Fotografia
Blocco della fotografia? Ti presento il Progetto OCOLOY

BLOCCO CREATIVO CON LA FOTOGRAFIA? NIENTE PAURA, C’è L’OCOLOY PROJECT

10/12/2015
Gloria Soverini
6 commenti ]

Blocco della fotografia? Ti presento il Progetto OCOLOY

Disclaimer: questo articolo contiene calci nel sedere, concetti “zen”, pensieri e qualche fotografia 🙂

Veniamo a noi.
Lo chiamiamo “blocco dello scrittore”.
Vale anche per i fotografi, con lo stesso nome? Non lo so, ma credo che ne siamo stati affetti tutti almeno UNA volta nella vita – se non ti è mai capitato, complimenti!

Può succedere anche che nel turbinio degli impegni quotidiani ci si dimentichi della macchina fotografica e della fotografia. Magari passi ore in ufficio, poi la spesa, poi di corsa a casa a preparare la cena o a prenderti cura dei tuoi figli; oppure ti rimetti a lavorare a computer, con la tv accesa a far da sottofondo.
Insomma, il tempo è quello che è.

Proprio ieri, Stefano ci ha scritto un messaggio privato su Facebook:
Grazie per il lavoro che fate!! Mi avete fatto rientrare nel mondo della fotografia!

Io, che sono donna e naturalmente curiosa, gli ho chiesto il motivo del suo allontanamento:
Una serie di impegni, lavoro, club MC, famiglia…. Adesso sto riuscendo a mettere tutto in fila e ritagliare del tempo anche per le foto e la post che sto imparando grazie a voi

Come dargli torto? La vita quotidiana è, onestamente, un casino 🙂
Questo è un bene perché significa che le tue giornate sono piene di impegni e ti dai un sacco da fare, ma… la fotografia?
Ce l’hai quella vocina che ti sussurra all’orecchio, di tanto in tanto. O no? Ecco, ti ricorda che c’è qualcosa dentro di te che si esprime soprattutto quando hai la macchina fotografica in mano e no, NON PUOI IGNORARLA. Anche questo è un bene. Sei una persona creativa, e hai il tuo linguaggio per essere nel mondo oltre ai tuoi impegni.

 

2015 © Gloria Soverini

 

Bello, ok, si vede che hai studiato Filosofia e non hai figli, mi dici.
Vero, ma esco tardi dall’ufficio anche io, a casa mi aspettano le pulizie, due gatti e… un orso. L’orso è abbastanza impegnativo, diciamo.
Il lavoro mi tiene occupata durante la settimana ma anche nel weekend, tra workshop, Accademia di Post, matrimoni e reportage di eventi; tralasciando che ho comunque e sempre la macchina fotografica in mano perché, beh, è il mio lavoro 😀 … al di fuori di questi impegni e del brief che devo seguire per il cliente, dove posso canalizzare la mia creatività? Come e quando posso fotografare quando non lavoro, visto che il tempo che ho a disposizione è poco? LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Il plagio e il furto in fotografia: come individuarli? (2/3)

INDIVIDUARE LE TUE FOTO ONLINE, SI PUò!! (FOTO: HALLPIC)

09/07/2015
Gloria Soverini

Il plagio e il furto in fotografia: come individuarli? (2/3)

Ciao e bentrovato!
Ecco la seconda parte di una guida liberamente tratta ed adattata da un articolo di Robert Baggs pubblicato su www.diyphotography.net, nel quale riportava l’accaduto di una sua fotografia plagiata ad arte; nell’articolo precedente abbiamo parlato di come prevenire e scoraggiare il plagio o il furto delle tue immagini, oggi invece vediamo come utilizzare gli strumenti sul web per individuare eventuali pubblicazioni non autorizzate delle tue fotografie.

 

2. RICERCA

La prevenzione del plagio e del furto è certamente importante e dovresti essere preparato il più possibile… Ma, indipendentemente da ciò, c’è una costante piuttosto evidente in ogni deterrente che abbiamo visto: le tue immagini possono ancora essere rubate!
Infatti, un fotografo può adottare tutte le strategie per sentirsi al sicuro, ma resta la vulnerabilità del suo lavoro è un dato reale: ecco perché importante capire quali sono i metodi che hai a disposizione per trovare eventuali immagini plagiate o rubate.
In primo luogo, come hai visto in chiusura al precedente articolo, Digimarc è un ottimo modo per tenere traccia delle tue immagini e quindi si tratta di un eccellente sistema di individuazione, ma ci sono altre opzioni gratuite che puoi prendere in considerazione 😉

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Fotografia
Il plagio e il furto in fotografia: come difendersi? (1/3)

DIFENDERSI DAL PLAGIO (FOTO: DIARIOMEDICO.COM)

01/07/2015
Gloria Soverini
9 commenti ]

Il plagio e il furto in fotografia: come difendersi? (1/3)

Questa guida è stata liberamente tratta ed adattata da un articolo di Robert Baggs pubblicato su www.diyphotography.net, nel quale il fotografo riportava una situazione in cui, magari, ti sei ritrovato anche tu: una delle sue foto di maggior successo era stata plagiata da un fotografo, che l’aveva ricreata partendo da zero. Stesso soggetto, stessi effetti, stesso… tutto, a partire dall’idea.

