo vale spesso meno di quanto costa. Si trovano su web corsi di Photoshop che si definiscono completi, a meno di 50 euro, Spesso sono copie di corsi più costosi, altre volte sono semplicemente raffazzonati alla buona, senza struttura e lacunosi.
7) Photoshop è un software estremamente completo ed “esteso”, chi promette di insegnarvelo TUTTO in 4 ore vi sta mentendo. Un corso serio è strutturato per livelli, per non far perdere tempo a chi conosce già le basi e per non mettere in difficoltà chi le basi le deve imparare. Ogni livello dovrebbe essere di almeno 8 ore se in video (meno dispersivo e più rapido) e di almeno 12/16 ore se live (più dispersivo e quindi più lento).
Queste sono solo alcune dritte, come sempre sono a disposizione per rispondere alle vostre domande e per darvi i consigli che chiedete.
Per ora buon lavoro e a presto, ci rivedremo a breve, perchè il corso Base di Photoshop di FotografiaProfessionale oramai è pronto
Ciao a tutti
Simone
Intervista ad Alessandro Rizzi, visioni da un altro pianeta…
Alessandro Rizzi, dopo averlo conosciuto di persona, lo riconosci nelle sue fotografie.
Riconosci quella tranquillità e quella serenità curiosa, quella pacatezza solo superficiale, che nasconde un mare di idee, intuizioni, progetti in continua evoluzione. Alessandro è come le sue fotografie, che sembrano tranquille e quasi “addormentate” ma portano con sè una quantità di sottotesti, di interpretazioni, di contenuti, che le rendono uniche ed affascinanti.
Ora, non volgio annoiarvi con una pagina di sperticate lodi, vi lascio all’intervista e alle foto di Alessandro, dopo una piccola biografia che può aiutarvi a capire di chi parliamo.
Alessandro Rizzi è nato in Emilia nel 1973. Nel 2002 vince il premio 3M come Miglior Fotografo Italiano under 30, fotografo dell’agenzia Grazia Neri è pubblicato nelle collection più prestigiose di Getty Images. Nel 2006 pubblica il libro fotografico Vision from Another World.

FP: Ciao Alessandro, e benvenuto su fotografiaprofessionale.it
Iniziamo dalle presentazioni, raccontaci chi è Alessandro Rizzi.
AR: Autodefinirsi non è facile ma partiamo dalle cose sicure:
Maschio, anni 35, emiliano, fotografo, base in un piccolo paese tra Reggio Emilia e Parma dove sono nato.
Costruisco per me piccoli impianti valvolari per jazz e musica da camera e ho una passione per le macchine fotografiche a telemetro e i libri di fotografia.
Ho iniziato a fotografare quando trovai una vecchia Minolta di mio padre nell’armadio di casa, nascosto da maglioni e camicie. Quella fu la folgorazione immediata, il fascino per l’oggetto e la curiosità di capirne il funzionamento.
FP: Su FotografiaProfessionale.it fino ad oggi ci siamo occupati più che altro di fotografia di moda e per l’Adv, il tuo mondo invece è principalmente quello del reportage. Come si svolge il tuo lavoro? Come ricevi un incarico e come lavori sul campo?
AR: Negli ultimi anni la fotografia di reportage e di Street che è quella che pratico io è entrata di forza nel campo dell’ADV sconfinando dalla propria collocazione storica.
Mentre fino a pochi tempo fa i commissionati per riviste e clienti avvenivano quasi esclusivamente con la mediazione delle agenzie che rappresentano il fotografo, ora molto del lavoro arriva direttamente dai clienti e dai photoeditor delle riviste. Il ruolo delle agenzie sta venendo ripensato e trasformato.

FP: Hai scattato per alcune delle più importanti riviste del mondo, hai vinto il premio 3M come Miglior Fotografo Italiano under 30 nel 2002, quindi sei la persona più indicata alla quale rivolgere la domanda più difficile. Come si trasforma la passione in lavoro e il lavoro in successo? Come è successo per te?
AR: Dopo i primi anni nei quali viaggiavo per piccoli reportage tra est Europa e medio oriente ho incontrato a Milano,Grazia Neri. In modo rocambolesco ma travolgente.
Grazia Neri rappresentava da sempre il meglio della fotografia italiana, l’agenzia di riferimento per il mondo professionale e la sua competenza personale rimane indiscussa. Pochi minuti dopo l’incontro con Grazia e dopo averle mostrato alcune mie fotografie mi diede un appuntamento in agenzia nei mesi successivi, una volta là le mostrai alcuni lavori inediti e ricordo ancora quando chiamò il suo braccio destro, l’attuale photoeditor dell’Espresso per portare il contratto di rappresentanza, contratto che legava il mio lavoro al nome Grazia Neri.
Da quel giorno cambiò tutto , prima fui presentato alle riviste italiane e poi negli anni successivi alle riviste americane, inglesi, francesi.
Grazia ha rappresentato la realizzazione dal sogno al mestiere sul campo...
FP: Guardando le tue foto ci si trova davanti a due anime, quella del fotografo e quella del viaggiatore, che sembrano convivere in grande armonia, quasi in simbiosi. C’è la grande curiosità del viaggiatore che scruta ogni angolo, ogni vetrina, ogni vicolo, e allo stesso tempo c’è anche l’istinto del fotografo pronto a scattare ogni attimo irripetibile, l’occhio che coglie inquadrature e soggetti mai banali.
Facciamo un gioco crudele. Puoi scegliere, passaporto o macchina fotografica, a cosa rinunci?
AR: Ah molto simpatico, non vorrei mai privarmi delle scoperte di un viaggio e dico macchina fotografica… anche perché troverei il modo di fare fotografie con altri mezzi…


FP: Nelle tue immagini si coglie una poetica molto personale, la capacità di cogliere il dramma, l’ironia e l’assurdo del momento. Oltre alla tecnica e alla sensibilità per l’inquadratura c’è altro…
AR: L’immersione in un mondo mentale! Un mondo che cerco di affinare guardando libri, film e ogni sorta di traccia che mi leghi a un luogo e alla mia idea di quel luogo. Non c’è niente di più soggettivo in quella oggettività che mi si presenta davanti.
