Fotografia
Fotogiornalismo professionale VS Citizen Journalism: chi vincerà? (1/3)

COSA NE SARà DEI FOTOREPORTER? (FOTO: HUFFINGTON POST)

22/04/2015
Gloria Soverini
6 commenti ]

Fotogiornalismo professionale VS Citizen Journalism: chi vincerà? (1/3)

La fotografia offre sempre qualche notizia da trattare, vuoi per le novità, vuoi per le tematiche che tornano costantemente e che non si esauriscono mai del tutto, vuoi perché basta una frase letta in un libro per aprire un mondo e farmi venire voglia di approfondire. Oltre questi “input”, quelli che preferisco sono però quelli che mi vengono offerti da messaggi e commenti sulla pagina Facebook di FotografiaProfessionale!

Ecco, è successo proprio così per questa piccola serie di articoli che ho deciso di intitolare “Fotoreporter professionisti VS Citizen Journalism: chi vincerà?”: qualche tempo fa Carola ci ha scritto un messaggio per porre alla nostra attenzione un articolo in cui si chiedeva se la professione del fotoreporter fosse morta. Da lì non ho potuto fare a meno di leggere tutto quello che ho trovato sull’argomento! Quindi… grazie Carola!

Al di là della risposta che ci si può dare in merito (magari sei fra quelli che pensano che ormai la professione del fotografo in generale sia morta, oppure fra chi dice che il professionista vero non potrà mai essere confuso con chi si improvvisa fotografo?), la domanda torna spesso negli ambiti più diversi.
Come sempre, l’interrogativo è sollevato dalla diffusione inarrestabile di immagini sul web e di attrezzature semi-professionali accessibili a prezzi concorrenziali – spesso, per scattare una bella foto basta lo smartphone, come dimostrano i vari contest in merito (in primis, il Sony World Photography Awards e l’iPhone Photography Award).

Il “sono tutti fotografi” è quasi un mantra quotidiano. La circolazione di immagini online ha reso gli esperti del settore decisamente rigidi e guardinghi; si punta il dito alla qualità media, si cercano difetti, ci si barrica dietro alle proprie convinzioni.
Questo succede con i fotografi intesi “genericamente”, ovvero come chi “produce una fotografia”.

Possiamo discuterne all’infinito, ma non è quello che voglio fare… almeno, non qui e non ora 😉
Vorrei invece concentrarmi su come questa diffusione di mezzi (hardware e social media) possa incidere su una delle professioni più difficili e allo stesso tempo affascinanti della fotografia, il fotoreporter, e sul suo mondo, e vorrei farlo in un modo un po’ filosofico (se mi leggi, sai che sono quella “cervellotica” del team! :D), ovvero con 3 articoli che rappresentano, ciascuno:

1. la tesi, sostenuta da molti: il fotogiornalismo è morto
2. l’antitesi, sostenuta dagli irriducibili: il fotogiornalismo sopravvive e sta benissimo
3. la sintesi: la vedremo…

1. Partiamo oggi con la tesi: IL FOTOGIORNALISMO È MORTO.
Chi sostiene questa posizione, lo fa in virtù del fatto che chiunque può ormai documentare un avvenimento, basta avere una fotocamera o un cellulare a portata di mano; il mondo, insomma, è pieno di occhi che registrano quello che succede, sempre e ovunque. Da lì, pubblicare una foto è questione di attimi; la diffusione arriva di conseguenza e con la portata proporzionale a ciò che è stato fotografato.
Spesso, poi, sono le stesse testate giornalistiche ad utilizzare le immagini realizzate dai “comuni cittadini” per veicolare le notizie, avvalorando ulteriormente la tesi che il fotoreporter sia ormai una figura in estinzione.
Il “citizen journalism”, ovvero il giornalismo partecipativo/collaborativo per dirlo in italiano, viene spesso invocato da più parti anche dagli addetti del settore, come Tom Curley, il direttore dell’Associated Press, che nel 2004 si è così espresso:

L’informazione come lezione sta lasciando spazio all’informazione come conversazione.

In Europa è stato l’attentato terroristico nella metropolitana di Londra nel 2005 ad aprire le porte al citizen journalism, grazie alla BBC che per trasmettere la notizia ha utilizzato un’immagine scattata con un cellulare da uno dei testimoni presente in quei momenti.
Cosa dire, per citare un altro esempio, della copertina del Time che recava una fotografia dell’Uragano Sandy scattata con il cellulare e tratta da Instagram?

Il Time e l'Uragano Sandy
La copertina “incriminata” del Time

Come si legge in un articolo del Corriere,

“La mancanza di accuratezza nell’utilizzo dei contenuti realizzati dai cittadini è dovuta alla competizione fra testate”, sostiene Fergus Bell, un giornalista specializzato nell’utilizzo dell’Ugc (User Generated Content, ovvero tutti i contenuti realizzati da comuni cittadini che si sono ritrovati al centro di una notizia). Durante un dibattito dedicato al rapporto fra etica e competitività, Bell si è confrontato con Craig Silverman (Emergent.info), Mark Little (Storyful) e Chris Hamilton (BBC) sull’uso dell’Ugc da parte dei media. Dall’incontro è emerso chiaramente che la vera sfida è riuscire a coprire una notizia il prima possibile senza abdicare all’obbligo di fornire un’informazione corretta. In un’epoca in cui ogni persona con uno smartphone può filmare un evento, il web trabocca di contenuti realizzati dai cittadini, ma questo non semplifica le cose. Anzi: “Come giornalisti – spiega Little – il nostro compito non è più tanto quello di trovare foto, video o testimonianze, ma piuttosto quello di utilizzarle in modo professionale, appurandone l’accuratezza e contestualizzandole. Insomma, dobbiamo elaborare contenuti già presenti nel web, invece che trovarli “.

Quindi, per concludere questa prima parte, si può dire che il fotoreporter sia in via d’estinzione perché:

il “privilegio” di poter possedere un mezzo in grado di scattare delle immagini non è più tale, tutti ormai possiedono un cellulare dotato di fotocamera o una macchina fotografica;
la velocità della condivisione dei contenuti non ha confini, basta un po’ di rete e qualunque contenuto può essere a disposizione nel giro di pochi secondi;
– la concorrenza fra le testate giornalistiche, che basano il proprio successo spesso sulla velocità con cui rendono nota una notizia, fa sì che il loro sguardo sia rivolto al web e ai contenuti forniti dai comuni cittadini.

Se sei d’accordo con la tesi ALZA LA MANO… no, anzi, scrivimelo qui sotto, magari dandomi qualche spunto ulteriore a favore!
Non sei d’accordo? Sei il benvenuto 🙂

Ti aspetto!
Gloria