La foto originale: "Adversity" © Robert Baggs
La foto originale: “Adversity” © Robert Baggs
Il plagio: "End of Days" © Luke Strothman
Il plagio: “End of Days” © Luke Strothman

Il fotografo in questione non aveva né rubato la sua immagine né ne stava vendendo una “copia”, ma aveva comunque rubato un’idea per cui si poteva certo entrare nell’ambito del furto di proprietà intellettuale.
Come farsi valere legalmente, però, in una situazione di questo tipo? È possibile proteggere le proprie immagini anche in caso di plagio?

Questa guida nasce dall’intento di unire tutte le informazioni più rilevanti in questo ambito, per aiutare te e gli altri fotografi a trovare soluzioni utili ad uno dei problemi che sembra affliggano amatori e professionisti senza distinzioni.

 

Sono 3 le parti principali:

1. prevenzione: primo passo, come prevenire o scoraggiare il plagio o il furto delle tue immagini;
2. ricerca: secondo passo, come individuare e identificare qualunque immagine o idea che sia stata rubata – internet è vasto e trovare le tue immagini dove non le hai pubblicate tu stesso è un arduo compito!
3. reazione: terzo passo, i diversi modi con cui puoi reagire se scopri che una o più delle tue immagini o idee sono state rubate.

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News ed Eventi
WPP Gender Bender: una questione di genere

“JON AND ALEX” – 2014 © MADS NISSEN

04/03/2015
Gloria Soverini
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WPP Gender Bender: una questione di genere

Mi ha scosso, non che tu mi abbia mentito, ma che io non ti creda più.
(F. Nietzsche)

Il fotogiornalismo è da sempre una questione di fiducia: in questo grande bacino, in questo insieme eterogeneo di soggetti, situazioni, momenti, il filo conduttore è proprio la fiducia.
Per metà fotografia e per metà giornalismo, questo potente mezzo di comunicazione di massa deve sottostare alle regole di due mondi, non sempre chiare e chiarite, camminando su un vero e proprio filo sospeso fra
a) il documentare storie nella maniera più veritiera possibile (giornalismo)
b) il farlo tenendo un occhio puntato alle aspettative del pubblico nei confronti delle immagini che si troverà davanti (fotografia come linguaggio).

Solitamente, non si pone così tanto in discussione cosa sia e cosa non sia il fotogiornalismo quanto nei giorni seguenti alla premiazione del WPP, il World Press Photo, come se ci ricordassimo tutti improvvisamente che ci sono questioni ancora (o sempre) aperte che necessitano di essere affrontate in profondità.

Ebbene, mentre da una parte c’è chi si aspetta che una foto documentativa sia corredata da una didascalia che ne completi il senso, o che l’immagine basti a sé stessa per raccontare un fatto (ma la foto arricchisce una notizia divulgata o la sintetizza?), dall’altro c’è chi gioisce della strada che sta imboccando quello che viene definito come “nuovo fotogiornalismo”, più mediato, più riflessivo, forse meno diretto anche quando più brutale.
Non è di questo che si compiace chi apprezza le scelte dei giudici del World Press Photo? LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Annie Leibovitz e il suo “arazzo americano”

ANNIE LEIBOVITZ, AMERICAN MUSIC

31/01/2015
Gloria Soverini
3 commenti ]

Annie Leibovitz e il suo “arazzo americano”

Cominciamo dalla fine, da quello che si può descrivere a parole.
Le dediche di Annie, i ringraziamenti, arrivano in fondo al libro, a pagina 263, quasi a non voler disturbare chi lo sfoglierà dall’inizio con le sue “parole” – meglio, per un fotografo, lasciar parlare prima le immagini. No? Così quando arrivi in fondo e hai ammirato la bellezza di ogni singolo scatto, sai che quei ringraziamenti sono davvero importanti; ultimo, fra tutti, quello alla compagna Susan Sontag, che chiude “American Music”, nella semplicità di un atto d’amore tanto profonda in quanto arriva alla fine.