Il momento dello scatto rappresenta la sintesi di una ritualità, di gesti e modi di sentire e guardare che costruisco da lontano a volte riuscendo nella sintesi a volte no.
FP: Hai realizzato tantissimi reportage in estremo oriente, e so che passi molto del tuo tempo in Cina. Da cosa viene la passione per questa parte del mondo? Raccontaci l’oriente di Alessandro Rizzi.
AR: Si ho iniziato ad andare in Cina nel 2003 e ricordo ogni secondo di quel primo viaggio. Rimasi abbagliato, completamente risucchiato dalla potenza di quella velocità di cambiamento.
Seppur siano passati solo 6 anni la trasformazione è stata totale, sconvolgente e affascinante. La Pechino del 2003 era già modernissima ma conservava ancora qualche segno di storia, la gente girava ancora in bicicletta per gli Hutong, i vecchi quartieri della capitale.
Sono tornato in Asia tutti gli anni dal 2003 fino alla scorsa primavera, vivendo anche sei mesi per anno tra Cina, Taiwan e Giappone. In Asia mi perdo in un mondo così diverso da farmi trascinare dalla corrente e la cosa mi piace molto.
FP: Non scatti solo reportage e immagini per l’editoria, ma anche molte campagne Adv e Corporate, e architettura. Che differenza c’è fra i diversi tipi di lavoro? Come li affronti?
AR: Le differenze non sono più così marcate come si potrebbe pensare. La comunicazione pubblicitaria esplora diverse forme espressive , l’architettura nel suo modo di lavorare lo spazio è diventata liquida, plastica nelle forme pur essendo fatta di materia. Se c’è una mia predisposizione alle varie discipline, questa credo nasca dalla relazione che il mio occhio ha con lo spazio, sia nell’adv che nei miei progeti editoriali e personali, la scena diventa una quinta dove può avvenire qualcosa o niente a volte ma è dentro un contesto che guardo e che amo guardare.
FP: Come lavora Alessandro Rizzi? Come procedi? Programmi lo scatto e ricerchi la perfezione di ogni particolare o scatti ad istinto, riprendendo le cose che ti colpiscono nell’ambiente che ti circonda? Cosa ti fa scegliere se scattare o no?
AR:Come accennavo prima lo scatto non è programmato ma è pensato come fosse il momento di una narrazione. Io ho in mente una mia trama, ovvero ciò che mi interessa e ciò che non mi interessa ma non parlo di fatti parlo di potenziale.
Mi interessa tutto se si verificano una serie di condizioni che amabilmente Joseph Koudelka ha chiamato “ Il Potenziale della situazione”, quando il tanto o il poco che accade, accada nel modo migliore possibile, con una poesia o una forza che esisterà solo in quel momento.


FP: Nei tuoi scatti si coglie una sensibilità per la luce caratteristica e particolare. Moltissime delle tue immagini di reportage sono contraddistinte da un uso della luce naturale che ricorda i set cinematografici e le luci da studio. Ci racconti il rapporto di Alessandro Rizzi con la luce?
AR: Ci sono 3 tipi di luce da cui sono rapito, quella delle case, che vorrei sempre soffusa e calda, quella lattiginosa dell’Emilia che mi piace ma per periodi non troppo lunghi e quella tagliente del sole che fa ciò che vuole, taglia e sparisce a volte in un attimo a volte disegna paesaggi mentali, come nel sud degli Stati Uniti dove l’anno scorso ho scattato un ADV per Janus Group, proprio vicino a Paris Texas dove Wim Wenders ha ambientato uno dei suoi film più famosi.
Lascio che la luce mi meravigli ma non so manipolarla, lascio che sia quella che è, sono sicuro che è molto più bella e ricca di dettagli di quanto ancora non abbia capito. Forse proprio per quel discorso sullo spazio come set la luce mi appare come una grande parte della scena.
FP: Il mondo della fotografia sta cambiando rapidamente, negli ultimi anni l’avvento delle banche immagini a basso costo e delle foto “free” ha rivoluzionato il mercato. Tu sei rappresentato da grandi agenzie internazionali, le tue immagini sono nelle collection più esclusive di Getty Images, come sta evolvendo la situazione? Quali sono a tuo parere le prospettive per il futuro della fotografia?
AR: Credo che l’evoluzione veloce dei processi di utilizzo e distribuzione delle immagini stia prendendo la forma che avrà per i prossimi anni. E’ un momento difficile e interessante nella storia della fotografia.
A mio avviso rimarranno 2-3 player mondiali a livello di agenzie distributive, come esempio Getty e una piccola moltitudine di soggetti iper specializzati , alcuni stanno venendo acquisiti da Getty stessa, altre fanno della nicchia la propria forza.
Dal punto di vista della produzione, essendosi abbassati i budget per la realizzazione delle idee, solo piccole agenzie cosiddette Boutique, ovvero strutture snelle con pochi fotografi di grande qualità e poco personale all’interno, avranno un ruolo determinante. Per le altre prevedo una brutta fine come purtroppo appena avvenuto alla mia ex agenzia Grazia Neri.


FP: Come sai uno dei campi di cui si occupa FotografiaProfessionale.it è la post-produzione. Le tue immagini sono molto naturali, molto pulite e post-prodotte con molta misura ed attenzione, come lavori? Che rapporto hai con la post-produzione ed il ritocco?
AR: Grazie per la descrizione che fai delle mie immagini. Non ho una tecnica di postproduzione particolare nella quale riconoscermi. Postproduco le mie immagini attento a non calcare troppo la mano su effetti di contrasto o di colore, apprezzo la naturalezza delle stampe ottenute via negativo e il background da cui arrivo, viene da ore di stampa colore in camera oscura.
La libertà espressiva a cui si accede attraverso la post è incredibile e ne sono assolutamente sedotto, ho l’idea che tutto sia possibile ma ne vanno stabiliti i limiti precedentemente.
In sostanza mi interessa capire come si sposa il progetto che si ha in mente con l’idea del colore che questo progetto si porta dietro.


FP: Che consigli ti sentiresti di dare ad un fotografo che tenti la strada della foto editoriale o di reportage? Come si entra in una grande agenzia o in un grande giornale a proporre i propri lavori?
AR: Gli strumenti sono gli stessi per tutti almeno dal punto di vista della visibilità. Serve un sito internet come biglietto da visita nel caso non ci siano agenzie dietro.
Dopo la lunga esperienza in GraziaNeri mi è capitato di essere chiamato da Getty e ora da Bill Charles per cui non saprei davvero come proporsi a una grande agenzia.. Anche se credo in un po di promozione personale so bene che ci vuole tanta fortuna e un modo intelligente o innovativo di presentarsi.. Naturalmente quando c’è una rete di persone che ti conoscono e ti stimano tutto diventa più facile ma la stima la si costruisce su un buon lavoro e non sugli aperitivi come molti credono.
FP: In mezzo ad un panorama piuttosto omologato spuntano alcuni fotografi con personalità ed idee, si vedono cose nuove, ma anche tante copie di fotografi di successo,
dove sta andando la fotografia?
AR:Penso sia normale un panorama variegato, l’accessibilità dei modelli di riferimento via web, il basso costo delle attrezzature che consente a tutti di sviluppare idee con alta qualità realizzativa, la postproduzione e altri fattori fanno del mondo della fotografia un terreno di esplorazione.
A mio avviso la fotografia sta cercando di capire a quali tavoli è ancora invitata a cena e a quali non è più gradita, almeno nella forma che conosciamo, forma che ha teso a ripetere se stessa ma che oggi da pochi risultati.
FP: So che in queste settimane sei in Giappone, stai lavorando a un progetto in particolare?
AR: Si sono a Tokyo da alcune settimane per la realizzazione di un progetto per Fotografia Europea 2010. (www.fotografiaeuropea.it)
Mi è stato chiesto di produrre una mostra che fosse in linea con l’idea del curatore, Elio Grazioli, legata al tema dell’incanto nella contemporaneità.
Ho una buona conoscenza di Tokyo, della sua vita e dei sui meccanismi; Avevo già iniziato un progetto ispirato dai romanzi di Aruki Murakami, A sud del Confine a Ovest del sole e la scelta di continuare quel lavoro e espanderlo mi è venuta immediata, poi una volta qui ho scoperto che lo stesso Grazioli aveva pensato a Murakami parlando di Incanto.
FP: Domanda d’obbligo che ti rivolgo per gli appasionati e per chi segue il tuo lavoro. Con quale macchina fotografica lavori per i tuoi scatti di street photography e più in generale per i progetti Personali ?
AR: Ho una passione particolare per la Makina Plaublel 670 che uso in situazioni e per lavori particolari ma da molti anni mi muovo e lavoro con Leica M, prima l’M6 usata proprio nel mio primo viaggio a Tokyo (2003) e con pellicole a colori e ora con la M digitali.
La M8 di cui sono un felice possessore e ora la M9 che ho avuto modo di provare qui a Tokyo. La M9 mi è sembrata ancora migliore, feeling immediato che riporta allo scatto della M6, qualità ottima dei file e naturalmente la facilità di pensare in full frame.
Aspetto curioso di provare la S2, facendo una street photography che ha una forte relazione con l’architettura, potrebbe essere la macchina con la quale fare tutto, avendo anche nel corredo futuro alcune ottiche decentrabili e diminuire il carico di peso sulle mie spalle che inizio a sentire
FP: C’è una domanda che avresti voluto che ti facessi e che non ho fatto?
No mi sono divertito a risponderti e poi non abbiamo un intervista a ogni release di fotografia professionale ? Ci tengo alle promesse…
Ringraziando Alessandro per la disponibilità, vi invito a vistare il suo sito www.alessandrorizzi.com per godere di tutte le fotografie che non abvbaimo potuto pubblicare in questa intervista.
Appuntamento alla prossima intervista di FotografiaProfessionale.it
RITOCCARE IL RITRATTO in PREVENDITA!
Eccoci qui con un nuovissimo corso! Da oggi è disponibile per l’acquisto in prevendita il corso in due parti “Ritoccare il Ritratto - Tecniche avanzate di ritocco per il ritratto fotografico”.

Un corso fantastico, oltre 4 ore di tecniche per il ritocco che io uso ogni giorno per la correzione delle immagini dei miei clienti.
L’ideale continuazione del corso sulle Basi del Ritocco per il Ritratto, con tecniche più avanzate, più approfondite, nuove, studiate appositamente per ottenere il migliore risultato minor tempo possibile.
Oggi questo corso è disponibile in prevendita ad un prezzo incredibile, diviso in due parti, acquistabili separatamente oppure in accoppiata con un ulteriore sconto. Come per i corsi precedenti è inoltre disponibile la versione in DVD che comprende ulteriori contenuti in omaggio. Il corso sarà disponibile per il Download, e spedito a chi lo ha acquistato in DVD a partire dal 6 Ottobre.
Sono molto curioso di leggere i vostri commenti a questo corso, perchè credo che sia ancora meglio dei precedenti,
il percorso di FotografiaProfessionale è stato un percorso in crescita, e questo corso ne è l’ideale prosecuzione.
Ho cercato in questo corso di fornire non solo delle nozioni tecniche, ma anche e soprattutto un contributo in esperienza che vi possa aiutare a costruire quel metodo di lavoro personale che poi è patrimonio di ogni fotografo e ritoccatore. Spero che vi piacerà, e sono veramente ansioso di scoprire al vostra opinione.
Dovrò aspettare fino al 6 ottobre.