American Music” è arrivato fra le mie mani sotto forma di regalo di compleanno, impacchettato in un involucro color carta da zucchero con un bel nastro rosso.
Non c’è niente che possa rendere tanto felice un’appassionata di fotografia, musica e libri come il libro di una fotografa dedicato ai ritratti dei musicisti!
Avevo adocchiato questo volume una sera, all’esposizione di un’amica in quel di Modena, dove faceva bella mostra di sé fra pizzi e argenteria; un libro con la copertina rigida, un po’ severa, senza fronzoli.
Lo vorrei, ho detto, e qualche mese dopo sono stata accontentata 🙂

Mi piacerebbe parlarti, ogni tanto, di libri dedicati alla fotografia e ai fotografi; credo che anche tu investa un po’ del tuo budget in “bibliografia”, oltre che in attrezzatura fotografica, per arricchire il tuo bagaglio culturale e per prendere spunto dai più grandi anche senza bisogno di visitare una mostra – visto che il tempo a disposizione e le distanze geografiche non sempre lo permettono.
Non tratterò necessariamente delle ultime uscite, ma anche dei libri che penso dovrebbero essere in bella mostra nella libreria personale di ogni fotografo o appassionato di fotografia nelle sue più diverse accezioni (musica, ritratto, paesaggio, ecc.); oggi “rispolvero”, ad esempio, un volume del 2003.

Porter Wagoner, Nashville, 2001 © Annie Leibovitz
Porter Wagoner, Nashville, 2001 © Annie Leibovitz

Edito dalla Random House di New York, pesa quasi 2 kg ed è un vero piacere da sfogliare con le sue grandi pagine ruvide e profumate.
Apre per prima una foto di Pete Seeger, scattata a Croton-on-Hudson, sulle rive del fiume; Pete il cantante folk attivista americano per antonomasia. Cerata arancione da pescatore, t-shirt blu, cappellino verde, banjo a tracolla e lo sguardo che vaga lontano, mentre lo sfondo ciano si perde fra le acque e il cielo.

“Bene”, ho pensato, “si comincia”.
Un incipit forte che dà il “la” alle successive fotografie. I volti si susseguono fra colori perfetti e bianchi e neri da capogiro, in un’atmosfera che, nonostante le diverse location e persone ritratte, resta sempre la stessa. L’intenzione della Leibovitz sembra quasi quella di gettarti addosso una situazione, senza intermediari, nell’immediatezza del momento – incredibile, perché la tentazione di soffermarsi sull’analisi della composizione è forte, ma lo stupore vince ed ammutolisce il sezionamento analitico. Non sai quanto caso ci sia in tutto questo, quanto la fotografa abbia pilotato. I colori sembrano stati scelti appositamente, i dettagli del monocromatico incisi con un bisturi.

Iggy Pop © Annie Leibovitz
Iggy Pop © Annie Leibovitz

Annie ha lavorato come fotografa per la rivista Rolling Stone dal 1970 al 1983, 13 anni per formare l’occhio e la mano incredibile che, più tardi, l’hanno spinta a riprendere in mano con una nuova maturità i suoi temi originali, per trasformarli in quello che ha definito un vero e proprio “arazzo americano”.
Questo libro raccoglie l’essenza dei suoi viaggi nell’intero paese fra il Delta del Mississippi, negli honkytonk (taverne con sale da ballo) in Texas, nei jazz club di New Orleans “per scattare foto nei luoghi che significano qualcosa”. Il risultato è un insieme dei più grandi volti americani nell’ambito della musica che tocca i generi più disparati, in una rassegna silenziosa che fa sorridere, a volte rimanere bocca aperta, più spesso lascia alla contemplazione dell’immagine.

Ci sono alcuni intermezzi scritti proprio dai musicisti: Patti Smith, Beck e Ryan Adams, per citarne alcuni, e della stessa Leibovitz che racconta di sé e della genesi del libro.
Alla fine si trovano anche le note alla foto, che non sono solo note didascaliche ma costituiscono dei veri e propri racconti sulle vite dei personaggi ritratti.

L'indice del libro
L’indice del libro

Incipit dell'estratto di Ryan Adams
Incipit dell’estratto di Ryan Adams

B.B. King, Johnny Cash, Willie Nelson, Aretha Franklin, Eminem, Mary J. Blige, System of a Down, Jon Bon Jovi, Trent Reznor, Green Day, The White Stripes, Iggy Pop, Michael Stipe, Tom Waits, Miles Davis, Etta James, Norah Jones, Louis Armstrong, Bob Dylan… questi i nomi dei musicisti che forse conosciamo di più all’interno del panorama italiano, ma sono tanti altri quelli che completano il viaggio nel panorama dell’”American Music”.

Meg White dei White Stripes © Annie Leibovitz
Meg White dei White Stripes © Annie Leibovitz

Un libro che consiglio assolutamente a chi, come me, non può fare a meno di unire fotografia e musica, ma anche a chi vuole prendersi un po’ di tempo per sé, magari con una tazza di tè bollente o di caffè al ginseng, per conoscere più da vicino uno dei lati di Annie Leibovitz.
Se ancora non lo possiedi, puoi sempre fartelo regalare… 😉

C’è, invece, un libro che tu vorresti regalare o che vorresti farmi conoscere? Un libro che ti ha colpito particolarmente e di cui vorresti sentir parlare?
Aspetto i tuoi suggerimenti,
a presto!