Intanto vi consiglio di acquistare il corso in prevendita, perchè i prezzi sono MOLTO più bassi, sul corso singolo risparmierete 50 euro, sul Bundle che vi propone l’acquisto dei due corsi in accoppiata potete risparmiare 80 euro.
A presto, buoni scatti e buon ritocco!!!
Simone
Intervista a Massimo Costoli
Come promesso iniziamo oggi una serie di incontri e interviste con fotografi e professionisti del settore. Queste interviste ci accompagneranno lungo un percorso che toccherà diversi stili e diverse “sponde” del mare della fotografia professionale italiana ed estera.
Il nostro percorso inizia con una lunga intervista a Massimo Costoli, fotografo italiano che ha firmato scatti per grandi firme della moda italiana, da Moschino a La Perla, Guru e tanti altri, e campagne Adv per grandi marche, oltre a decine di editoriali per le più importanti riviste del settore fashion.
Max è anche un amico, ed era naturale che il primo a trovare spazio su FotografiaProfessionale.it fosse proprio lui.


FP: Ciao Max, molti ti conoscono già per aver visto il tuo lavoro, ma raccontaci un po’ chi è Massimo Costoli?
MC: Sono Nato a Reggio Emilia, nel 1968, dopo il diploma ho iniziato a lavorare come assistente in uno studio di fotografia pubblicitaria della mia città. Ma sono durato poco, dopo un anno ero già sulla strada per Milano per continuare a fare esperienza nel mondo della fotografia e allargare i miei orizzonti, cercare nuove opportunità.
Dopo due anni sono tornato in emilia, a Parma, e ho collaborato con un importante fotografo pubblicitario e di still-life, al quale devo tutto quel che so del mestiere di fotografo.
Ora lavoro fra Reggio e Milano, e trascorro le settimane libere in Salento, per ricaricare le pile…
FP: Un storia professionale in continua evoluzione quindi, ma come hai scoperto la fotografia?
MC: Per caso, fu mia madre a regalarmi la prima macchina fotografica… neanche il tempo di capirne il funzionamento e stavo già scattando come un ossesso, fotografando tutto quello che avevo intorno… si può dire che fu un colpo di fulmine…
E fu sempre mia madre, al termine dell’ultimo anno di superiori, a presentarmi un suo amico fotografo, che ebbe la folle idea di assumermi come assistente tuttofare.
FP: Hai scattato per le più importanti riviste di moda, e per aziende come Moschino, La Perla ecc… Come è avvenuto il tuo “incontro” con il mondo della moda?
È stato un colpo di fortuna, una cosa improvvisa o una conquista ottenuta con anni di gavetta?
MC: Anche questo fu un caso: un mio amico che faceva lo stilista doveva realizzare un catalogo, e non aveva un gran budget a disposizione. Quindi mi chiese di ritrarre alcuni soggetti che indossavano i suoi capi… forse uno dei miei lavori più belli… e da lì è iniziato tutto. Read the rest of this entry »
Da fotografo a ritoccatore, domande e risposte.
Come scrivo spesso, il successo di FotografiaProfessionale è costruito sull’interazione diretta e costante con voi. I corsi vengono modificati e perfezionati in base alle vostre richieste e ai vostri consigli e alle vostre indicazioni, e il blog vive dei vostri commenti e delle vostre domande. Per questo, quando qualche giorno fà ho ricevuto la mail di Fred, ho pensato che fosse gisuto pubblicare le sue domande e le relative risposte sul blog, per permettervi di commentare e partecipare alla discussione. Fred è un fotografo dai progetti interessanti, che dopo aver sperimentato i miei corsi di fotoritocco ha sentito l’esigenza di avere alcuni chiarimenti e di scambiare un po’ di idee su fotografia, postproduzione e ritocco. Eccovi le domande e le risposte, senza filtro, come sempre.
Fred: Molto semplice, io lavoro per comodità con una Nikon d70 circa 6-7Mpix, ora la prima domanda riguarda proprio questo, che risultati si possono ottenere con una macchina simile? Credi si possano raggiungere risultati altamente professionali,parlo di prodotti adv-beauty-fashion-still etc.etc. ??
Simone: Non conosco benissimo la Nikon d70, ma mi sono documentato presso alcuni amici fotografi ricevendone impressioni positive, limitatamente all’uso semi-professionale,
mi è stata descritta come una macchina abbastanza “rumorosa”, cioè con una grana piuttosto evidente e, anche se un po’ datata, con una buona qualità di scatto.
Ora, io credo che la macchina non faccia il fotografo. La fotografia è visione ed idea, saper cogliere l’emozione e l’attimo e saperli trasmettere… la tecnica e la tecnologia a mio parere
sono gli strumenti che permettono al fotografo di esprimere la propria visione e trasferire in immagine la propria idea.
Il risultato altamente professionale del quale parli tu, necessita chiaramente di immagini di alta qualità e di definizione perfetta, perchè se è l’idea che conta, anche la qualità “tecnica” dell’immagine deve essere adeguata. Proprio perchè si parla di risultato “altamente professionale” credo che non si possa prescindere da un’attrezzatura adeguata, che ti permetta di esprimere al meglio le tue capacità.
Questo non vuol dire che tu sia costretto a spendere migliaia di euro in macchina fotografica e ottiche, molti, moltissimi fotografi professionisti lavorano con attrezzature noleggiate da service.
Puoi tranquillamente noleggiare una macchina top di gamma, tutte le ottiche che ti servono e le luci da uno qualsiasi di questi service che sono diffusi su tutto il territorio nazionale,
senza affrontare l’investimento dell’acquisto.
Io ti consiglio di provare, prova a noleggiare la macchina migliore sul mercato, le ottiche che hai sempre sognato e due luci fantastiche, poi scatta lo stesso soggetto con la d70 e la tua attrezzatura e con l’attrezzatura noleggiata. A quel punto potrai valutare il risultato in maniera obiettiva. Io credo che, come ho già detto, la macchina non faccia il fotografo, ma un grande fotografo ha bisogno di una attrezzatura adeguata.
Fred: Vedo immagini veramente strabilianti, mi riferisco a Erwin Olaf, Eugenio Recuenco e simili, possibile che sia fatto tutto in fase di scatto??? Dimmi di no ti prego altrimenti lancio tutto dal balcone.
Simone:Erwin Olaf è uno dei fotografi che ammiro maggiormente, e Recuenco ha una fantasia nella composizione che invidio.
Le loro immagini sono ritoccate, post-prodotte con grande attenzione e cura da professionisti capaci e competenti. Un’immagine come quelle di Olaf e Recuenco parte però da un processo creativo complesso, si parte da un’idea iniziale che viene poi sviluppata attraverso un lavoro in fase di scatto che deve già tenere conto della post-produzione che verrà applicata. L’obiettivo deve essere quello di fare in scatto il più possibile, e in post-produzione andare a migliorare, correggere e perfezionare, non a stravolgere. Il progetto di una immagine di quel tipo deve comprendere la post-produzione già dalla nascita, tenendo conto di tutte le variabili che comporta ed andando a realizzare uno scatto che sia propedeutico alla post che si intende applicare e una post che sia complementare allo scatto, rafforzandone la forza comunicativa senza modificarne il messaggio.
Ricorda poi che dietro le immagini di questi fotografi (in particolare Recuenco) ci sono grandi budget di produzione, un grande lavoro di scouting per le location, di styling e di creazione del set. Non si possono ottenere risultati dello stesso livello prescindendo da uno staff di supporto competente e, di conseguenza, da budget adeguati. Non pretendere quindi di ottenere gli stessi risultati da subito, concentrati nel ricercare la stessa qualità di luce e di post-produzione in scatti più semplici, essenziali, meno impegnativi sotto il piano logistico e organizzativo.
Fred: Le mie immagini, se le ingrandisco troppo perdono definizione, i colori si spappolano e la qualità dell’immagine va a farsi benedire, in alcuni casi ho attenuato questo problema montando ottiche (analogiche) un pochino più qualitative,ma insomma sono molto lontano da quelle immagini di cui parlavo prima..che fare???
Simone: Ci sono diversi metodi per migliorare un’immagine dopo averla interpolata (ingrandita in digitale), ma nessuno mantiene la qualità dell’immagine, e Photoshop non è in grado di inventare pixel che non esistono, quindi, soprattutto nelle zone di “contrasto”…sfoca e uccide il dettaglio. Esistono plug-in e applicazioni che lavorano in modo specifico nel miklgiorare la qualità delle immagini ingrandite. Il risultato milgiora sensibilmente, ma non raggiungerà mai l’effetto di un file scattato a formato. L’unica soluzione vera temo che sia due risposte più su, prova a noleggiare una macchina che ti permetta di scattare immagini di dimensioni maggiori e di incisione migliore. Altrimenti dovrai trovare un tuo stile, che renda il livello di dettaglio dell’immagine insignificante, e comunichi in altro modo (attraverso il dinamismo, il colore, una grana particolare, il BN….) la tua “vision” fotografica.
Fred: La post io non la digerisco, mi spiego meglio, ho improntato per anni tutti i miei sforzi verso l’illuminazione, arrivando a buoni risultati, ora però vedendo e paragonando i miei a quelli di altri (professionisti) mi chiedo c’ho capito veramente qualcosa??? L’attrezzatura…luci (flash) macchina, pixel, pc quanto contano ai fini di un ottimo risultato???
Simone: Come già detto, l’attrezzatura conta, un’eccellente macchina fotografica non può trasformare un fotografo mediocre in un grande fotografo.. Neanche in un buon fotografo, un fotografo mediocre rimane mediocre anche con un dorso Hasseblad.
Ma, al contrario, una attrezzatura insufficiente può rendere le foto di un grande fotografo non adatte all’uso professionale. L’attrezzatura deve essere adeguata almeno all’uso che si vuol fare delle immagini (non si può scattare le immagini per un manifesto 6×3 con una compatta automatica e pretendere che non siano sgranate…), e se possibile, dovrebbe essere adeguata al talento del fotografo.
Vale lo stesso discorso per la post-produzione, a volte mi chiedono “Ma posso fare la post delle mie foto con Gimp sul mio vecchio pc portatile?” Si, certo. “Ma otterrò un risultato veramente professionale?” Ovviamente no.
Tu dici che non digerisci la post-produzione, ma credo che questo sia dovuto ad un approccio errato, e molto diffuso, alla correzione e al fotoritocco delle immagini. Mi spiego, a mio parere devi cercare di vedere la post-produzione come uno strumento fotografico. Quando pensi una fotografia, quando prepari lo scatto, scegli l’obiettivo, il tipo di luce, l’esposizione, in base al risultato che vuoi ottenere. L’uso corretto dei diversi strumenti e delle diverse componenti ti permette poi di avere un risultato più o meno coerente con l’idea iniziale. Lo stesso dicasi per la post-produzione. È uno strumento che, se usato bene, ti permette di ottenere risultati che hai pensato già al momento dello scatto, è uno strumento che ti deve permettere di valorizzare il lavoro fatto in scatto, non di stravolgerlo. Come per imparare ad usare una macchina fotografica o il corretto uso delle luci, anche la post-produzione ha bisogno di applicazione, lavoro, studio, formazione…
Fred: Tempo fa per un pò di tempo fui uno degli assistenti di un fotografo professionista a Milano, e ricordo che l’immagine come per magia si trasformava, lo scatto era in un modo mentre il prodotto finale era tutt’altro, dopo che il suo assistente ritoccatore ci metteva le mani..naturalmente lui (il fotografo) non lavorava con una d70, ma un medio formato con dorso Hasselblad digitale, la foto diventava una classica immagine pubblicitaria.
Ora, la domanda è questa …chi è il professionista e chi l’assistente??