Gloria

Interviste
Un fotografo versatile dall’animo rock: intervista a Stefano Pedretti

BAKE OFF ITALIA © STEFANO PEDRETTI

18/11/2014
Gloria Soverini
1 commento ]

Un fotografo versatile dall’animo rock: intervista a Stefano Pedretti

Com’era già successo in occasione di una precedente intervista, quando Simone Conti mi aveva suggerito il nome di Jee Young Lee, anche in questo caso il nome del fotografo oggetto delle mie domande mi è stato suggerito, questa volta da Simone Poletti.
“Vieni un attimo di qua”, dice dal suo ufficio, e mi mostra i ritratti che Stefano ha realizzato per l’ultima edizione di “Bake Off Italia”: colpita nel profondo (ammetto di essere un’accanita fan del programma) ed impressionata da tutti gli altri lavori e dai numerosi progetti paralleli, capisco che ho davanti il prossimo intervistato di FotografiaProfessionale 🙂

I ritratti ufficiali di Bake Off Italia © Stefano Pedretti
I ritratti ufficiali di Bake Off Italia © Stefano Pedretti

FP: Ciao Stefano, benvenuto su FotografiaProfessionale!
Quando è nata la passione per la fotografia? Hai mai partecipato a corsi, preso lezioni, o sei completamente autodidatta?

SP: Sono autodidatta, come in tutto quello che mi è capitato di fare.
Per quanto riguarda la fotografia venivo da quasi 10 anni di art direction per cui non è stato un iniziare da zero.
Passione per la fotografia non so, ho sicuramente la passione per l’immagine e la macchina fotografica è uno strumento, al pari di una matita, ma la matita non la so usare. LEGGI TUTTO >>

Fotografia
Siamo troppi?

MA QUANTI SIAMO? (FOTO: KUSHIMA.ORG)

23/07/2014
Gloria Soverini

Siamo troppi?

È una certezza, se sei qui, se mi leggi, se segui FotografiaProfessionale c’è sicuramente almeno una cosa che ci accomuna: la passione per la fotografia!
Un’altra cosa che abbiamo in comune è la curiosità: video-corsi, workshop dal vivo, articoli, tutto contribuisce a sfamare le tue domande, così come il continuo aggiornamento da parte del team aiuta ad aumentare le conoscenze che possiamo condividere con te. È uno stimolo continuo quello di volersi migliorare per offrirti spunti interessanti per il tuo lavoro e i tuoi interessi, e se sapessi quante email, commenti e messaggi riceviamo sulla nostra pagina Facebook di persone entusiaste, immagineresti anche quanto siamo felici di farlo 🙂

Siamo simili: sono sicura di poter dire che la fotografia ci rende felici, in modo diverso, ma lo fa. Non una felicità alla Robert Capa, che diceva “L’unica cosa alla quale sono legato è la mia macchina fotografica, poca cosa, ma mi basta per non essere completamente infelice“, perché per amare la propria macchina fotografica bisogna anche amare quello che si fotografa, credo; una felicità che è allo stesso tempo soddisfazione e volontà di superare i propri limiti; una felicità che ci fa sorridere quando otteniamo lo scatto desiderato, magari dopo tanto impegno… e non importa che si tratti di digitale o analogico!
Ognuno ha la sua manualità e il suo occhio, il mezzo con cui raggiungiamo i risultati prefissati è, appunto, solo un mezzo.

Sarà per il fatto che la fotografia allarga velocemente i suoi confini, che è più a portata di mano e che dà così tanta soddisfazione ma… ti è capitato di sentire o di leggere da professionisti del settore (o anche solo appassionati) che “la fotografia è morta“, oppure che “le nuove leve stanno rubando il lavoro ai professionisti”, o che “la fotografia è in crisi”, “i fotografi sono troppi, sono ovunque, tutti sono fotografi” e via dicendo?
A me, vuoi per il lavoro che faccio o per scelta (perché parlo di fotografia in continuazione a prescindere!), succede quotidianamente: leggo articoli sul web, commenti su Facebook, discussioni sui blog, e sempre più spesso quello che trovo è un’atmosfera di disillusione diffusa in modo allarmante. Si punta il dito alle attività che chiudono, ai professionisti che perdono il lavoro perché qualche “furbo” è riuscito a soffiar loro il posto o perché, lo sappiamo, i budget sono limitati e spesso bisogna rivedere i propri cachet se si vuole ottenere un lavoro. L’entusiasmo per la fotografia lascia il posto a sentimenti più negativi.
Possibile? LEGGI TUTTO >>