Simone: Entrambi. Sono entrambi professionisti, ognuno nel suo campo. Un grande fotografo oggi avrebbe bisogno di un grande ritoccatore, molto spesso invece le foto di grandi fotografi vengono post-prodotte da dilettanti, o dal fotografo stesso che avendo un’esperienza decennale di fotografia crede di poter usare i software di ritocco senza nessuna formazione preventiva, a volte con risultati tragici… Quindi, sempre di più, è necessaria grande professionalità in entrambi i campi, uno scatto eccellente MERITA una post-produzione dello stesso livello, e il fotografo che lo capisce e si affianca ad assistenti dalla grande professionalità nel ritocco merita rispetto.
Ma siamo chiari. Come dicevo prima entrambe le componenti devono essere di grande livello, ma c’è una differenza fondamentale: uno scatto eccellente senza post-produzione rimane uno scatto eccellente (una post fatta male può rovinarlo), uno scatto mediocre, anche con la migliore post-produzione possibile, rimane uno scatto mediocre, al massimo discreto… La qualità dello scatto è e rimane la discriminante fondamentale fra una grande fotografia e una fotografia mediocre. Una post-produzione altamente professionale (e magari anche dal buon apporto creativo) può rendere fantastica una foto già ottima, ma non può farlo con uno scatto pessimo.
Quindi, riguardo all’esempio da te portato, sicuramente il lavoro del ritoccatore può migliorare (e di molto) uno scatto, ma la base DEVE essere buona, altrimenti si può solo cercare (in post-produzione) di creare effetti, toni, contrasti, luci e ombre talmente forti e di impatto da distogliere l’attenzione dalla reale qualità della foto.
Mi ripeto, la ricetta perfetta è: un grande scatto nelle mani di un ritoccatore professionista, un fotografo di talento + un ritoccatore di talento.
Fred: Voglio arrivare ad ottenere immagini professionali….che fare??? Premesso che uso ancora Photoshop CS2 e la Nikon d70..con questa attrezzatura (scarsa) si può arrivare ad ottenere immagini professionali partendo da uno scatto mediamente buono???
Simone: In gran parte ti ho già risposto, ma riassumo il discorso in breve.
Per ottenere un risultato veramente professionale ti servono: un’attrezzatura adeguata, che sia di proprietà o a noleggio, una location adatta e una modella professionista, una post-produzione accurata e professionale.
L’attrezzatura, come già detto, è un problema che si risolve con poche centinaia di euro (a seconda della dotazione scelta) da far pagare al cliente i caso di lavoro su commissione, da investire privatamente nel caso di una ricerca personale.
La location è facilmente ottenibile gratuitamente, basta avere pazienza, farsi molti amici (…) e saper vedere in una vecchia casa dai muri scrostati il set ideale per ricreare una scena fantastica. La modella è spesso considerata un fattore di scarsa importanza, tanto si corregge con Photoshop ecc..ecc… Niente di più sbagliato, una ragazza (o un ragazzo) professioista e abituata al set, bella, brava e professionale, fa spesso la differenza VERA fra una grande foto e uno scatto insoddisfacente. Quindi, se hai un budget ridotto, risparmia sulla location, ma non sulla modella.
Infine la post-produzione. Qui siamo nel mio campo, quindi mi permetto di essere categorico
Non serve l’ultima versione di Photoshop per correggere una scatto a livello professionale. Il 90% delle tecniche che io uso sfruttano strumenti e funzioni che esistono già dalle prime versioni di PS. È invece molto importante una formazione completa e professionale, che deve partire dalle basi e sviluppare i campi di intervento che ti interessano di più (cromie, correzione pelle, luci e contrasti tonali ecc…), per poi piano piano ampliare le tue conoscenze a tutto lo spettro delle correzioni possibili con Photoshop. Come dicevo una pessima post-produzione può rovinare un grande scatto, quindi è essenziale che le tue competenze in questo campo siano adeguate al risultato che vuoi raggiungere. Per esperienza personale ti posso dire che ho iniziato a lavorare con Photoshop nel 1992 e ancora oggi faccio corsi di aggiornamento e perfezionamento e studio tecniche nuove. E ogni giorno scopro una combinazione di tecniche, o l’uso differente di uno strumento o di una regolazione, che mi permettono di ottenere risultati nuovi e diversi. Non si è mai finito di imparare e di perfezionare le proprie conoscenze.
Questo non vuol dire che la post-produzione sia un campo inaccessibile a tutti e che necessita di anni e anni di studio, le basi del ritocco si possono acquisire in pochissimo tempo, e in breve si possono perfezionare tecniche realmente professionali. L’importante è che le basi siano corrette.
La cosa veramente positiva che traspare dalle tue domande è la volontà di apprendere e migliorare, e l’obiettivo che hai di ottenere un risultato di grande livello, il tuo atteggiamento è già un primo, grande passo, verso il successo, non ti arrendere e continua a lavorare per raggiungere il tuo obiettivo!
(a corredo dell’articolo uno scatto in due parti di Fred)
Dal RITOCCO della PELLE al RITOCCO del RITRATTO, due corsi di Photoshop molto diversi.
Ciao a tutti,
alcuni di voi, in questi giorni, mi hanno scritto chiedendomi “Simone, ma che differenza c’è fra il corso di Photoshop “Tecniche avanzate per il ritocco della Pelle” e il nuovo corso “Ritoccare il Ritratto”? Ha senso che io acquisti il nuovo corso o sono le stesse tecniche quelle che vengono spiegate nei due corsi?
Altri ancora mi hanno chiesto “Ma il corso Basi per il Ritocco del Ritratto” e il corso “Ritoccare il Ritratto” sono la stessa cosa?
Rispondo con ordine, così da chiarire un po’ le idee a tutti ed evitare equivoci.
“Ritoccare il Ritratto” (il nuovo corso in offerta fino al 5 Ottobre) e il precedente corso di “Tecniche avanzate per il Ritocco della Pelle” sono COMPLETAMENTE DIVERSI, vengono spiegate nei due corsi tecniche che hanno ben poco a che vedere l’una con l’altra.
Le uniche cose che i due corsi hanno in comune sono: L’autore, il fatto che tutti i corsi sono realizzati per Photoshop CS4 (e facilmente utlizzabili anche da chi possieda versioni precedenti), e il livello credo ottimo in entrambi i casi.
In RITOCCARE IL RITRATTO 1e 2 vengono affrontate TECNICHE AVANZATE che non hanno nulla a che vedere con il ritocco della pelle, si parla di SCOLPIRE IL DETTAGLIO, lavorare con attenzione su ESPOSIZIONE e CONTRASTI TONALI, ottenere con facilità particolari TONALITÀ CROMATICHE… il tutto dedicato al ritratto, che sia maschile, femminile, nuziale o di famiglia.
E allora, Basi per il Ritocco del Ritratto e RITOCCARE il RITRATTO (1 e 2) sono la stessa cosa?
Assolutamente no! Basi per il Ritocco del Ritratto è un corso gratuito, molto interessante, che vi invito a scaricare e guardare PRIMA di acquistare e guardare RITOCCARE il RITRATTO 1 e 2.
In “Basi per il Ritocco…” vengono affrontati i primi rudimenti e viene data un’infarinata sul metodo di lavoro… RITOCCARE il RITRATTO 1 e 2 è un vero e proprio STRUMENTO di LAVORO PROFESSIONALE, con tecniche avanzate, trucchi e segreti che io utilizzo realmente ogni giorno per i miei ritocchi.
Se volete imparare a correggere i ritratti in questo modo è RITOCCARE il RITRATTO 1 e 2 il corso di Photoshop che fa per voi!
Spero di avere chiarito i dubbi di molti, sono a disposizione per ogni altra domanda avrete da pormi.
Ciao e buon lavoro a tutti.
A presto
Simone
Grande successo per “Basi di Ritocco del Ritratto”
Il nuovo corso gratuito di FotografiaProfessionale è stato scaricato in pochi giorni da oltre 600 utenti,
un altro grande successo, che ci conferma che la strada è quella giusta, e ci sprona a continuare, proponendo prodotti sempre migliori esempre più professionali.
Questo successo ci conferma anche che c’è uno “zoccolo duro” di affezionati ai corsi gratuiti di FotografiaProfessionale.it, e noi continueremo a produrre corsi, tutorial ed ebook gratuiti, alternandoli ai corsi a pagamento e, in un futuro forse non molto lontano, ai corsi LIVE.
Attendo i vostri commenti sul corso e le vostre immagini corrette per commentarle insieme, quindi esercitatevi, e preparatevi al corso di Tecniche Avanzate per Ritoccare il Ritratto che sarà disponibile già da stasera in prenotazione.
Un corso fantastico, che prosegue la strada di “Basi di Ritocco per il Ritratto” ampliandola notevolmente e applicando delle tecniche che cambieranno il vostro modo di correggere i ritratti fotografici.
Non perdetevelo!
A presto
Simone
Bentornati! Si ricomincia dal ritratto!
Ciao a tutti e bentornati dietro al monitor e alla tastiera! Dopo settimane fra spiagge e mare, monti e città d’arte, siete pronti a ricominciare?
Noi di FotografiaProfessionale.it abbiamo lavorato tutta l’estate per voi (non proprio tutta dai…) e abbiamo preparato una nuova serie di corsi e tutorial che, credo, vi piaceranno molto e soprattutto vi saranno molto utili.
Iniziamo con un corso gratuito, un video di quasi 40 minuti, accompagnato da manuale in PDF e immagine ad alta risoluzione in omaggio. Basi di Ritocco per il Ritratto vi permetterà di iniziare a prendere dimestichezza con la correzione del ritratto, ponendo le basi per un lavoro più approfondito. Vedremo insieme come organizzare il lavoro, quali sono le valutazioni da fare e i passi da compiere per affrontare nel giusto modo il ritocco. Impararemo insieme alcune tecniche e i processi di lavoro coretti, apprenderemo come evidenziare le caratteristiche principali del soggetto e come valorizzarle.
Basi di Ritocco per il Ritratto sarà l’introduzione ad un corso più ampio e completo in due parti “Ritoccare il ritratto” che uscirà fra poco, nel quale affronteremo invece tutte le tecniche più complesse e avanzate per il ritocco del ritratto fotografico.
Basi di ritocco per il Ritratto sarà disponibile per il download GRATUITO entro pochi giorni, non fatevelo scappare!
A presto per novità e aggiornamenti.
Simone
Tecniche Avanzate Ritocco Pelle: i ritocchi di Haller!
Come promesso, anche se con qualche giorno di ritardo, iniziamo a pubblicare i ritocchi realizzati da voi, dagli utenti del corso “Tecniche Avanzate per il Ritocco della Pelle”.
Abbiamo ricevuto molti feedback positivi e anche qualche critica, utilissima per migliorare il corso e renderlo sempre più utile e rispondente alle necessità di chi lavora con il fotoritocco, ma anche adatto alle esigenze di chi ritocca per passione o per divertimento.
Il corso è stato aggiornato e tutti i precedenti acquirenti hanno ricevuto i link per scaricare nuove texture e nuovi pattern, oltre ad una azione per il ritocco rapido della pelle molto utile per velocizzare le fasi di lavoro più standard. Continueremo a migliorare ed aggiornare i nostri corsi, e a seguire (quando possibile) tutti i vostri consigli. Grazie a tutti per il contributo!
Come dicevo abbiamo ricevuto molti feedback, e anche molte immagini ritoccate da voi seguendo i metodi ed utilizzando le tecniche del corso, iniziamo oggi a pubblicare le immagini ritoccate da Haller, fotografo con una mano notevole per lo still-life (potete trovare i suoi scatti su Fotolia), e un ottima applicazione al ritocco.
Pubblichiamo i sui ritocchi cogliendo l’occasione per fare così i commenti del caso e inidicare qualche possibile miglioramento nell’uso delle tecniche.
Iniziamo dalla foto contenuta nel package di “Tecniche avanzate per il ritocco della pelle”, sulla quale vengono effettuati tutti i ritocchi del corso stesso.
Il lavoro di ritocco è sciuramente ben fatto, il viso è piulito e i difetti più importanti sono stati eliminati, la cromia dell’incarnato è piacevole. Il risultato nel complesso ben riuscito.
Un paio di cose sono però migliorabili: la differenza di evidenza della texture pelle fra zone in luce e zone in ombra del viso è eccessiva. Nelle zone in ombra la texture è molto evidente, nelle zone in luce spesso scompare. Io alleggerirei appena la texture sul lata dx (della modella) del viso, in oparticolare di fianco alla bocca, e riporterei invece un accenno di texture sul lato sx (della modella) del naso e del mento.
Inoltre eliminerei i due piccoli nei sul collo e cercherei di correggere le piccole imperfezioni che si possono notare nelle aree vicino alla linea dei capelli sulla sx (della modella) del viso.
Si tratta di piccoli dettagli, lo ripeto, nel complesso di un ritocco ben fatto. Mi sembra giusto però, una volta raggiunto un buon livello, lavorare per il raggiungimento di un livello superiore, ed essere esigenti con chi, come Haller, dimostra buona tecnica e ottimi risultati.
Procediamo quindi con la seconda immagine, scaricate dal web.
Si tratta della foto di una modella con evidenti difetti morfologici, un naso piuttosto grande che contrasta con il mento sfuggente, che possiamo ritoccare o meno, a seconda della nostra “filosofia” personale e del nostro gusto.
In questo caso il ritocco sull’incarnato è stato probabilmente eccessivo, la differenza fra la texture del viso e quella del collo è troppo evidente. Pur essendo il risultato piacevole, sarebbe bene riportare ad un aspetto più realistico il viso, in due possibili modi: a) inserendo una texture pelle più “allargata” in modo da ottenere pori più grandi e una texture più “grezza” oppure, b) abbssando l’opacità dei livelli di texture e sfocatura per riportare in superficie un po’ della texture originale.
Inoltre è il caso di ritoccare i piccoli difetti del collo per attenuare ulteriormente la differenza fra le due aree.
Questo caso è abbastanza tipico, su immagini non enormi, scaricate magari dal web, capita che l’applicazione “letterale” della tecnica di “reskinning” porti ad un effetto troppo pulito e unifoprme sull’incarnato. Modificate le dimensioni e l’incidenza della texture per ottenere risultati più realistici.

Passiamo quindi al terzo scatto. In questo caso mi sento di aver veramente poco da consigliare ad Haller, la correzione è ben fatta, il risultato piacevole, il tono dell’incarnato è stato modificato, tendo però conto anche dei toni in tutta l’immagine, con un risultato più caldo che a me piace molto. A seconda dei gusti personali c’è chi potrebbe trovare in questa immagine un eccesso di toni gialli e magenta, e la base di partenza già buona ha sicuramente aiutato, ma il risultato è sicuramente ottimo.
Concludiamo con un “esperimento” cha Haller ha voluto tentare, interessante, e utile per ricordare a tutti un paio di accorgimenti importanti.

Come ho già scritto, la tecnica del reskinning può essere utilizzata per applicare alla pelle una qualsiasi texture, anche di animale, o di frutto… In questo caso si è preferito procedere con la corezione della pelle per poi applicare un “colorize” all’incarnato. Se l’effetto che si vuole ottenere è quello della ragazza “vegetale”, cioè con la pelle verde, allora è necessario stare più attenti alla maschera, per evitare i piccoli buchi e le imperfezioni, e lavorare anche sul resto dell’immagine in modo che i toni non siano così diversi, il verde deve incidere anche sull’interno della palpebra e nell’area delle sopracciglia.
Se invece (come credo più probabile vista la perizia dimostrata da haller in altri casi) l’intezione era quella di dare un effetto di viso colorato, mascherato, pitturato con i colori a dito… allora andiamo meglio, ma… perchè c’è un ma…
Ma è necessario lavorare meglio sui particolari. È giusto lasciare qualche area non colorata per dare l’efetto della colorazione manuale, ma devono essere aree più grandi, più evidenti e dai contorni più irregolari. Il contorno delle sopracciclia e degli occhi deve essere più impreciso, si potrebbe escludere dalla colorazione qualche piccola area sotto al naso.
Inoltre l’effetto della vernice sulla pelle deve esere più lucido e “plastico”… come?
Inpareremo presto una tecnica per rafforzre le alte luci in una immagine per dare alla pelle un effetto più lucido e “metallico”,
intando provate così: Aggiungete un livello di riempimento completamente bianco, poi andate ad agire sulle “blending options” (le trovate in basso nella palette del livello sotto l’icona fx).
Andate a modificare l’incidenza del livello bianco muovendo verso destra l’indicatore nero a sx della banda “Underlaying layer” per circa 1/3 della su lunghezza. Poi cliccate sul’indicatore stesso tenedo premuto Alt/Option e spostatevi ancora di un terzo verso destra. Vedrete che l’indicatore si divide in due parti permettendovi di “ammorbidire” l’incidenza del livello bianco.
Il risultato finale dovrebbe essere circa così…

Concludo facendo ancora i comlimenti ad Haller per il buon lavoro svolto, e rimango in attesa di altri elaborati per confrontarci ulteriormente sui progressi fatti e su quelli ancora da fare. Non ho pubblicato tutte le immagini ricevute, per evitare di “monopolizzare” il blog con un solo post, mi sono limitato a quelle che potevano dare buoni spunti per commenti e critiche costruttive.
Presto pubblicherò anche i ritocchi di Tiziano Mayles e di altri, così da parmetervi di confronatre i vostri risultati con quelli degli altri utenti del corso e, per chi ancora non ha acquistato “tecniche avanzate per il ritocco della pelle”, per capire cosa si può fare con un buon corso e un po’ di esercizio.
Ciao a tutti e buon lavoro!
Simone








